Sanremo: emozioni, ricordi e aspettative

Una boccata d’aria nelle nostre vite scandite dal coprifuoco

Durante le nostre conversazioni i pensieri sulla pandemia invadono sempre la nostra tranquillità, ma oggi sale a galla un ricordo felice: l’ultimo concerto visto insieme. Roma, estate 2018, alla vigilia del rientro a casa per vivere il solito, piacevole, periodo nei nostri paesi fatti di pochi abitanti e tanta salsedine. Fu Andrea a convincere Maria Teresa ad aggiungersi all’ultimo minuto al tanto atteso concerto di Willie Peyote, autore di nicchia ma pian piano emergente.

Lo scorrere del tempo sulla nostra amicizia si coglie dal mutare delle cose intorno a noi. Willie Peyote è una di queste: forse nemmeno un migliaio di persone c’erano a Villa Ada per la Sindrome di Tôret ed oggi il nome del rapper torinese compare tra i big di Sanremo ‘21. 

Sanremo è una di quelle cose che, invece, per quanto possa mutare trova sempre il modo di rimanere uguale a sé stessa, anche in relazione alla nostra amicizia. Da quando ci conosciamo, infatti, Sanremo lo abbiamo sempre visto insieme, forse celando in ciò la volontà di due studentesse fuorisede quali siamo di ricreare quell’atmosfera e quella unione che solo il Festival della canzone italiana è in grado di portare nelle famiglie italiane.

Quest’anno, purtroppo, il Covid ci impedisce di terminare la serata cantando abbracciate le canzoni dei festival passati, ma stiamo provando a farcene una ragione e a pensare al modo migliore per sentirci più vicine durante la visione a distanza.

La spensieratezza di queste cinque serate all’anno la inseguiamo sempre, è una di quelle tradizioni

piacevoli che ci fanno pensare “almeno questo non è cambiato”, con un sospiro felice e un ricordo pian piano più nitido che si palesa davanti agli occhi. E mai come quest’anno Sanremo porterà una parvenza di normalità nelle nostre vite scandite dal coprifuoco.

Un pizzico di malinconia ci pervade al pensiero che mancheranno i classici sketch, fatti di abbracci, baci e Piero Pelù che ruba la borsetta della signora in platea. Ma tutto il resto ci sarà: sorrisi, musica, abiti, passerelle. Anche la presenza del beneamato calcio, ipotizzabile con un Amadeus che indosserà la maglia dell’Inter davanti ad un Ibrahimovic ospite fisso, è una certezza di cui non si può fare a meno. Ugualmente non mancherà la trepidazione nella speranza di udire la formula della felicità, auspicando un “Dirige l’orchestra il Maestro Beppe Vessicchio”.

Non ci aspettiamo nulla paragonabile all’episodio di Bugo e Morgan, in grado di essere riproposto all’infinito nelle storie di Instagram. Tuttavia se è vero che Le-Brutte-Intenzioni-la-maleducazione è ineguagliabile, infondo è altrettanto vero che ogni anno c’è sempre qualcosa che fa notizia più del vincitore, basti pensare alla farfalla di Belen, al botox di Garko, alla lite di Ultimo con la sala stampa o all’orchestra che lancia gli spartiti per il secondo posto di Emanuele Filiberto.

Ciò che più ci rende impazienti è l’attesa di ascoltare i brani dei concorrenti di questo festival dalle tante facce nuove che anno dopo anno viene incontro ai gusti musicali del giovane pubblico. Artisti eterogenei ed interessanti che senza dubbio ci regaleranno canzoni orecchiabili o emozionanti che entreranno velocemente nelle nostre playlist e resteranno per sempre associate ad un ricordo.

Spesso abbiamo pensato alle canzoni di Sanremo più amate di altre e le abbiamo cercate nelle sensazioni che quelle canzoni ci hanno suscitato. Alcune pregne di emozioni da infante, altre proprie della nostra crescita personale: c’è stata Perdere l’amore di Massimo Ranieri, struggente inno all’amore vero ed avvolgente, o l’incondizionata dichiarazione d’amore di Vorrei incontrarti fra cent’anni, o ancora Almeno pensami con cui Ron riporta Lucio Dalla sull’Ariston un po’ di anni dopo Nanì. Ben pochi sono riusciti a trattenere le lacrime davanti al canto straziante di Simone Cristicchi che vince nel 2007 con la poetica rappresentazione dell’animo umano in Ti regalerò una rosa, o a Roberto Vecchioni che intona un’ode d’amore e conquistatutti nel 2011 con Chiamami ancora amore.

Il Festival di Sanremo,  creando aspettative e voglia di esserne parte integrante, unisce la meravigliosa musica nostrana ad un intrattenimento proprio dello spettacolo italiano. Ci sono anni in cui peraltro le due cose si fondono più del solito, con la conduzione ad opera di cantanti. Pensiamo a Morandi, Baglioni, la Carrà, Arisa, Emma, Tiziano Ferro. Accadrà anche quest’anno con Elodie e Achille Lauro che accompagneranno Amadeus e sicuramente si lasceranno andare ad esibizioni canore che si addicono al palco dell’Ariston molto più della satira politica che in altre edizioni è stata eccessiva e controproducente e rispetto alla quale, speriamo, Fiorello si limiti alla pubblicità con la faccia di Renzi in onda in questi giorni. Non resta, dunque, che prendere posto tutti insieme sul divano e ritrovare un po’ della vita di sempre, con mamma e papà che si emozionano per Renga, la nonna che rievoca esibizioni del passato noi che piangiamo al primo sospiro di Max Gazzè. Generazioni a confronto che nella musica del Festival si ritrovano, si arricchiscono vicendevolmente e colmano i divari della vita quotidiana.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni