Ogni giorno è la Giornata della Terra

La Giornata della Terra è un evento educativo ed informativo che ricalca come possiamo essere protagonisti e custodi sulla sfera rotante su cui siamo solo di passaggio. Anche quest’anno, celebrata un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile, è stata un’occasione per ricordarci che il nostro impatto può portare conseguenze catastrofiche per gli ecosistemi e la natura.

A tal proposito, mi chiedo, qual è, veramente, la nostra impronta ambientale? 

Oggigiorno si parla di stile di vita sostenibile attraverso il consumo di solo ciò che è necessario, zero waste, che va dal ridurre gli sprechi, cambiare stile di alimentazione, ridurre gli oggetti monouso e soprattutto la plastica.

Negli ultimi anni abbiamo visto numerosi video di balene spiaggiate con kili di plastica trovati all’interno dei loro stomaci e microplastiche sono stati trovati all’interno della placenta umana. Questo prova che la plastica è ovunque, senza controllo, è entrata nel ciclo alimentare dal suolo, dall’aria e dagli oceani.

Proprio dagli oceani che ci danno la vita fornendoci tra il 50 e l’80% dell’ossigeno che respiriamo, gli oceani che mantengono la biodiversità, innalzata ad “arma” contro virus e pandemie dagli scienziati del mondo. 

Perchè è accaduto tutto questo e come possiamo rialzarci tenendo in braccio questa Terra ferita? 

Sono i media a far luce sulle tematiche invisibili. Recentemente, Netflix ha rilasciato due film-documentari dal forte impatto emotivo, My Octopus Teacher, vincitore dell’oscar come migliore documentario, e Seaspiracy.

Il primo è stato girato in prevalenza sott’acqua nella False Bay in Sudafrica e fa riferimento ad un legame di amicizia insolito e profondissimo tra un polpo femmina ed Craig Foster, che si immerge ogni giorno per un anno per fotografare e riprendere la vita di questo essere straordinario, mutevole e resiliente. Foster fonda poi l’associazione Sea Change Project per motivare ad una riconnessione con la natura ed essere parte della rigenerazione del pianeta.

Il secondo, Seaspiracy prodotto da Ali e Lucy Tabrizi in collaborazione con Sea Shepherd Conservation Society, mostra proprio quei meccanismi di distruzione attraverso la pesca illegale, l’inquinamento, la caccia alla balena ed il bracconaggio che hanno portato alla riduzione del 90% della vita degli oceani. 

Nonostante le numerose critiche ricevute a livello internazionale, Seaspiracy dà tanti spunti di riflessione, lo fa attraverso la denuncia, ed invita alla ricerca sulla provenienza del pesce che consumiamo ed ad un consumo ridotto e consapevole. 

Numerose attività possono essere iniziate in autonomia, come, ad esempio, pulire le spiagge dalla plastica, insegnare ai bambini attraverso il gioco ed i disegni che anche lo squalo, per quanto spaventoso, ha ragione d’esistere e deve essere protetto. Proprio in tal modo la campagna “Stop Finning” lanciata dai cittadini europei chiede alla Commissione Europea di elaborare un nuovo regolamento per il commercio delle pinne di squalo, a protezione della biodiversità del nostro mare.

Dunque ogni singolo individuo può fare tanto per il pianeta, sia nel piccolo, sia insieme alle associazioni che si occupano delle tematiche ambientali.

L’idea di base è che siamo eredi di qualcosa che non ci appartiene e abbiamo l’obbligo di lasciarlo alle generazioni future in buone condizioni: non possiamo sopravvivere se la vita nell’oceano muore, se non c’è biodiversità, se non ci sono le foreste.

Perciò la Giornata della Terra rimarca quell’impegno che deve nascere e crescere con noi sin da quando veniamo al mondo, che deve essere appreso in famiglia ed a scuola, tramandato, ed avere una durata di 365 giorni l’anno.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni