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	<title>PRIDE &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Elliot Page, come si racconta un coming out</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 14:22:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È la sera &#8211; ora italiana &#8211; del 1 dicembre quando Elliot Page pubblica un annuncio sui principali social network: l’attore candidato all’Oscar, noto per essere parte di produzioni come Juno, Inception e, più recentemente, la serie originale Netflix The Umbrella Academy ha fatto coming out come transgender. Nel comunicato, il primo paragrafo specifica da subito la sua preferenza per i pronomi, d’ora in poi infatti ci si potrà riferire a Elliot usando &#8220;he/they&#8220;, ossia pronomi maschili e neutri. Il [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È la sera &#8211; ora italiana &#8211; del 1 dicembre quando Elliot Page pubblica un <a href="https://www.instagram.com/p/CIQ1QFBhNFg/">annuncio</a> sui principali social network: l’attore candidato all’Oscar, noto per essere parte di produzioni come <em>Juno</em>, <em>Inception</em> e, più recentemente, la serie originale Netflix <em>The Umbrella Academy</em> ha fatto <em>coming out</em> come transgender.</p>



<p>Nel comunicato, il primo paragrafo specifica da subito la sua preferenza per i pronomi, d’ora in poi infatti ci si potrà riferire a Elliot usando &#8220;<em>he/they</em>&#8220;, ossia pronomi maschili e neutri. Il testo cerca di sensibilizzare sulle violenze e le discriminazioni che la comunità trans subisce ogni giorno e in ogni parte del mondo, oltre ad essere pregno di commovente realizzazione. </p>



<p>Realizzazione che è chiaramente frutto di un lungo processo di accettazione di sé, iniziato già da qualche anno dopo il primo <em>coming out</em> pubblico come persona appartenente alla comunità LGBTQA+ e proseguito grazie – a suo dire – alla grande mobilitazione della comunità transgender dell’ultimo periodo che, forte delle campagne d’informazione e le iniziative social che li hanno visti coinvolti, sono riusciti ad avere grande diffusione su diverse piattaforme (basta pensare al successo del documentario <em>Disclosure</em> su Netflix, che parla proprio della presenza mediatica delle celebrità transgender).</p>



<p>Tuttavia, la stampa – e in particolare la stampa italiana, che già mostra di essere molti indietro per l’approccio al linguaggio inclusivo e alla trattazione di temi recenti con la giusta sensibilità – ha dimostrato ancora una volta di aver bisogno di linee guida imperative per trattare di questi temi. Diverse testate si sono riferite a Elliot usando il suo nome precedente, o il sesso in cui non si riconosce, creando molta indignazione nella comunità, che tramite siti e associazioni quali <a href="https://www.glaad.org/resources/ally">GLAAD</a> cerca sempre di comunicare il modo più appropriato con cui trattare queste tematiche.</p>



<h3>La domanda, quindi, sorge lecita: <strong>come si racconta il <em>coming out</em> di una persona transgender?</strong></h3>



<p>È presto detto, ci sono poche regole e semplici e la maggior parte delle testate straniere sta imparando a utilizzarle:</p>



<ul><li>Non riferirsi alla persona transgender tramite il suo<em> deadname</em>, ossia il nome precedente al coming out. In molti casi si urterà la sensibilità dell’interessatə e dell’intera comunità, che vedrà trattate con sufficienza o totale noncuranza le proprie preferenze;</li><li>Parlando di preferenze, utilizzare sempre e solo i pronomi indicati dalla persona transgender e correggere sempre chi fa <em>misgendering</em>, ossia sbaglia, anche inavvertitamente, il genere della persona. In questo modo, anche nel nostro piccolo, si farà informazione e si potrà sensibilizzare sul tema e l’importanza del riconoscimento dell’identità trans;</li><li>Non usare assolutamente frasi come “da lei a lui”, “da femmina a maschio” o “conosciuta inizialmente come…”. La persona transgender non “cambia”, semplicemente col <em>coming out</em> sta comunicando chi è sempre stato, con consapevolezza.</li></ul>



<p>Queste sono solo alcune, ma certamente le linee guida più importanti della comunità per trattare le storie di <em>coming out</em>. Per noi <em>cisgender</em> (persone che si riconoscono nel genere in cui sono nate) sembrerà magari una piccolezza, ma il nostro privilegio non deve toglierci la possibilità di far sentire sempre più inclusi tutti coloro che appartengono alla comunità LGBT+, il nostro dovere è sfruttare la nostra voce come amplificatore per chi non gode dello stesso riconoscimento di diritti nella società contemporanea.</p>



<p>La notizia di Elliot Page ha immediatamente fatto il giro del mondo, in una giornata particolarmente triste soprattutto per la comunità <em>trangender</em> in Gran Bretagna, dove si discute della impossibilità per chi non abbia compiuto 16 anni di accedere alle terapie ormonali (reversibili). <br>L’annuncio ha immediatamente trovato il supporto del mondo, i colleghi dell’attore hanno subito espresso entusiasmo e solidarietà, come anche gli account dedicati alla serie <em>The Umbrella Academy</em> e l&#8217;account di Netflix stesso (che ha subito modificato il nome nell’elenco del cast sulla sua piattaforma).</p>



<p>La vera commozione, tuttavia, è stata assistere ai numerosi messaggi di giovani transgender, <em>out</em> o meno, che si sono sentiti coinvolti e ispirati nell’assistere a una tale rappresentazione positiva e serena del <em>coming out</em> di una personalità rilevante come Elliot, il cui attivismo è sempre stato di grande ispirazione per tuttɜ.</p>



<p>Sembra poco, ma basta realmente <strong>quel</strong> poco per creare un mondo più sereno e inclusivo intorno a noi. E saranno anche piccoli passi, ma sono notizie positive come questa che fanno apparire il traguardo sempre più vicino.</p>
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		<title>Delitti contro l’uguaglianza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[EMME]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 16:57:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gender Line]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riflessioni di diritto (e di pancia) sul disegno di legge contro l’omolesbobitransfobia Premessa La mia vicina di casa al mare è una donna colta e pungente che, da quando ero bambina, ha sempre stimolato in me riflessioni e curiosità. Ogni estate ci dedichiamo ad una più o meno lunga chiacchierata, parlando ognuna da un lato del muretto che divide le nostre case. Ci aggiorniamo sul corso delle nostre vite e dibattiamo su argomenti di attualità.Quest’anno abbiamo avuto uno scontro acceso. Non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3><strong>Riflessioni di diritto (e di pancia) sul disegno di legge contro l’omolesbobitransfobia</strong></h3>



<p><strong><em>Premessa </em></strong><br><em>La mia vicina di casa al mare è una donna colta e pungente che, da quando ero bambina, ha sempre stimolato in me riflessioni e curiosità. Ogni estate ci dedichiamo ad una più o meno lunga chiacchierata, parlando ognuna da un lato del muretto che divide le nostre case. Ci aggiorniamo sul corso delle nostre vite e dibattiamo su argomenti di attualità.</em><br><em>Quest’anno abbiamo avuto uno scontro acceso. Non che me ne rammarichi, anzi. Bisogna nutrirsi del disaccordo per poter dire di avere davvero un’opinione che regga. Oggetto della discussione è stato il disegno di legge Zan.</em><br><em>La contrapposizione netta delle nostre opinioni mi ha dato tanto da pensare nei giorni a seguire. Sono stata sopraffatta dall’angoscia, poi dalla rabbia, poi dal divertimento ed infine dalla voglia di discutere ancora. Ma l’estate è finita, il muro si riempirà di muschio e umidità e, in attesa del prossimo agosto, mi cimenterò nell’ardua impresa di trattare qui il tema dell’omotransfobia. </em><br><em>Quando sembrerà che io stia andando fuori dagli schemi giuridici, quasi tradendo lo spirito di questa rubrica, non biasimatemi: il diritto si alimenta del sentimento comune; l’evoluzione giuridica riflette le dinamiche socio-culturali e lo scontro ideologico di un dato momento storico. Inoltre, la legge contro l’omotransfobia rappresenterebbe un passaggio storico importante per il nostro ordinamento ­– sociale prima ancora che – giuridico. Come ogni passaggio storico che si rispetti, pertanto, è destinata ad essere accompagnata dal disaccordo più infuocato tra promotori e oppositori, dove sia gli uni che gli altri inevitabilmente si avvalgono anche di argomentazioni metagiuridiche. Basti guardare ai dibattiti circa aborto, divorzio, eutanasia, unioni civili e via discorrendo.</em></p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p>Il 17 maggio 1990 l’OMS depennava l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, così segnando un grande passo in avanti nella lunga battaglia dei diritti lgbtq+. Medesima sorte è toccata, quasi vent’anni dopo, alla transessualità, rimossa nel giugno 2018.<br>La comunità scientifica, dunque,&nbsp;&nbsp;ha posto le basi di un cambiamento epocale per il compimento del quale, tuttavia, occorre il lavoro coordinato anche di istituzioni e formazioni sociali.<br>La scienza può confutare un dogma ma non abbattere un tabù sociale. Ugualmente, il supporto di una formazione sociale (famiglia, scuola, amici) non è da solo sufficiente a legittimare una determinata realtà. La positivizzazione, il riconoscimento di diritti specifici da parte delle Stato sono passaggi obbligati affinché possa prendere vita un’evoluzione sostanziale che offra&nbsp;<strong>effettiva dignità giuridica</strong>&nbsp;alle diverse realtà di cui si compone la società odierna.&nbsp;<br></p>



<p>L’ordinamento italiano in materia è lacunoso, forse ai limiti del paradossale. <br>Nel 1982, con la legge <strong>n. 164, si riconosceva </strong>alle persone transessuali di ottenere la modifica del sesso attribuito alla nascita e riportato nei registri anagrafici.<br>Nel 2016 la legge Cirinnà offriva riconoscimento giuridico alle coppie formate da persone dello stesso sesso. <br>Nel 2020, tuttavia, ancora <strong>non c’è specifica tutela</strong> a fronte di atti di <strong>discriminazione e violenza</strong> basati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere della vittima. Tutela che, probabilmente, avrebbe dovuto essere l’antecedente logico necessario delle riforme storiche pocanzi richiamate. </p>



<p>L’anacronismo della lacuna si coglie anche guardando alcuni dati. <br>Benché i partiti più conservatori neghino che in Italia vi sia un’emergenza omotransfobica, le pagine di cronaca raccontano una verità tristemente diversa, con oltre 50 casi di aggressioni fisiche, insulti, minacce verbali, omicidi, suicidi sospetti e discriminazioni sul lavoro nei primi 6 mesi del 2020. <br>L’Osservatorio interforze per il contrasto dei crimini d’odio,  da agosto 2019 a luglio 2020, conta 69 segnalazioni di reati discriminatori per orientamento sessuale e 8 per identità di genere<a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. Il dato è allarmante soprattutto se si tiene conto del fatto che si tratta dei soli episodi segnalati: l’esperienza insegna che, data la natura dei reati e l’impatto psicologico che essi hanno sulle vittime, i casi sono certamente di più di quelli ufficiali. Solo tra gli adolescenti, ad esempio, meno di 1 su 60 pensa di denunciare gli episodi di bullismo omofobo di cui è vittima<a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftn2"><sup>[2]</sup></a>.   <br>Ma non è tutto. L’assenza di una legge di contrasto netto e deciso alla discriminazione e alla violenza omofobica è in controtendenza rispetto agli altri paesi UE e alle richieste della stessa Unione Europea.<br>Nel 2006, infatti, il Parlamento Europeo adottava una <a href="https://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P6-TA-2006-0018+0+DOC+XML+V0//IT&amp;language=IT">risoluzione</a> con cui invitava “<em>con insistenza gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi omofobici carichi di odio o le istigazioni all&#8217;odio e alla violenza e a garantire l&#8217;effettivo rispetto della libertà di manifestazione, garantita da tutte le convenzioni in materia di diritti umani</em>”.      <br>A quasi 15 anni da quando l’UE chiedeva agli Stati membri “<em>di promuovere e adottare il principio dell&#8217;uguaglianza nelle loro società e nei loro ordinamenti giuridici</em>”, emerge che in Italia c’è un clima sociale che non fa sentire i membri della comunità lgbtq+ al sicuro. Da una <a href="https://fra.europa.eu/en/publication/2020/eu-lgbti-survey-results#TabPubFindingsQA1">ricerca</a> condotta nel 2019 dall’Agenzia UE per i diritti fondamentali è emerso che in Italia il 30% delle persone LGBT intervistate evita spesso o sempre di frequentare determinati luoghi per paura di aggressioni, il 23% si sente discriminato al lavoro, il 32% per cento è stato molestato nell’anno precedente e l’8% dichiara di aver subito aggressioni nei 5 anni precedenti all’indagine; di questi ultimi solo il 16% si è rivolto alla polizia per denunciare.<strong>    <br></strong></p>



<p>In questo contesto, qui molto sommariamente delineato, si inserisce il&nbsp;<strong>disegno di legge Zan</strong>&nbsp;contro l’omolesbobitransfobia e la misoginia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Approvato&nbsp;il 4 novembre 2020 alla Camera e in attesa di essere discusso in Senato,&nbsp;il ddl&nbsp;si muove&nbsp;su due direttrici principali.&nbsp;<br>Da un lato, mira a contrastare i crimini d’odio e di violenza contro le donne e le persone della comunità lgbtq+ con la previsione di reati&nbsp;<em>ad hoc</em>&nbsp;e dell’aggravante della finalità di discriminazione e di misoginia. Dall’altro, promuove politiche di prevenzione e contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, nonché per il sostegno alle vittime,&nbsp;&nbsp;incrementando di 4 milioni il Fondo&nbsp;pari opportunità&nbsp;della Presidenza del Consiglio.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><br>Lo scontro politico relativo al ddl è incentrato principalmente sulle modifiche al Codice Penale che, dunque, vale la pena analizzare.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>La proposta è quella di modificare gli artt. 604&nbsp;<em>bis</em>&nbsp;e 604&nbsp;<em>ter</em>&nbsp;c.p., collocati nella sezione del codice dedicata ai <strong>delitti contro l’eguaglianza</strong>, a sua volta parte del capo dei delitti <strong>contro la libertà individuale</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br></p>



<p>L’art. 604 bis c.p., nella parte che qui interessa, punisce oggi con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o violenza per motivi razziali, etnici o religiosi nonchè chi dirige, partecipa o presta assistenza ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi&nbsp;aventi tra i propri scopi l&#8217;incitamento alla discriminazione o alla violenza&nbsp;per i summenzionati motivi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>L’art. 604 ter c.p., inoltre, prevede la circostanza aggravante&nbsp;<em>obbligatoria</em>&nbsp;per qualsiasi reato qualora questo sia commesso con finalità di discriminazione razziale, etnica o religiosa.&nbsp;<br>Il disegno di legge in esame alle Camere propone di aggiungere ai moventi razziali anche quelli fondati&nbsp;sul&nbsp;<strong>sesso</strong>, sul&nbsp;<strong>genere</strong>, sull’<strong>orientamento sessuale&nbsp;</strong>e sull’<strong>identità di genere<a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftn3"><sup><strong>[3]</strong></sup></a>.</strong>&nbsp;<br>Verrebbero così puniti specificamente e più severamente gli episodi di gay-bashing e hate speech, nonché i reati di estorsione, atti persecutori, violenza privata, danneggiamento, omicidio, istigazione al suicidio&nbsp;&nbsp;posti in essere unicamente in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Sono misure semplici ma estremamente necessarie perché, per citare le parole dell’on. Zan, “<em>viviamo in un paese dove le persone, le cittadine e i cittadini non sono tutti uguali. Perché quando due persone dello stesso sesso si tengono mano nella mano in un luogo pubblico vengono insultati, se va bene oppure fatti oggetti di violenza, massacrati di botte quando va male</em>”<a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftn4"><sup>[4]</sup></a>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>I detrattori del disegno di legge reputano il quadro normativo vigente di per sé già sufficiente a punire adeguatamente le condotte omofobe. Questa affermazione non sembra, tuttavia, del tutto rispondente al vero.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Infatti l’istigazione alla discriminazione o alla violenza per motivi legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere è punibile solo qualora commessa pubblicamente, ai sensi dell’art. 414 c.p., mentre negli altri casi non è ancora oggi penalmente rilevante.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Quanto al movente&nbsp;omotransfobico di un reato, invece, esso attualmente può rilevare indirettamente qualora il giudice riconosca l’aggravante&nbsp;dei motivi abietti e futili.&nbsp;<br>Il rischio di zone franche è alto<a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftn5"><sup>[5]</sup></a>&nbsp;e il ddl mira proprio a&nbsp;stigmatizzare condotte che ledono o mettono in pericolo contemporaneamente più interessi meritevoli di tutela. Una condotta di odio o di violenza nei confronti di Caio motivata dal suo orientamento sessuale o dalla sua identità sessuale ha&nbsp;un disvalore diverso e maggiore perché non viene posto in essere un semplice crimine ma un crimine d’odio, un crimine intrinsecamente discriminatorio, che richiede un diverso trattamento sanzionatorio.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Né a diverse conclusioni si giunge invocando la&nbsp;libertà di pensiero ed espressione.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><strong>Come può un insulto a Tizio e Caio che si tengono per mano essere giustificato dalla libertà di esprimere la propria opinione? </strong>Nel nostro ordinamento la libertà di espressione non è illimitata nè incondizionata. Non è in grado di schiacciare e vincere l’altrui dignità, onore, reputazione, integrità psico-fisica; diversamente non esisterebbero i reati di diffamazione, oltraggio a pubblico ufficiale, apologia del fascismo, istigazione alla discriminazione razziale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>In un ordinamento democratico e pluralista come quello italiano non esistono e non possono esistere diritti tiranni rispetto ad altri. Tutti i diritti hanno dei limiti che sono rappresentati da altri diritti. Quando, infatti, due o più diritti si incontrano (o meglio si scontrano) occorre operare un bilanciamento. A volte si può riuscire ad accontentare più o meno tutti i titolari dei diritti in gioco; altre volte non si riesce a trovare questo equilibrio e allora va fatta una scelta cercando di capire cosa prevalga nel caso concreto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Nel nostro caso non è difficile capire quale sia l’ago – azzarderei anche la trave – della bilancia. Ma a quanto pare c’è qualcuno che continua a dubitarne.</p>



<p>Ai sensi dell’art. 2 Cost. “<em>La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell&#8217;uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua&nbsp;<strong>personalità</strong></em>”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>L’art. 3 comma 2 Cost. enuncia&nbsp;il principio di uguaglianza sostanziale: “<em>E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno&nbsp;<strong>sviluppo della persona umana</strong></em>”.&nbsp;<br>Art. 2 e 3 Cost. sono indissolubilmente connessi, entrambi espressione dell’umanesimo giuridico operato dalla nostra Costituzione: l’individuo ha un valore in sé e la Repubblica ha il compito di tutelare lo sviluppo della sua personalità.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>La personalità è un concetto che ricomprende anche quello di identità che, a sua volta, è anche quella sessuale. L’identità sessuale, che non attiene al solo tema del transessualismo, è l’intima correlazione tra corpo e volontà, il modo di essere nel mondo, la relazione con se stessi e quella tra sé e gli altri&nbsp;<em>“attraverso il corpo che ci appartiene e il genere al quale apparteniamo (o vogliamo appartenere).”<a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftn6"><sup><strong>[6]</strong></sup></a></em>&nbsp;Tutto ciò può ricondursi al&nbsp;<strong>diritto di essere sé stessi</strong>&nbsp;e, prima ancora, al&nbsp;<strong>diritto di diventare sé stessi</strong>, sviluppare, appunto, la propria personalità e la propria identità.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Il diritto a diventare ed essere sé stessi, quale declinazione del diritto allo sviluppo della personalità, è un&nbsp;<strong>diritto inviolabile</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Inviolabile vuol dire che quel diritto non può e non deve subire aggressioni, limitazioni o influenze di qualunque tipo né dallo Stato né dagli altri soggetti privati. Anzi lo Stato non solo deve astenersi dall’interferire in quel diritto ma deve anche prevedere in capo ai privati divieti specifici la cui violazione comporta una sanzione, eventualmente anche penale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Non si può quindi parlare di “legge bavaglio” o denunciare la mano invisibile di una ingorda lobby gay detentrice di un potere che vuole veder crescere fino a creare una dittatura. Non c’è nessun&nbsp;<em>uomo forte</em>&nbsp;omosessuale o transessuale che muove le redini aspirando a sovvertire l’assetto costituzionale e l’ordine democratico.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Tutti i diritti inviolabili godono di tutela negativa e positiva. La vita, per esempio, è tutelata tanto con il divieto di pena di morte quanto con il reato di omicidio (quindi sia come non ingerenza dello Stato sia come non ingerenza degli altri individui), ugualmente il domicilio, la libertà personale, la riservatezza.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Se è vero, come abbiamo tentato di dimostrare nel corso di queste brevi riflessioni, che una tutela positiva ancora manca,&nbsp;<strong>la legge contro l’omofobia</strong>&nbsp;non è solo auspicabile, non è solo&nbsp;<strong>necessaria</strong>&nbsp;ma è davvero&nbsp;<strong>urgente</strong>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Perché la libertà di espressione di un gruppo (prevalente o minoritario che sia) non è l’altare su cui può sacrificarsi il diritto allo sviluppo della personalità di ciascun membro della nostra società.&nbsp;</p>



<p></p>



<p>Crediti: theconversation.com</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;Dossier Viminale 2020. Nel documento si precisa, tra l’altro, che “sui dati relativi al periodo di riferimento (1 agosto 2019 – 31 luglio 2020) incidono le limitazioni e i divieti imposti durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria Covid-19 (9 marzo – 3 giugno 2020).”</p>



<p><a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>&nbsp;Report Gay Help Line 2019.</p>



<p><a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftnref3"><sup>[3]</sup></a>&nbsp;Per completezza, si segnala che è in discussione anche un emendamento per inserire tra i motivi della discriminazione penalmente rilevante anche la disabilità della vittima.&nbsp;</p>



<p><a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftnref4"><sup>[4]</sup></a>&nbsp;Discorso tenuto l’8/10/2020 in occasione dei Queer Days e disponibile a questo <a href="https://www.instagram.com/p/CG2xPySKaUe/">link</a>.</p>



<p><a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftnref5"><sup>[5]</sup></a>&nbsp;Stando così le cose, infatti, ad esempio se Tizio decide di commettere il reato di estorsione in danno di Caio spinto dal motivo che Caio sia gay e si da dare da lui una somma di denaro dietro la minaccia di rivelare il suo orientamento sessuale contro la sua volontà, spetterebbe al giudice valutare se i motivi a delinquere siano stati abietti (cioè perversi) o futili (cioè mero pretesto per commettere il reato). Qualora egli reputasse l’aggravante non sussistente, la pena massima irrogabile sarebbe quella della reclusione per&nbsp;<strong>10 anni</strong>&nbsp;e della multa di&nbsp;<strong>4000€</strong>. Diversamente, in caso di approvazione del ddl, il giudice di fronte ad un movente omofobo sarebbe&nbsp;<em>obbligato</em>&nbsp;ad aumentare la pena e potrebbe aumentarla fino alla metà. Nell’esempio sopra riportato la pena potrebbe arrivare a&nbsp;<strong>15 anni</strong>&nbsp;di reclusione e&nbsp;<strong>6000€</strong>&nbsp;di multa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>E ancora, nel caso in cui Tizio malmeni Caio perchè transessuale oggi potrebbe incorrere nella pena massima di&nbsp;<strong>3 anni</strong>&nbsp;di reclusione; se entrasse in vigore la legge la reclusione potrebbe arrivare&nbsp;<strong>4 anni e 6 mesi.</strong></p>



<p><a href="//FB0A638C-94C4-4D1C-9EC0-69809BEEDBE0#_ftnref6"><sup>[6]</sup></a>&nbsp;S. Rodotà,&nbsp;<em>Diritto d’amore</em>, Ed. Laterza, 2014</p>
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		<title>Specchio, specchio delle mie brame!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Sprovieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 13:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gender Line]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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		<category><![CDATA[idahbat]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho 11 anni quando sento la fitta al petto per quel “sei una femminuccia” mentre raccolgo la palla oltre la linea, nel campetto dietro casa mia, per un rigore che non ho segnato. Il mio specchio non ha più la stessa forma. Sono io quello lì dentro, ma non sono quello che voglio essere. Ho sempre cercato di giustificarmi, sperando di cambiare, ma questo non è mai avvenuto. I peli sul viso non aiutano. “Sei troppo donna” continuano a urlarmi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Ho 11 anni quando sento la fitta al petto per quel “<em>sei una femminuccia</em>” mentre raccolgo la palla oltre la linea, nel campetto dietro casa mia, per un rigore che non ho segnato.</p>



<p>Il mio specchio non ha più la stessa forma. Sono io quello lì dentro, ma non sono quello che voglio essere. Ho sempre cercato di giustificarmi, sperando di cambiare, ma questo non è mai avvenuto.</p>



<p>I peli sul viso non aiutano. “<em>Sei troppo donna</em>” continuano a urlarmi tra una lezione e l’altra a scuola. Mi circondano se necessario, ma ho la mia compagna di banco a difendermi, per fortuna.</p>



<p>Il mio specchio non ha più la stessa forma. Sono io quello lì dentro e sogno di essere diverso.</p>



<p>“Fa’ l’uomo” urla il mio migliore amico quando il ragazzetto mi prende in giro per il fatto che amo ballare e andare a tempo di musica, fregandomene di chi ci sia intorno a me.</p>



<p>Il mio specchio non ha più la stessa forma. Sono io quello lì dentro, ma per gli altri non vado bene.</p>



<p>Io sono fortunato. Dopo anni di silenziosi soprusi, commenti difficili da ingoiare e sguardi di recondita rabbia, mi sono rialzato grazie alle forti mani di una famiglia che mi ama profondamente, un compagno che sa come accompagnarmi quotidianamente e degli amici che non hanno scelto di vedere chi io amassi, ma il vero me.</p>



<p>Il mio specchio, ricostruito milioni di volte, seppur con tutte le crepe, mi lascia amare questo me, che rinasce giornalmente e si alimenta di positività e forti vibrazioni.</p>



<p><strong>Il mio specchio è uno specchio fortunato.</strong></p>



<p>Marco ne aveva uno bellissimo, pieno di sogni, viaggi, una laurea in giurisprudenza, ma era omosessuale e questo non poteva proprio accettarlo; la testa si riempiva di pensieri, incubi, offese e di botto quella stessa testa gli ha ordinato di spingere la sedia su cui era spaventosamente eretto, con intorno al collo le sue più grandi paure ed un ultimo respiro, liberatorio. Il suo specchio si è rotto.</p>



<p>Anche Anthony combatteva, con i suoi soli 10 anni di vita e uno specchio in cui si riflettevano giochi e compagni di scuola. Ma sua madre non aveva capito che colpirlo non sarebbe stata la soluzione per eliminare quell’attrazione nei confronti di entrambi i sessi. Lei e il suo fidanzato pensavano che i colpi aiutassero a invertirlo, a sistemarlo, come una televisione rotta. Il suo specchio colorato si è rotto.</p>



<p>Angie ha impiegato anni a capire che il luogo in cui risiedeva non fosse quello più giusto. Da transessuale, voleva essere felice. Ma il suo uomo non aveva capito che il passaggio fosse fondamentale per Angie e ha deciso di rompere il suo specchio, quello per cui aveva tanto lavorato per decorarlo al meglio.</p>



<p>Dal 2004, noi con questi meravigliosi, unici e <strong>diversi</strong> specchi, abbiamo bisogno di una giornata internazionale contro omofobia, bifobia e transfobia per ricordare al mondo di essere umani.</p>



<p>E mentre Microsoft Word mi evidenzia queste tre parole, ancora, come errore, sottolineandole in rosso, voglio spingerti a riflettere.</p>



<p>Ognuno di noi ha uno specchio in casa.</p>



<p>Ognuno di noi ci si riflette per abbinare i propri vestiti all’umore del giorno.</p>



<p>Ognuno di noi lo usa per fare un selfie e postarlo e per ricevere almeno un like.</p>



<p>Ma ci sono specchi che deformano, spaventano, distolgono lo sguardo da ciò che è importante.</p>



<p>Ci sono specchi che non sono fissati bene al muro e tendono sempre più a cadere e distruggersi.</p>



<p>Noi dobbiamo <em>avvitare</em>, ovvero “portare vita”, seguire, accompagnare, fissare quei meravigliosi specchi al muro, assicurandoci che non cadano, non si incrinino, perché si tratta di persone, proprio come te.</p>



<p>L’omofobia in Italia non è un reato, ma è definita quale discriminazione, in termini generali; anche a livello normativo, per quanto l’assetto non lo permetta ancora, avrei bisogno di più sicurezze, perché anche io vorrei dare la mano al mio fidanzato, per strada, senza avere paura di ricevere commenti e/o occhiatacce. O peggio.</p>



<p>Marco, Anthony e Angie hanno lottato. Hanno trovato la forza per scegliere di morire.</p>



<p>Oggi e tutti i giorni dell’anno dovremmo tutti quanti, insieme, avere la forza di scegliere di essere persone per le persone.</p>



<p>Ma in questo utopico mondo in cui molti pensano che io abbia scelto di amare un uomo perché ho “provato una donna”, mi basterebbe sapere di essere considerato umano, proprio come te che leggi e che sei arrivato a queste ultime righe.</p>



<p>Io oggi voglio essere libero di specchiarmi. Fallo insieme a me.</p>
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		<title>TDoV: Crisalide, come natura mi vuole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Rizzica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2020 14:39:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gender Line]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PRIDE]]></category>
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		<category><![CDATA[crisalide]]></category>
		<category><![CDATA[farfalla]]></category>
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		<category><![CDATA[mtf]]></category>
		<category><![CDATA[operazione chiurugica]]></category>
		<category><![CDATA[transgender]]></category>
		<category><![CDATA[transizione]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi chiamo Angela, sono bianca, occidentale, istruita, cisgender ed eterosessuale. Una serie di etichette certamente distanti dalla realtà dei fatti, come lo è ogni nomenclatura che si impone l’obiettivo di risolvere il prisma complesso dell’essere umano. In ogni caso, sono una donna fortunata: in quanto cisgender ed eterosessuale, aderisco perfettamente al mio ruolo sociale stereotipato. In poche parole sono nata con la vagina, mi sento donna e mi piace il sesso opposto. E se così non fosse? Se io non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Mi chiamo Angela, sono bianca, occidentale, istruita, cisgender ed eterosessuale. Una serie di etichette certamente distanti dalla realtà dei fatti, come lo è ogni nomenclatura che si impone l’obiettivo di risolvere il prisma complesso dell’essere umano. In ogni caso, sono una donna fortunata: in quanto cisgender ed eterosessuale, aderisco perfettamente al mio ruolo sociale stereotipato. </p>



<p>In poche parole sono nata con la vagina, mi sento donna e mi piace il sesso opposto. E se così non fosse? </p>



<p>Se io non fossi nata biologicamente donna ma mi sentissi comunque tale e avessi intrapreso un percorso per assumere quei connotati? Sarei una crisalide, quello stato post-embrionale transitorio che in natura e, nello specifico, nei Lepidotteri, permette al bruco di divenire farfalla. Nella società, secondo quella serie di convenzioni e di etichette che tendono a svilire l’essere umano e la sua unicità, sarei una ragazza <em>transgender</em>. </p>



<p>In poche parole, a prescindere dal mio orientamento sessuale (che nulla ha a che vedere con l’identità di genere), mi troverei ad affrontare un lungo e doloroso percorso per raggiungere il mio genere di destinazione, quello femminile. </p>



<p>Certo, per quanto mi riguarda, la “donna” non è tale per i suoi caratteri sessuali secondari ma per una lista infinita di caratteristiche che non dipendono in alcun modo dal fiocco presente sulla culla, ma tant’è. Potrei poi dilungarmi sulla divisione binaria e non binaria del genere, sulla teoria “gender”, sul “gender-gap” applicato alle persone transessuali, ma andrei, mio malgrado, a supportare e rinfoltire le fila di coloro che intendono incasellarci come i prodotti alimentari. </p>



<p><strong>Oggi, voglio fare una cosa diversa</strong>: vorrei cercare di spiegare perché la transfobia è aberrante e perchè, queste persone, riabilitate finanche dalla scienza, siano degne della nostra ammirazione o, almeno, della vostra “indifferenza”. Una persona transgender affronta un percorso clinico molto complicato, con innumerevoli controindicazioni e complicazioni a partire dalla terapia ormonale somministrata per permettere l’involuzione di funzioni e strutture del sesso biologico di appartenenza e, al contempo, l’evoluzione di funzioni e strutture coerenti con l’identità psichica. </p>



<p>Questo “cocktail” prevede, nella transizione “Femmina-Maschio” (FtM) l’uso del solo ormone mascolinizzante (testosterone), mentre nell’adeguamento “Maschio-Femmina “(MtF) è quasi sempre necessario unire agli estrogeni femminilizzanti un farmaco antiandrogeno insieme ad un derivato progestinico. </p>



<p>L’impatto sul corpo di queste “bombe” ormonali è devastante: tra gli effetti collaterali si registrano obesità, ipertensione arteriosa e dislipidemia i quali sono, a loro volta, importanti fattori di rischio per la malattia cardiovascolare; ma ancora si può incorrere nell’insufficienza epatica e nelle uretriti emorragiche. Gli ormoni giocano, poi, un ruolo determinante sull’umore del soggetto e, proprio a causa di questi “sbalzi” ormonali, si è registrata come effetto collaterale una maggiore propensione alla sindrome depressiva. </p>



<p>È quindi fondamentale che la persona transgender sia supportata da un sostegno psicologico tanto dei propri affetti quanto professionalmente. </p>



<p>Al termine di questo percorso, estremamente arduo, se ne può cominciare un altro: con l’aiuto della chirurgia, la persona transgender può sottoporsi a diversi interventi per “adeguare” ulteriormente la propria figura alle caratteristiche del sesso di destinazione. Tra gli innumerevoli interventi, vorrei sottoporre alla vostra attenzione la “vaginoplastica” nella transizione “MtF” e la istero-annessiectomia bilaterale nell’adeguamento “FtM”: nel primo caso, si interviene con l’asportazione degli organi genitali originari (testicoli, epididimi e funicoli, corpi cavernosi, uretra peniena) per poi procedere con la fase “ricostruttiva” per creare una “neo-vagina”; nel secondo caso, si procede alla rimozione dell’utero, delle ovaie e delle tube uterine. </p>



<p>Quindi tutto si riduce a un mero trattato di medicina? No, assolutamente. </p>



<p>Questo elenco di “brutte parole scientifiche” è solo per affacciarci a quella mole di sofferenza, fisica e psicologica, che le persone transgender (anche in base alle proprie tasche, questione affatto secondaria) sono disposte ad affrontare per diventare, finalmente, se stesse. Di proposito non ho utilizzato l’espressione -prevedibile- “realizzare un sogno” perché tale non è: non è un’aspirazione, un vezzo, un capriccio come spesso sento dire. E’ un’esigenza, una necessità e come tale deve essere trattata. </p>



<p>Con lo stesso livello di urgenza e serietà che si utilizza il trattamento di altre condizioni. Badate bene, non malattie ma “condizioni”: L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha definitivamente tolto dalla lista delle malattie mentali la transessualità, ricollocandola in un nuovo capitolo, chiamato “condizioni di salute mentale”. </p>



<p>Quello che ha bisogno di “cura” non è la “disforia di genere” ma la condizione di sofferenza che le persone transgender vivono finché rimangono confinate in un corpo che non gli appartiene. Come la tecnica mette a disposizione strumenti e modi per ripristinare la funzionalità di un arto e ha, per questo, il nostro plauso, nello stesso modo deve essere vista la possibilità che la scienza fornisce alle persone transessuali di adeguare il proprio corpo alla propria psiche. </p>



<p>Dai soggetti felici, realizzati e appagati, trae giovamento l’intera società e tali diventano le persone transgender alla fine del loro percorso. Allora in che termini meritano, almeno la vostra “indifferenza”? </p>



<p>Se non riuscite (e il problema, permettetemi, è tutto vostro) a provare empatia, stima e ammirazione per queste persone e per il coraggio che dimostrano, vi chiedo di rinunciare alla vostra curiosità morbosa nei loro confronti, alle occhiatacce che gli riservate per strada e alle risate di scherno che gli lanciate contro. Trattatele come “perfetti sconosciuti” quali sono. Se non riuscite a combattere le loro battaglie, non gli siate d’ostacolo. </p>



<p>Certo è che se non vi curate del bruco, non avrete il privilegio di conoscere la magnifica farfalla. E ribadisco: ne perdete voi, non loro.</p>
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		<title>TDoV: Hogwarts non è più casa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 18:23:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gender Line]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PRIDE]]></category>
		<category><![CDATA[hogwarts]]></category>
		<category><![CDATA[lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[magic]]></category>
		<category><![CDATA[transgender]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei momenti difficili, come esseri umani, ci aggrappiamo a ciò che percepiamo come familiare o che ci ricorda un periodo della nostra vita in cui eravamo liberi e spensierati, in cui credevamo nella “magia” e nella bontà degli adulti. Per questo all’annuncio della maratona di Harry Potter in tv, in piena emergenza coronavirus, ci siamo aggrappati a questo appuntamento settimanale come fossero le uniche ore di svago e spensieratezza che potessimo permetterci e che ora sono più difficili da ritagliare, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Nei momenti difficili, come esseri umani, ci aggrappiamo a ciò che percepiamo come familiare o che ci ricorda un periodo della nostra vita in cui eravamo liberi e spensierati, in cui credevamo nella “magia” e nella bontà degli adulti. </p>



<p>Per questo all’annuncio della maratona di Harry Potter in tv, in piena emergenza coronavirus, ci siamo aggrappati a questo appuntamento settimanale come fossero le uniche ore di svago e spensieratezza che potessimo permetterci e che ora sono più difficili da ritagliare, anche psicologicamente. </p>



<p>Ed è giusto così, non è solo Harry a considerare Hogwarts “casa”, ma tutti noi che nelle pagine e sullo schermo abbiamo lottato, amato e sofferto con lui, noi che abbiamo creduto al discorso di JK Rowling al termine della prima de “I doni della morte parte 2”: <em>Hogwarts will always be there to welcome you home</em>. Ci abbiamo creduto, ci crediamo, perché quella scuola fittizia è diventata il conforto di tutti, coraggiosi, intelligenti, stravaganti, ambiziosi, a prescindere da ceto, capacità e interessi. </p>



<p>L’autrice negli anni ha lasciato intendere che il castello fosse fortezza e protezione per tutti, anche chi si sente diverso e non accettato dalla società, ha rivelato dettagli della saga che non aveva inserito nei libri, alcuni interessanti, altri controversi, uno su tutti la rivelazione che Albus Silente è omosessuale- contestualizzando anche la sessualità alle sue scelte del passato: era innamorato di Grindelwald, per questo non l’ha fermato prima che diventasse il primo mago oscuro della storia.</p>



<p>Tutto molto bello, ma qui si parla di visibilità e una cosa curiosa della visibilità è che vuole essere “visibile” per funzionare e finché un dettaglio non è <em>canon</em>, ossia non compare nei libri, né in opere ufficiali né tanto meno nei film (ci si aspettava che si approfondisse sulla figura di Silente nel secondo film degli <em>Animali fantastici- I crimini di Grindelwald</em> ma, ancora una volta, nulla) non può considerarsi valido.</p>



<p>JK Rowling ha fatto di queste dichiarazioni il suo modo di esprimersi, anche politicamente, ma con l’evolversi dei concetti di diversità e rappresentazione (soprattutto riguardo la comunità LGBTQ+) per essere “alleato” non basta dire che un personaggio è gay, Trump è peggio di Voldemort e Hermione è nera (anche se nei libri ne descrive il viso candido e pallido).</p>



<p>La goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta in forma di <a href="https://twitter.com/jk_rowling/status/1207646162813100033">tweet</a> il 19 dicembre 2019, ma per capire i fatti dobbiamo andare più indietro.</p>



<p><a href="https://edition.cnn.com/2019/12/20/uk/jk-rowling-transgender-tweets-scli-intl-gbr/index.html">Maya Forstater</a> ha presentato un ricorso contro il Center for Global Development e CGD Europe, un gruppo di esperti sullo sviluppo internazionale, dopo aver perso il lavoro come ricercatrice a seguito di commenti su Twitter in cui criticava i piani del governo del Regno Unito di consentire alle persone di auto-identificare il proprio genere. </p>



<p>La Forstater è un membro attivo di un gruppo “femminista” che si definisce trans-escludente, ossia non riconosce le persone trans col genere con cui si identificano, andando in contrasto con i principi del femminismo intersezionale. Persa la causa in tribunale a novembre 2019, tutto ci si aspettava tranne che “zia Jo” sostenesse pubblicamente le sue idee e ne difendesse l’operato. Dagli atti, infatti, si comprende che non sono state solo le idee della Forstater a farla licenziare- per quanto andassero contro l’Equality Act del 2010- ma anche i continui atti persecutori e aggressivi verso i colleghi transgender.</p>



<p>Oltre alle reazioni infuriate di chi ormai si è rassegnato alla demitizzazione della propria autrice preferita, ciò che più ha colpito sono state le reazioni deluse e sconvolte dei fan transgender. </p>



<p>Com’è possibile che la donna che ha contribuito a creare un mondo in cui si sentissero al sicuro, fosse la prima a scacciarli e discriminarli? Come poteva, dopo aver mostrato sostegno alla comunità lgbtq+?</p>



<p>Gli stessi libri che hanno dato loro la forza di essere se stessi, ora si rivelavano come il frutto di una donna bianca e privilegiata che ha perso a tal punto il contatto con la realtà e con la sua stessa fanbase, da permettersi un atteggiamento discriminatorio, cosciente dell’influenza che ha sui giovani e non, che la seguono da anni.</p>



<p>Tuttavia, ciò non riguarda solo la Rowling. <a href="https://www.vox.com/identities/2019/12/19/21029874/jk-rowling-transgender-tweet-terf">Katelyn Burns</a>, transgender, giornalista e attivista, ci fa sapere che si vociferava da tempo che zia Jo sostenesse teorie “gender critical”, per non dire transfobiche, soprattutto a causa di una scena infelice contenuta in “Il baco da seta”, uno dei libri pubblicati sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith. Inoltre, insieme ai primi Act che tutelano l’identificazione di genere delle persone trans, la Gran Bretagna ha registrato un notevole aumento dei gruppi trans-escludenti, soprattutto nei ceti medio-alti. Non dovrebbe stupire quel tweet, dunque ma, visto che si tratta della scrittrice vivente più amata al mondo, fa riflettere.</p>



<p>Joanne scrisse i libri negli anni ’90, la storia di Harry Potter è ambientata a cavallo di quegli anni e man mano che il tempo passa riusciamo a vedere gli elementi immortali del testo ma anche quelli difettati, figli di quegli anni. Non vuol dire sminuire la portata del lavoro o commettere vilipendio verso un oggetto sacro ma, anzi, riprenderlo per espanderlo e renderlo fruibile anche per chi non era abbastanza grande per vedere i film, o addirittura non era ancora nato.</p>



<p>Soprattutto nel periodo tra la pubblicazione dell’Ordine della fenice e il Principe mezzosangue, essendo stato particolarmente lungo, hanno cominciato a diffondersi e proliferare le fanfiction, storie scritte dai fan in cui davano le loro interpretazioni della storia e ne inventavano di nuove. In quel posto sicuro in cui ormai anche loro contribuivano attivamente, anche omosessuali, bisessuali e transgender si vedevano a Hogwarts, un luogo in cui erano finalmente liberi di essere se stessi.</p>



<p>Oltre i dibattiti su quanto siano legati opera e artista, qui si parla di un mondo che ormai trascende i libri e i film, un mondo che è sfuggito alle mani della sua stessa creatrice- per quanto tenti disperatamente di riprenderne le redini al suono di “La palla è mia e ci gioco io!” &#8211; e continuerà a esistere e ad allargarsi anche senza il suo contributo.</p>



<p>JK Rowling ci ha deluso, ma Harry Potter no e Hogwarts sarà sempre casa per tutti.</p>
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		<title>TDov: 5 film sulla transessualità</title>
		<link>https://ventiblog.com/tdov-5-film-sulla-transessualita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosamaria Trunzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 17:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gender Line]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[giornata internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[international transgender visibility day]]></category>
		<category><![CDATA[transgender]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 31 Marzo è l’International Transgender Day of Visibility, meglio conosciuto come TDov [Giornata Internazionale della Visibilità Transgender n.d.r.], ovvero il giorno in cui vengono celebrate le persone transgender di tutto il mondo. La ricorrenza è nata nel 2009 grazie all’attivista transgender statunitense Rachel Crandall of Michigan, indignata dalla mancanza di una ricorrenza che celebrasse i membri della sua comunità. Il Trans Student Educational Resouces definisce il TDov come una giornata in cui essere incoraggiati e dare alle persone trans [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il 31 Marzo è l’International Transgender Day of Visibility, meglio conosciuto come TDov [Giornata Internazionale della Visibilità Transgender n.d.r.], ovvero il giorno in cui vengono celebrate le persone transgender di tutto il mondo.</p>



<p>La ricorrenza è nata nel 2009 grazie all’attivista transgender statunitense Rachel Crandall of Michigan, indignata dalla mancanza di una ricorrenza che celebrasse i membri della sua comunità.</p>



<p>Il Trans Student Educational Resouces definisce il TDov come una giornata in cui essere incoraggiati e dare alle persone trans il riconoscimento che meritano, perché la visibilità non si riferisce solo all’essere visti come individui, ma a lavorare insieme per trasformare la società.</p>



<p>Questo è il giorno dell’anno in cui la comunità transgender afferma la sua esistenza e i diritti che ne conseguono perché, come recita un celebre slogan, “<em>trans rights are human rights</em>” [i diritti delle persone trans sono diritti umani].</p>



<p>Il TDov ci dà l’occasione di apprendere un’importante lezione dai nostri amici trans che, ogni giorno, scelgono di lottare contro il pregiudizio e l’ignoranza con gesti semplici ma rivoluzionari.</p>



<p>Se cercate un modo per onorare questa giornata, aprire la mente e impegnare parte della quarantena vi propongo, in ordine sparso, 5 film che trattano la tematica transgender e che portano sullo schermo personaggi carichi di coraggio, di forza e d’amore, perché il cinema ci offre, da sempre, una scorciatoia efficace per entrare in empatia con i mondi altrui.</p>



<h3>Priscilla, la regina del deserto</h3>



<p>Tra i film a tematica trans non potevo che iniziare da <strong><em>Priscilla, la regina del deserto</em></strong>, un cult del 1994 che vinse il premio Oscar per i costumi.</p>



<p>Bernadette Bassenger, Mitzi Del Bra e Felicia Jollydoodfellow sono i nomi d’arte dei tre protagonisti, una transessuale e due drag queen che intraprendono un viaggio dell’outback australiano per esibirsi nei più famosi gay bar di Sydney. Ralph, Anthony &#8216;Tick&#8217; Belrose e Adam Whitely, i veri nomi dei personaggi, viaggiano su un vecchio torpedone ribattezzato “Priscilla, la regina del deserto” e mentre spettegolano e parlano di parrucche, vestiti, seni, peni, droga, night-club e soprattutto degli ABBA, viene fuori il lato umano e al contempo tragico delle loro vite. Bernadette, infatti, è sconvolta dalla morte del suo compagno mentre Tick, che ha un figlio, ha paura che lui non lo accetti e tenta di nascondere la sua sessualità. Questo film ci parla del dolore della perdita, della paura di restare soli e di non essere accettati.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p>“<em>Ora sta a sentire, brutta manza: appiccati il fuoco alla cordicella del tampax e fatti esplodere la caverna perché è l&#8217;unica botta che avrai mai nella vita, tesoro caro!</em>”.</p></blockquote>



<h3>Mery per sempre</h3>



<p>Dopo Priscilla, è la volta di <strong><em>Mery per sempre</em></strong>, pellicola del 1989 diretta da Mario Risi e tratta dall’omonimo romanzo di Aurelio Grimaldi.</p>



<p>Mery è una prostituta transessuale, detenuta nel carcere Rosaspina di Palermo per aver ferito un cliente. La sua è una storia di degrado, di discriminazione e di violenza. La storia di chi, per essere sé stesso, è costretto a vendersi, unica alternativa all’inedia e all’abbandono.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Io nun sugnu né canni né pesci, io sono Mery, Mery per sempre”</em>.</p></blockquote>



<h3>The Danish Girl</h3>



<p>Il numero tre è <strong><em>The Danish Girl</em></strong> film del 2015 tratto dal romanzo “La danese” David Ebershoff&nbsp;e ispirato a Lili Elbe&nbsp;e&nbsp;Gerda Wegener, due pittrici danesi.</p>



<p>Einar Wegener è un pittore paesaggista, marito della ritrattista Gerda Wegener. Einar per gioco si presta a vestirsi da donna per posare da modella in un quadro della moglie. Assume così l’identità di Lili Elbe, il suo alter ego femminile, che gli permette di scoprire la sua vera natura. Einar si sottoporrà a castrazione chimica pur di lenire il suo desiderio di essere Lili, ma non riuscirà mai a smettere di essere lei. Dopo aver coscienza di aver vissuto per tutta la vita nella negazione del suo essere e non può più tornare a come era prima.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><span class="has-inline-color has-very-dark-gray-color"><strong>“</strong><em>Non importa cosa indosso perché quando sogno, sogno i sogni di Lili”.</em></span></p></blockquote>



<h3>Tutto su mia madre</h3>



<p>Particolarmente toccante è <strong><em>Tutto su mia madre</em>,</strong> un film del 1999 diretto da Pedro Almodovar; uno dei pochi registi con un’attenzione particolare per il mondo LGBTQI*.</p>



<p>Tutto comincia dalla morte di Esteban, figlio della protagonista Manuela, il giorno del suo compleanno. Manuela si tormenta per non avergli mai raccontato nulla del padre, sapendo che il ragazzo è morto con il desiderio di incontrarlo. Come per soddisfare l’ultimo desiderio del figlio, Manuela inizia la ricerca del suo ex compagno, un transessuale che si fa chiamare Lola e nel suo cammino incontrerà Agrado, prostituta transessuale, amica di Lola e forse il personaggio più affascinante del film. Le intense storie di tutti i personaggi si intrecciano tra loro e ci parlano di rimpianto, di amori non corrisposti, di violenza, di droga e di morte, ma ci fanno anche sorridere. Agrado è un personaggio meraviglioso, una donna risoluta, forte, capace di ironizzare sulle peggiori tragedie. Sua è la frase più iconica del film:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“L&#8217;unica cosa autentica che ho sono i sentimenti e i litri di silicone”.</em></p></blockquote>



<h3>Dallas Buyers Club</h3>



<p><em>The last but not least</em> è <strong><em>Dallas Buyers Club, </em></strong>film premio Oscar nel 2014 con protagonisti Matthew McConaughey e Jared Leto.</p>



<p>Tratto da una storia vera, racconta le vicende del texano Ron Woodroof che a causa di una vita sregolata scopre di avere contratto l&#8217;AIDS e che gli rimangono trenta giorni di vita. Ambientato negli anni 80, l’HIV è ancora considerata la &#8220;malattia dei gay&#8221; e per questa ragione Ron nega la sua diagnosi fino a quando le sue condizioni non si aggravano e finisce in ospedale. Lì conosce Rayon, una donna transgender tossicodipendente e sieropositiva. Insieme fondano Dallas buyers club, un’associazione attraverso la quale riescono a fornire ai malati di HIV un farmaco sperimentale messicano più efficace di quello distribuito in America. </p>



<p>La citazione con cui voglio concludere è di Ron: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“A volte ho l&#8217;impressione di lottare per una vita che non ho il tempo di vivere”.</em></p></blockquote>



<p>E noi, per cosa lottiamo?</p>



<p>Buona Visione.</p>
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		<title>Vi dichiaro Uniti di Riccardo Cristiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosamaria Trunzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2020 12:13:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[Gender Line]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bistrò del Teatro dell’Acquario. Luci soffuse, ambiente accogliente e brusii di sottofondo.Venerdì sera. Ci sono tante belle facce: vecchie coinquiline, amici nuovi e lavati con perlana, sconosciuti sorridenti grandi e piccini, un papà, una mamma. Ci sono dei rappresentanti di Arcigay e del Consiglio Nazionale dei Giovani, l’autore del libro Riccardo e suo marito Marco. Mi guardo intorno con un sorrisone da orecchio ad orecchio; sono frenetica ed ho tanta voglia di vedere cosa succederà. Mi piace l’atmosfera ed ho [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Bistrò del Teatro dell’Acquario. <br>Luci soffuse, ambiente accogliente e brusii di sottofondo.<br>Venerdì sera. <br>Ci sono tante belle facce: vecchie coinquiline, amici <em>nuovi e lavati con perlana</em>, sconosciuti sorridenti grandi e piccini, un papà, una mamma. <br>Ci sono dei rappresentanti di Arcigay e del Consiglio Nazionale dei Giovani, l’autore del libro Riccardo e suo marito Marco. <br>Mi guardo intorno con un sorrisone da orecchio ad orecchio; sono frenetica ed ho tanta voglia di vedere cosa succederà. <br>Mi piace l’atmosfera ed ho un buon presentimento. Le mie intuizioni non vengono disattese, la presentazione del libro è stata molto bella. Si è parlato di amore; si è parlato di come si ci sente soli, derisi, piccoli di fronte ad un mondo che spesso ti fa sentire disprezzato per quello che sei; si è parlato di insulti e di come vivere la propria vita a testa alta sia un atto dovuto, un atto politico. <br>Il libro è un diario autobiografico in cui Riccardo ci parla di sé, delle sue paure, del suo bisogno di essere amato, dei suoi coming out, delle persone che lo hanno segnato. <br>Qualcuno potrebbe pensare che essendo un racconto così personale appartenga a lui solo, ma si sbaglia. I diritti civili, l’amore, la felicità, la necessità di fare parte di una collettività, di sentirsi parte del cambiamento e la voglia di fare la differenza appartengono a tutti e quando si lotta, e di lotta Riccardo ne ha fatta tanta, la lotta appartiene a tutti.</p>



<p><strong>La prefazione del tuo libro l’ha scritta Marco Cappato. WOW. Come è nato questo sodalizio?</strong></p>



<p><em>Ho frequentato per anni l’ambiente radicale. Con Marco abbiamo in comune le battaglie civili di laicità, di libertà anche sulla ricerca scientifica. Quando gli ho proposto di scrivere la prefazione del libro ha subito accettato. Era entusiasta. Condividiamo non solo le battaglie civili, ma anche l’emozione di fare qualcosa perché è giusto. Mi sono innamorato delle battaglie radicali come l’antiproibizionismo e il fine vita e lui, per quanto riguarda il matrimonio egualitario che ancora non abbiamo ed i diritti civili è sempre stato in prima linea. Tant’è che quando noi ci siamo uniti il 27 Maggio del 2017, non potendo essere presente all’unione civile, ci mandò un video con gli auguri suoi e di Filomena Gallo, la presidente della Associazione Luca Coscioni. </em></p>



<p><strong>Il tuo è un libro diario che racchiude la tua esperienza di vita. C’è un episodio che più degli altri ha un significato particolare per te?</strong></p>



<p><em>Momenti ce ne sono stati tanti. Di certo quello cardine è stato quanto ho fatto coming out con mia madre. La paura più grande era quella di non essere accettato. Ti premetto che, prima di fare coming out, io come tante altre persone, ho tentato il suicidio. Quando l’ho detto a mia madre è stato un momento di svolta in cui ho pensato: se non va, non va! Lei invece ha risposto con una frase che mi ha sconvolto. Mi disse “tutto qui?”. Pensava facessi parte di una setta o che mi drogassi. Mi disse che lo avremmo affrontato insieme. Poi ci fu l’incontro con Marco [Marco Marchese, suo marito, “il mio Marco” nel libro n.d.r.] avvenuto pochi mesi dopo, nel 1999 e da lì c’è stato l’impegno civile, la scoperta della comunità LGBTQI* calabrese, il primo Pride nel 2000 e ti dai forza. Sono tante le fasi che mi hanno dato forza. Il coming out dà forza. Dico sempre a tutti che ognuno ha i suoi tempi. Il coming out ti dà forza perché ti restituisce dignità, la dignità di essere. Non ti senti più solo e soprattutto ti senti orgoglioso di poter far parte di una società che all’inizio pensi che ti escluda, invece poi magari scopri che sei tu a non dare fiducia all’altro. Iniziano così i primi piccoli coming out con gli amici, sul lavoro ed anche con gli sconosciuti. Se devo parlare di Marco dico “mio marito” oppure il “mio compagno”. Non mi vergogno e non penso di dover nascondere qualcosa. Tant’è che ho sempre girato con la fedina anche prima del matrimonio ed a chi mi chiedeva, dicevo “ho un compagno”.</em></p>



<p><strong>Cosa ti ha spinto a fare attivismo?</strong></p>



<p><em>E’ un po’ come la politica. Molti si interessano, pochi poi decidono di farla attivamente. Io penso che il motore sia il bisogno di dare un contributo a sradicare la sofferenza dell’altro. Se hai vissuto un percorso di sofferenza e pensi di poter fare la differenza, ti metti in gioco. Una bella frase di Harvey Milk </em>[politico americano, primo componente delle istituzioni dichiaratamente gay e militante del movimento di liberazione omosessuale n.d.r.] <em>dice: “Se non sei tu a mobilitarti per primo per i diritti di qualcuno al quale sono stati levati, pensi che quando li toglieranno a te ci sarà qualcuno a difenderli?”. Questo concetto ricorre anche in Martin Luther King ed in Rosa Parks, che ho voluto ricordare anche nel libro. Rosa Parks era quella donne che, durante l’apartheid quando c’erano i posti riservati alle persone di colore sugli autobus, non si alzò compiendo un atto di disobbedienza civile. Lo abbiamo fatto anche noi con il matrimonio ugualitario quando andavamo in comune a chiedere di essere registrati e si rifiutavano di farlo. Le battaglie che si fanno non sono fatte solo per se stessi, ma sono fatte per cercare di dare alla società un colore, che per me è quello dell’arcobaleno. La bellezza è proprio questo, ognuno di noi ha diritto di essere felice ed io voglio con questo libro cercare di eliminare un po’ di sofferenza. La felicità esiste e bisogna prendersela. La battaglia vera è questa. Non bisogna per forza andare in piazza. Il pride lo fai tutti i giorni, quando ti svegli la mattina e decidi di essere orgoglioso di te.</em></p>



<p><strong>Se tu potessi dare un consiglio ad un ragazzo che, come è stato per te, si trova in bilico tra il fare una scelta fatale e rivendicare quello che è, cosa gli diresti? </strong></p>



<p><em>Gli direi innanzitutto di rivolgersi alle associazioni. Ai miei tempi, vent’anni fa, non c’erano associazioni o erano pochissime. Oggi abbiamo la fortuna, anche qui a Cosenza, di avere l’Eos Arcigay. Dei ragazzi, se vogliono, possono rivolgersi ad una associazione e non sentirsi più soli. Poi c’è la rete che ti dà la possibilità, tramite i blog ed i canali tematici, di non sentirsi più esclusi. Penso per esempio a Tiziano Ferro che con la sua quotidianità ci dimostra che l’essere innamorati non è da gay o da etero, ma fa parte della vita. La varietà umana è la cosa più bella. Quindi io consiglierei a chiunque di fare un po’ di ricerca, come un piccolo esploratore, perché non si è mai soli. Una frase che ricorre spesso nel libro è che “niente accade per caso”. Ti capiterà nella tua vita di incontrare qualcuno che in quel momento è stato mandato da te ed è così che tutto inizia e tutto poi continua.</em></p>



<p><strong>Tu ed il tuo compagno state insieme da venti anni ed il vostro, come traspare anche dal libro, è un legame fortissimo ed un amore raro. Dacci un tuo consiglio d’amore. </strong></p>



<p><em>Quando abbiamo deciso di unirci civilmente abbiamo deciso anche di girare un video simpatico che è su youtube e si chiama: “Sandra e Raimondo a Cleto” dove simuliamo una scenetta di Sandra e Raimondo nel letto. Penso che la cosa più vera sia cercare di ridere sempre, trovare punti d’incontro. Io amo Marco e Marco ama me; per me Marco è l’uomo della mia vita. Se tornassi indietro rifarei mille volte la stessa scelta di dirgli di sì. L’unico consiglio che posso dare è che ci vuole pazienza, come ci dicevano le nostre nonne. Nessuno di noi è perfetto, ma nel nostro caso ci incastriamo perfettamente.</em></p>



<p><strong>Siete stati molto fortunati. </strong></p>



<p><em>Si, molto.</em></p>



<p>Un libro da leggere assolutamente<em>.</em></p>
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		<title>LezBeDrunk tra amore e bollicine!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Sprovieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 19:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[Gender Line]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PRIDE]]></category>
		<category><![CDATA[STARTUP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può un cammino cambiare il proprio indirizzo, senza pensare ancora alla direzione da prendere? Può un paese cambiare il proprio assetto normativo, per rendere le nostre leggi maggiormente garantiste nei confronti dei propri cittadini, nella loro totalità? Può una casa, ovunque essa si trovi, ospitare persone che decidono di amarsi profondamente, indipendentemente da ogni pregiudizio? Può, la voglia di spiegare le ali, essere fermata da una libertà non concessa, pur essendo essa il centro focale di una società contemporanea? Se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Può un cammino cambiare il proprio indirizzo, senza pensare ancora alla direzione da prendere? Può un paese cambiare il proprio assetto normativo, per rendere le nostre leggi maggiormente garantiste nei confronti dei propri cittadini, nella loro totalità? Può una casa, ovunque essa si trovi, ospitare persone che decidono di amarsi profondamente, indipendentemente da ogni pregiudizio? Può, la voglia di spiegare le ali, essere fermata da una libertà non concessa, pur essendo essa il centro focale di una società contemporanea?</p>



<p>Se vi state preoccupando, non fatelo. <br>Non si tratta di un articolo a sfondo politico o normativo, ma si tratta di un messaggio di uguaglianza che noi giovani dobbiamo condividere con il mondo. <br>Questo è uno di quei casi che deve farci alzare la mattina e farci camminare a testa alta, sapendo che non esiste alcuna differenza nelle persone che incontriamo, se non quelle che decidiamo di costruire, senza una apparente motivazione.</p>



<p>Con questa motivazione davanti ai miei occhi, decido di intervistare due ragazze dalla grande energia e dalla gioia di vivere, che apparentemente sembra stiano peccando di amore, cosiddetto anticonvenzionale, noto come omosessuale, ma che nella sostanza, è vero, più di molti altri.&nbsp;</p>



<p>Anti-convenzionalità dalle antiche radici, ma che ancora oggi, in un paese come l’Italia, culla della cultura, trova ostacoli e viene tradotta con “carnevalata” o “buffonata”. </p>



<p>Voliamo fino a Torino, gioiosa città di queste due uniche donne: Sveva, 26 anni e Federica, 31 anni. Due creature estremamente diverse tra loro, per via del colorito della pelle, delle sfumature dei capelli e delle note caratteriali. Sveva, bionda non ossigenata, presenta una sicurezza senza eguali, un acume che la contraddistingue e la fa prevalere in ogni situazione, alternata da un bicchiere di vino ed un ottimo post sui social. Federica, dal riccio bruno, invece, con il sangue per metà siciliano, mostra una irreparabile dolcezza, colmata dai un sorriso gioioso e dall’arte nei suoi occhi. </p>



<p>Sveva e Federica, o meglio “Lezbedrunk”, si conoscono attraverso un messaggio scambiato su Facebook, segno di una evoluzione sociale veloce e che permette un collegamento diretto con le persone. Contatto divenuto personale e che ha portato alla crescita di un amore grande.</p>



<p>Sveva Tabarrani, laureata in economia, ha un background internazionale, fatto di cultura Thailandese ed aragoste Bostoniane. Federica Gangi, invece, dallo stile ineguagliabile, si laurea allo IED in comunicazione pubblicitaria e sceglie di vivere giornalmente dentro al suo computer, tra loghi, disegni e dettagli da perfezionare. Instancabili le definirei. Un’energia che non si trova in molte persone ormai.</p>



<p>Chiedo loro come nasce l’idea di creare un profilo unico e soprattutto da cosa nasce il nome “LezBeDrunk”. Tra una risata e l’altra, mi viene detto che dopo un bicchierino di troppo, può nascere l’idea migliore della tua vita. Così, con un lancio nel mondo social, le due ragazze si fanno largo come coppia e come paladine dei diritti delle persone. </p>



<p>Oggi, Lezbedrunk, con circa 5000 followers, si fa largo nel panorama e diviene l’essenza di questo amore perché del resto, come dice Federica, questo profilo “siamo semplicemente noi”. Chiedo, inoltre, perché una community dovrebbe essere importante community e perché farne parte diviene fondamentale. La risposta è semplice, perché “ci si prende cura l’uno dell’altro” ed il momento in cui hai bisogno diviene un “momento familiare”. </p>



<p>Si sposano. Più di una volta in realtà, oserei direi ogni giorno, per via delle volte in cui Sveva si è inginocchiata chiedendo la mano di “Federì”. Il primo di giugno del corrente anno, perciò, hanno convogliato a nozze. Eh sì, è stato un matrimonio vero e proprio, colorato, col sole nel cielo e con la benedizione e l’amore di tutti gli invitati. <br></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG_1455-473x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-17192" width="775" height="1678" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG_1455-473x1024.jpeg 473w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG_1455-139x300.jpeg 139w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG_1455-709x1536.jpeg 709w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG_1455.jpeg 946w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG_1455-640x1386.jpeg 640w" sizes="(max-width: 775px) 100vw, 775px" /></figure>



<p>Banale dire quanto sia importante per loro un riconoscimento del matrimonio in quanto tale, ma “accontentarsi” di un’unione civile, oggi, permette di far riconoscere alcuni diritti che sono troppo utili nella vita di tutti i giorni. </p>



<p>Da grandi professioniste quali sono, con il sogno nel cassetto di allargare la famiglia, viaggiare e vivere ancora una volta all’estero, decidono nuovamente di scommettere su sé stesse ed iniziare, insieme, un progetto nuovo, fatto di ostacoli caratteriali, idee diverse, attenzione ai dettagli e passione.&nbsp;</p>



<p>Lez Be Drunk diviene un brand. Nasce anche questo dopo una serata da un bicchiere di troppo, ma pieno di vino biologico e l’amore per le donne. Questi i due punti cardini di questo progetto, nato da ciò di cui più sono innamorate.</p>



<p>Ma le cose belle hanno bisogno di tempo, dicono, emozionate. Questa idea era nata ben due anni fa e già nella primavera passata avrebbe dovuto fare capolino nel mercato del vino biologico (pur non essendo delle vere produttrici), ma la preparazione del matrimonio ha, oserei aggiungere giustamente, preso tempo e forze.</p>



<p>Ma il salto è stato fatto e la scelta di rimanere in Italia, con tutte le sue attuali contraddizioni, si conforma e diviene reale. Indipendentemente dall’investimento iniziale, i costi degli shooting, i materiali di origine biologica, questo sito,<a href="http://www.lezbedrunk.com">lezbedrunk.com</a>, è attivo e tutti i prodotti, tra foto e modernità, sono disponibili per riempire il vostro carrello. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/BAD03AA2-D57C-4EB5-966B-92EE7C7E0DA7.jpeg" alt="" class="wp-image-17193" width="852" height="852" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/BAD03AA2-D57C-4EB5-966B-92EE7C7E0DA7.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/BAD03AA2-D57C-4EB5-966B-92EE7C7E0DA7-300x300.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/BAD03AA2-D57C-4EB5-966B-92EE7C7E0DA7-150x150.jpeg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/BAD03AA2-D57C-4EB5-966B-92EE7C7E0DA7-640x640.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/BAD03AA2-D57C-4EB5-966B-92EE7C7E0DA7-125x125.jpeg 125w" sizes="(max-width: 852px) 100vw, 852px" /></figure>



<p>L’ultima domanda era proprio sul senso di rimanere in Italia. Hanno fatto di tutto per tornare dalle loro esperienze estere e cercheranno di rimanere in patria, ma sanno che il passo non è così semplice e che forse, pur avendo una terrazza meravigliosa dove è possibile vedere Torino nella sua maestosità con un bicchiere di vino biologico in mano, dovranno ancora una volta rischiare e catapultarsi da altra parte del mondo. Ma adesso sono qui. Qui, crescono.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/05EDC122-251B-4159-92E8-A3CBD6E36AE2-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-17194" width="765" height="765" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/05EDC122-251B-4159-92E8-A3CBD6E36AE2-1024x1024.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/05EDC122-251B-4159-92E8-A3CBD6E36AE2-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/05EDC122-251B-4159-92E8-A3CBD6E36AE2-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/05EDC122-251B-4159-92E8-A3CBD6E36AE2-1536x1536.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/05EDC122-251B-4159-92E8-A3CBD6E36AE2-2048x2048.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/12/05EDC122-251B-4159-92E8-A3CBD6E36AE2-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /><figcaption>Processed with VSCO with u1 preset</figcaption></figure>



<p>Due ragazze che amano l’amore, amano le donne, si amano tra loro e che amano in ogni lingua del mondo. Questo progetto è amore, sogno, uguaglianza, comunità. Un augurio a tutti: “lez be drunk”!</p>



<p> <em>Articolo già pubblicato sul &#8220;Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dell&#8217;Italia&#8221; di lunedì 9/12/2019</em> </p>
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		<title>I diritti alla fine dell&#8217;arcobaleno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 13:29:33 +0000</pubDate>
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<h2>Com&#8217;è andato questo mese del Pride? Un resoconto sul mese di giugno e i diritti LGBT. </h2>



<p class="has-drop-cap">Esattamente cinquant’anni fa, New York fu teatro di violenti scontri tra la polizia locale e i movimenti LGBT, un punto di rottura dovuto alle continue incursioni e retate nei locali notturni omosessuali della città da parte delle forze armate.</p>



<p>La storia dei moti di <strong>Stonewall</strong>, ormai leggenda, vede il suo inizio ufficiale il ventotto giugno, quando <strong>Sylvia Rivera</strong>, la prima a reagire agli ennesimi soprusi degli agenti, ha colpito con una bottiglia il poliziotto che l’aveva pungolata col manganello. La donna transgender afroamericana, col suo gesto, incoraggiò gli altri a reagire e a dare inizio a una serie di azioni e manifestazioni che portarono alla nascita del movimento di liberazione gay, che si occupa di fare pressione e organizzare eventi che possano sensibilizzare l’opinione pubblica sui <em>diritti arcobaleno</em>. Da allora, quello che era inizialmente definito movimento gay, ha assunto connotati improntati a una maggiore inclusione di tutte le minoranze che volessero rivendicare i loro diritti e la libertà di essere se stessi senza paure e discriminazioni.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/07/1530006678_1_oIAlKfqCqDNlqm_f2mekQ.jpeg" alt=""/><figcaption><a href="https://www.wired.it/attualita/politica/2018/06/27/moti-stonewall-anniversario-lgbt/?refresh_ce=">I moti di Stonewall</a></figcaption></figure>



<p>In onore di questi eventi, così significativi per la comunità lgbt, è stato istituito il Pride Month, rendendo giugno il mese in cui viene celebrata con orgoglio ogni diversità, in cui si sfila in parate organizzate che possano creare un ambiente sicuro per chi ancora si senta discriminato per le sue scelte sessuali, rivendicare i diritti di chi ancora non si sente tutelato nella società attuale e sensibilizzare sui temi che ancora generano dibattito creando e stimolando conversazioni tra i cittadini e le associazioni.</p>



<p>Quest’anno, la ricorrenza del cinquant’anni di Stonewall rendeva particolarmente importante focalizzarsi sui traguardi raggiunti e gli obiettivi ancora lontani. Il mese del Pride è iniziato in anticipo con i migliori auspici, con la notizia dell’elezione del <strong>primo sindaco transgender della storia d’Italia</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/07/1558969285281.jpg-.jpg" alt=""/><figcaption><a href="https://www.informatorevigevanese.it/resizer/-1/-1/true/1558969285281.jpg--.jpg?1558969285000">Gianmarco Negri</a>, neosindaco di Tromello</figcaption></figure>



<p>Gianmarco Negri è stato eletto primo cittadino il 28 maggio 2019, con grande sorpresa e commozione per tutta la comunità lgbt. Il neosindaco di Tromello, in provincia di Pavia, ha approfittato della sua posizione per rendere nota la sua storia difficile, lanciando un messaggio positivo di speranza per altri giovani che come lui cercano il coraggio di accettarsi e farsi accettare nonostante i molti limiti della società italiana a rapportarsi alla comunità transgender, in primis dal punto di vista linguistico.</p>



<p>Molti quotidiani e giornali online, infatti, si sono riferiti a lungo a Gianmarco, usando il suo nome femminile e mostrato un’attenzione morbosa per i dettagli più intimi della sua transizione, ignorando aspetti ben più importanti riguardanti il percorso di accettazione che poteva essere- e in qualche modo è stato comunque- d’ispirazione per i giovani transessuali che hanno ancora difficoltà, in un simile contesto, a trovare modelli e supporto familiare che li aiuti in questa fase difficile di accettazione di sé.</p>



<p>Com’è andato, allora, questo giugno? Il mese del Pride ha registrato numeri impressionanti, eventi e pride organizzati in tutt’Italia hanno mostrato una partecipazione notevole. In particolare, per Milano Pride hanno sfilato <strong>trecento mila persone</strong>, abbastanza da riempire San Siro, dati che non possono essere ignorati e danno speranza su ciò che ancora si può fare, praticamente e politicamente, per affermare i diritti delle minoranze.</p>



<p>Eppure.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/07/photo-1531117192283-a41f6a903348.jpg" alt=""/></figure>



<p>Il Pride è una festa, una festa per tutti, ma troppo spesso ultimamente si dimentica la sua connotazione attivista, sfiliamo per mostrare quanto siamo favolosi nella nostra diversità ma anche per dire “Noi esistiamo” “Non ci ignorate” “Non ci discriminate”, manifestando perché tutti abbiano gli stessi diritti. Partecipare attivamente significa anche creare un dialogo che permetta di dare voce a chi fa parte della comunità, di dare voce alle loro esigenze e mettere in luce le nuove tematiche da considerare quando si parla di inclusione.</p>



<p>Cinquant’anni sono pochi, i paesi in cui il matrimonio gay è legalizzato non sono ancora tanti e i tentativi di togliere quei pochi diritti acquisiti- che difficilmente trovano riscontro nella quotidianità, nonostante tutto- sono ancora troppi per adagiarsi sugli allori e pensare che “ormai il più è fatto, di cosa vi lamentate?”. E le prove di tutto ciò le abbiamo viste questo mese, il mese di giugno, il mese che vuole parlare di liberazione e inclusione, che vuole dare spazio a lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, asessuali, ecc, il mese in cui a farla da protagonisti sono stati: gli eterosessuali. Gli etero cisgender, per la precisione.</p>



<p>I principali confronti, ormai, avvengono su internet- ad oggi luogo fondamentale per partecipare a discussioni ed essere aggiornati sui temi che stanno davvero a cuore a chi, della comunità, può esprimersi al meglio solo in quel contesto. Un luogo di una influenza tale che molti politici, internazionali e italiani, ne hanno colto il potenziale e investito soldi e personale nella comunicazione social, riuscendo in molti casi a imporre la loro agenda politica e monopolizzare l’attenzione dei media tradizionali con una emoji scritta al momento giusto.</p>



<p>Twitter, Facebook e Instagram si dividono l’attenzione del pubblico interessato al pride e soprattutto all’anima dell’evento. Ma invece di stimolare dibattiti, lo spazio già stretto è stato completamente occupato da aziende e <em>alleati</em>.</p>



<p>Gli alleati sono coloro che sostengono attivamente i diritti e le iniziative della comunità lgbt, pur non facendone parte (perché sono etero e cisgender, ossia si identificano nel genere con cui sono nati), ma una categoria che non subisce discriminazioni non può prendere in mano il microfono e dettare le regole della festa, al massimo può tenerlo su e permettere, a chi un microfono non l’ha mai avuto, di parlare.</p>



<p>La tendenza che si è registrata attraverso diversi post, che pur con intento nobile, hanno attirato più attenzione di altri, è che l’inclusione urlata agitando la bandiera arcobaleno arroghi a tutti il diritto di parlare, anche quando non si è titolati a farlo.</p>



<p>Porterò degli esempi per essere più chiara, cominciando con una domanda: possiamo veramente parlare di discriminazione quando a sentirsi <em>discriminata</em> è una categoria privilegiata? Il senso di movimenti come Black Lives Matter in USA non è sminuire le violenze della polizia sui bianchi, ma riconoscere che vi è un razzismo così radicato che la statistica vede gli afroamericani come la categoria più a rischio, una minoranza che non viene tutelata, che ha bisogno di campagne specifiche per sensibilizzare e far conoscere una realtà che per chi è privilegiato non esiste. Il movimento femminista non può essere accusato di sessismo quando indica, statistiche alla mano, gli uomini come i principali autori di violenze sessuali sulle donne e di femminicidio, non vuole sminuire le violenze subite dagli uomini, ma mettere in risalto le disparità di una minoranza che ancora oggi non sente di aver raggiunto uguaglianza di diritti- giuridica, teorica, fattuale.</p>



<p>Dietro le ottime intenzioni di sostenere una categoria a cui si appartiene, si nasconde un protagonismo che danneggia il movimento e, come il movimento All lives matter (nato in contrasto al Black Lives Matter, <a href="https://www.vanityfair.com/news/2016/07/black-lives-matter-all-lives-matter">qui</a> per approfondire) impedisce che i veri detentori dei diritti vengano ascoltati. La massiccia presenza di aziende che per questo mese- e questo mese soltanto- ha colorato i propri prodotti con l’arcobaleno, senza avviare campagne concrete a favore della comunità lgbt, ha portato al pride “alleati” che mai prima di allora avevano mostrato interesse per la causa.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/07/caterina-balivo-primavera-getty-1217.jpg" alt=""/><figcaption><a href="https://dileidemosite.files.wordpress.com/2019/03/caterina-balivo-primavera-getty-1217.jpg">Caterina Balivo</a></figcaption></figure>



<p>Eterosessuali come Caterina Balivo, scelta come madrina di Milano Pride da un gruppo di organizzatori che devono essere stati terribilmente sbadati per aver designato al ruolo non solo una donna bianca cisgender- ignorando le numerose personalità lgbt che potevano lanciare messaggi più incisivi e positivi &#8211; ma anche una conduttrice che più di una volta ha mostrato atteggiamenti misogini e transfobici (<a href="https://www.huffingtonpost.it/2017/02/08/balivo-diletta-leotta-sanremo-2017_n_14637056.html">qui</a> le sue dichiarazioni su Diletta Leotta e <a href="https://tv.fanpage.it/gaffe-di-caterina-balivo-vladmiri-luxuria-no-dimmi-il-nome-di-una-donna-con-la-gonna/">qui</a> le parole riguardo la femminilità di Vladimir Luxuria).</p>



<p>Una sbadataggine che è stata ferocemente attaccata sul web e che ha imposto un ripensamento degli organizzatori che, nel dubbio, una madrina non l’hanno più scelta.</p>



<p>Non solo, a trovare eco sui giornali e in radio, sono state le storie su Instagram di Stella Manente, influencer e modella che, bloccata per strada dalla manifestazione tenuta a Milano, ha inquadrato la folla mostrando il suo sdegno e invocando Hitler. Una serie di esternazioni che sono state accompagnate da scuse ancora peggiori che le hanno dato ulteriore risonanza oltre a, sono sicura, procurarle qualche invito in un salotto televisivo in autunno.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>E dove sono le voci di lesbiche, gay, bisessuali? Non pervenute. Coperte dall’esibizionismo di chi ruba microfoni che verranno smontati a fine mese. Ormai siamo bravi a spiegare perché il Pride non è una “carnevalata”, sarà difficile rivendicare il giusto spazio per le persone che davvero hanno bisogno di quel mese e di quella festa, per non dimenticare a chi è rivolta. Non puoi mostrare atteggiamenti transfobici e partecipare al pride, perché fu una trangender a scagliare la prima bottiglia, non puoi essere misogino perché fu una donna, non puoi essere razzista perché Sylvia Rivera è afroamericana, ma non puoi neanche- da eterosessuale cisgender- prendere tu in mano la bottiglia e scagliarla per lei, perché non è il tuo compito, non è la tua lotta, la tua lotta è dire ogni giorno che fa bene a esistere una Sylvia Rivera e contrastare chi non riconosce i suoi diritti, non cercare la loro approvazione. Non si lotta solo a giugno, solo al mese del Pride, si lotta tutti i giorni dell’anno, finché ognuno si sentirà libero di essere se stesso.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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