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Intelligenza artificiale: e se la tecnologia esprimesse forme d’arte?

In questi anni più che mai, stiamo vivendo il progresso tecnologico appieno. La scienza tecnologica è entrata a far parte della nostra vita divenendo man mano parte integrante di quello che facciamo, sia nel quotidiano che nell’ambito lavorativo; dal banale uso dei cellulari da cui oramai siamo tutti dipendenti, agli elettrodomestici, per arrivare all’intelligenza artificiale. Sono davvero tanti gli esperimenti e i progetti che riguardano robot con sembianze umane che replicano la nostra voce, simulano empatia e sono dotati di un vasto ventaglio di stimoli e risposte; ma ancora più interessante è l’incontro tra IA e arte. 

Potremmo davvero dare una definizione di arte? Ispirazione, immedesimazione, contatto con l’universo, sentimenti; come potrebbe quindi collimare con l’intelligenza artificiale? Sembra impossibile, invece siamo arrivati fino a questo punto. 

Ma come? Esistono molti software basati su AI che permettono di generare immagini di qualsiasi tipo da input testuali, uno tra i tanti è Midjourney, attualmente in fase beta (cioè non ancora arrivato alla sua forma finale). Questo interessante programma è basato su un modello di linguaggio chiamato Generative Pre-trained Transformer (GPT), in grado di creare immagini tramite parole che noi stessi inseriamo. Come può però un’IA dare vita a immagini da zero e in pochi minuti? Il meccanismo e il suo corretto funzionamento sono il risultato di continui inserimenti nel sistema da parte degli sviluppatori. Essi incrementano assiduamente documenti e testi in modo che l’intelligenza artificiale li possa anatomizzare e affinare ogni volta di più, emulando l’arte; è infatti possibile scrivere nel testo lo stile artistico che preferiamo (ad esempio Impressionismo o addirittura il nome del pittore), il soggetto (animale, persona, oggetto), l’espressione dei volti, la fascia d’età, lo sfondo, il contesto (incendio, paradiso, Epoca Vittoriana e così via) e una serie di altri dettagli. Midjourney metterà a disposizione delle prime varianti su cui poi potrà continuare a lavorare tramite i nostri nuovi input, davvero strabiliante. Questi software vengono infatti utilizzati anche per ricreare scene di film e videogiochi. Molti artisti e interior designer si stanno dilettando nell’utilizzo di queste IA. 

È notevole la precisione delle immagini generate, ma soprattutto “l’anima” che è possibile donare loro; infatti, non basta scrivere parole alla rinfusa per ottenere un buon esito: per lavorare sull’atmosfera che cerchiamo è importante dare spunti precisi, collocare ogni aspetto di modo che abbia un senso nella totalità dell’immagine. Questi programmi, con le conseguenti applicazioni, possono essere un divertente passatempo, ma in realtà sono utili se usati nel modo corretto. 

Ed è proprio questo il punto focale delle tante critiche che stanno ricevendo gli sviluppatori, da parte di disegnatori e altri professionisti della scena artistica contemporanea. La domanda che viene spesso posta è: le IA sostituiranno il nostro intelletto e la genuinità dell’arte umana? Non sarebbe meglio usarle soltanto in ambito medico e finalizzate a scopi sociali, senza “rubare” il lavoro a nessuno?

In realtà, il senso del progresso risiede proprio in questo: imparare ad apprezzare e fare nostre le novità. Successe con le prime macchine fotografiche digitali, e, sebbene non sia vietato utilizzare le analogiche ancora ora, sviluppare delle foto, a oggi, risulta molto più dispendioso a livello economico e di tempo, e poi, diciamolo chiaramente, le foto scattate in digitale, se poi ben postprodotte e fatte da chi conosce bene la tecnica, sono ugualmente belle, certamente non vintage, ma comunque valide. Potremmo andare avanti a fare esempi all’infinito, si pensi ai computer, ai social network, agli iPhone, su qualsiasi nuova tecnologia è sempre scesa una pioggia di critiche, ma alla fine ne abbiamo sempre tratto benefici. I social velocizzano la messaggistica e vengono usati da tantissimi professionisti per prendere appuntamenti, vendere merce e un a serie di altre comodità. La storia ci insegna che questa reazione avversa risiede negli uomini da sempre, infatti si estende anche ai nuovi approcci (si pensi all’insegnamento, alle tante metodologie cognitive che ci sono ad esempio nell’educazione cinofila) e spesso i nuovi arrivati vengono additati come “frettolosi” o “troppo giovani”. Dovremmo sempre essere aperti a nuove conoscenze e accogliere ciò che stiamo diventando.


Articolo pubblicato sul Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei ventenni