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Indignarsi a comando per sentirsi migliori

Questione di dettagli: il tornito fondoschiena della Spigolatrice di Sapri, modellato dallo scultore Emanuele Stifano, ha scatenato una pioggia di commenti che – pur senza dare sollievo al clima siccitoso di queste settimane – ha confermato due tendenze piuttosto consolidate nell’opinione pubblica italiana: da una parte, l’indignazione a comando, calibrata sugli umori mutevoli della piazza, alla quale offrire slogan e pensieri da scartare come se fossero caramelle; dall’altra l’abitudine a trasformare un argomento più congeniale alle spigolature de «La settimana enigmistica» in un caso da prima pagina. Non si capisce per quale motivo un’opera d’arte – che, come ogni creazione dell’ingegno umano, può suscitare sensazioni  contrastanti – possa essere considerata «uno schiaffo sessista» (Manuela Repetti, senatrice del gruppo misto) o «un’offesa alle donne» (Laura Boldrini, deputata del Partito democratico) in base a un unico particolare anatomico. Se avessimo usato questo metro di valutazione anche in età neoclassica, cosa avremmo dovuto dire della Paolina Borghese senza veli scolpita da Antonio Canova? Pensiamo davvero che siano i centimetri di pelle nuda di un corpo maschile o femminile a umiliare la dignità di un individuo? Se così fosse, dovremmo ritirare dal mercato le poesie erotiche di Pablo Neruda, i film di Bernardo Bertolucci (a cui non fu peraltro risparmiato il rogo delle copie di Ultimo tango a Parigi) e i cataloghi delle opere di Amedeo Modigliani. Per tacere dei reperti archeologici custoditi nei musei italiani – ben più lascivi della statua di Sapri – perché potrebbero turbare i nostri sensi e traviare le generazioni future. Prima di dare un involontario suggerimento ai censori del XXI secolo e di aprire il dibattito tra i lettori, resta ancora una considerazione in sospeso: la ricerca spasmodica di messaggi degradanti per l’immagine delle donne (persino dove non ce n’è traccia) nasconde l’incapacità di parlare seriamente della condizione femminile in una società perennemente abituata a rinviare qualsiasi conquista di civiltà. E questo non è affatto un dettaglio.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni