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In visita all’Albergo Etico

L’albergo in cui il lavoro è un diritto di tutti

Fénis, l’Hotel Comtes de Challant oltre alla vista unica sul castello, merita una visita perché offre lavoro a ragazzi disabili.

Come nasce Albergo Etico (AE)?

Da un ristoratore di Asti che, 10 anni fa, ospitò lo stage di un ragazzo con sindrome di Down. Da lì, il progetto si è esteso geograficamente fino in Australia e strutturalmente con un metodo (Montessori) di supporto a più disabilità e con l’Accademia dell’Indipendenza, il vero campo di gara dove i ragazzi mostrano tutta la loro autonomia, quando a fine giornata tornano nei loro alloggi.

Qual è il ruolo delle famiglie in questo progetto?

AE è la punta dell’iceberg: il progetto nasce anni prima con le famiglie. Li preparano sia, ad esempio, a maneggiare un coltello, sia fisicamente, con corsi di judo dove imparano a cadere. AE è innanzitutto una solida rete di famiglie, di condivisione e reciproca assistenza. I ragazzi vivono da soli ma non sono mai soli. Li seguiamo con la geolocalizzazione o ‘viaggiatreno’; a volte una madre va in stazione per accertarsi (a distanza) che un ragazzo (non suo) prenda il treno. Poi, i ragazzi inviano regolarmente foto alle famiglie come diario dei loro progressi.

Dove si trova AE?

Al momento siamo ad Asti, Fénis, Roma e Blue Mountains (in Australia). Prossima apertura a Cesenatico, e poi Albania, Argentina, Bari…Trovate tutte le info su www.albergoetico.it.

Posso chiedere ad uno dei ragazzi cosa gli piace del loro lavoro?

Alessandro: “É bello essere a contatto con persone di tutte le età, servire in sala e al bar. Forse l’unica pecca è che quando ci sono troppe cose da fare, può diventare stressante.”

Alla domanda, se gli piace la montagna, Alessandro ha ammesso, con un po’ di remore e estrema educazione: “La mia preferenza sono le grandi città e il mare…magari Palermo, visitare la Sicilia è proprio un mio sogno!”

…e noi ti auguriamo che presto possa esserci un Albergo Etico anche a Palermo e tu possa trasferirti lì!


Articolo pubblicato sul Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei ventenni

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