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Il Grande Fardello: Tra eccessivo folklore e privacy violata

16 settembre 1999.
Trepidazione, le luci si riscaldano, il trucco è statuario, il pubblico entra e “3, 2, 1…azione”!
Una data che per molti non avrà alcun senso, ma in realtà la televisione mondiale, da quella sera, è cambiata per sempre. Il Grande Fratello fa capolino in un mondo che agognava di vedere, vivere e scoprire, in ogni dettaglio, la vita di alcuni malcapitati, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’Olanda, antesignana del programma, registrò un totale di ascolti così elevato, che il format televisivo, in breve tempo, conquistò il mondo.

Mentre in Italia Daria Bignardi si preparava a iniziare, io ancora dovevo finire i compiti, non rendendomi conto di quanto la mia realtà stesse modificandosi pian piano. Ricordo Roberta Beta entrare con entusiasmo, una Marina La Rosa insipida e ancora completamente vestita, per terminare con un Pietro Taricone che per via dei muscoli, entrava con difficoltà nell’inquadratura.

Telecamere ovunque, microfoni accesi, registrazioni, voci, sguardi malefici, litigi. Ogni cosa, ogni movimento, era visionato, registrato e riguardato, più e più volte. Se mi fermo un secondo a pensare, ancora mi chiedo “perché dovremmo avere la voglia di scrutare nella vita delle persone, augurandoci che non ci sia alcun limite a bloccarci?”.

La risposta la ritrovo in un libro che ho molto amato, letto 10 anni fa, ma che ha quel profumo di modernità misto a consapevolezza di chi ne ha viste tante: 1984, George Orwell. Per chi non conoscesse la trama di questo incredibile testo, dovrebbe procurarsene una copia, approfittando di quella fortuna che risiede nella stessa sua lettura.

Tre mondi, un modo nuovo di vedere il totalitarismo, ma soprattutto la presenza di un “Grande Fratello”. Un occhio al di sopra di ogni cosa, un occulto artefice, invisibile ad occhio umano, ma che viveva attraverso delle telecamere, all’interno delle case del popolo.

Il testo, pur essendo intitolato “1984”, è una proiezione che l’autore stesso ha del futuro, perché la scrittura avviene nel 1948. La seconda guerra mondiale è terminata, gli stati si stanno riformando e si rialzano con nuove consapevolezze, cercando di evitare, per quanto più possibile, l’occhio indiscreto del “Big Brother”.

La rivista “Book” lo inserisce tra i primi 100 personaggi immaginari del ‘900 ma gli anni 2000 lo rendono ancor più realistico, non solo attraverso lo schermo della TV, ma anche attraverso le nuove tecnologie e le scoperte più avanzate.

Il nostro nuovo Grande Fratello risiede nelle nostre case, nella nostra stanza, forse anche nell’apparecchio elettronico più vicino a voi. Lo troviamo dietro la webcam del nostro computer, nel microfono del nostro smartphone, in Alexa di Amazon ed in Google Home e forse negli occhi dei nostri più cari amici e dei nostri tanti conoscenti. Pensate a quante volte i social media vi abbiano proposto pubblicità riguardanti qualcosa che avevate detto e/o scritto pocanzi in altri social media. Sto ancora guardando le offerte su FaceBook sui palloncini a forma di unicorno per il compleanno di mia nipote, che già Instagram mi propone offerte di viaggio per la Tailandia, solo perché ho condiviso con i miei genitori il desiderio di partire. È incredibile come ogni nostra parola dia seguito a impervie conseguenze ed ogni silenzio venga tradotto con la domanda “di cosa hai bisogno oggi?”.

Anno 2016. Elezioni negli Stati Uniti. Trump vittorioso su Hillary Clinton. Tabloid pieni di accuse per l’idea che il nuovo Presidente americano avesse provato ad entrare nelle case degli elettori americani. Non vi è nessuna certezza in merito, ma siamo sicuri che questo non accada, ogni giorno, con altri dei nostri dispositivi elettronici?

Vivamente spero ciò non possa accadere, ma so per certo che per vincere il Grande Fratello, non ci sia bisogno di provini e frasi ad effetto, ma solo la voglia di spegnere le luci, il computer, lo smartphone e di prendere un libro in mano, sperando che anche questo non nasconda due occhi indiscreti e troppo curiosi.

 

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