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Essere un rider ai tempi del COVID-19

Innanzitutto, chi sono i riders?
Rientrano in questa categoria tutti i lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna urbana e domiciliare di beni per conto di imprese o privati che lavorano nel mondo della ristorazione (ma non solo), con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali (vedi ad esempio JustEat, Deliveroo, Amazon ecc.).


La normativa
Con la conversione in legge del D.L. n. 101/2019, i ciclofattorini hanno finalmente guadagnato qualche tutela in più, sia in termini di retribuzione che di infortunistica. È stato stabilito che le loro prestazioni devono sempre essere regolate da un contratto (prima in tanti lavoravano a nero) e che, in caso di violazione o mancata stipula del contratto, hanno diritto a un’indennità risarcitoria di entità non superiore ai compensi percepiti nell’ultimo anno.
Inoltre hanno diritto a un’indennità integrativa non inferiore al 10% per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni meteorologiche sfavorevoli.
I riders impiegati in maniera saltuaria non possono essere retribuiti a cottimo (cioè in base al numero di consegne effettuate), ma deve essere loro garantito un salario orario minimo.
Infine, è garantita loro la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, oltre al premio di assicurazione INAIL determinato in base al tasso di rischio corrispondente all’attività svolta.


I rischi di questo periodo
La categoria dei ciclofattorini è fra le poche che, nonostante l’emergenza sanitaria, continua a lavorare come prima. Tuttavia, i sindacati di lamentano la mancanza di dispositivi di protezione individuale adeguati che le aziende stanno distribuendo soltanto a macchia di leopardo; così, in molti sono costretti a scegliere se continuare a lavorare nonostante i rischi di contrarre il Covid-19 o ritirarsi e perdere magari quella che è la loro principale – se non addirittura unica – fonte di guadagno.
Per fortuna però, queste circostanze non sono passate inosservate: è di pochi giorni fa la sentenza del Tribunale di Firenze che ha accolto il ricorso di un dipendente di JustEat, Yiftalem Parigi, disponendo che l’azienda ha l’obbligo di fornirgli mascherine, guanti e gel disinfettante contro il contagio da coronavirus. E Beppe Sala, il sindaco di Milano, ha annunciato che l’amministrazione provvederà alla distribuzione di guanti e mascherine a tutti i riders.


Come si sono mosse le principali aziende di delivery?
Amazon, per esempio, ha messo a disposizione mascherine presso i vari depositi di smistamento dislocati sul territorio, oltre ad aver imposto a tutti i dipendenti il rispetto delle disposizioni igienico-sanitarie dell’Oms e ad aver chiesto ai suoi fornitori di servizi di consegna di disinfettare i veicoli, all’inizio e alla fine di ogni turno.

Le società di food delivery, invece, hanno attuato strategie diverse.
Ad esempio, Glovo ha inviato una mail a tutti i suoi iscritti, informandoli del fatto che il contenuto di tutte le consegne viene riposto in sacchetti chiusi, collocati all’interno di zaini che i corrieri sono stati invitati a mantenere costantemente igienizzati.
Deliveroo – seguita poi da JustEat – ha adottato un nuovo tipo di consegna per ridurre al minimo i contatti: prima di ordinare, l’app richiede all’utente di indicare al rider dove lasciare esattamente il cibo; una volta che il fattorino raggiunge le vicinanze dell’abitazione, il cliente riceve una notifica di promemoria sulle modalità di consegna e, una volta arrivato, il rider lascia la borsa termica con l’ordine fuori dalla porta, allontanandosi di un metro in attesa che la consegna vada a buon fine. Deliveroo, inoltre, ha attivato a favore dei suoi dipendenti un’assicurazione totalmente gratuita in caso di contagio.


La risposta delle istituzioni
Anche il Decreto Cura Italia (d.l. 17 marzo 2020, n. 18) è intervenuto in materia, a tutela sia dei lavoratori dipendenti che di quelli occasionali (i riders possono appartenere sia alla prima che alla seconda categoria).
a) Per i primi il Governo ha previsto una serie di ammortizzatori sociali, i più incisivi dei quali sono: la Cassa Integrazione ordinaria e straordinaria, i voucher baby-sitter, i congedi parentali e il fermo ai licenziamenti (ne abbiamo parlato qui);
b) Per i secondi è stato istituito un “fondo per il reddito di ultima istanza” dell’importo di 300 milioni, a cui possono attingere non solo i lavoratori occasionali, ma anche quelli domestici e gli iscritti alle Casse Professionali (ovvero avvocati, architetti, psicologi ecc).
L’auspicio è che, pedalata dopo pedalata, tutti i riders d’Italia giungano ad ottenere piena tutela della loro posizione lavorativa, perché il fatto che lavorino su un motorino o una bicicletta non li rende diversi da chi sta seduto ad una scrivania o davanti a un computer!

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