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	<title>Matteo Petramala &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>L&#8217;estremismo Democratico &#8211; E&#8217; l&#8217;uguaglianza che minaccia la democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“È la mia opinione!” (cit. Umanità) Facendo un tuffo a ritroso nelle agitate acque della storia dell’umanità incontriamo la Democrazia, per la prima volta, quasi 5 secoli a.C., nell’antica Grecia.&#160; A quel tempo, gli Ellenici, ne racchiudevano il significato nell’espressione “potere del popolo”. Successivamente, però, tale espressione è stata arricchita in “potere dal popolo, del popolo, per il popolo” il cui senso, profondo, si riassume nell’idea che il potere di governare derivi dal popolo, appartenga dunque ad esso ed è [&#8230;]</p>
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<p>“<em>È la mia opinione!</em>” (cit. Umanità)</p>



<p>Facendo un tuffo a ritroso nelle agitate acque della storia dell’umanità incontriamo la Democrazia, per la prima volta, quasi 5 secoli a.C., nell’antica Grecia.&nbsp;</p>



<p>A quel tempo, gli Ellenici, ne racchiudevano il significato nell’espressione “<em>potere del popolo</em>”.</p>



<p>Successivamente, però, tale espressione è stata arricchita in “<em>potere dal popolo, del popolo, per il popolo</em>” il cui senso, profondo, si riassume nell’idea che il potere di governare derivi dal popolo, appartenga dunque ad esso ed è solo per garantire il benessere e la prosperità dello stesso che può e deve essere esercitato.</p>



<p>Molteplici, in realtà, sono state le “<em>ondate</em>” di democratizzazione dei popoli succedute nel tempo ma tutte avevano qualcosa in comune, alcuni criteri ispiratori: il suffragio universale; le elezioni libere, competitive, ricorrenti e corrette; un pluralismo di partiti; diverse ed alternative fonti di informazione.</p>



<p>A questi criteri fondanti hanno sempre fatto da corollario alcune libertà fondamentali: libertà di associazione; libertà di pensiero ed espressione; diritto di voto e molti altri.</p>



<p>Per poter conquistare tutto questo, che oggi pare scontato e “noioso”, tanti hanno lottato fino a perdere la vita.</p>



<p>Eppure, come sempre è stato nella storia dell’umanità, iniziano ad intravedersi le prime piccole crepe. Gli scricchiolii di assestamento cominciano a lasciare il passo a quelli di cedimento.</p>



<p>Il canto delle sirene a cui prima si era sordi, ora inizia a trovare orecchie pronte ad ascoltare.</p>



<p>Il rischio, neanche eccessivamente lontano, è esattamente questo, che si manifesti ancora una volta ed in tutta la sua prorompente potenza la ciclicità della storia.</p>



<p>Ed infatti, la fase più pienamente democratica vissuta dalla nostra società (secondo il sociologo e politologo britannico Colin Crouch, con il suo&nbsp;<em>Post Democracy)&nbsp;</em>ha avuto inizio in quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale e dell’America settentrionale attorno alla metà del XX secolo (agli albori delle democrazie “moderne”) ed è coincisa con un altissimo entusiasmo ed una consapevole partecipazione al dibattito politico.</p>



<p>Tutti i sistemi democratici si basavano, però, su un concetto estremamente semplice che rappresentava la colonna portante dell’intero impianto, già utilizzato dagli antichi Greci: il riconoscimento del merito, lo scegliere per il governo “<em>i migliori tra il popolo</em>”.</p>



<p>Il popolo, quindi, prendeva attivamente parte al procedimento di governo scegliendo, con grande accuratezza, rappresentanti colti e preparati, riconoscendo loro il merito di aver acquisito un bagaglio culturale significativo e dando loro credito in ragione dello stesso.</p>



<p>Ma è sulla libertà di opinione mista al principio, fondamentale, di uguaglianza su cui vorrei soffermarmi oggi perché, sventura, proprio queste rischiano di sabotare dall’interno la Democrazia.</p>



<p>A tal riguardo così si esprimeva, nella seconda metà dell’ottocento, il filosofo Amiel che in “<em>Frammenti di diario intimo</em>” così scriveva: “<em>… la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioé la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento</em><em>.”</em></p>



<p>Ci troviamo innanzi ad un paradosso di non poco conto e di difficile soluzione: viviamo in una società che è basata sull’assunto che siamo tutti uguali sotto l’aspetto dei diritti ed abbiamo piena libertà di opinione.</p>



<p>Ma è la stessa società in cui è ancora significativa la presenza di sessismo, razzismo e discriminazione in genere.</p>



<p>Si tratta della medesima società in cui per occupare un posto nelle cancellerie dei Tribunali così come all’Inps dev’essere superata una attenta e stringente selezione ma, per divenire Ministro, non vi sono limitazioni né di curriculum né di competenze.</p>



<p>L’esacerbazione del concetto di uguaglianza ci ha condotti ad essere guidati da soggetti culturalmente assai discutibili, a non avere più il coraggio (ma la presunzione contraria) di ammettere che&nbsp;non siamo tutti uguali&nbsp;rispetto al nostro background culturale e quindi alla capacità di discernere consapevolmente cosa è giusto e cosa non lo è anche e soprattutto per il governo di uno stato.&nbsp;</p>



<p>Ecco, probabilmente, spiegate le ragioni della sempre crescente deriva populista degli stati democratici.</p>



<p>Ecco spiegato, forse, come riesca ad alimentarsi l’orda No &#8211; Vax, ecco come i complottisti abbiano al seguito milioni di persone.</p>



<p>Abbiamo, colpevolmente, commesso l’errore di confondere il concetto di uguaglianza con quello di parità.</p>



<p>Siamo tutti pari innanzi lo Stato e le sue leggi, ma non siamo tutti uguali sotto un punto di vista culturale e di comprensione della realtà che ci circonda.</p>



<p>Il ritenere che tutte le opinioni siano uguali, senza riconoscere una differenza di merito e competenze è, paradossalmente, un rischio per la Democrazia stessa perché si finisce per confondere e fondere la massa col Governo, così come avviene nella degenerazione dello Stato democratico e si tramuti nell’Oclocrazia “disegnata” da Polibio.</p>



<p>E’ per questa ragione che dovremo fuggire la fatale tentazione di desiderare un Governo DEL popolo, ma dovremmo piuttosto ambire ad un Governo PER il popolo.</p>



<p>Un Governo attentamente scelto dal Popolo in ragione della competenza dei suoi componenti che attui politiche votate al benessere collettivo e non al mero consenso elettorale.</p>



<p>Perché uno Stato possa prosperare in Democrazia, infatti, necessita di un Popolo davvero maturo che scelga con estrema accuratezza i suoi rappresentanti.</p>



<p>Perché tutto questo avvenga è necessario quindi comprendere che no, non tutte le opinioni sono uguali.</p>



<p>Questo, che ci piaccia o no, è il prossimo tema di discussione che l’Italia e probabilmente il mondo si troverà a dover affrontare e la cui “soluzione” condurrà il genere umano in un’era di prosperità generale od in una nuova era buia.</p>



<p><em>“È una mia opinione?”</em></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;AltraVoce dell&#8217;Italia di lunedì 18/05/2020</em></p>
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		<title>Il &#8220;nuovo&#8221; processo disegnato dal Decreto &#8220;Cura Italia&#8221;</title>
		<link>https://ventiblog.com/il-nuovo-processo-disegnato-dal-decreto-cura-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di diritto]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[cura italia]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[processo telematico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emergenza epidemiologico-sanitaria che si è abbattuta sul mondo ha avuto significative ripercussioni su qualsiasi genere di attività umana impedendone e/o limitandone il “normale” svolgimento. Tra queste, ovviamente, rientrano anche quelle relative all’amministrazione della giustizia, siano esse civili, penali o amministrative. Il Decreto denominato “Cura Italia” è intervenuto, tra gli altri, anche su questo punto, dettando disposizioni urgenti in materia. Il succitato provvedimento ha infatti introdotto alcune disposizioni finalizzate al potenziamento del processo telematico (estendendolo anche all’ambito penale) così da permettere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’emergenza epidemiologico-sanitaria che si è abbattuta sul mondo ha avuto significative ripercussioni su qualsiasi genere di attività umana impedendone e/o limitandone il “normale” svolgimento.</p>



<p>Tra queste, ovviamente, rientrano anche quelle relative all’amministrazione della giustizia, siano esse civili, penali o amministrative.</p>



<p>Il Decreto denominato “<em>Cura Italia</em>” è intervenuto, tra gli altri, anche su questo punto, dettando disposizioni urgenti in materia.</p>



<p>Il succitato provvedimento ha infatti introdotto alcune disposizioni finalizzate al potenziamento del processo telematico (estendendolo anche all’ambito penale) così da permettere nella fase di emergenza (caratterizzandola quindi come una eccezione) lo svolgimento di tutte le attività giudiziarie.</p>



<p>Il 24 aprile 2020, il Decreto Cura Italia è stato convertito il Legge (Nr.18/2020) dal Parlamento.</p>



<p>Vediamo quindi, quali sono nello specifico le novità introdotte e quali le criticità emerse dall’emanazione di questo provvedimento.</p>



<p>Una prima novità riguarda la&nbsp;procura alle liti (art. 83 c.p.c.), fino alla cessazione delle misure di distanziamento sociale, nei procedimenti civili, sarà possibile la sottoscrizione della procura alle liti dalla parte anche su un documento (cartaceo) trasmesso al difensore, scansionato o fotografato, unitamente a copia di un documento di identità in corso di validità, anche a mezzo strumenti di comunicazione elettronica (il Decreto non specifica quali siamo tali strumenti quindi nel silenzio della norma sarà possibile inviare la procura sottoscritta al proprio avvocato anche tramite WhatsApp o simili).</p>



<p>In pratica l’Avvocato invierà una copia della procura alle liti “vuota” alla parte che provvederà a sottoscriverla e, successivamente, a scansionare o fotografare per poi ritrasmetterla (con qualsiasi mezzo elettronico a vostra disposizione) allo stesso legale.</p>



<p>Successivamente, l&#8217;avvocato certificherà l&#8217;autografia mediante la sola apposizione della propria firma digitale sulla copia informatica della procura ricevuta digitalmente.&nbsp;</p>



<p>Tale provvedimento consentirà alla parte e al difensore il rilascio e l’acquisizione della procura alle liti evitando qualsiasi contatto fisico.</p>



<p>La criticità relativa a questa validissima e sensatissima modifica procedurale è relativa al fatto che mal si comprende quale sia la ragione per cui la citata modalità di rilascio della procura alle liti rimarrà valida solo fino alla cessazione delle misure di distanziamento e non anche successivamente, poiché si tratta di una misura che accelera e semplifica notevolmente i rapporti fra cliente e difensore.&nbsp;</p>



<p>In secondo luogo, per ciò che attiene gli incontri di mediazione, nel periodo&nbsp;intercorrente tra il 9 marzo al 30 giugno 2020 e con il preventivo consenso di tutte le parti coinvolte nel procedimento, questi incontri potranno svolgersi in via telematica.&nbsp;</p>



<p>Il verbale relativo al procedimento di mediazione svoltosi in tale modalità, trasmesso in via telematica, sarà sottoscritto dal mediatore e dagli avvocati delle parti con firma digitale ai fini dell&#8217;esecutività dell&#8217;accordo.</p>



<p>In questo caso, al contrario di quanto rilevato in relazione alla formazione della procura alle liti, anche successivamente al periodo sopra specificato, gli incontri potranno continuare a svolgersi in via telematica mediante sistemi di videoconferenza (tale evenienza, in verità, era concessa anche precedentemente alla crisi causata dalla pandemia).</p>



<p>Il Decreto Legge valica, ancora, un confine significativo: autorizza l’utilizzo (lasciandolo però facoltativo) del processo telematico anche dinanzi alla Corte di Cassazione.</p>



<p>Il provvedimento prevede, all’art. 18, che nei procedimenti, esclusivamente di natura civile, innanzi al Supremo Consesso e sempre sino al 30 giugno 2020, il deposito degli atti e dei documenti da parte degli avvocati possa avvenire in modalità telematica nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.&nbsp;</p>



<p>Doveroso, però, evidenziare due aspetti significativi: da un lato la facoltatività del provvedimento e dall’altro la temporaneità dello stesso.</p>



<p>A tal riguardo, ritengo doveroso sottolineare come l&#8217;attivazione di questo “servizio” sarà preceduta da un provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia che dovrà accertare l&#8217;installazione e l&#8217;idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla completa funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici.&nbsp;</p>



<p>Dunque, se appare comprensibile, per alcuni versi, la facoltà e non l’obbligo di deposito telematico, risulta quantomeno discutibile il consentire tale modalità di deposito solo fino al&nbsp;30 giugno 2020&nbsp;posto che tale servizio sarà attivato solo dopo aver accertato la corretta installazione, l&#8217;idoneità delle attrezzature informatiche ed il funzionamento dello stesso servizio.</p>



<p>Il punto che, però, ha destato e desta maggiore clamore è il processo penale “da remoto”.</p>



<p>Ed infatti, il Decreto Cura Italia ha introdotto&nbsp;ulteriori modifiche che, seppur in ambito diverso, prevedono l’utilizzo della videoconferenza o di altri strumenti informatici e che, di fatto, allontanano la presenza fisica dei protagonisti, dematerializzando il processo fino al 30 giugno 2020(?).</p>



<p>In particolare,&nbsp;le&nbsp;udienze penali&nbsp;che non richiedono la partecipazione di soggetti diversi dal pubblico ministero, dalle parti private e dai rispettivi difensori, dagli ausiliari del giudice, da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, da interpreti, consulenti o periti&nbsp;possono essere tenute mediante collegamenti da remoto&nbsp;individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia.&nbsp;</p>



<p>Lo svolgimento dell&#8217;udienza dovrà tenersi con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l&#8217;effettiva partecipazione delle parti.&nbsp;</p>



<p>Prima dell&#8217;udienza il Giudice farà comunicare ai difensori delle parti ed al pubblico ministero e agli altri soggetti di cui è prevista la partecipazione giorno, ora e modalità di collegamento.&nbsp;</p>



<p>I difensori saranno chiamati ad attestare l&#8217;identità dei soggetti assistiti, i quali, se liberi o sottoposti a misure cautelari diverse dalla custodia in carcere, partecipano all&#8217;udienza solo dalla medesima postazione da cui si collega il difensore (Questo punto desta non poche perplessità).</p>



<p>In caso si tratti di soggetti sottoposti ad arresto o fermo ed il soggetto si trovasse in uno dei luoghi indicati dall&#8217;articolo 284, comma 1, C.p.p., la persona arrestata o fermata e il difensore potranno partecipare all&#8217;udienza di convalida da remoto anche dal più vicino ufficio della polizia giudiziaria attrezzato per la videoconferenza, quando e se disponibile e/o attrezzato.&nbsp;</p>



<p>In tale ultimo caso, l&#8217;identità della persona arrestata o fermata sarà accertata dall&#8217;ufficiale di polizia giudiziaria presente.&nbsp;</p>



<p>Ulteriori e significative novità, che non saranno qui approfondite, sono previste anche per ciò che concerne le Udienze Camerali alle quali il difensore potrà partecipare, da remoto, solo dietro richiesta scritta nonché per ciò che concerne le attività dell’autorità giudiziaria nella fase delle indagini.</p>



<p>Parimenti numerose, con evidenza, sono le criticità e le incertezze che restano alla luce dell’esame di queste novità introdotte dal Decreto Cura Italia.</p>



<p>Lo stato di emergenza giustifica ampiamente l’utilizzo di procedure atte a garantire il mantenimento del distanziamento sociale ma, spesso, troppo spesso, lo Stato italiano ha introdotto modifiche significative sfruttando e giustificandone l’introduzione per ragioni di emergenza, facendole divenire poi, però, permanenti.</p>



<p>A tal riguardo, il rischio, soprattutto in ambito penale è di assoluto rilievo.</p>



<p>La dematerializzazione del processo penale è un rischio che uno stato democratico e di diritto come il nostro non può correre, pena l’avvilimento del contradditorio e lo sbilanciamento dello stesso in favore della magistratura.</p>



<p>Il contraddittorio, l’oralità del processo penale, non possono essere sacrificati sull’altare della speditezza, i problemi del processo italiano sono enormi, conosciuti e di non agevole soluzione.</p>



<p>Ciò non toglie, però, che se dev’esserci una riforma debba essere organica e strutturata ma mantenendo, sempre, quale stella polare, la salvaguardia dei principi su cui il nostro processo di fonda.</p>



<p>Con il fervido augurio, infine, che essa si manifesti in maniera palese e non si celi dietro uno stato di emergenza.</p>
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		<title>A lezione dal Covid-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oscar Wilde scriveva: “L&#8217;esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l&#8217;esame, poi ti spiega la lezione”. Il mondo intero, nei primi mesi del 2020, e chissà per quanto a lungo ancora, è stato chiamato all’esame più difficile e probabilmente più importante dell’ultimo secolo. Oggi, 23 marzo, il Covid-19 si sta espandendo, mettendo a durissima prova i sistemi sanitari di tutto il globo. Questo invisibile nemico, però, sta obbligando il pianeta, tutti noi, a fare qualcosa di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oscar Wilde scriveva: “<em>L&#8217;esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l&#8217;esame, poi ti spiega la lezione</em>”.</p>



<p>Il mondo intero, nei primi mesi del 2020, e chissà per quanto a lungo ancora, è stato chiamato all’esame più difficile e probabilmente più importante dell’ultimo secolo. <br>Oggi, 23 marzo, il Covid-19 si sta espandendo, mettendo a durissima prova i sistemi sanitari di tutto il globo. <br>Questo invisibile nemico, però, sta obbligando il pianeta, tutti noi, a fare qualcosa di nuovo: fermarsi. <br>Ed è proprio a causa di questo stop forzato che abbiamo il tempo necessario per vedere, in maniera diversa e forse per la prima volta, l’intero. Per la prima volta ci rendiamo conto che non esiste, in realtà, un’Italia isolata. Non esiste una Spagna isolata, un’Europa isolata. <br>Per la prima volta sbattiamo violentemente contro la consapevolezza di essere immersi, tutti, in un unico ecosistema, il pianeta Terra. <br>Un virus, nato dalla mutazione di un’influenza che colpisce un particolare tipo di pipistrello ha effettuato un salto extra specie sino a far breccia nel sistema immunitario dell’uomo. <br>Questo avveniva, presumibilmente, in Cina tra la fine di Novembre e Dicembre 2019. A distanza di 3-4 mesi questa particella infettiva è divenuta pandemica. Sorvolo volutamente sulle teorie complottiste relative ai natali di questo virus poiché la scienza ne ha dimostrato l’origine naturale. </p>



<p>La domanda però è: perché non possiamo trarre delle lezioni da questa situazione?<br>In primis il virus ci ha costretti a riconsiderare il valore e l’importanza di qualcosa che non solo davamo per scontata ma che spesso bistrattavamo anche: il Sistema Sanitario e la ricerca.<br>Anni di tagli e di austerity in Italia hanno depotenziato il servizio sanitario e gli strumenti a disposizione delle Università e ricercatori sono “oggettivamente” scarsi, troppo scarsi.<br>Il riflesso è un una sanità messa a durissima prova ed un sistema Universitario/di ricerca che, nonostante l’immane scarsità di risorse, solo grazie ad un encomiabile ed instancabile impegno affronta a testa altissima la sfida contro il Covid-19 (mi sia concessa una brevissima digressione per ringraziare sentitamente tutti coloro che lottano nelle corsie degli ospedali e fuori).</p>



<p>Un’altra verità contro cui ci imbattiamo è che questo stop ha diminuito drasticamente le emissioni di Co2 globali. Secondo la BBC, che incrocia dati forniti dalla Columbia University e da altri studi compilati negli ultimi giorni, infatti, rispetto allo stesso periodo del 2019, il monossido di carbonio, emesso per lo più dalle macchine, è diminuito del 50% come conseguenza della riduzione del traffico, in media del 35% su scala globale. <br>Dopo decenni si riesce a scorgere nitidamente la Cina dallo spazio, i canali di Venezia sono trasparenti tanto da permettere di vedervi, attraverso, i pesci. I delfini, stante l’assenza di imbarcazioni, si avvicinano alle coste regalando uno spettacolo di impareggiabile bellezza in Sardegna così come in moltissime altre aree del mondo. L’aria, in definitiva, è globalmente più pulita, i mari, sono più puliti, l’ecosistema in cui viviamo, migliora.</p>



<p>Il Covid-19, ancora, ci ha obbligati a stare in casa, con la nostra famiglia. Ci obbliga a rinsaldare il legame con noi stessi e con le persone che ci sono più vicine. Ci impone di viverci, di ascoltarci, di capirci. <br>Questa situazione ha obbligato le famiglie a riappropriarsi del loro ruolo di educatore primario dei figli; ci ha ricordato l’importanza dei rapporti umani evidenziando quanto l’essere umano necessiti di contatto e quanto di vivere all’aperto, in comunità. <br>Questa pandemia, di fatto, ha evidenziato tutti gli errori sistemici che affliggono il nostro mondo portando alla luce i nostri errori. Ritenendo assolutamente inappropriato (ai limiti dello sciacallaggio) disquisire sulle scelte politiche poste in essere in questo periodo, potremmo, però, provare a scorgere alcuni insegnamenti.</p>



<p>La lezione principale che possiamo trarne è realizzare che, probabilmente, c’è stata un’era pre &#8211; CoronaVirus e dobbiamo e possiamo fare in modo che ci sia un’era post – CoronaVirus. <br>Il mondo, noi Italiani, saremo chiamati ad una sfida importantissima che è anche un’opportunità: abbiamo la possibilità di indirizzare il nostro vivere verso un nuovo stile di vita. <br>Un’era in cui l’equilibrio tra sostenibilità e profitti non sarà più un’opzione ma un obbligo preciso. <br>Questo virus, infatti, ha reso ancor più evidente, se possibile, quanto l’essere umano sia in realtà fragile e quanto sia necessaria una rivisitazione degli stili di vita finalizzati sino ad oggi alla sfrenata corsa all’arricchimento a cui siamo stati tutti chiamati sin dalla nascita.</p>



<p>Oggi dobbiamo lottare, uniti, contro questo nemico subdolo ed invisibile compiendo un sacrificio enorme. Domani, però, saremo costretti a riconsiderare uno schema sociale, uno stile di vita che non può più non considerare l’intero, il Virus ha infatti dimostrato che il “Butterfly Effect” non è solo un film ma una realtà a cui non possiamo non guardare con attenzione nelle scelte di politica economico-sociale. <br>Il distanziamento sociale, lo starsi più lontani, è oggi l’unica arma possibile contro questo nemico, per poter tornare vicini, ancor più vicini, domani.</p>



<p>L’augurio, quindi, è che da questo terribile esame il mondo riesca a trarre i giusti insegnamenti.</p>



<p>G<em>ià pubblicato su Quotidia</em>n<em>o del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei Ventenni 23/03/2020</em></p>
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		<title>Il fantasma del Negazionismo che si fa realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[negazionismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I campanelli d’allarme c’erano, eppure non s’è prestata la dovuta attenzione. Il rapporto Eurispes Italia 2020 lascia attoniti: un italiano su sei pensa che la Shoah non sia mai avvenuta e il 16,1% ne ridimensiona la portata. Il dato assume contorni inquietanti se si considera che nel 2004 i negazionisti fossero solo il 2,6% e rivela un generale clima di odio e pregiudizio razziale che si sta diffondendo come un virus nel nostro paese, i cui sintomi sono minacce, scritte [&#8230;]</p>
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<p>I
campanelli d’allarme c’erano, eppure non s’è prestata la dovuta attenzione.</p>



<p>Il rapporto Eurispes Italia 2020 lascia attoniti: un italiano su sei pensa che la Shoah non sia mai avvenuta e il 16,1% ne ridimensiona la portata. Il dato assume contorni inquietanti se si considera che nel 2004 i negazionisti fossero solo il 2,6% e rivela un generale clima di odio e pregiudizio razziale che si sta diffondendo come un virus nel nostro paese, i cui sintomi sono minacce, scritte antisemite sui muri e xenofobia dilagante. <br>Fulgido esempio sono le gravi minacce che hanno spinto l’Italia a conferire una scorta a Liliana Segre, Senatrice a vita sopravvissuta ai campi di concentramento. Nonostante questo, la Senatrice continua la sua infaticabile opera di <em>condivisione e ricordo</em>. Di recente ha infatti tenuto un toccante discorso al Parlamento Europeo, incentrato sul racconto della sua terribile e tragica esperienza, trasmettendo il vivido ricordo degli orrori della deportazione e della vita nei campi di concentramento che ha toccato profondamente i presenti. <br>Eppure, nonostante le prove, la documentazione, le testimonianze di coloro i quali sono sopravvissuti a quell’abominio e di molti interpreti della stessa, lo scetticismo degli italiani sull’argomento è cresciuto esponenzialmente. Nel Rapporto Eurispes Italia 2020 si evidenzia come il 19,8% degli italiani ritenga “<em>Mussolini un grande leader che ha commesso qualche sbaglio</em>” e il 16,1% che sostiene che “<em>l&#8217;Olocausto non avrebbe prodotto diciassette milioni di vittime ma molte meno</em>”.</p>



<p>L’indagine però non ha rivelato un negazionismo che guarda esclusivamente al passato: secondo il Rapporto il 61,7 % dichiara che i recenti episodi di antisemitismo sono «<em>casi isolati e non sono indice di un reale problema</em>» e il 37,2 % sostiene che non sono che «<em>bravate messe in atto per provocazione o per scherzo</em>». <br>Secondo Ernesto De Cristofaro, docente di Storia del diritto medievale e moderno presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania,<em>“la Shoah sarebbe, nell’ottica dei negazionisti, l’ennesima versione della cospirazione ebraica mondiale per conquistare i centri del potere finanziario, politico e culturale nel mondo. Non un fatto ma una narrazione strumentale a un obiettivo non dichiarato. Il pregiudizio razziale (…), certamente frutto di ignoranza e di chiusura mentale e, in alcune fasi storiche, di particolare difficoltà economica e disorientamento culturale, può attecchire e diffondersi più facilmente e massicciamente grazie alla dinamica della ricerca del ‘capro espiatorio’. Se una società vive male, se è attraversata da problemi di varia natura, sarà facile per chi vuole sobillare gli istinti più bassi del popolo diffondere l’idea che il responsabile è qualcuno che è per definizione un ‘alieno’ rispetto alla comunità: un ebreo, uno zingaro, un negro, un omosessuale, un senza fissa dimora…</em>”. </p>



<p>Il fenomeno è agevolato dal connubio tra la crisi culturale che si sta vivendo e l’errato utilizzo dei social network e della rete in generale. Chi si avvicina alla rete senza avere solide fondamenti culturali rischia di non poter cogliere la differenza tra una fake news e una notizia, così da vedere influenzato il proprio pensiero e il proprio giudizio. <br>&#8220;<em>Il negazionismo continua a infangare la memoria di questa tragedia</em> &#8211; commenta il viceministro agli Interni, Matteo Mauri <em>&#8211; dobbiamo fare di più affinché le teorie negazioniste non trovino nuovo consenso</em>. <em>(…) Dobbiamo tenere vivo quel doloroso ricordo, in modo che soprattutto le giovani generazioni possano conservare e trasmettere la nostra memoria storica. Gli atti intimidatori di questi giorni sono gravi e inammissibili</em>&#8220;. <br>Investire in cultura, tenere viva e forte la memoria di una pagina buia della storia dell’umanità sono le armi da utilizzare per difendersi dal rischio che la storia si ripeta, divenga ridondante. <br>Perché il pericolo è più vicino di quel che si possa credere.</p>



<p><em>6 milioni di Ebrei</em> <br><em>3,5 &#8211; 4 milioni di Polacchi, Ucraini e Bielorussi</em> <br><em>3 milioni di prigionieri di guerra sovietici</em> <br><em>1,5-2 milioni di politici</em> <br><em>320/350000 Serbi</em> <br><em>20/25000 Sloveni</em> <br><em>196/300000 Rom</em> <br><em>250/270000 Disabili</em> <br><em>5/15000 Omosessuali</em> <br><em>1900 Testimoni di Geova</em></p>



<p><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 10/2/2020</em></p>
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		<title>Rapporto Svimez 2019 allarmante. Ma è davvero una sorpresa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 19:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Svimez 2019 è un resoconto sullo stato dello sviluppo del Mezzogiorno italiano preparato dall’associazione per lo&#160;SVIluppo dell’industria del&#160;MEZzogiorno.Scopo di tale associazione è quello di proporre concreti programmi di azione e di opere finalizzati a promuovere lo sviluppo economico del centro-sud Italia.L’ultimo rapporto presentato ha evidenziato, una volta di più, come il divario tra il Centro-Nord ed il Mezzogiorno, in termini di sviluppo socio-economico continui, inesorabilmente, a crescere. Tra i dati più allarmanti emersi vi è il gap occupazionale [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il Rapporto Svimez 2019 è un resoconto sullo stato dello sviluppo del Mezzogiorno italiano preparato dall’associazione per lo&nbsp;<strong>SVI</strong>luppo dell’industria del&nbsp;<strong>MEZ</strong>zogiorno.<br>Scopo di tale associazione è quello di proporre concreti programmi di azione e di opere finalizzati a promuovere lo sviluppo economico del centro-sud Italia.<br>L’ultimo rapporto presentato ha evidenziato, una volta di più, come il divario tra il Centro-Nord ed il Mezzogiorno, in termini di sviluppo socio-economico continui, inesorabilmente, a crescere.</p>



<p>Tra i dati più allarmanti emersi vi è il gap occupazionale che nella decade 2009-2019 è aumentato di ben due punti percentuali&nbsp;(dal 19,6%&nbsp;al&nbsp;21,6%).</p>



<p>Sono infatti quasi&nbsp;3 milioni i posti di lavoro che separano il settentrione dal meridione e, prendendo in esame solo il primo semestre di quest’anno, il Centro-Nord ha creato circa 137.000 posti di lavoro, nel Mezzogiorno, al contrario, si contano 27mila postiin meno.&nbsp;</p>



<p>In questo contesto, il reddito di cittadinanza viene giudicato “<em>utile</em>” ma, allo stesso tempo, la Svimez tiene a chiarire che l’impatto di questo contributo non solo sia “<em>nullo</em>” in termini occupazionali ma, al contempo, “<em>invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta&nbsp;allontanando dal mercato del lavoro</em>”.<br>A tal riguardo, si segnalano i dati secondo cui il RdC abbia incentivato significativamente il lavoro in nero al Sud.<br>Questo perché, probabilmente, il contributo è stato emesso ed elargito ai cittadini senza che prima venisse predisposto l’apparato amministrativo necessario a vigilare sull’esatta applicazione della normativa di riferimento (i Navigator non sono ancora entrati correttamente in “funzione”)</p>



<p>Questa, però, non è l’unica nota dolente che emerge dal Rapporto.<br>Vi è un ulteriore indice che evidenzia il divario tra Nord e Mezzogiorno: il Pil.<br>La Svimez ha infatti chiarito come il Sud, nel 2019, sia entrato in “recessione”, con un&nbsp;Pil&nbsp;stimato in calo dello&nbsp;0,2%. Nello stesso periodo, invece, il Centro-Nord vede una crescita dello 0,3%. Fortunatamente il Rapporto ’19 prevede che nel prossimo anno il Mezzogiorno vivrà una “<em>debole ripresa</em>” attestandosi ad un + 0,2% ma il gap con Settentrione ed Europa continuerà ad ampliarsi.</p>



<p>Il dato che, però, ha destato maggiore scalpore è relativo a questioni demografiche:<br>Il Mezzogiorno continua a perdere giovani fino a 14 anni (-1.046 mila) e popolazione in età da lavoro da 15 a 64 anni (-5.095 mila). Le ragioni sono da ricercarsi sia nell’allarmante calo delle nascite che nella continua emorragia migratoria.</p>



<p>Per ciò che concerne la crisi delle natalità è l’Italia intera a soffrirne, raggiungendo, nel 2018 un “<em>un nuovo&nbsp;minimo storico&nbsp;delle nascite</em>”.<br>La vera novità evidenziata dal rapporto è, però, “<em>che il contributo garantito dalle&nbsp;donne straniere&nbsp;non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli</em>”.&nbsp;</p>



<p>Per ciò che concerne, invece, il fenomeno migratorio, questa “nuova” ondata riguarda moltissimi laureati, e più in generale giovani, con elevati livelli di istruzione, molti dei quali, una volta acquisite elevate competenze, non tornano più.&nbsp;<br>Dall’inizio del 2000, infatti, hanno lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati e le previsioni, a riguardo, sono critici.</p>



<p>Da questi dati emerge chiaramente, in tutta la sua dirompenza, una chiara crisi demografica che preoccupa (e non poco) in termini di ricambio generazionale le cui ricadute sull’economia del nostro paese sono inimmaginabili.<br>Un paese spaccato in due in termini di attrattiva, opportunità di lavoro, crescita socio-culturale, sviluppo tecnologico è destinato ineluttabilmente a morire.<br>Se tutti i giovani altamente formati “scappano” dal Sud (per ragioni comprensibilissime) lo fiamma necessaria alla ripresa dei nostri territori rischierà di spegnersi.</p>



<p>Tra le soluzioni suggerite da Svimez per la ripresa dell’economia del Mezzogiorno un primo forte appiglio è da ricercarsi negli investimenti pubblici.&nbsp;<br>La realtà dei fatti, però, racconta un’altra triste storia. Alla risalita di quelli privati, infatti, fa eco un crollo degli investimenti pubblici: nel 2018, stima la Svimez, la spesa dello Stato in conto capitale è scesa al Sud da 10,4 a 10,3 miliardi, nello stesso periodo al Centro-Nord è cresciuta da 22,2 a 24,3 miliardi.<br>Ancora, secondo il Rapporto del 2019, un’altra via per rilanciare il Meridione è trasformarlo nella&nbsp;<strong>“</strong><em>piattaforma verde</em>”&nbsp;del Paese.<br>Ed infatti, “<em>La&nbsp;bioeconomia meridionale&nbsp;si può valutare tra i 50 e i 60 miliardi di euro, equivalenti a un peso tra il 15% e il 18% di quello nazionale</em>”, stima l’associazione.&nbsp;</p>



<p>La Svimez, infine, sottolinea l’urgenza di rendere cogente la clausola del&nbsp;34%&nbsp;degli&nbsp;investimenti ordinari&nbsp;al Sud, visto che nel 2018 mancano nel Mezzogiorno circa&nbsp;3,5 miliardi di investimenti. Secondo l’associazione per lo&nbsp;<strong>SV</strong>iluppo del&nbsp;<strong>MEZ</strong>zogiorno “<em>l’applicazione della clausola del 34% determinerebbe un’accelerazione della crescita del pil meridionale dello&nbsp;0,8%, riportandolo ai livelli di crescita del Centro- Nord</em>”.</p>



<p>Quanto emerso dal Rapporto Svimez 2019 fotografa una situazione quasi allarmante del Mezzogiorno Italiano.<br>Un Centro-Sud sempre più indietro e sempre più solo, soffocato da una evidente&nbsp;<em>mala gestio</em>&nbsp;della cosa pubblica e da una violenta miopia del Governo centrale nonché da un malcelato scarso interesse dei suoi cittadini.<br>I dati sono inequivoci, se lo Stato non inizierà ad attuare delle politiche serie finalizzate a creare le condizioni perché il Mezzogiorno possa esprimere tutto il suo immenso potenziale così da creare le condizioni in cui possano prosperare le opportunità di lavoro; se noi cittadini non prenderemo piena coscienza e consapevolezza del ruolo che ognuno svolge all’interno del sistema economico-sociale, in meno di 50 anni il Mezzogiorno di Italia è destinato a morire.<br>Anche in questo, il punto di non ritorno è vicino…dipende da noi, da tutti noi.</p>



<p></p>
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		<title>Nuova Prescrizione, vecchie bufale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diciamola tutta e diciamolo subito, l’argomento è scottante e di non semplicissima lettura per una ragione precisa: le false informazioni date in pasto ai cittadini.Iniziamo col dire che la Prescrizione è un istituto giuridico che prevede &#8220;la perdita di un diritto che scatta a seguito del suo mancato esercizio entro un termine prefissato dalla legge&#8220;.In campo penale, che è quello che più rileva perché è quello “immediatamente percepito” da noi cittadini, si riflette nel fatto che trascorso un determinato lasso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Diciamola tutta e diciamolo subito, l’argomento è scottante e di non semplicissima lettura per una ragione precisa: le false informazioni date in pasto ai cittadini.<br>Iniziamo col dire che la Prescrizione è un istituto giuridico che prevede &#8220;<em>la perdita di un diritto che scatta a seguito del suo mancato esercizio entro un termine prefissato dalla legge</em>&#8220;.<br>In campo penale, che è quello che più rileva perché è quello “<em>immediatamente percepito</em>” da noi cittadini, si riflette nel fatto che trascorso un determinato lasso di tempo (fissato per legge), un’azione delittuosa non possa più essere perseguita dallo Stato.</p>



<p>E’ bene, sin da subito, precisare che non tutti i reati sono soggetti alla prescrizione ed i termini della stessa sono differenti (e molto) a seconda del reato posto in essere.</p>



<p>Per esser chiari, oggi: la violenza sessuale si prescrive in 30 anni (termine di dodici anni raddoppiato ed aumentato di un quarto in caso di interruzione ex art. 161 comma 2 c.p.) e con i medesimi criteri di calcolo l’omicidio stradale in 30 anni e fino a 45 nelle varie ipotesi aggravate, in 24 anni lo scambio elettorale politico-mafioso, in 40 anni l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, in 60 anni il sequestro di persona a scopo di estorsione, in 30 anni l’associazione mafiosa, giusto per fare qualche esempio.</p>



<p>Ma quali sono le ragioni che hanno spinto il legislatore ad inserire tale “<em>regola</em>”?</p>



<p>I motivi sono da ricercare nel fatto che lo Stato, dopo un certo lasso di tempo, “<em>perde interesse</em>” a perseguire un determinato reato (ricordiamoci che per ciascun reato esiste un termine prescrizionale diverso) o perché, ad esempio, un soggetto che compie un atto di rilevanza penale, dopo decine di anni (questo è il rischio) potrebbe essere una persona completamente diversa da quello che aveva commesso il fatto.&nbsp;</p>



<p>A questo si aggiunga che protrarre all’infinito un processo penale provocherebbe una grave lesione del principio, costituzionalmente garantito, secondo cui il fine ultimo della pena in Italia è la rieducazione del condannato e, quindi, il suo reinserimento nella società.</p>



<p>So bene che nel momento in cui leggerete quest’ultimo periodo penserete immediatamente a crimini efferati.&nbsp;</p>



<p>Per questa ragione, quindi, invito il lettore ad inserire nella sua immaginazione anche soggetti sottoposti ingiustamente a processo penale (i casi NON sono pochi) od a chi ha commesso un reato “<em>minore</em>”.</p>



<p>Perché, però, tanto scalpore intorno alla riforma della prescrizione?</p>



<p>Ebbene, il nuovo art. 159 comma 2 del C.p. che entrerà in vigore nel gennaio del prossimo anno cosi reciterà:&nbsp;<em>«Il&nbsp; corso&nbsp; della&nbsp; prescrizione&nbsp; rimane&nbsp; altresì&nbsp;&nbsp; sospeso&nbsp; dalla pronunzia della sentenza di primo grado o&nbsp; del&nbsp; decreto&nbsp; di&nbsp; condanna fino alla data&nbsp; di&nbsp; esecutività&nbsp; della&nbsp; sentenza&nbsp; che&nbsp; definisce&nbsp; il giudizio o dell&#8217;irrevocabilità del decreto di condanna ».</em></p>



<p>In sostanza, una volta che un processo vedrà la conclusione del suo primo grado rimarrà bloccato, sospeso ed il soggetto indagato od imputato potrebbe rimanere con la spada di Damocle sopra il capo “<em>per sempre</em>” o comunque finché un Magistrato,&nbsp;&nbsp;quando ne avrà il tempo, riuscirà a procedere alla conclusione del procedimento.</p>



<p>Stessa sorte, si badi bene, attende la persona offesa dal reato che rimarrà in attesa di “<em>ricevere giustizia</em>” proprio come l’autore del fatto, “<em>vita natural durante</em>”</p>



<p>Ebbene, la Prescrizione manifesta un fondamentale principio di civiltà giuridica che appare stentatamente discutibile: il diritto di uno Stato di sottoporre ad indagine, processare e condannare un cittadino non può&nbsp;non incontrare&nbsp;un limite temporale.</p>



<p>Senza più la prospettiva dell’attivazione della prescrizione il processo penale, specie quello di Appello e Cassazione, potrebbe quindi durare ben più di quanto duri già oggi.</p>



<p>Come brillantemente chiarito dal Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, Avv. Gian Domenico Caiazza infatti, “<em>il trascorrere del tempo è una tossina che, aggravandosi, diventa non oltre tollerabile, ed infine letale. Letale per la genuinità e la tenuta della prova; letale per il diritto della persona a difendersi provando ed alla ragionevole durata del processo; letale per la finalità rieducativa della pena.</em>”</p>



<p>A tal riguardo, è il caso di sottolineare come il 60% delle prescrizioni oggi maturi nella fase delle Indagini Preliminari o comunque entro l’Udienza Preliminare (fase in cui l’Avvocato semplicemente&nbsp;non può&nbsp;porre in essere alcun atto per avvicinare il termine prescrizionale), l’altro 15% circa entro la Sentenza di primo grado, tale dato evidenzia come tale mastodontica trovata demagogica del Ministro Bonafede (mi sia concesso) inciderà, più o meno, su quel 25% rimanente.</p>



<p>Val la pena evidenziare che il prolungarsi&nbsp;<em>sine die</em>&nbsp;del processo interesserebbe non solo i soggetti condannati in primo grado, ma anche quanti siano stati assolti ai quali la riforma impedirebbe il consolidamento (anche a mezzo della prescrizione) del giudicato loro favorevole. Ci avevate pensato?</p>



<p>I mali del processo italiano, tra cui di imperio va annoverata l’eccessiva durata, sono molteplici e di difficile soluzione.</p>



<p>Certamente, però, violare la nostra Costituzione senza, di fatto risolvere un problema ma, al contrario, ingigantendolo, pare una mossa quantomeno discutibile.</p>



<p>Spero che quanto scritto vi faccia riflettere e vi dia spunto per informarvi meglio.</p>



<p>Non facciamoci trarre in inganno da quanti urlano che gli Avvocati (albo di cui sono orgoglioso componente) protestano perché “<em>gli stiamo togliendo un mezzo per vincere i processi</em>” o “<em>per permettere ai potenti di farla franca</em>”.</p>



<p>I penalisti italiani, con la toga quale mantello, si stanno battendo con tutte le loro forze per proteggere LA GIUSTIZIA sopra ogni cosa ed il DIRITTO dei cittadini di essere giudicati in un tempo congruo.</p>



<p>Tale battaglia è condivisa, bene sottolinearlo, da autorevoli studiosi di diritto e, “<em>udite udite</em>”, moltissimi avveduti Magistrati.</p>



<p>Un popolo è facile da governare solo quando non conosce, non rendiamogli il compito troppo facile.</p>
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		<title>Italia Vs CEDU: Il caso Viola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 12:39:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A tre anni dall’introduzione di un ricorso che, fin dalla comunicazione al Governo italiano è stato oggetto di grandi aspettative, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso la Sentenza nella procedura Marcello Viola contro Italia che non può che esser definita come “storica”. Ed invero, questo arresto ha scoperchiato il Vaso di Pandora evidenziando, in tutta la sua chiarezza ed immane potenza un problema “strutturale” del nostro ordinamento che sfocia e si riverbera anche in uno scontro tra diritto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">A tre anni dall’introduzione di un ricorso che, fin dalla comunicazione al Governo italiano è stato oggetto di grandi aspettative, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso la Sentenza nella procedura Marcello Viola contro Italia che non può che esser definita come “storica”.</p>



<p>Ed invero, questo arresto ha scoperchiato il Vaso di Pandora evidenziando, in tutta la sua chiarezza ed immane potenza un problema “strutturale” del nostro ordinamento che sfocia e si riverbera anche in uno scontro tra diritto e morale.</p>



<p>I Giudici di Strasburgo erano chiamati a pronunciarsi circa la violazione degli gli <em>artt</em>. 3-4-5-6-8 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo posti in relazione al c.d. “ergastolo ostativo” di cui all’art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario italiano.</p>



<p>Ma cosa s’intende per Ergastolo Ostativo?</p>



<p>In base alla legge italiana, anche chi viene condannato all’ergastolo ha diritto ad alcuni benefici (come la semilibertà) e può usufruire di permessi-premio.</p>



<p>Inoltre, dopo 26 anni di carcere al reo a cui è stato comminato l’ergastolo&nbsp;può essere concessa la libertà condizionale se, durante il periodo di detenzione, ha tenuto una buona condotta ed un comportamento tale da far ritenere come certo il suo ravvedimento.</p>



<p>L’ergastolo ostativo è, dunque, l’eccezione alla regola, in quanto non permette la concessione al condannato alcun tipo di beneficio o di premio, quindi, la reclusione a vita.</p>



<p>Per queste ragioni, ovviamente,&nbsp;l’ergastolo ostativo&nbsp;può essere inflitto esclusivamente a soggetti altamente pericolosi che hanno commesso delitti particolarmente efferati: sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione mafiosa ecc ecc…</p>



<p>L’unico caso in cui un condannato all’ergastolo ostativo ha la possibilità di accedere a benefici premiali, è la collaborazione con la giustizia italiana ai sensi di cui all’art. 58 ter O.P. che si configura, dunque, quale presunzione assoluta di scemata pericolosità sociale dello stesso.</p>



<p>La Corte EDU, chiamata ad esprimersi sul punto, ha offerto una risposta negativa a causa di alcuni dubbi che non possono non riconoscersi come di pregio, autentici e fondati e su cui innanzi tutto noi cittadini dobbiamo seriamente interrogarci.</p>



<p>Ed infatti, dopo aver chiarito l’enorme gravità del fenomeno mafioso, in Italia come in Europa, e dalla scelta legislativa italiana di privilegiare le finalità di prevenzione generale, evidenziava come le scelte di uno Stato firmatario della Convenzione, in materia di giustizia penale, non fossero di competenza della Corte.</p>



<p>Nonostante questo, però, ponendo a base dell’impianto motivo di cui si discute la Sentenza Nr. 313 del 1990 della Corte Costituzionale e dalla funzione centrale della risocializzazione della pena, la Corte sottolineava chiaramente che la tutela della dignità umana impedisce di privare una persona della propria libertà senza che a questi, al contempo, sia garantita la possibilità di essere rimesso in liberà e che lo Stato crei le condizioni necessarie a favorirne il reinserimento nella società civile.</p>



<p>La risposta al quesito, dunque, risulta negativa e si ricollega ad un duplice fattore:</p>



<p>Da un lato che il mantenimento dell’equivalenza tra mancata collaborazione e permanenza della pericolosità sociale significa ancorare la valutazione di pericolosità al momento della commissione del fatto senza tenere conto del percorso di reinserimento e dei progressi compiuti nel corso dell’esecuzione da un reo.</p>



<p>I Giudici di Strasburgo giungono, quindi, all’affermazione “<em>decisiva</em>” che si ritiene doveroso riportare integralmente: “<em>la Corte dubita della libertà della predetta scelta e anche dell’opportunità di stabilire un’equivalenza tra la mancanza di collaborazione e la pericolosità sociale del condannato</em>”.&nbsp;</p>



<p>D’altra parte, non si può tacere un secondo elemento ovverosia la ‘<em>torbida autenticità e spontaneità</em>’ della collaborazione.</p>



<p>La scelta di non collaborare potrebbe, ad esempio, dipendere dal timore di mettere a rischio la propria vita e quella dei propri cari: di conseguenza la mancanza di collaborazione non deriverebbe sempre da una scelta libera e volontaria di adesione ai valori criminali e di mantenimento di legami con l’organizzazione di appartenenza,</p>



<p>D’altro canto, la collaborazione potrebbe anche avere finalità puramente opportunistiche di accesso ai benefici penitenziari.</p>



<p>Questa, quindi, non rifletterebbe in alcun modo una effettiva dissociazione dalla scelta criminale.</p>



<p>Ciò che resta è che l’interpretazione offerta dalla Corte EDU non può essere ignorata dallo Stato e dai Giudici italiani.</p>



<p>Ed infatti il prossimo 22 ottobre la Corte Costituzionale si troverà ad affrontare la questione di costituzionalità dell’art. 4 bis O.P.</p>



<p>Se è vero che nell’Ordinanza di remissione, tra le violazioni, non v’è richiamo all’art. 117 Costituzione è indubbio che la Suprema Corte faccia spesso riferimento alla giurisprudenza europea in relazione al concetto di pena <em>sine die.</em></p>



<p>Ciò che è altresì certo è che l’Italia, nonostante ne abbia avuto occasione, a mente della c.d. Riforma Orlando di un paio di anni fa, di rivedere un sistema, figlio dell’art.4 bis O.P. chiaramente lesivo dell’art. 27 Cost., sia stata, ancora una volta, “bacchettata” dalla CEDU.</p>



<p>Ancora una volta, dunque, veniamo richiamati da una Giurisdizione superiore che abbiamo, giustamente, legittimato a giudicare il nostro diritto ed operato legislativo ed alla quale non possiamo che rifarci seguendone gli <em>input</em>.</p>



<p>Lo Stato italiano, nella totalità dei suoi tre poteri, Governo, Magistratura e Parlamento, ha oggi il dovere di rispondere, utilizzando il coraggio e la profondità dei principi costituzionali su cui è fondato, all’esigenza morale, etica, di diritto di sciogliere questo nodo gordiano che ci affligge da troppo tempo.</p>



<p>Non si tratta di, come suggerito da alcune maestranze politiche, “<em>chinare il capo</em>” innanzi a poteri sovranazionali ma di fare ciò che è GIUSTO secondo la nostra Costituzione.</p>



<p>E’ inequivocabilmente giunto il momento che lo Stato torni a vestire i panni di soggetto <em>super partes </em>che assume le decisioni non PER i voti ma PER i cittadini, tutti.</p>



<p>Uno Stato che rinuncia alla rieducazione di un condannato compie un passo indietro nel tempo di secoli da un punto di vista sociale.</p>



<p>Uno Stato che richiude un soggetto senza concedergli almeno la speranza che attraverso un ravvedimento possa tornare alla vita libera, si abbassa allo stesso livello di un criminale.</p>



<p>Italia, salvati.</p>



<h2>Leggi anche l&#8217;articolo di Claudia Donato &#8220;<em><a href="http://ventiblog.com/la-corte-costituzionale-dichiara-lergastolo-ostativo-parzialmente-incostituzionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="La Corte Costituzionale dichiara l’ergastolo ostativo parzialmente incostituzionale (apre in una nuova scheda)">La Corte Costituzionale dichiara l’ergastolo ostativo parzialmente incostituzionale</a></em>&#8220;</h2>
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		<title>Ministri &#038; Competenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 17:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>5 settembre 2019, nel Salone delle Feste del Quirinale leggendo la formula di rito (Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell&#8217;interesse esclusivo della Nazione) e firmando nasce, ufficialmente, il Governo c.d. “Conte Bis”. Schivando con attenzione qualsivoglia commento di natura politica vorrei sottoporre al lettore un dubbio culturale/storico/giuridico/sociale che nasce dalla combinazione di due distinti fattori:Da un lato la nomina di Teresa Bellanova quale Ministero per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">5 settembre 2019, nel Salone delle Feste del Quirinale leggendo la formula di rito (<em>Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell&#8217;interesse esclusivo della Nazione</em>) e firmando nasce, ufficialmente, il Governo c.d. “Conte Bis”.</p>



<p>Schivando con attenzione qualsivoglia commento di natura politica vorrei sottoporre al lettore un dubbio culturale/storico/giuridico/sociale che nasce dalla combinazione di due distinti fattori:<br>Da un lato la nomina di Teresa Bellanova quale Ministero per l’Agricoltura e di Luigi Di Maio agli Affari Esteri, dall’altro la lettura deli artt. 92 e 95 della nostra (meravigliosa) Carta Costituzionale.</p>



<p>L’art.92 così recita al secondo comma: &#8220;<em>Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri</em>”.<br>Il secondo comma dell’art.95, invece: “<em>I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri</em>”</p>



<p>Non v’è traccia, in alcuna norma, di qualsivoglia rango, relativa a quali siano le condizioni/titoli di studio/competenze necessari per poter validamente rivestire la carica di Ministro. Nessuna.&nbsp;</p>



<p>Questo perché, semplicemente, non esistono.</p>



<p>La portata della dissonanza di quanto appena rilevato, assume contorni sensibili se si considera che per potere accedere a tutte le professioni “<em>qualificate</em>” non solo è necessario ed imprescindibile un titolo di studio ma, nella quasi totalità dei casi, anche un esame di stato.<br>Si veda, a titolo esemplificativo, il medico, l’avvocato, l’ingegnere, il magistrato, il farmacista, il notaio, il commercialista, il prefetto o l’ambasciatore.<br>Per comprendere meglio la discrasia che vuole qui evidenziarsi, appare opportuno specificare qual’è il “compito” di un Ministro della Repubblica Italiana: &#8220;<em>Spetta ai Ministri la funzione di indirizzo politico, e cioè la definizione degli obiettivi e dei programmi da attuare e una funzione di controllo sulla rispondenza dei risultati della gestione amministrativa alle direttive generali impartite</em>”.</p>



<p>Per dovere di cronaca, lo <em>status quo </em>ha diverse giustificazioni informali:</p>



<p>“Un Ministro è solo una carica politica rivestita da un soggetto che impone un indirizzo ad un dicastero seguendo la linea politica imposta dal governo”.<br>Oppure “i Ministeri sono affidati a persone di comprovata esperienza politica formatisi nelle scuole di partito e tanto basta.”</p>



<p>Tali posizioni, però, lasciano quantomeno dubbiosi.</p>



<p>A questo punto, essendo partiti nella digressione da alcune recenti nomine ministeriali, si intende spiegarne l’attinenza.<br>Partendo dal Ministro per l’Agricoltura Teresa Bellanova, scopriamo che la stessa è in possesso di un titolo di studio di licenza media.<br>Sin dal 1988 si interessa di diritti dei lavoratori in difesa dei quali ha portato avanti innumerevoli battaglie, nel Salento prima ed in tutta Italia successivamente.</p>



<p>La domanda sorge spontanea: Teresa Bellanova ha le conoscenze tecniche-giuridiche da un lato e di management dall’altro per poter, validamente, definire gli obbiettivi ed i programmi da attuare in relazione al dicastero dell’Agricoltura?<br>Ha costei gli strumenti per poter svolgere la funzione di controllo sui risultati del suo Ministero?<br>Mi riferisco, ad esempio, alla recente apertura dalla stessa all’agricoltura con OGM, all’importazione di prodotti agricoli così sviluppati dal Canada?&nbsp;</p>



<p>Per ciò che, invece, attiene il nostro Ministro degli Affari Esteri, questi risulta diplomato al Liceo classico “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco (NA).&nbsp;<br>In seguito frequenta l’Università, due Università, senza però mai conseguire la Laurea.</p>



<p>Secondo quanto disposto dalla Legge del 23 aprile 2003 Nr.109 il Ministro degli Affari Esteri “<em>svolge le funzioni di rappresentanza e di tutela degli interessi dell&#8217;Italia in sede internazionale, che spettano allo Stato sulla base dell&#8217;articolo 117 della Costituzione della Repubblica Italiana, relativi ai rapporti politici, economici, sociali e culturali con l&#8217;estero, di rapporti con gli altri Stati e con le organizzazioni internazionali.&nbsp;</em><br><em>Il Ministero rappresenta l’Italia per la stipulazione e la revisione dei trattati e convenzioni internazionali, per le questioni di diritto internazionale e il contenzioso</em>.”<br>Per completezza, il Dicastero è, inoltre, suddiviso in otto direzioni generali, tutte rette da soggetti che possiedono determinati titoli e competenze attinenti al ruolo che occupano e tutte coordinate dal Ministro Di Maio</p>



<p>Le perplessità espresse nei confronti del Ministro Bellanova, se possibile, vengono accentuate nel caso del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per ragioni di tutta evidenza nonché per l’estrema delicatezza e centralità del dicastero in esame.</p>



<p>Venendo, dunque alle conclusioni, risultano necessarie alcune specificazioni:</p>



<p>Da un lato è indiscutibile che una laurea non rappresenta una garanzia di qualità e competenza ma, allo stesso tempo, dimostra quantomeno un’evoluzione culturale personale assolutamente oggettiva.<br>Allo stesso tempo, però, non si può nascondere la centralità del rapporto fiduciario necessario intercorrente tra Premier e Ministri.</p>



<p>Nonostante quanto sopra, però, in un contesto socio-economico-culturale come quello che si sta vivendo, in cui siamo spinti ad una sfrenata competizione relativa a competenze e titoli per poter occupare posizioni di rilievo o per potere instaurare rapporti fiduciari con clienti e/o Pubbliche Amministrazioni pare anacronistico ritenere come non necessario uno sbarramento, in termini di titoli o comprovata competenza, all’accesso alla massima carica dell’amministrazione pubblica.</p>



<p>D’altro canto, lo Stato dev’essere rappresentazione del nostro meglio così da poter, con competenza e cognizione, guidarci verso un futuro migliore.<br>Così irragionevole, dunque, auspicare una manovra legislativa in tal senso?<br>P.s. Teresa Bellanova sarebbe indiscutibilmente un oltremodo competente Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e stimo profondamente le sue battaglie in difesa dei lavoratori.</p>
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		<title>Un Eco che si diffonde, la miopia al tempo dei social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2019 18:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».&#160; Giugno 2015, Umberto Eco viene insignito della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media”, l’Università è la sua Alma Mater dove nel 1954 il semiologo, filosofo, scrittore, accademico italiano si era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>«<em>I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli</em>».&nbsp;</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Giugno 2015, Umberto Eco viene insignito della laurea <em>honoris causa</em> in “Comunicazione e Cultura dei media”, l’Università è la sua Alma Mater dove nel 1954 il semiologo, filosofo, scrittore, accademico italiano si era laureato in Filosofia.<br>Davanti ad un’aula magna gremita, Eco pronuncia senza tentennamento alcuno questa frase che, immediatamente, squarcia il brusio e fa piombare l’auditorio in un silenzio irreale.&nbsp;</p>



<p>Questo l’ho immaginato.&nbsp;<br>Mi sono, infatti, immedesimato in uno fra i tanti che affollava la <em>lectio magistralis</em> di Umberto Eco.<br>All’udire quelle parole cariche di potenza mi sarei sentito…vuoto, paralizzato, forse stizzito.</p>



<p>Dopo qualche tempo, però, ho preso a riflettere su quale potesse essere il reale messaggio intrinseco .<br>Sul perché un’autorità nel campo della cultura si fosse spinta ad esprimere, innanzi a centinaia di persone, durante una cerimonia rappresentate un riconoscimento tanto grande alla sua carriera, un concetto tanto “<em>violento</em>”.<br>Ed allora ho iniziato a <em>scrollare</em> la bacheca di Facebook.<br>Dopo pochi istanti le mie pupille si sono dilatale, il battito cardiaco è cresciuto, ho percepito come un epifania cerebrale perché avevo capito, <em>forse</em>, cosa intendesse realmente Umberto Eco.<br>La società si è evoluta, negli ultimi 20 anni ad una velocità che è cresciuta esponenzialmente ed ininterrottamente.<br>La velocità delle nostre vite si è, almeno, decuplicata.<br>Tale accelerazione ha, ineluttabilmente, imposto dei sacrifici.<br>Ed invero, sull’altare del consumismo, dell’accumulo di denaro, della sopraffazione finanziaria, del sapere fruibile a tutti e della democrazia del popolo, il bene da sacrificare sull’altare è stato il <strong>tempo</strong>.</p>



<p>Oggi ci “<em>informiamo</em>” scrollando la bacheca di Facebook.<br>Oggi “<em>approfondiamo</em>” leggendo la didascalia posta sotto un titolo od una foto.<br>Oggi&nbsp; ci “<em>interessiamo</em>” condividendo una notizia.</p>



<p>Non dedichiamo abbastanza tempo alla lettura critica, all’approfondimento di argomenti, non dedichiamo il tempo congruo a progetti che interessano noi e la comunità perché…non c’è tempo.<br>Il riflesso primario di questa accelerazione è, dunque, un abbassamento medio della nostra cultura generale unito ad una incapacità (nonché un’inescusabile pigrizia) di discernere una fake news da una notizia vera, verificata, studiata e verificabile.<br>Tale assunto trova il suo riflesso nel fatto che le nostre espressioni quanto verbali quanto scritte risultano dunque nella quasi totalità dei casi inadeguatamente approfondite.<br>Non solo, questo “<em>fuggi fuggi</em>” ci impedisce di comprendere se una notizia rappresenta uno specchietto per le allodole o un reale interesse nazionale.<br>Il risultato è che percepiamo come “<em>emergenze</em>” delle situazioni “<em>normali</em>” e come “<em>accettabile</em>” ciò che rappresenta una reale necessità.</p>



<p>Facciamo un esempio:</p>



<p>Il 6 agosto è stato approvato, in Senato, il Decreto c.d. “Sicurezza Bis” fortemente voluto dal Carroccio di Matteo Salvini ed avallato dal Governo del cambiamento pentastellato.<br>Ebbene, il provvedimento permette al Ministro dell’Interno (all’epoca Matteo Salvini)&nbsp; per motivi di sicurezza di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi, salvo quelle militari o governative.<br>Per le imbarcazioni delle Ong che violeranno lo stop sono previste multe fino a un milione di euro oltre il sequestro e la distruzione della nave.&nbsp;<br>Per il capitano che, come Carola Rackete (vi ricorda qualcosa?), forzerà il blocco, scatterà l’arresto in flagranza.<br></p>



<p>Il Legislatore ha il potere ed il dovere di fare ricorso al suo potere di legiferazione, specie in materia penale, quando la comunità percepisce un fatto come grave e lesivo di un bene protetto.<br>Ed infatti, migliaia sono stata i litri di inchiostro versati sui quotidiani per discutere del “problema” Ong.<br>Infinite le battute a computer per sviscerare questa “emergenza”.<br>La causa-effetto di questa urgenza è proprio il popolo di internet, noi, che per le ragioni espresse sopra non ci siamo interessati, non abbiamo approfondito, non abbiamo potuto (voluto?) dedicare 10 minuti a sviscerare tale input scientemente propinatoci.<br>Secondo i dati del Ministero dell’Interno (dato che cristallizza bene l’asimmetria informativa a cui veniamo sottoposti) alla data di giugno 2019 su 3073 migranti sbarcati in Italia, solo 248 sono arrivati a bordo di una Ong.</p>



<p>248<br>L’ 8% (circa).</p>



<p>Bene. E’ possibile, dunque, ritenere davvero l’8% un’emergenza?<br>E’ plausibile credere che le Ong stiano realmente danneggiando il nostro paese tanto da spingere il Parlamento a legiferare a riguardo?<br>Umberto Eco con le sue parole vuole, forse un pò bruscamente, farci aprire gli occhi.<br>Lo scopo di quella frase è renderci edotti della nostra miopia e pigrizia, della nostra incapacità di dedicare il giusto tempo ad interessarci, a studiare, a creare quegli strumenti necessari per potere esprimere coscientemente il nostro pensiero.<br>Eco ci invita a filtrare, come un’equipe di specialisti, le informazioni presenti su internet e sui social in particolare per farne uno spunto di riflessione ed accrescimento culturale.</p>



<p>Questo scritto non vuole essere colorato politicamente, non vuole attaccare il popolo di internet ma vuole essere un monito.<br>Dobbiamo trovare il tempo di studiare, di interessarci, di impegnarci per accrescere il nostro livello culturale così da innalzare quello delle nostra propalazioni, dei nostri scritti, dei nostri post e contenuti social.</p>



<p>Se credete che ognuno di noi non può cambiare le cose, vi sbagliate.</p>



<p style="text-align:left">Non cambierete certo il modo di vedere le cose di tutti coloro che vi leggono od ascoltano ma, su 100, forse, 8 saranno spinti ad aumentare il tempo impiegato per crescere come persone e cittadini.<br>E quell’8% si che è un dato rilevante.</p>



<h2><strong>Troviamo il tempo.</strong></h2>



<ul class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="796" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206612_1920-1024x796.png" alt="" data-id="15393" data-link="http://ventiblog.com/un-eco-che-si-diffonde-la-miopia-al-tempo-dei-social/social-1206612_1920/" class="wp-image-15393" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206612_1920-1024x796.png 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206612_1920-300x233.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206612_1920-640x498.png 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206612_1920.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="796" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206610_1920-1024x796.png" alt="" data-id="15392" data-link="http://ventiblog.com/un-eco-che-si-diffonde-la-miopia-al-tempo-dei-social/social-1206610_1920/" class="wp-image-15392" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206610_1920-1024x796.png 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206610_1920-300x233.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206610_1920-640x498.png 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206610_1920.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="796" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206614_1920-1024x796.png" alt="" data-id="15396" data-link="http://ventiblog.com/un-eco-che-si-diffonde-la-miopia-al-tempo-dei-social/social-1206614_1920/" class="wp-image-15396" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206614_1920-1024x796.png 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206614_1920-300x233.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206614_1920-640x498.png 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206614_1920.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="796" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206603_1920-1024x796.png" alt="" data-id="15394" data-link="http://ventiblog.com/un-eco-che-si-diffonde-la-miopia-al-tempo-dei-social/social-1206603_1920/" class="wp-image-15394" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206603_1920-1024x796.png 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206603_1920-300x233.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206603_1920-640x498.png 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/social-1206603_1920.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul>
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