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	<title>Marco Scagliusi &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Dimmi, com&#8217;è Kabul?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Scagliusi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 08:42:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Ventenni nel mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima esplosione non si scorda mai, specialmente se di notte e a pochi isolati dal proprio appartamento. Non è un&#8217;esperienza piacevole. La confusione prende il sopravvento ed è solo una scarica di adrenalina che permette di alzarsi e mettersi a riparo nella stanza di sicurezza. Il film “Whiskey, Tango Foxtrrot” descrive la vita di un expat a Kabul. Dieci anni fa. Le cose sono cambiate di molto. Secondo Humanitarian Outcomes, nel 2015 l&#8217;Afghanistan è stato il Paese con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La prima esplosione non si scorda mai, specialmente se di notte e a pochi isolati dal proprio appartamento. Non è un&#8217;esperienza piacevole. La confusione prende il sopravvento ed è solo una scarica di adrenalina che permette di alzarsi e mettersi a riparo nella stanza di sicurezza. Il film “Whiskey, Tango Foxtrrot” descrive la vita di un expat a Kabul. Dieci anni fa. Le cose sono cambiate di molto. Secondo Humanitarian Outcomes, nel 2015 l&#8217;Afghanistan è stato il Paese con il più alto numero di&nbsp; vittime nel settore umanitario.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/jeep-60760_1920.jpg"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/jeep-60760_1920-1024x683.jpg" alt="jeep-60760_1920" class="wp-image-10262" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/jeep-60760_1920-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/jeep-60760_1920-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/jeep-60760_1920-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/jeep-60760_1920-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/jeep-60760_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<h2><strong>Dimmi, com&#8217;è Kabul?</strong></h2>



<p>Questa domanda mi è stata posta decine di volte durante e dopo la mia breve permanenza in Afghanistan e ho sempre trovato la risposta estremamente difficile. Come è possibile spiegare in poche parole qualcosa di così complesso senza risultare banale? Certo, è pericolosa. Molto pericolosa. Se si è Italiani il rischio di essere sequestrati è ancora più alto rispetto ad un Americano o Britannico perchè, si sa, l&#8217;Italia è molto propensa a pagare riscatti. Certo, in Afghanistan ci sono i Talebani ma ci sono anche molti altri gruppi ostili al governo. Certo, in Afghanistan c&#8217;è la guerra ma le cose sono molto più complesse di quanto si possa pensare. Ci sarebbe tanto altro. Sarebbe troppo complesso spiegare il motivo per cui accetterei un altro incarico in Afghanistan, pur essendo conscio dei rischi.</p>



<p>Arrivare in una zona di guerra, senza nessuna esperienza simile precedente è a dir poco spaventoso. Incidenti a Kabul, includendo attacchi terroristici, sequestri ed esplosioni, sono all&#8217;ordine del giorno e la possibilità di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato è paurosamente concreta. Non credo che dimenticherò mai i pochi minuti che hanno separato la mia discesa dall&#8217;aereo a Kabul e l&#8217;incontro con l&#8217;autista dell&#8217;organizzazione per cui lavoro. L&#8217;unico e costante pensiero è stato quello di mettersi al sicuro, ammesso che esista un luogo del genere a Kabul.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-80326_1280.jpg"><img width="1024" height="693" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-80326_1280-1024x693.jpg" alt="afghanistan-80326_1280" class="wp-image-10264" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-80326_1280-1024x693.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-80326_1280-300x203.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-80326_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<h2><strong>Vivere a Kabul è surreale</strong></h2>



<p>Sono sufficienti pochi giorni per rendere normale qualcosa che assolutamente non lo è e non dovrebbe mai essere: notizie di esplosioni e sequestri diventano routine e in mezzo a tutto questo, ovviamente, bisogna lavorare. Se si pensa che a Kabul si vive in basi militari, si è parecchio fuori strada. In realtà, dipende da dove e per chi si lavora. Le non-profit hanno generalmente la “no-weapon policy”, dove l&#8217;uso di guardie armate è proibito e si vive in un plesso di appartamenti dove solo un muro di qualche metro separa te dal resto dell&#8217;Afghanistan. L&#8217;idea è, ancora una volta, spaventosa. Non è inusuale sentire colpi di arma da fuoco e l&#8217;unica cosa da fare è rimanere con i nervi saldi e sperare che il motivo degli spari sia la celebrazione di un matrimonio. La vita è molto “confinata”: camminare per strada è proibito e se si vuole uscire bisogna sempre pesare il beneficio con il rischio concreto di essere coinvolti in qualche incidente e il tutto diventa una questione di cosa si è disposti a fare e rinunciare per essere al sicuro.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-60666_1920.jpg"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-60666_1920-1024x683.jpg" alt="afghanistan-60666_1920" class="wp-image-10260" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-60666_1920-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-60666_1920-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-60666_1920-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-60666_1920-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-60666_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>



<h2>Kabul è anche molto altro</h2>



<p>Tuttavia, sarebbe ingiusto descrivere l&#8217;Afghanistan solo per questo. E&#8217; molto altro e sarebbero necessari anni per capirla e viverla. La gentilezza delle persone va molto oltre quella che può essere definita come semplice cortesia. L&#8217;ospitalità ti rapisce ed è incredibile pensare che questo popolo non ha avuto pace per oltre due decenni, trovandosi, per sua fortuna e per sua sfortuna, in una posizione geografica molto strategica. Ho sempre pensato che un popolo che vive in queste condizioni sia un popolo molto più sensibile rispetto a chi ha sempre avuto tutto e dato tutto per scontato. Riempie il cuore di tristezza vedere un tale Paese in guerra.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-1237421_1920.jpg"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-1237421_1920-1024x683.jpg" alt="afghanistan-1237421_1920" class="wp-image-10261" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-1237421_1920-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-1237421_1920-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-1237421_1920-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-1237421_1920-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/afghanistan-1237421_1920.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure></div>
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		<title>WWOOF – Viaggiare per il Mondo con il volontariato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Scagliusi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 04:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I giovani devono viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 19 anni avevo tre priorità: laurearmi il prima possibile, imparare l&#8217;inglese e viaggiare. Per il primo punto era sufficiente frequentare lezioni e dare esami, semplice. Gli ultimi due sono più difficili da raggiungere se si è studenti con solo qualche centinaio di euro di risparmi. Esistono mille modi per viaggiare a (quasi) zero spese; couchsurfing e workaway sono solo gli esempi più popolari. Tuttavia, questi strumenti sono poco flessibili. Ad esempio, è raro che couchsurfing permetta una permanenza superiore a qualche settimana e workaway [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A 19 anni avevo tre priorità: laurearmi il prima possibile, imparare l&#8217;inglese e viaggiare. Per il primo punto era sufficiente frequentare lezioni e dare esami, semplice. Gli ultimi due sono più difficili da raggiungere se si è studenti con solo qualche centinaio di euro di risparmi.</p>
<p>Esistono mille modi per viaggiare a (quasi) zero spese; couchsurfing e workaway sono solo gli esempi più popolari. Tuttavia, questi strumenti sono poco flessibili. Ad esempio, è raro che couchsurfing permetta una permanenza superiore a qualche settimana e workaway generalmente richiede una certa conoscenza della lingua del luogo.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è e come funziona</strong></p>
<p>Come suggerisce il nome, il WWOOF è un network di agricoltori organici che ospitano volontari per un periodo di tempo che varia da pochi giorni a mesi. Il volontario riceve vitto e alloggio in cambio di lavoro in fattorie organiche. L&#8217;idea è quella di uno scambio: offrendo sei ore al giorno del proprio tempo, si può soggiornare presso un fiordo Norvegese, una spiaggia a Bali o tra i vigneti del Chile. L&#8217;iscrizione è semplice: dietro il pagamento di una quota di iscrizione (intorno ai 20 dollari) si ottiene la lista delle fattorie organiche disponibili in uno dei 113 Paesi sparsi nei cinque continenti. La flessibilità del WWOOF è nella libertà di contattare il fattore e stabilire insieme i termini e le condizioni</p>
<p><img class="size-medium wp-image-8402 aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/IMG_4452-300x225.jpg" alt="IMG_4452" width="300" height="225" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/IMG_4452-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/IMG_4452-768x576.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/IMG_4452-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/IMG_4452-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Perchè scegliere WWOOF</strong></p>
<p>Il WWOOF è un&#8217;ottima opportunità per imparare una nuova lingua, ridurre drasticamente i costi di un viaggio, incontrare persone da tutto il mondo e aprirsi a nuove esperienze. Nell&#8217;arco di poche settimane si è catapultati in realtà lontanissime da quelle a cui si è abituati e incontrare persone con interessi e idee molto diverse dalla solita cerchia universitaria. Tramite il WWOOF si può viaggiare potenzialmente ovunque sostenendo solo I costi di trasporto, un affare in Norvegia o in Svezia!</p>
<p><strong>E&#8217; volontariato!</strong></p>
<p>Ho sempre trovato paradossale pagare per fare volontariato. Internet pullula di associazioni che permettono a giovani di trascorrere qualche settimana di volontariato in un qualche Paese in via di sviluppo in cambio di cifre non indifferenti. Questo tipo di turismo (perchè di turismo si tratta anche se mascherato da volontariato) spesso non porta nessun beneficio, e a volte qualche danno, alle popolazioni locali. Al contrario, il WWOOF richiede solo una simbolica cifra di iscrizione ed offre un tipo di volontariato senza le false pretese di voler cambiare il mondo. Nella maggior parte dei casi c&#8217;è l&#8217;aspettativa che il volontario voglia imparare e di conseguenza viene trattato come tale.</p>
<p><strong>E&#8217; adatto a me?</strong></p>
<p>Il WWOOF non è adatto a tutti. Se si è abituati a viaggiare in hotel o se si ha il concetto di viaggio inteso come turismo, probabilmente il WWOOF non è la scelta migliore. Il WWOOF richiede una certa flessibilità e un ottimo spirito di adattabilità. Non sono rare storie di persone che dopo pochi giorni hanno lasciato tutto. Il WWOOF implica lavorare e condividere. Chiedersi cosa si vuole ottenere da queste esperienze è probabilmente il primo passo per capire se il WWOOF è ciò che si vuole e di cui si ha bisogno.</p>
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		<title>Le tre cose da sapere sugli stage alle Nazioni Unite e all&#8217;Unione Europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Scagliusi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2016 05:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Iniziare una carriera nel mondo delle organizzazioni internazionali è estenuante: una posizione “entry-level” richiede generalmente più esperienza (2+ anni) di quanta ne sia necessaria in altri settori. Per chi (come me) è restio nell’intraprendere un anno di volontariato full-time, uno stage è un ottimo modo per accumulare esperienza e arricchire il curriculum. Unione Europea e ONU sono due delle tantissime opzioni che si hanno di fronte. Premessa &#8211; Uno stage nell’Unione Europea non potrà mai e in nessun caso condurre ad un lavoro nel Parlamento o [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziare una carriera nel mondo delle organizzazioni internazionali è estenuante: una posizione “entry-level” richiede generalmente più esperienza (2+ anni) di quanta ne sia necessaria in altri settori. Per chi (come me) è restio nell’intraprendere un anno di volontariato full-time, uno stage è un ottimo modo per accumulare esperienza e arricchire il curriculum. Unione Europea e ONU sono due delle tantissime opzioni che si hanno di fronte.</p>
<p>Premessa &#8211; Uno stage nell’Unione Europea non potrà mai e in nessun caso condurre ad un lavoro nel Parlamento o nella Commissione. Uno stage non pagato nelle Nazioni Unite (con buona pace della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani “Everyone who works has the right to just and favourable remuneration…”) non darà mai accesso ad un lavoro nelle Nazioni Unite.</p>
<p>Cosa accomuna i due stage? Ben poco. Non potrei mai paragonare la mia esperienza al Parlamento Europeo a Bruxelles con quella alle Nazioni Unite nella Commissione Economica e Sociale per l’Asia e il Pacifico a Bangkok. Per ognuno di questi stage si dovrebbero contestualizzare il tipo di organizzazione, il ruolo ricoperto e la collocazione geografica. Tuttavia, ci sono 3 aspetti chiave che si applicano perfettamente ad entrambi gli stage:</p>
<p><strong>1) Selezione</strong></p>
<p>Visti l’altissimo numero di candidature da tutto il mondo e il relativamente basso numero di posti disponibili, ho sempre pensato (e continuo a farlo) che ottenere uno stage sia per larga parte legato ad una serie di circostanze tale per cui, riassumendo un discorso altrimenti complesso e noioso, 1) il CV inviato cada tra le mani della persona interessata a quel determinato profilo e 2) quel profilo venga scelto tra quelli di mille altri. In altre parole, la selezione richiede una non indifferente quantità di fortuna.</p>
<p>Tuttavia, dato il numero impressionante di candidature (per il Parlamento Europeo 25,000 candidature per 600 posizioni), non è sorprendente che una prima scrematura avvenga per Università di provenienza. La maggior parte dei miei colleghi proveniva da una stretta cerchia di Università. Sebbene questa pratica sia ben oliata nel settore privato, è indubbio che sia contemplata in organizzazioni come le Nazioni Unite fondate su principi di equità e pari opportunità. Inoltre, alcune Università hanno canali privilegiati che permettono ai propri studenti di ottenere stage sia alla Commissione Europea che alle Nazioni Unite tramite una selezione che è interna all’Università. Tutto questo ancora una volta, in nome dell’ equità e delle pari opportunità.</p>
<p><strong>2) Esperienza acquisita</strong></p>
<p>Uno stage nel Parlamento Europeo significa partecipare alle conferenze di Mario Draghi durante gli incontri tra la BCE e il Parlamento Europeo. Uno stage nelle Nazioni Unite a Bangkok significa assistere all’annuale meeting in cui i capi di governo discutono i problemi più pressanti del Sud-Est Asiatico. In entrambi i casi sarà difficile non sentirsi al centro del Mondo. Sono pochi gli stage e in genere i luoghi di lavoro che offrono un’esposizione così ampia a idee e culture diversissime tra loro. Probabilmente uno stage di pochi mesi non cambierà la vostra vita, ma la renderà decisamente più piena e interessante.</p>
<p><strong>3) Supervisor</strong></p>
<p>Poter partecipare ad eventi, andare in missione in altri Paesi, pubblicare un articolo o presentare il proprio lavoro ad altre agenzie dipenderà molto dal supervisor assegnato. Anche il più volenteroso e proattivo degli stagisti può essere stroncato da un supervisor negligente. Il supervisor è la porta di accesso al mondo delle organizzazioni internazionali e non solo. E’ difficile pensare che qualche mese trascorso in un’agenzia delle Nazioni Unite o nel Parlamento Europeo sia sufficiente per ottenere un lavoro.</p>
<p>Tuttavia, lettere di raccomandazione da un ufficiale delle Nazioni Unite così come pubblicazioni con il brand “EP” o “UN” possono sicuramente facilitare l’accesso al mercato del lavoro.</p>
<p>Sarebbero necessarie ben più pagine per descrivere i due stage. Di certo, non si può non rimanere affascinati da ambienti così carichi di fermento, tensione e idee. Uno stage nell’ONU o nell’Unione Europea è anche questo: un modo intelligente di viaggiare e scoprire qualcosa di più su cose, persone e se stessi.</p>
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