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	<title>Jacopo Sisca &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>A DAY IN THE LIFE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Sisca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2015 07:30:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Accelero ancora, sto andando a duecento e la cosa mi eccita, ho bisogno di sentirmi veloce, il collo mi tira, sono teso, piacevole sensazione tutto sommato, ho bisogno di tornare a scorrere. Il cielo è plumbeo, sul lungomare di Rimini troppi alberghi e vie che richiamano Fellini, cazzo lui non è dozzinale e cazzo, ho scordato la sciarpa a casa, ho le tonsille gonfie da non so più quanto e le cuffie non coprono il collo, coprono le orecchie. Il giornalaio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Accelero ancora, sto andando a duecento e la cosa mi eccita, ho bisogno di sentirmi veloce, il collo mi tira, sono teso, piacevole sensazione tutto sommato, ho bisogno di tornare a scorrere.</p>
<p>Il cielo è plumbeo, sul lungomare di Rimini troppi alberghi e vie che richiamano Fellini, cazzo lui non è dozzinale e cazzo, ho scordato la sciarpa a casa, ho le tonsille gonfie da non so più quanto e le cuffie non coprono il collo, coprono le orecchie. Il giornalaio infila velocemente dentro al “Sole” un libretto e mi fa -Uno e cinquanta- gli do due euro, restiamo tutti e due in attesa, rompo il silenzio, -scusami, quanto hai detto?- ho capito male: due euro e cinquanta, sorriso imbarazzato, amo i momenti d’imbarazzo. Il libretto in allegato contiene due racconti brevi di Arthur Schnitzler, lo conosco dico, ha scritto “Doppio Sogno”ed Eyes Wide Shut è tratto da Doppio Sogno, piaceva tanto ad una mia ex, penso ai suoi occhi: ricordo il nome del colore, azzurro, ma non i suoi occhi.</p>
<p>All’American Graffiti mi siedo quasi infondo, schiacciato senza vie di fuga, poi mi accorgo che devo pisciare, Cristo devo far alzare tutta quella sfilza di persone, pagherei oro per avere un pappagallo sotto al tavolo. Torno dal bagno e mi raggomitolo nuovamente nel mio angolino e penso a quante persone siano un gran bel bluff, poi mi dico che a volte anch’io sono un bluff, distolgo lo sguardo dall’insegna dell’hotel di fronte e noto che la ragazza di fianco a me poggia sul tavolo uno strano contenitore, leggo sull’etichetta hp basico, lei è incinta, all’ottavo mese mi dice, le chiedo se è maschio o femmina e se ci fossimo presentati alla cena della sera precedente ma no, non è capitato. Parliamo di tante cose. Lei mi dice che con quel contenitore ha risolto i suoi problemi di acidità, mi fa provare un pò di quella sostanza, sa di ferro, in realtà sembra fare peggio. Ordino filetto, una pannocchia e verdure grigliate, lei prende un primo, parliamo ancora. Le dico che ultimamente soffro di autismo musicale, ascolto troppa musica a cui poi associo persone e pensieri, che mi fa star bene e che sicuramente mi ammazzerei senza musica ma in realtà non lo farei, sono troppo egoista, sono proprio un bluff a volte, penso. -Con la meditazione ho sconfitto il mal di vivere- prosegue lei guardandomi dritto negli occhi, ha uno sguardo che non giudica,uno sguardo educato, ho dimenticato già il suo nome, ho un problema con la memorizzazione dei nomi, fa niente, le rispondo che invece io voglio tenermi le nevrosi, le pulsioni insoddisfatte , i fallimenti eccetera, ci sguazzo in queste cose io, non voglio essere Siddharta, poi dico che noi siamo delle singolarità e che il vero miracolo è questo, che dal caso possa nascere qualcosa di unico, in realtà l’ha detto Alan Moore ma io mi ci ritrovo, lei si commuove, mi abbraccia, non me l’aspettavo, ricambio l’abbraccio in modo goffo, amo i momenti imbarazzanti. Sfoglio il libretto di Schnitzler, troppo chiacchiericcio lo leggerò dopo, butto un’occhiata alla prima pagina del Sole, le parole Parigi e Isis si attorcigliano come due serpenti che fanno l’amore, metto le cuffie e ascolto A Day in the Life, mi dico che i Beatles erano troppo avanti, poi ascolto Anidride Carbonica e La Canzone Del Parco.</p>
<p>Parlo con la ragazza della valigetta, le dico in tono scherzoso -Non la molli proprio mai eh? &#8211; mi risponde che no, è la sua coperta di Linus quella -Come per me le cuffie- faccio io, lei sorride e mi dice che a gennaio andrà in Australia dal suo ragazzo, vuol cambiare vita e farcela con le proprie forze, è già in aspettativa da qualche mese ma vuol godersi il presente e non pensare a quello che sarà. -Io vivo proiettato nel futuro e con uno sguardo al passato, il peggio che ci si possa augurare- lei ride e mi dice di provare a godermi l’attimo, le rispondo che ci sto provando dalla nascita. Torno al bagno, poggio le cuffie sul tavolo, non vedo l’ora di rimettermi in macchina e fondermi con l’asfalto, mio padre erano mesi che non lo vedevo e sono felice di sfrecciare con lui, parliamo di tante cose, alla radio passano “Un angioletto come te” e come per riflesso il discorso cade su quanto fosse rivoluzionario l’album “Rimmel” e della psicologa con cui stava nel ’75, io non lo interrompo, so già tutto a memoria ma non lo interrompo, lo ascolto come se fosse la prima volta, mi fa star bene.</p>
<p>Il collo mi tira sempre di più, ho scordato le cuffie al ristorante, chiamo, nessuna cuffia trovata mi dispiace, qualcuno ha la mia coperta di Linus e io sento freddo, in quel momento leggo i messaggi che mi manda Giovanni, è felice, ha nuove emozioni dentro, mi influenza positivamente, d’altronde sono solo un paio di cuffie o forse no, sono indeciso, alla fine mi dico che le ricomprerò.</p>
<p>Mi stendo sul letto, rileggo alcune pagine sottolineate di “Tenera è la notte”, rifletto sul fatto che i libri non andrebbero regalati con tanta superficialità, a volte sono superficiale, vorrei poter scrivere come Fitzgerald, vorrei poter amare come Fitzgerald ma Zelda non c’è più, sto bevendo poco per cui vado in cucina, torno in camera e ascolto senza la mia coperta A Day in the Life, penso che domani è un altro giorno e contemporaneamente scavo nelle settimane passate in cerca di belle sensazioni, così non va però, devo focalizzarmi sul presente, alzo il volume al massimo, bussano alla porta ma non sento niente, sono egoista.</p>
<p>I Beatles erano troppo avanti.</p>
<p><iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/usNsCeOV4GM?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Tu lo conosci Piero?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Sisca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 09:44:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dedico queste parole a Nino: uomo, avvocato ed artista sfavillante che tra un aneddoto su De Andrè e una chitarrata fugace mi parlò della poetica di Piero Ciampi. Trovo particolarmente difficile parlare dei personaggi che hanno influenzato la mia esistenza, quando lo faccio ho come l’impressione di liofilizzare un’emozione e di renderla dozzinale, di svenderla. Un po’ come capitava a Piero “Litaliano” con le sue canzoni, nelle quali intrappolava se stesso e perciò a cantare molte volte non si presentava [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dedico queste parole a Nino: uomo, avvocato ed artista sfavillante che tra un aneddoto su De Andrè e una chitarrata fugace mi parlò della poetica di Piero Ciampi.</p>
<p>Trovo particolarmente difficile parlare dei personaggi che hanno influenzato la mia esistenza, quando lo faccio ho come l’impressione di liofilizzare un’emozione e di renderla dozzinale, di svenderla. Un po’ come capitava a Piero “Litaliano” con le sue canzoni, nelle quali intrappolava se stesso e perciò a cantare molte volte non si presentava affatto. E’ il 1971 e Piero è dietro le quinte dell’Auditorium Rai di Napoli, luogo in cui sta andando in onda il popolare varietà televisivo “Senza Rete”. Si trova lì per volere di Charles Aznavour che avendo ascoltato casualmente uno dei primi frutti del connubio artistico tra Piero Ciampi e Gianni Marchetti -Tu no- ne rimane folgorato. “Accogliamolo con un applauso speciale, è Piero Ciampi!”. “Voi qui in sala, facciamoli sentire&#8230; Lui ha un po’ paura… Devi parlare qui e devi guardare assolutamente là, in quell’occhio magico, terribile”. Così lo annuncia un giovane Paolo Villaggio che è riuscito a trascinarlo in scena per il rotto della cuffia, Piero aveva cambiato idea all’ultimo e non voleva più esibirsi: “A parte che sto parlando con te,” controbatte (tant’è che non guarderà mai in camera) “Ma comunque il fatto&#8230; Più che paura è un, un certo imbarazzo perché io son venuto qui per cantare una canzone e mi sembra che questo dica tutto, insomma, uno arriva, parte, cioè arriva, canta una canzone e parte. Ora siccome questa canzo…” Villaggio lo interrompe sul più bello, i tempi televisivi non permettono fuoriuscite d’una simile profondità, non occorre spiegare, piuttosto iniziare, Piero quindi intreccia le braccia e rompe il silenzio:</p>
<h2 style="text-align: center;">“Tu no</h2>
<h2 style="text-align: center;">Tu no</h2>
<h2 style="text-align: center;">Tu no”</h2>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/a33Fa78zK5w?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Ammiratelo col cuore spaccato che versa lacrime amare nell’appartamento di via Macrobio per l’ennesimo abbandono, questa volta è Gabriella a volare via come un soffione e con lei la figlia Mira.</p>
<p>Eppure Piero ci aveva provato a vivere secondo il volere dei ben pensanti: il primo album “Piero LITALIANO” conforme alle sonorità dell’epoca(1963), il matrimonio con Moira l’irlandese, la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico con la RCA verso la fine degli anni sessanta, ma non sono che attimi effimeri.<img class=" size-full wp-image-3732 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/ciampilitaliano.jpg" alt="ciampilitaliano" width="300" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/ciampilitaliano.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/ciampilitaliano-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/ciampilitaliano-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/ciampilitaliano-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Il primo album è un insuccesso, il matrimonio non dura che qualche mese e quando Gino Paoli gli fa avere un anticipo di due milioni di lire dalla RCA lui per tutta risposta gli dice”Oh Gino, glielo abbiamo buttato nel culo!”. Quelli della RCA non lo videro più per tre anni, Piero è andato a cercare Moira in Inghilterra o più verosimilmente è da qualche parte a bere il bevibile.</p>
<p>“Niente, è questo il mio equilibrio, la mia politica. Cercare di non offendere gli altri avendo qualcosa in più dell&#8217;uomo più povero di questa terra. La poesia è la sola cosa che ho.”<br />
Questo risponderà alla domanda “cosa pensa di avere più degli altri?” in un’intervista del 1976. A vent’anni da Livorno parte per Parigi con una chitarra e una stecca di sigarette, lì scrive poesie sui tovaglioli delle osterie, talvolta le canta per pochi franchi, per tutti è Piero “l’italianò”, parla con Celine, ascolta Brassens, conosce Leonard Cohen e senza un soldo dorme dove capita: ha tutte le carte in regola per essere un artista.</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/9cfgyLH4T_4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Per capire l’arte di Piero Ciampi o prima ancora Piero Ciampi uomo basta mettere insieme i tasselli presenti in ogni sua canzone, ricongiungere le varie parti di un cuore che “giace inerte rossastro sulla strada” e ascoltare quel timbro di voce unico confidarti la sua vita tragicomica: eccolo in un palazzo di giustizia litigare con l’ex moglie, ora rompere il naso alla donna che ama in un accesso d’ira o mandarla letteralmente a fare in culo (dimostrando tra l’altro un’audacia assolutamente inusuale per l’epoca), fingere di cercare lavoro, rimorchiare donne delle quali ricorda a mala pena i volti l’indomani e perdere tutto al gioco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/ntsSDuwIAHw?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>L’Italia però sembra non accorgersi di lui o forse non è pronta sebbene gli anni ’70 sembrino poter essere quelli della svolta: dà il meglio di sé in termini musicali (in questo periodo compone con Gianni Marchetti l’album omonimo e “Io e te abbiamo perso la bussola”), il premio Tenco lo invita a presenziare svariate volte, nel ’77 la rai gli fa registrare un programma incentrato sulla sua musica, Ornella Vanoni vuole cantare le sue canzoni e i locali sono disposti a pagarlo ben trecentomila lire per una sua esibizione.</p>
<p>Ma come ho già detto, Piero fugge da ogni possibilità di ribalta. Ovunque vada è perennemente ebbro, finanche negli studi della rai, tant’è che la trasmissione viene relegata all’ora di pranzo e viene ridotta ad un&#8217;unica registrazione e quando va a cantare spesso non finisce nemmeno la prima canzone.</p>
<p>Al Tenco presenzierà solo nel ’76 e rimarrà l’ultima grande memorabile esibizione di Piero Ciampi che ubriaco fradicio litigherà dapprima con gli organizzatori per il compenso, all’entrata in scena con un paio di spettatori per poi concludere in un bagno di applausi, l’anno dopo verrà nuovamente invitato ma al posto suo arriverà un telegramma del genere: “Non sono potuto venire, Piero.”</p>
<h2 style="text-align: center;">“Scusami, se tu vuoi parlare vieni qua, io rischio, te no, tu sei un anonimo, io no.”</h2>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/Vm9qEZhh5yI?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Un destino già scritto, Piero lo sa, ci ha messo la firma lui, vuol morire insieme all’amico di sempre, il compagno d’una vita che al contrario di Gabriella e Moira non fugge, lo comprende e gli fa dimenticare ogni pena.</p>
<h2 style="text-align: center;">“Spera, Mira, Spera”</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/77I7rpaQjVc?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Non c’è più tempo però per le speranze di Mira: è il 1980 e Piero ha, contrariamente alle sue previsioni, un cancro alla gola: nel 1980 se ne va ricoperto di fiori uno tra i più grandi artisti italiani di tutti i tempi.</p>
<p>&#8220;Piero stava già male e quando gli chiesi cosa maggiormente avrebbe desiderato mi rispose: &#8220;Un fiore&#8221;. Lo annunciai attraverso la radio e il giorno dopo, all&#8217;ospedale, centinaia di persone attendevano fuori dalla porta, tutte con un fiore in mano. La sua era una stanza da venti letti: l&#8217;ho fatto sedere, lavato e pettinato e poi, come in un&#8217;azione di teatro, ho dato il via. Tutti sono sfilati davanti a lui, lasciandogli il loro fiore da vivo, non da morto! Gli riempirono il letto, e lui, tra l&#8217;incredulità e la commozione: &#8220;Ma sono tutti per me? E per gli altri?. &#8220;Sì sono tutti per te, gli altri avranno tempo&#8230;&#8221; Morì il giorno dopo&#8230;.” (Gianni Elsner)</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3733" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/hqdefault.jpg" alt="hqdefault" width="480" height="360" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/hqdefault.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/hqdefault-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/hqdefault-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>SUNDAY MORNING. BRINGS THE DOWN IN.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Sisca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 11:14:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è domenica. La domenica mattina ho vuoti d’aria. La domenica mattina ho l’impressione di cadere. Di domenica mattina sarò morto centinaia di volte. La domenica mattina è solo una strana sensazione che non voglio capire. La mia domenica mattina sono i Velvet Underground, la mia domenica mattina è Lou Reed. Se stavate cercando qualcosa di interessante da leggere, beh, fottetevi, oggi è domenica mattina e non c’è nulla di interessante, solo mal di testa e un’accozzaglia di pensieri sghembi. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è domenica. La domenica mattina ho vuoti d’aria. La domenica mattina ho l’impressione di cadere. Di domenica mattina sarò morto centinaia di volte. La domenica mattina è solo una strana sensazione che non voglio capire. La mia domenica mattina sono i Velvet Underground,<br />
la mia domenica mattina è Lou Reed.</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/4KDau6Z103U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Se stavate cercando qualcosa di interessante da leggere, beh, fottetevi, oggi è domenica mattina e non c’è nulla di interessante, solo mal di testa e un’accozzaglia di pensieri sghembi. <img class=" size-full wp-image-3467 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/images.jpg" alt="images" width="318" height="159" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/images.jpg 318w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/images-300x150.jpg 300w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" />Pensavo a quanto fosse bella Alessia a quattordici anni lì distesa al sole che brucia ogni cosa tranne lei e tutti ci vorrebbero andare a letto, io vorrei solo amarla per un paio di settimane e una manciata di secoli ma ai suoi occhi sono solo un buffo bimbo sperduto con cui poter giocare a fare la “Wendy”. Ogni volta che ascolto “Venus in Furs” mi torni in testa tu, il tuo modo strano di ridere e di come coloravi la notte …”Shiny shiny, shiny boots of leather”</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/-vHDnAlPDKk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Chissà che fine avrà fatto quella serigrafia di Andy Warhol con cui se ne saltò fuori mio padre un indefinibile pomeriggio di diciannove anni fa. Se digitate su google “serigrafie di Andy Warhol” scorrendo tra le immagini vi apparirà esattamente il quadro che spiccava sulla parete sinistra della porta di camera mia:</p>
<p><img class="size-full wp-image-3470 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/serigrafia-andy-warhol.jpg" alt="serigrafia andy warhol" width="184" height="273" /></p>
<p>Ogni sera prima di andare a letto davo un’occhiata a quel donnone ambiguo e puntualmente avevo gli incubi. A diciannove anni scopro che la femme fatale che incasinava i miei sogni con ogni probabilità era un transgender che bazzicava nella “Factory” di Warhol, perché se qualcuno lavorava per la Factory e aveva sembianze femminili era sicuramente un<img class=" size-full wp-image-3471 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/transformer.jpg" alt="transformer" width="225" height="225" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/transformer.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/transformer-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/transformer-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/transformer-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><br />
transessuale o una drag queen. Eccolo lì il mio legame embrionale con Lou Reed, perché io a sei anni in quella serigrafia ci vedevo quello che Lou vide per la prima volta a ventisei entrando a far parte di quel caos di eccessi e genialità, nel mondo plastico di Warhol che poi testimonierà su vinile nel ’72: “Walk on the wild side”, singolo estratto dall’album “Transformer” è un tuffo nelle perversioni, nelle ambiguità, nelle orge, nel feticismo, nei discount, nelle sostanze, nei rifiuti, nella morte, nel movimento incomprensibile di corpi trasformati, buttati chissà dove a perdersi chissà in che modo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Holly_Woodlawn">Holly Woodlawn</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Candy_Darling">Candy Darling</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joe_Dallesandro">Joe Dallesandro</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jackie_Curtis">Jackie Curtis</a>, Sugar Plum Fairy, queste le stelle spuntate che animano la simpatia e l’ammirazione di Reed e del resto, come si fa a non essere attratti dal lato selvaggio della vita?</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/XTMYF9BTSeg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Sì, è parecchio manchevole questo articolo, ma vi avevo disilluso in partenza e se vi <img class=" size-full wp-image-3468 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/index.jpg" alt="index" width="272" height="185" />aspettavate che tenessi una lezione sulla storia del rock anni sessanta cascate male, una cosa però vorrei consigliarvela, fatevi il favore di ascoltare almeno una volta nella vita i Velvet<br />
Underground e Lou Reed, perché entrambi hanno un’immensa empatia e smisurata umanità da trasmettere. Potrei finirla qui con “Heroin” ma voglio risparmiarvi la menata esistenziale sul nichilismo e poi oggi è una domenica verde annacquato, lo stesso colore degli occhi di uno splendido, accecante barracuda che per un attimo mi ha fatto dimenticare me stesso; pensavo di essere l’Oceano Pacifico, liberato da quei miliardi di cellule del cazzo e pieno di entusiasmo. Giorni perfetti.</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/QYEC4TZsy-Y?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/sunday-morning-brings-the-down-in/">SUNDAY MORNING. BRINGS THE DOWN IN.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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		<title>LIAM, NOEL E IL FANTASMA DI JOHN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Sisca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 10:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rubo un po’ di spazio all’ articolo per una riflessione sul folle attentato terroristico avvenuto due giorni fa, mercoledì 7 gennaio, nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo. Allo stato attuale le vittime risultano essere dodici, due poliziotti, l’addetto alla portineria e nove giornalisti: vignettisti, satiristi, artisti, intellettuali, genialoidi, laici, ma soprattutto esseri umani liberi. Stéphane Charbonnier, Jean Cabut, Georges Wolinski, Bernard Verlhac, Bernard Maris, Michel Renaud, Elsa Cayat e Philippe Honoré erano armati di penna e bombardavano la stupidità [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/liam-noel-e-il-fantasma-di-john/">LIAM, NOEL E IL FANTASMA DI JOHN</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rubo un po’ di spazio all’ articolo per una riflessione sul folle attentato terroristico avvenuto due giorni fa, mercoledì 7 gennaio, nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo. Allo stato attuale le vittime risultano essere dodici, due poliziotti, l’addetto alla portineria e nove giornalisti: vignettisti, satiristi, artisti, intellettuali, genialoidi, laici, ma soprattutto esseri umani liberi. <strong>Stéphane Charbonnier, Jean Cabut, Georges Wolinski, Bernard Verlhac, Bernard Maris, Michel Renaud, Elsa Cayat e </strong><a href="http://www.internazionale.it/notizie/2015/01/08/philippe-honore-il-quinto-e-meno-connosciuto-disegnatore-ucciso-a-charlie-hebdo">Philippe Honoré</a> erano armati di penna e bombardavano la stupidità con la fantasia e l’intelletto e non risparmiavano niente e nessuno, ogni settimana il machete della satira sgozzava l’ignoranza. In effetti erano pericolosissimi per un certo senso del pudore e sicuramente tanti di quelli che sui social adesso scrivono l’hashtag #JesuisCharlie li avrebbero censurati volentieri, come successe alla trasmissione “Satyricon” di Daniele Luttazzi, a “Raiot” di Sabrina Guzzanti o alle “vignette” di Vauro Senesi. Ciò conferma come la satira tutt’ora rappresenti il più grande strumento per soverchiare i poteri forti, gli assolutismi, i dogmatismi e la cosa davvero buffa è che tutto questo sia possibile grazie ad un gioco d’ironia. Il più grande miracolo è l’ironia vi dico, vero confine tra uomo e animale, e la satira ne è la naturale evoluzione, vero spartiacque tra libertà e schiavitù.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>#IOSONOCHARLIE</strong></p>
<h1 style="text-align: center;">LIAM, NOEL E IL FANTASMA DI JOHN</h1>
<h1 style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2881" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Oasis1.jpg" alt="Oasis1" width="800" height="600" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Oasis1.jpg 800w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Oasis1-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Oasis1-768x576.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Oasis1-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h1>
<p>Se c’è qualcuno che ha colto davvero l’essenza dei miei diciott’anni quel qualcuno sono stati senza dubbio gli Oasis. Il me diciottenne, splendido illuso che si districava tra un compito di matematica bucato, incalcolabili ammaccature alla macchina di mia madre e la voglia di uscire dal guscio di un’adolescenza incolore. Tutto quello che volevo era divertirmi, quello di cui avevo bisogno era a portata di sabato sera: luci stroboscopiche, cocktail colorati, decibel impazziti, “Champagne Supernova”.<br />
<img class="alignleft wp-image-2876 size-medium" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/2014Oasis_JamieFry_130314.gallery-300x200.jpg" alt="2014Oasis_JamieFry_130314.gallery" width="300" height="200" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/2014Oasis_JamieFry_130314.gallery-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/2014Oasis_JamieFry_130314.gallery-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/2014Oasis_JamieFry_130314.gallery.jpg 552w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Avevo spesso gli Oasis in testa e un debole per Liam, l’imprevedibile Liam Gallagher dal gergo clorito e dal “fuck” per congiunzione, bad boy della Manchester proletaria che canta con le braccia giunte dietro la schiena, una propensione smodata per Il “Man City”, le risse, gli insulti gratuiti a chiunque non gli vada a genio (specie se si tratta del fratello Noel) e per -come a lui piace chiamarla &#8211; “il caffè”. <img class="alignright wp-image-2880 size-medium" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/oasis-300x167.jpg" alt="oasis" width="300" height="167" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/oasis-300x167.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/oasis.jpg 715w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Noel è stata senza dubbio la mente geniale che si cela dietro quasi tutti i successi degli Oasis, ma la magia del cantato apparteneva a Liam, prendete “Wonderwall” cantata dal Noel solista e confrontatela con l’originale del 1995, anzi prendete tutte le hits degli Oasis che Noel sta riadattando per i suoi live, è come se Mogol si mettesse a cantare “La canzone del sole” o “Con il nastro rosa”: non c’è storia. Quella magia è secondo me fortemente collegata alla figura di John Lennon, vera e propria ossessione di Liam, figura mistica che l’ha riempito a tal punto da perseguitarlo. <img class=" size-full wp-image-2877 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/images.jpeg" alt="images" width="284" height="177" /><br />
Correva l’anno 2009 e gli Oasis si erano da poco sciolti e ciò di solito avveniva quando Liam eccedeva col “caffè” e la Vodka e finiva con lo sfasciare qualche chitarra in testa a Noel, il quale puntualmente poi abbandonava il tour. ‘Sta volta la cosa sembrava essere definitiva e Radio Deejay in un’incantevole mattina d’agosto stava trasmettendo la “Deejay Story” degli Oasis, dal titolo “Liam e il fantasma di John Lennon” o giù di lì. In quel momento mi trovavo a lavorare nel chiosco di una spiaggia sarda e gente ancora non se ne vedeva: alzo la radio, mi siedo sulla sdraio intento a godermi la sabbia bianco latte inghiottita da un tutt’uno di mare e cielo ed è a quel punto che scopro fin dove l’ossessione di Liam per John Lennon potesse arrivare. Il racconto sulla vita di Liam Gallagher si concludeva con il minore dei due fratelli che va a casa dell’amica Yoko Ono, un tempo casa anche di John, per del tè con biscotti e d’un tratto è costretto a fuggire per via dell’inquietante presenza del fantasma di Lennon.<br />
Non è finita qui, il minore dei fratelli Gallagher stando a quanto dicono i tabloid sarebbe costretto a dormire con la luce accesa per le costanti visite notturne che John è solito fargli, è poi famosa un’intervista nella quale Liam afferma che non potrebbe mai porre delle domande al suo idolo, perché finirebbe col saltargli addosso e leccargli la faccia.</p>
<p><iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/R5NYFVSH86s?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Liam-Gallagher1-e1366741732482.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2879" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Liam-Gallagher1-e1366741732482.jpg" alt="Liam-Gallagher1-e1366741732482" width="600" height="399" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Liam-Gallagher1-e1366741732482.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Liam-Gallagher1-e1366741732482-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Liam-Gallagher1-e1366741732482-360x240.jpg 360w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Dagli occhiali ai vestiti, dal taglio di capelli al brano “The Roller”, Liam omaggia da sempre la <img class="alignright wp-image-2878 size-medium" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/liam-gallagher-and-john-lennon-300x276.png" alt="liam-gallagher-and-john-lennon" width="300" height="276" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/liam-gallagher-and-john-lennon-300x276.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/liam-gallagher-and-john-lennon.png 406w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />sua ragione di vita, fin’anche nell’accento secondo Noel e soprattutto in studio, ricordo di aver letto un’intervista recente di Noel sul perché dello scioglimento degli Oasis e tra le tante ragioni disse anche qualcosa del tipo “Beh dopo diciott’anni che porti in studio nuove idee e dall’altra parte c’è un tizio che vuole suonare tutto in chiave Beatles e ha come unico termine di paragone John Lennon, hai bisogno di cambiare aria”. Le scazzottate quotidiane e gli insulti reciproci facevano parte del processo creativo degli Oasis, non era quello il problema, forse ciò che ha fatto saltare gli ingranaggi della band è stata proprio l’ormai insostenibile presenza del fantasma di John Lennon, che ha portato Liam Gallagher sull’Olimpo delle Rock Stars più amate di tutti i tempi e dall’altra probabilmente, considerando le rispettive carriere dei fratelli Gallagher dal 2009 in avanti, l’ha ancorato a perenne, seppur unico e magnifico, front man degli Oasis.</p>
<p><iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/eZoUh1vKYW4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>2001: A SPACE ODDYTY</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Sisca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 21:54:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Stanley Kubrick ha cambiato la mia vita. Ogni volta che guardavo un suo film la mia percezione delle cose si ribaltava, ogni volta che riguardo una sua pellicola tutto mi appare più chiaro. Il genio di Kubrick mi si è conficcato in testa come una pallottola, la sua arte mi ha psicanalizzato, indebolito e rafforzato, sconvolto e spiazzato, ma soprattutto ha contribuito alla mia presa di coscienza. Mi accorgo dei cambiamenti della mia personalità dai sogni che faccio: un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/e-QFj59PON4?feature=oembed" width="750" height="422" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Stanley Kubrick ha cambiato la mia vita. Ogni volta che guardavo un suo film la mia percezione delle cose si ribaltava, ogni volta che riguardo una sua pellicola tutto mi appare più chiaro. Il genio di Kubrick mi si è conficcato in testa come una pallottola, la sua arte mi ha psicanalizzato, indebolito e rafforzato, sconvolto e spiazzato, ma soprattutto ha contribuito alla mia presa di coscienza. Mi accorgo dei cambiamenti della mia personalità dai sogni che faccio: un mio incubo ricorrente è sempre stato quello di schiantarmi in volo; dopo aver visto “2001: Odissea nello spazio” L’aereo ha iniziato ad assumere sempre più l’aspetto di un’astronave con strane poltrone settecentesche al posto dei sedili e lo schianto è divenuto un viaggio infinito tra le stelle. Non avrei mai pensato che un film avrebbe potuto condizionarmi fino a tal punto, tanto più per il mio iniziale scetticismo per via della critica che, seppur idolatrandolo, metteva in guardia da una certa lentezza e lungaggine.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=p58aJD_wLKc">https://www.youtube.com/watch?v=p58aJD_wLKc</a></p>
<p>Ero scettico e invece sono nato una seconda volta sulle note di “Così parlò Zarathustra” durante la sequenza iniziale del film, mi sono goduto il serafico viaggio verso la Luna accompagnato dal celebre valzer di Strauss “Sul bel Danubio blu” e mi sono perso ai confini dell’Universo in un viaggio allucinogeno, arrivando a sfiorare la conoscenza assoluta per poi divenire uno “Starchild” un tutt’uno col cosmo. La visione di “2001: A space Odyssey “ è proprio un’esperienza extrasensoriale incredibile, un viaggio spaziale interminabile, inevitabile, che lascia tutto il tempo di riflettere su cosa sei stato, sei e sarai. La visione di Kubrick è molto più che fantascienza, è esistenzialismo, è una riflessione sull’essere umano e sulla vita, è una metafora della società sul finire degli anni 60: la guerra fredda, il terrore di un nuovo conflitto mondiale atomico, un’evoluzione tecnologica sempre più incalzante e il conseguente sbarco sulla Luna. Tutti eventi che segnarono lo strapotere degli Usa e uno slancio di onnipotenza dell’uomo che da padrone di sé diviene padrone dello spazio, che assoggetta popoli e pianeti a suon di missili.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">And all this science<br />
I don&#8217;t understand<br />
It&#8217;s just my job<br />
five days a week<br />
A rocket man, a rocket man</p>
<p style="text-align: center;">And I think it&#8217;s gonna be a long long time..<strong>.</strong></p>
</blockquote>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/-LX7WrHCaUA?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Cantava Elton John quattro anni più tardi, era il 1972, immaginando il suo “Rocket Man” come un pendolare dello spazio, che mai farebbe crescere i propri figli su Marte dato che è maledettamente freddo; l’uomo razzo che è pur sempre un uomo e che ha nostalgia della terra,di sua moglie e ad accompagnarlo nella galassia ci sono solo i propri timori.</p>
<p><strong><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/index.jpg"><img class="alignleft wp-image-2540 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/index.jpg" alt="index" width="206" height="244"></a></strong>Poi c’è il Major Tom del Duca Bianco (David Bowie) che nella sua Space Oddity, chiaro omaggio a” 2001: Odissea nello spazio” (dal quale venne letteralmente fulminato) si perde nello spazio e nonostante non ci sia più nulla da fare il maggiore è molto tranquillo e si fida della sua astronave.</p>
<p>Allo stato attuale delle cose si progetta di sbarcare su Marte <a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/cover_30211919112009.jpg"><img class="alignright wp-image-2539 size-thumbnail" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/cover_30211919112009-150x150.jpg" alt="cover_30211919112009" width="150" height="150" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/cover_30211919112009-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/cover_30211919112009-300x299.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/cover_30211919112009-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/cover_30211919112009-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/cover_30211919112009.jpg 345w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>nel 2023: “L’uomo razzo” farebbe meglio a coprirsi per bene quindi, mentre David Bowie probabilmente ora si interrogherà se vi sia vita sul pianeta Kepler-22b, dato che è stato appurato che i marziani, ahimè, per via di quel maledettissimo freddo, non sono mai venuti alla luce. Scherzi a parte, consiglio vivamente l’ascolto e la lettura del testo di “Life on Mars” probabilmente uno dei brani più belli di “Ziggy Stardust”, che con questo pezzo coglie perfettamente l’inquietudine di un’adolescente, la contrapposizione tra la relativa insignificanza dell’esistenza umana e l’eccitante pensiero che ci sia un’altra realtà, una nuova esistenza, alla quale però la ragazza dai “capelli color topo” non avrà mai accesso.</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/v--IqqusnNQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Non è del resto per questo che si viaggia nello spazio? Voglio dire, se non per fuggire da una realtà che ci sta stretta? Oppure è per la necessità di trovare sempre un senso a tutto, sperando magari di incappare nel monolite nero, nel deus ex machina, nel nostro creatore, sarà per amore della scoperta o più semplicemente perché siamo venuti ai ferri corti col genere umano?</p>
<p>Io so solo che il mio incubo è diventato il mio sogno più grande, quello di terminare l’esistenza perdendomi nello spazio, salutando da un oblò la Terra senza prendermi troppo sul serio, senza pretendere di trovare chissà cosa o chissà chi e poi magari va a finire che trovo proprio me stesso. <a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/2001_a_space_odyssey_59849-1920x1200.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2538 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/2001_a_space_odyssey_59849-1920x1200.jpg" alt="2001_a_space_odyssey_59849-1920x1200" width="1600" height="1000" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/2001_a_space_odyssey_59849-1920x1200.jpg 1600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/2001_a_space_odyssey_59849-1920x1200-300x188.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/2001_a_space_odyssey_59849-1920x1200-768x480.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/2001_a_space_odyssey_59849-1920x1200-1024x640.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/2001_a_space_odyssey_59849-1920x1200-400x250.jpg 400w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></p>
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		<title>NO MORE DAFT, NO MORE PUNK</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Sisca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 22:10:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho letto su uno di quegli opuscoletti motivazionali che la discriminante tra una persona di successo e un povero fallito è fra le altre cose la capacità di adattarsi ai cambiamenti, anzi l’opuscoletto più precisamente sosteneva che“L’uomo, per dirsi di successo, deve abbracciare il cambiamento”. Io a dire il vero ho quasi sempre mal digerito i cambiamenti. Non credere più in Babbo Natale non è bello, ascoltare la nuova voce di Homer Simpson non è bello, passare dal vedere bim [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho letto su uno di quegli opuscoletti motivazionali che la discriminante tra una persona di successo e un povero fallito è fra le altre cose la capacità di adattarsi ai cambiamenti, anzi l’opuscoletto più precisamente sosteneva che“<em>L’uomo, per dirsi di successo, deve abbracciare il cambiamento</em>”. Io a dire il vero ho quasi sempre mal digerito i cambiamenti. Non credere più in Babbo Natale non è bello, ascoltare la nuova voce di Homer Simpson non è bello, passare dal vedere bim bum bam al tg1 non è bello, aver avuto il dispiacere di ascoltare Random Access Memories non è bello. Voglio dire, <strong>una delle poche certezze della mia vita erano i Daft Punk</strong>, gli inventori della “French House”, coloro i quali non avevano mai sbagliato un disco.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/one-more-time.jpg"><img class="alignleft wp-image-2307 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/one-more-time.jpg" alt="one more time" width="247" height="204" /></a>Correva l’anno 2000 e un piccolo sbarbatello di dieci anni veniva letteralmente folgorato da un filmato appena andato in onda su MTV. Si trattava del video musicale di “<em>One More Time</em>”, uno dei pezzi house più conosciuti e ballati di sempre, tanto da essere considerato secondo la rivista statunitense Rolling Stone <strong>uno dei 500 migliori brani di sempre</strong>. In realtà “<em>One More Time</em>” è molto semplice nella sua struttura: il riff è interamente campionato da <em>More Spell on You</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Eddie_Johns&amp;action=edit&amp;redlink=1">Eddie Johns</a> e fa da cornice alla voce di Romanthony (venuto purtroppo a mancare a maggio del 2013) massicciamente auto tuned e compressa, eppure da tale semplicità è nata una hit davvero ipnotica e con un che di magico. Ero (e lo sono ancora) così follemente innamorato di <em>One More Time</em> che ciò mi spinse ad andare alla ricerca di ogni cosa che riguardasse i <em>Daft Punk</em> cioè due giovani producers parigini di nome <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guy-Manuel_de_Homem-Christo">Guy-Manuel de Homem-Christo</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Bangalter">Thomas Bangalter</a>; dai loro inizi nel gruppo musicale dei Darlin’( oltre al duo era presente anche Laurent Mazzalai che poi formerà col fratello la band dei <em>Phoenix</em>) che la critica musicale britannica definì “<em>a bunch of daft punk</em>” (un gruppo di giovani teppisti) da cui poi Guy e Thomas trarranno il loro nome artistico, <strong>all&#8217;incidente capitato durante una studio session alle ore 9:09 del settembre 1999</strong>, quando un macchinario musicale esplose e, a detta loro, li trasformò in robot.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/4ede942e8006a1d2f09707e8055ece42.640x360.jpg"><img class="alignleft wp-image-2311 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/4ede942e8006a1d2f09707e8055ece42.640x360.jpg" alt="4ede942e8006a1d2f09707e8055ece42.640x360" width="460" height="360" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/4ede942e8006a1d2f09707e8055ece42.640x360.jpg 460w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/4ede942e8006a1d2f09707e8055ece42.640x360-300x235.jpg 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a>In effetti il fatto che si mostrassero al pubblico sempre vestiti da robot mi ha sempre affascinato, come se a loro non interessasse prendersi troppo sul serio, né ci tenessero minimamente a mostrare la propria immagine al pubblico ma piuttosto preferissero lasciar parlare la propria musica e trasmettere <strong>l’idea di ciò che significhi essere “<em>Daft Punk</em>”: innovazione, sperimentazione, scoperta</strong> o meglio, concepire la musica funk, rock, disco anni 70 e pop come la concepirebbe un robot. Ho persino apprezzato il loro discusso album “<em>Human After All</em>” che divise pubblico e critica, reo di essere stato creato troppo frettolosamente (in sei settimane) e in modo superficiale: certo nulla di paragonabile a “<em>Discovery</em>” o al leggendario “<em>Homework</em>” (secondo me tra i primi dieci album di musica elettronica in assoluto) ma è sicuramente un album molto coraggioso che non lascia indifferenti. Da applausi poi la colonna sonora del mediocre film Disney “<em>Tron: Legacy</em>”, loro penultima fatica musicale targata 2010 e, mentre sulle note di “<em>Derezzed</em>” la mia venerazione nei confronti dei robot di Parigi si stava oramai trasformando in vera e propria ossessione, ecco spuntare sul più bello l’annuncio della produzione di <em>Random Access Memories</em> (RAM), <strong>l’album che ho atteso per tre lunghissimi anni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/RAM.jpg"><img class="alignright wp-image-2308 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/RAM.jpg" alt="RAM" width="224" height="224" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/RAM.jpg 224w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/RAM-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/RAM-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/RAM-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a>Credo di non aver mai atteso così spasmodicamente un disco, dal febbraio del 2013 (mese in cui i Daft Punk annunciarono l’uscita di “<em>RAM</em>”) fino al maggio dello stesso anno (data di uscita dell’album) non c’era giorno in cui non andassi alla ricerca di news, sperando pietosamente di scovare qualche brano di “<em>RAM</em>” in anteprima, arrivando finanche ad autoconvincermi che i fake che giravano su youtube fossero davvero frutto di un qualche attacco hacker al pc di Guy e Thomas. Quando a marzo riuscii ad ascoltare per la prima volta l’anteprima di “<em>Get Lucky</em>” pensai si trattasse di un altro fake, poi però mi accorsi che effettivamente l’anteprima proveniva direttamente dal loro sito ufficiale (di lì a poco sarebbe poi uscita la traccia intera, come singolo apripista di “<em>RAM</em>” e divenuta una super hit in poche settimane) e immediatamente capii che sarebbe capitato qualcosa di molto spiacevole. Il 21 di maggio finalmente <em>Random Access Memories</em> è disponibile su Itunes, passo tutta la giornata ad ascoltarlo e purtroppo salvo la bellissima “<em>Giorgio by Moroder</em>” (omaggio a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Moroder">Giorgio Moroder</a>, padrino della Italo Disco anni 80) e un altro paio di brani, <strong>l’album che avevo tanto atteso si rivela ai miei occhi una cocente delusione</strong>. Bene inteso, l’album da un punto di vista musicale (e vorrei vedere avendo un budget quasi illimitato) è ineccepibile, vanta collaborazioni di altissimo spessore(tra i tanti: <em>Julian Casablancas</em>, <em>Nile Rodgers</em>, <em>Noah Lennox</em>, e il succitato <em>Giorgio Moroder</em>) e una stra super mega hit da quasi 200 milioni di visualizzazioni su youtube, oltre che un Grammy come migliore album dell’anno… Ma cosa ne è dei miei umanoidi preferiti? Che fine hanno fatto quei due ragazzetti genialoidi che tra auto tune, campionamenti e sintetizzatori, hanno adattato il mercato alle loro regole e senza compromessi contribuito alla storia della musica elettronica? Un po’ di vocoder qua e là per rendere robotica la voce di Pharrel Williams in un revival disco anni 70 dovrebbe farmi gridare al miracolo? Con questo non intendo dire che “<em>Get Lucky</em>” sia una brutta traccia, <strong>il problema è l’evidente costruzione a tavolino di una hit</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco è questo che non mi va giù, i Daft Punk che fanno musica a tavolino, i Daft Punk che diventano (come se non bastasse) più famosi del Papa e che mostrano una certa supponenza, i Daft Punk che in pompa magna se ne escono fuori con un album iper-sofisticato che di loro ha ben poco se non nulla, i Daft Punk non più undeground, i Daft Punk che cambiano,i Daft Punk che cedono alle logiche di mercato, i Daft Punk che smettono di essere “sciocchi teppisti”, i Daft Punk che smettono di essere i Daft Punk.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/daft-punk-grammy.jpg"><img class="wp-image-2309 size-full aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/daft-punk-grammy.jpg" alt="daft punk grammy" width="820" height="546" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/daft-punk-grammy.jpg 820w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/daft-punk-grammy-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/daft-punk-grammy-768x511.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/daft-punk-grammy-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/daft-punk-grammy-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></p>
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		<title>UNA RETE DI OPPORTUNITA’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Sisca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2014 11:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[#Musica]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1948: nasce il 33 giri; un anno più tardi è la volta del 45 giri 1963: la Philips immette sul mercato la musicassetta 1980: l’anno in cui ha inizio la commercializzazione del compact disc. 1991: il gruppo MPEG crea l’algoritmo di compressione audio che nel 1997 verrà ribattezzato con l’acronimo di MP3 (Moving Picture Expert Group-1/2 Audio Layer 3) 1999: ecco Napster, il primo sistema peer-to-peer di massa che di lì a poco rivoluzionerà la concezione di internet e metterà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1948:</strong> nasce il 33 giri; un anno più tardi è la volta del 45 giri<br />
<strong>1963:</strong> la Philips immette sul mercato la musicassetta<br />
<strong>1980:</strong> l’anno in cui ha inizio la commercializzazione del compact disc.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image86.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1984" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image86.jpg" alt="image" width="259" height="194" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image86.jpg 259w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image86-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px" /></a></p>
<p><strong>1991</strong>: il gruppo MPEG crea l’algoritmo di compressione audio che nel <b>1997</b> verrà ribattezzato con l’acronimo di MP3 (Moving Picture Expert Group-1/2 Audio Layer 3)</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image87.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1985" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image87.jpg" alt="image" width="345" height="146" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image87.jpg 345w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image87-300x127.jpg 300w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /></a></p>
<p><strong>1999:</strong> ecco Napster, il primo sistema peer-to-peer di massa che di lì a poco rivoluzionerà la concezione di internet e metterà in ginocchio le case discografiche</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image88.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1986" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image88.jpg" alt="image" width="443" height="114" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image88.jpg 443w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image88-300x77.jpg 300w" sizes="(max-width: 443px) 100vw, 443px" /></a></p>
<p><strong>2001 e 2003:</strong> L’Apple con la creazione dell’ipod nel 2001 e di Itunes Store nel 2003 segna la definitiva svolta nelle modalità di ascolto e fruizione musicale<br />
<b>2006 e 2008</b>: anni in cui rispettivamente vedono la luce Youtube (la più grossa piattaforma di video sharing al mondo) e Soundcloud (uno tra i più noti siti di audio sharing in circolazione)</p>
<p><strong>27 giugno 2014</strong>, io che passeggio affondando i piedi sul bagnasciuga, gli schizzi di spuma marina come per riflesso mi spingono a guardare il cielo, decisamente troppo nuvoloso per una domenica mattina d’estate. Abbasso nuovamente lo sguardo, annuisco con la testa ad Antonio e tra un discorso e l’altro finiamo per parlare di quanto sia cambiata la musica in così poco tempo. Con ciò non intendo solo come sia mutato il modo di fare musica, ma anche e soprattutto come si siano evolute le modalità di ascolto e diffusione, in che modo gli artisti adesso si rendano conoscibili e promuovano la loro musica. Fino agli anni ottanta pensare alla musica portatile era pura fantascienza, poi però la Sony se ne uscì col ”walkman”, il primo lettore di musicassette tascabile, per me tutt’ora indimenticato. Ricordo come se fosse ieri le innumerevoli ore spese davanti al mangianastri di mia madre a cercare di catturare nelle audiocassette i pezzi del momento che freneticamente si susseguivano in radio per poi poterli orgogliosamente riascoltare nel mio walkman. Sembrerà banale ma se ci riflettete il rapporto uomo/musica è cambiato radicalmente con l’avvento del walkman: prima la musica si ascoltava in compagnia, si andava a casa dell’amico/a dotato/a di giradischi a sentire qualche vinile, davanti ai jukebox si socializzava; la musica fino agli anni 70 è stata un mezzo di aggregazione e di condivisione. Nel momento in cui la musica diviene portatile e si ha la possibilità con gli auricolari di isolarsi dal mondo ecco che la cesura col giradischi è netta. Ho sempre vissuto l’ascolto delle mie musicassette come un momento estremamente personale ed emozionale: incondivisibile. Per quanto poi il Compact Disc possa essere stato innovativo, la vera rivoluzione del formato musicale è sicuramente rappresentata dall’mp3. A dirla tutta l’mp3 ha segnato un cambiamento epocale nell’ambito dell’industria musicale, se poi all’acronimo mp3 ci si aggiunge il nome di Napster, l’aggettivo più calzante è spaventoso. Le major e non solo hanno dovuto fare i conti con un cataclisma di proporzioni bibliche, il mercato musicale ne è uscito stravolto e a mio modo di vedere anche meritatamente. Milioni di persone (lo ammetto, me compreso) si sono ribellate a dei costi sproporzionati ( un album su CD negli anni novanta costava intorno alle 25 mila lire) e tramite Napster hanno iniziato ad aggirare il sistema scaricando mp3. Da Napster si è passati a programmi sempre più evoluti per lo scaricamento e la condivisione musicale, peccato che ciò fosse illegale e alquanto deleterio per l’industria discografica e gli artisti. La crociata che ebbe inizio contro ogni sistema peer-to-peer e simili ha portato ad uno scaricamento controllato e legale di brani, singoli, tracce audio e tutto questo anche grazie all’avvento di Itunes, l’applicazione che ha fatto la fortuna di Apple ed in un certo senso ripulito l’mp3, fino ad allora vaso di Pandora dell’industria musicale.<br />
Allo stato attuale il lettore mp3 ha soppiantato il CD, oramai relegato a scomodo formato musicale per i più nostalgici, oggetto da collezione al pari del vinile.<a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image89.jpg"><img class="size-full wp-image-1987 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image89.jpg" alt="image" width="225" height="225" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image89.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image89-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image89-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image89-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><br />
</a></p>
<p>“Scherzi?! Anche Lana del Rey è stata scoperta su youtube” Mi fa notare Antonio mentre mescola il suo spritz; adesso sono le sei del pomeriggio e le nuvole non accennano a diradarsi ma tutto sommato quei pochi raggi che riescono a filtrare sono piacevoli.<a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image90.jpg"><img class="size-full wp-image-1988 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image90.jpg" alt="image" width="240" height="160" /><br />
</a>“Hai presente Wankelmut?” Proseguo io, “ Era un patito di Asafa Avidan e in particolar modo della sua Reckoning Song, tanto da farci un remix. Insomma remixa il pezzo e contatta Avidan, dicendogli di essere un suo grande fan e gli fa sentire il remix: Avidan inorridisce e gli dice di far sparire quell’aborto. Lui se ne frega, lo pubblica su youtube sotto il nome di “One day” e dopo un paio di settimane il pezzo è una hit mondiale e Avidan diventa famoso in tutto il mondo”.</p>
<p>In effetti la rete ha cambiato radicalmente il modo in cui gli artisti si rapportano e si fanno conoscere al pubblico; fino a poco tempo fa era come sempre, si faceva una demo, si mandava a qualche etichetta, si suonava in localetti per promuoversi. Adesso basta condividere un proprio lavoro su youtube, su soundcloud e se piace alla rete, cioè a voi: bingo!</p>
<p>Niccolò Contessa, sul versante italiano, autore del progetto musicale “I Cani” di Indie rock/Synth pop, nel giugno 2010 carica due brani su soundcloud e contemporaneamente su youtube, ossia “I pariolini di 18 anni” e “Wes Anderson”. In pochissimo tempo I Cani diventano un fenomeno virale prima ancora di aver realizzato un album o di aver suonato live. Oramai sempre più spesso si assiste ad un processo inverso: se un progetto musicale funziona su internet, le etichette si fanno sotto per accaparrarsi i diritti e direi che era ora, la rete è quasi sempre imparziale e meritocratica e non ragiona secondo logiche di mercato. L’ultimo pensiero in merito a ciò, che volevo esternare ad Antonio mi rimane sulla punta della lingua, sfuggito con il sole, è ora di cena e ormai i discorsi sui ristoranti di Fano hanno oscurato tutto il resto.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image91.jpg"><img class="size-full wp-image-1989 aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image91.jpg" alt="image" width="430" height="595" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image91.jpg 430w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image91-217x300.jpg 217w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image91-300x415.jpg 300w" sizes="(max-width: 430px) 100vw, 430px" /><br />
</a></p>
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		<title>How to disappear completely. Viaggio nella musica che rende leggeri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Sisca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 18:21:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho una personale convinzione quando si tratta di musica: la musica non va capita. Spesso mi viene da ridere quando sento frasi del tipo “Tu ne capisci di musica”, no io non ne capisco, come potrei capire qualcosa di irrazionale, di misterioso, di trascendentale. Il bisogno di musica è insito in ogni essere umano ed è un bisogno fisiologico, primordiale; pensare ad una vita senza musica equivale a pensare ad una vita priva di ricordi, di colori, di sapori, di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho una personale convinzione quando si tratta di musica: la musica non va capita. Spesso mi viene da ridere quando sento frasi del tipo “Tu ne capisci di musica”, no io non ne capisco, come potrei capire qualcosa di irrazionale, di misterioso, di trascendentale. Il bisogno di musica è insito in ogni essere umano ed è un bisogno fisiologico, primordiale; pensare ad una vita senza musica equivale a pensare ad una vita priva di ricordi, di colori, di sapori, di sentimento: impossibile. E’ impossibile capire perché un brano ti trasmetta determinate sensazioni o perché sia talmente parte di te che non riusciresti più a concepirti senza. Io non cerco mai di capire un brano, semplicemente lo ascolto e spalanco il cancello delle emozioni. Quello che con queste parole vorrei trasmettervi è in che modo la musica riesca ad emozionarmi . D’altronde uno dei temi del mese di “Venti” è la leggerezza e trovo che non vi sia emozione più intensa del sentirsi leggero.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so perché ma la prima immagine che mi viene in mente pensando alla leggerezza è quella di Marianne Schröder, modella norvegese, che vaga levitando lungo una strada buia e attraversa case che a loro volta fluttuano in aria. Sto parlando del video musicale di “What else is there?” dei Röyksopp, geniale duo norvegese di musica elettronica.</p>
<p style="text-align: justify;">“What else is there?” è senz’ombra di dubbio il capolavoro nonché brano più famoso del gruppo e sarà per l’inconfondibile voce di Karin Dreijer Andersson (in arte Fever Ray) o per il videoclip così visionario, fatto sta che ogni volta che ascolto questo brano (immancabile nella mia playlist) mi perdo in una qualche dimensione sconosciuta. Vi consiglio di attendere un terribile temporale notturno, mettervi in macchina, imboccare una stradina di campagna e di lasciarvi cullare tra lampi e fulmini dalle incantevoli note di “What else is there?”.</p>
<p><iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/KLpkXtM-VI8?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Mi provoca un effetto del tutto analogo la musica dei Radiohead, uno dei gruppi più controversi e affascinanti dell’ultimo ventennio.<br />
Pensare che “Creep”, primo singolo estratto dall’album di debutto “Pablo Honey” fu escluso dalla programmazione della BBC Radio 1 dopo due trasmissioni perché giudicato troppo deprimente mi fa venire ancora adesso l’orticaria; fortunatamente in seguito non furono tutti così cretini come quei disgraziati della BBC e “Creep” ebbe il successo meritato. Il sentirsi a disagio, non appartenenti al genere umano, l’incapacità di comunicare emozioni e bisogni, l’amore deleterio e non corrisposto sono alcune delle tematiche trattate in “Creep” e ricorrenti nel sentimento musicale della band.</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/JS8m44KjGGU?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<div class="video-wrapper"></div>
<p style="text-align: justify;">Con “How to disappear completely” però i Radiohead vanno oltre: ti sciolgono, ti scompongono, ti rendono maledettamente leggero e sì, ti fanno <em>scomparire completamente</em>. Raramente ho sentito un brano musicale prodotto con una passione simile, come del resto tutto l’album da cui è tratto il pezzo in questione, “Kid A”, l’album perfetto.</p>
<p style="text-align: left;">Thom Yorke (la voce della band) ci accompagna attraverso questo sogno, una sorta di limbo che presto sa di dover abbandonare; il suo io vaga spersonalizzato attraverso muri e sul fiume Liffey, lasciandosi dietro uragani, fuochi d’artificio, luci stroboscopiche. Il tutto è accompagnato dal suono tagliente di un violino che provoca degli stupendi brividi lungo la schiena: davvero estatico. Scorrendo i commenti di uno degli svariati video di questo capolavoro che si aggirano su Youtube, ho trovato dei versi di una blogger/poetessa, Michelina Di Martino, che credo fotografino perfettamente “How to disappear completely”:</p>
<p style="text-align: center;">“Quando ero piccola<br />
schiacciavo le pupille<br />
degli occhi finché<br />
non spariva il mondo<br />
e apparivano le stelle”</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo con una riflessione riguardo al pezzo “C’eravamo abbastanza amati” del cantautore Vasco Brondi che nel 2007 diede vita al progetto musicale “Le luci della centrale elettrica”.<br />
“Le luci” o le ami o le odi, qui non ci sono sfumature di grigio, o è bianco o è nero. Io amo alla follia diversi brani di Vasco Brondi e ammetto di avere un debole in particolare per il brano succitato, il pessimismo cosmico di Vasco è chiaramente presente anche qui: si parla di un incidente automobilistico che coinvolge una coppia che si era “abbastanza amata” e che è destinata a dissolversi come tutto ciò che è degradabile. C’è un però: il tutto è affrontato con una tale leggerezza e (passatemi la dicotomia) felice malinconia, tanto che i periodi neri sono “spettacolari” e le esplosioni diventano “quei soli che si vedono di notte in nord Europa”. Una lunga eclissi e dei bellissimi cieli autunnali fanno da cornice a dei sacchetti di plastica, la sola cosa che prima o poi rimarrà sulla superficie terrestre e “se solo anche tu fossi stata di plastica o di un altro materiale stabile, non degradabile”.</p>
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<div class="video-wrapper"> Ecco, questo a grandi linee è il mio strambo concetto di leggerezza in termini musicali. Spero vi abbia causato un battito in più al cuore o che per lo meno i brani proposti non vi abbiano fatto troppo schifo, in compenso io mi sono emozionato e anche tanto.</div>
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