<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Gilda Francesca De Rose &#8211; Venti Blog</title>
	<atom:link href="https://ventiblog.com/author/gilda-francesca-de-rose/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ventiblog.com</link>
	<description>La voce dei Ventenni</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Jul 2020 10:19:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.6.15</generator>
	<item>
		<title>POSE: la donna al centro del mondo</title>
		<link>https://ventiblog.com/22694-2/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/22694-2/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=22694</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anche se con molta fatica l’estate 2020 sembra essere finalmente alle porte. Distanze sociali, zero giochi d’acqua e nessun contatto ravvicinato: ecco il vademecum da seguire. Eppure, qualcosa resta uguale: il volersi sentire a proprio agio sul bagnasciuga. A questo ci pensano due giovani imprenditori cosentini, Michele Mirabelli e Nadja Volpentesta che sfruttano i mesi di quarantena forzata per dar vita ad un progetto dalle mille sfaccettature. Nasce, così, “Pose” un marchio che trova ispirazione nella celebre frase di Andy [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/22694-2/">POSE: la donna al centro del mondo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Anche se con molta fatica l’estate 2020 sembra essere finalmente alle porte. Distanze sociali, zero giochi d’acqua e nessun contatto ravvicinato: ecco il vademecum da seguire. Eppure, qualcosa resta uguale: il volersi sentire a proprio agio sul bagnasciuga. A questo ci pensano due giovani imprenditori cosentini, Michele Mirabelli e Nadja Volpentesta che sfruttano i mesi di quarantena forzata per dar vita ad un progetto dalle mille sfaccettature. </p>



<p>Nasce, così, “Pose” un marchio che trova ispirazione nella celebre frase di Andy Warhol “Più che fare, conta comunicare” per sottolineare quanto possa esserci dietro ad un semplice capo di abbigliamento. Michele e Nadja danno vita alla loro linea di costumi ispirata agli anni 60/70 aggiungendo delle rivisitazioni in chiave contemporanea. “Pose” è un <em>brand</em> giovane e affascinante che attraverso un viaggio nel tempo cerca di fondere l’eleganza tipica degli anni Settanta con i giorni nostri. </p>



<p>La collezione di costumi da bagno prende il nome di “<em>Power lady</em>” che ha come concept la donna al centro del mondo. La donna, dunque, non il suo corpo. La donna in quanto tale, la donna in tutte le sue meravigliose forme e sfaccettature. La donna che non ha paura di subire attacchi di <em>body shaming</em> (atti di derisione legati all’aspetto fisico di una persona). Qualsiasi caratteristica fisica può essere presa di mira: l’adiposità o la magrezza, l’altezza, la forma e le dimensioni del seno, del bacino, della muscolatura. “Pose” vuole sottolineare che ogni forma ha la sua bellezza e che il corpo non è nient’altro che l’involucro di un’anima. Ho incontrato Michele e Nadja per scoprire qualcosa in più sulla loro idea imprenditoriale.</p>



<p><br><strong>Come nasce l’idea di Pose e la voglia di avvicinarsi al mondo dei costumi femminili?</strong><br>In realtà non partiamo dai costumi da bagno- risponde Michele- ma dall’idea di creare qualcosa di nostro a livello di abbigliamento che sia all’avanguardia, particolare e inclusivo. In tempo di quarantena, essendo comunque bloccati in casa, io e Nadja abbiamo ideato e creato questa linea di costumi sfruttando i giorni che sembravano tutti uguali e dando una direzione al nostro progetto. “Pose” non è un semplice marchio ma è proprio una cultura perché parte dall’uso che questa parola aveva nelle street anni Ottanta in America: “Pose” era uno stile di vita, un atteggiamento, una condivisione di vedute. Noi abbiamo preso ispirazione proprio da questo: un modus vivendi da far confluire in una linea di abbigliamento per non creare nessuna differenza tra chi indossa i capi “Pose”.</p>



<p><br><strong>Quali aspetti della moda di un tempo possono aiutare, a livello culturale, i corpi di oggi?</strong><br>Considera che tutto ciò che è stato indossato un tempo, prima o poi ritorna! Non solo nella moda, ma anche nella musica, nella storia e nelle abitudini. La moda è un continuo riadattare e reinventare. È proprio questo il bello: l’eterno ritorno dell’uguale, come diceva Nietzsche. La moda è in continua evoluzione, sì, ma per guardare al futuro prende ispirazione dal passato: solo così si può guardare avanti. La moda di un tempo calata nei giorni nostri può aiutare a sentirsi bene, a proprio agio. “Non ci sono cattive giornate ma solo vestiti sbagliati” (Michele riadatta questa citazione sottolineando come un vestito, un costume, possa fare tanto per dare sicurezza a chi li indossa). È proprio questo che vuol fare “Pose”, dare sicurezza ma con stile.</p>



<p><br><strong>Negli ultimi tempi tantissimi <em>brand</em> focalizzati sulla <em>lingerie</em> hanno promosso l’idea che debba essere il vestito ad adattarsi al corpo e non viceversa, mostrandosi sempre più inclusivi. Questa rinomata emancipazione aiuta ad abbattere l’idea che esista un solo corpo ideale? In questo che ruolo possono avere i costumi da bagno?</strong><br>Un solo corpo non può esistere concettualmente perché esistono svariate forme di corpi. È proprio questa la cosa importante- interviene Nadja- non soffermarsi sull’idea di un corpo ideale ma andare oltre e pensare che l’unicità di ognuno di noi è data dall’accettare che esistano forme diverse e che si possa star bene indistintamente in ognuna di esse. La moda è in continuo movimento anche grazie agli <em>influencer</em>&#8211; aggiunge Michele- che sottolineano come la moda sia ormai alla portata di tutti. Un tempo veniva fatta dagli stilisti che si ponevano, vuoi o non vuoi, su un gradino superiore. Invece, oggi, viene fatta da persone a persone ed è proprio questo che abbatte le barriere: perché è la persona che fa capire allo stilista di cosa ha bisogno. Nasce la necessità di ascoltare per creare, proprio perché tutti devono star bene “nei propri panni”. Nel caso specifico della linea di costumi “<em>Power lady</em>” ci siamo immedesimati nella donna che scende in spiaggia per il gusto di farlo e non per sentirsi inferiore a nessuno: questo è ciò che vogliamo ottenere in un’ottica di lungo periodo perché, purtroppo, ancora oggi esistono delle discriminazioni. Sicuramente il costume è, per la maggior parte delle donne, una sorta di problematica da affrontare perché, anche involontariamente, si tende a non sentirsi sicure sotto l’ombrellone. La nostra linea di costumi riuscendo a vestire varie fisicità non crea differenze concettuali: per noi è importante anzi necessario che una donna che indossi “Pose” si senta libera di essere sé stessa.<br>Siamo noi ad esserci adattati al corpo delle donne, pensando “Pose” e dandogli vita.</p>



<p></p>



<p><br>È così che Michele e Nadja parlano, fieri, del loro progetto.<br>In un momento storico difficile c’è un estremo bisogno di sentirsi liberi senza la paura di un giudizio altrui.<br>Accade ancora, purtroppo, di ricevere degli attacchi gratuiti sul proprio corpo ma la speranza è che tutto questo, un giorno, possa non esistere più: ecco l’auspicio dei due giovani imprenditori cosentini che non vedono l’ora di vestirvi della loro idea.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Sud- l&#8217;Altravoce dei ventenni del 15 giugno 2020</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/22694-2/">POSE: la donna al centro del mondo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/22694-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;autismo nelle parole di Stona: &#8220;Io sono Marco&#8221; è il singolo che commuove</title>
		<link>https://ventiblog.com/lautismo-nelle-parole-di-stona-io-sono-marco-e-il-singolo-che-commuove/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/lautismo-nelle-parole-di-stona-io-sono-marco-e-il-singolo-che-commuove/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=22290</guid>

					<description><![CDATA[<p>Siamo a maggio, in un pomeriggio nuvoloso.Mi piace scoprire, indagare, curiosare.Oggi, mentre il cielo nasconde il sole, mi imbatto in una canzone: “Io sono Marco”, scritta e cantata da Stona cantautore che fonde il pop con l’indie per creare un’atmosfera intima e surreale.Nel 2018 produce “Storia di un equilibrista” un album che contiene dieci tracce raggiungendo la top 20 della Indie Music Like.&#160; Il 16 aprile scorso esce il suo nuovo singolo ufficiale “Io sono Marco” che tratta il delicato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/lautismo-nelle-parole-di-stona-io-sono-marco-e-il-singolo-che-commuove/">L&#8217;autismo nelle parole di Stona: &#8220;Io sono Marco&#8221; è il singolo che commuove</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Siamo a maggio, in un pomeriggio nuvoloso.<br>Mi piace scoprire, indagare, curiosare.<br>Oggi, mentre il cielo nasconde il sole, mi imbatto in una canzone: “<em><strong>Io sono Marco</strong></em>”, scritta e cantata da <strong>Stona</strong> cantautore che fonde il pop con l’indie per creare un’atmosfera intima e surreale.<br>Nel 2018 produce “<em>Storia di un equilibrista</em>” un album che contiene dieci tracce raggiungendo la top 20 della Indie Music Like.&nbsp; Il 16 aprile scorso esce il suo nuovo singolo ufficiale “<em>Io sono Marco</em>” che tratta il delicato e ostico tema dell’autismo. Questo brano gli consente di far parte dei finalisti del contest del primo maggio che quest’anno ha dovuto rivisitare la sua classica forma concertistica.</p>



<p>“<em>Io sono Marco</em>” è un testo scritto da un bambino di 10 anni, immaginario.<br>Riusciamo a percepire subito il carattere introspettivo del pezzo perché la voce nuda sembra volerci accompagnare nella mente di Marco e di una sua giornata tipo.<br>Che poi, come fa ad essere “tipo” una giornata quando la tua anima vive in un corpo incompreso?<br>Marco è, semplicemente, un bambino. Vive nel proprio universo, dove ogni colore ha un significato specifico: il rosso la rabbia, il bianco la tranquillità, il verde la curiosità.<br>Marco cerca di parlare delle sue emozioni che difficilmente riesce a tradurre in gesti e parole. Questo è <strong>uno dei limiti principali dell’autismo: il non riuscire a comunicare tutto ciò che si sente</strong> dentro, che lo porta, inevitabilmente, all’esclusione sociale attraverso atti di bullismo.</p>



<p>Marco parla col cuore, basta mettersi le cuffie e chiudere gli occhi.<br>È un testo fluido, accompagnato da una musica di sottofondo come a voler dare potenza alle parole.<br>La madre che urla e si arrabbia finché non si arrende, voltandosi verso Marco e gli dice “<em>amore, tu non sei sbagliato</em>” e Marco che risponde “<em>sembra quasi come se io fossi un alieno</em>” sottolinea la sofferenza, la disperazione di chi vorrebbe essere soltanto un bambino di 10 anni.</p>



<p>“<em>Io sono Marco a volte si vivo su Marte</em>” ci fa capire come l’autismo sia un luogo solitario, scuro, silenzioso. Non c’è un lieto fine o un vero e proprio finale a questa storia, perché la fine non esiste, il silenzio sarà per sempre con lui e non c’è soluzione. L’unico strumento di reazione resta il coraggio di affrontare la vita come ci è stata donata, con amore.<br><br>Grazie Stona, per questo viaggio tra i disegni di Marco che si chiede se un giorno diventerà padre.<br>Grazie Stona, per farci credere ancora che la musica può affrontare questi temi in modo non banale ma a cuore aperto.</p>



<p>Buon ascolto!</p>



<figure class="wp-block-embed-spotify wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-embed-aspect-9-16 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Spotify Embed: Io sono marco" width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed/track/1oJzCtvGnBPTXyg2DjEfOy"></iframe>
</div></figure>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/lautismo-nelle-parole-di-stona-io-sono-marco-e-il-singolo-che-commuove/">L&#8217;autismo nelle parole di Stona: &#8220;Io sono Marco&#8221; è il singolo che commuove</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/lautismo-nelle-parole-di-stona-io-sono-marco-e-il-singolo-che-commuove/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sono solo un elefante</title>
		<link>https://ventiblog.com/sono-solo-un-elefante/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/sono-solo-un-elefante/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 14:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[bracconieri]]></category>
		<category><![CDATA[elephant]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=22457</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi è una bellissima giornata. Non so descrivervi bene la vita come invece fate voi, sapete? Sono pur sempre un elefante. Non ho le vostre abitudini, non ho i vostri orari da seguire, non ho aperitivi da preparare eppure oggi è una splendida mattina. Quando apro gli occhi sento il mio piccolo che si sveglia con me anche se ancora è un po’ presto. Capita spesso che io mi senta un tutt&#8217;uno con lui, come se potessi raccontargli di tutto. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/sono-solo-un-elefante/">Sono solo un elefante</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Oggi è una bellissima giornata. Non so descrivervi bene la vita come invece fate voi, sapete? Sono pur sempre un elefante. Non ho le vostre abitudini, non ho i vostri orari da seguire, non ho aperitivi da preparare eppure oggi è una splendida mattina. </p>



<p>Quando apro gli occhi sento il mio piccolo che si sveglia con me anche se ancora è un po’ presto.  Capita spesso che io mi senta un tutt&#8217;uno con lui, come se potessi raccontargli di tutto. Ma cosa vuoi che racconti un elefante? Sono un animale così grande che posso far ombra a cento margherite. Però sono buffa. </p>



<p>Questo lo vedo nel riflesso del fiume, che mica abbiamo gli specchi noi. Ho un naso enorme e due orecchie ancor di più. Il mio naso si chiama proboscide, già il nome fa ridere. Ma è vitale per me. Anche se forse non è così bello da vedere. Credo di non aver mai pensato di “rifarmi il naso” come voi, umani. Siete strani. Lo penso sempre e ringrazio Dio per essere nata libera. </p>



<p>Magari non avrò un guardaroba pieno di tacchi e giacche ma ho un cuore grande che può amare per dieci umani. Forse di più.<br>Che strani i miei pensieri stamattina.<br>Non ci faccio caso quasi mai.<br>Saranno le mie orecchie a farmi sentire persino l’eco di ciò che sento.<br>Possibile che un elefante possa pensare tutte queste cose mentre cerca un po’ di cibo per sé e per il suo piccolo? Mi chiedo mentre mi dirigo verso il fiume.</p>



<p>Bene, forse ho trovato cosa mangiare.<br>Oggi è proprio una bella giornata!<br>Mi piace l’ananas e queste sono grandi. Andranno bene per entrambi.<br>Chissà come si chiamerà il mio cucciolo, ancora non ho deciso.<br>Mica c’è un nome da elefante, no?<br>Ma sì, che pensieri sciocchi, che pensieri da umano.<br>L’ananas ha sempre un retrogusto amaro.<br>Ma non così… amaro.<br>Da polvere da sparo.<br>Sto esplodendo, lo sento.<br>Forse è solo un attacco di panico?<br>Ma cosa dico, sono un elefante.<br>È proprio polvere da sparo.<br>Ma non è un colpo secco, non è fuori.<br>È dentro di me.<br>Dio, il mio cucciolo è dentro di me.<br>Inizio a correre, ma perdo sangue.<br>Perdo i sensi.<br>Brucia, è orrendo.<br>Ma com&#8217;è possibile? Cosa ho fatto di male?<br>Sono solo un elefante.<br>Lo dicevo io, per fortuna che sono un animale.<br>Mi immergo nel fiume, ma sono squarciata.<br>Non riesco neanche a urlare perché non potrò vedere la meraviglia che ho in grembo.<br>Perché, uomo?<br>Vorrei spegnere questo fuoco che ho dentro ma l’acqua non basta.</p>



<p>Perché, uomo?<br>Perché?<br>Sono solo un elefante e per me questa era una splendida giornata.<br>Piccolo mio, ci incontreremo in un mondo migliore.<br>Ti insegnerò ad amare.<br>Come un elefante.<br>Ma non chiedermi &#8220;perché l&#8217;uomo è così cattivo&#8221;. <br>Non so risponderti.<br>Proprio per questo ti insegnerò ad amare.<br><br></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/sono-solo-un-elefante/">Sono solo un elefante</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/sono-solo-un-elefante/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una melodia bianca</title>
		<link>https://ventiblog.com/una-melodia-bianca/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/una-melodia-bianca/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 11:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[#Musica]]></category>
		<category><![CDATA[ezio bosso]]></category>
		<category><![CDATA[melodia]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=21921</guid>

					<description><![CDATA[<p>I tasti di un pianoforte sono 88.52 bianchi e 36 neri.Mi piace pensare che è proprio da questo che hai tratto la tua forza.Nell&#8217;immaginario comune il bianco è candore, purezza, libertà.Mentre il nero è l’oscuro, il demone, il male. Proprio come quello che hai dovuto affrontare, così, come se non ci fosse più l’idea di un domani. Ma i tuoi “domani” ci sono stati eccome. Eppure, i tasti bianchi superano da sempre quelli neri.Mi piace pensare che grazie a loro, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/una-melodia-bianca/">Una melodia bianca</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">I tasti di un pianoforte sono 88.<br>52 bianchi e 36 neri.<br>Mi piace pensare che è proprio da questo che hai tratto la tua forza.<br>Nell&#8217;immaginario comune il bianco è candore, purezza, libertà.<br>Mentre il nero è l’oscuro, il demone, il male. Proprio come quello che hai dovuto affrontare, così, come se non ci fosse più l’idea di un domani. Ma i tuoi “domani” ci sono stati eccome. Eppure, i tasti bianchi superano da sempre quelli neri.<br>Mi piace pensare che grazie a loro, la tua sofferenza veniva placata anche quando hai iniziato a perdere l’uso delle dita della mano.<br>Come deve essere terribile, vero Ezio?<br>Ma la tua forza è sempre arrivata come un do maggiore: dritta al petto. <br>La gioia che traspariva dai tuoi occhi e dal sorriso è una perla rara, da custodire.<br>Deve essere orribile avere dentro tutte quelle cose da dire, ma non poterlo più fare.<br>Tutte quelle note da suonare.<br>Tutto il tuo mondo da donare.<br>Ti ascolto mentre suoni “<em>Following a bird</em>” in questo giorno che ti vede andar via.<br>Così, silenziosamente, come quando si chiude un pezzo e si aspettano gli applausi.<br>Con le dovute pause, come a dover respirare.<br>Mentre incalzi nelle mie cuffie, ti sento farlo per l’ultima volta.<br>Un respiro che sa di sospiro, t’immagino così.<br>Ti vedo volteggiare come un ricordo sparso in una nuvola bianca.<br>Vedi? Il bianco che ritorna.<br>Ritorna sempre.<br><em>“La malattia non è la mia identità, è più una questione estetica. Ha cambiato i miei ritmi, la mia vita. Ogni tanto &#8220;evaporo&#8221;. Ma non ho paura che mi tolga la musica, perché lo ha già fatto. La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo. Ogni giorno che c&#8217;è, c&#8217;è. E il passato va lasciato a qualcun altro”<br></em>La musica, la tua, risuonerà per sempre.<br>Essere musicisti è come avere il dono dell’ubiquità, lo dicevi tu.<br><em>“La mia musica è stata scritta a Londra ed io sono qui”.</em><br>Proprio come oggi tu sei nelle orecchie di chi ha la sensibilità giusta per sentirti dentro.<br>Che ad ascoltare son bravi tutti.<br>Ma il sentire, quello no.<br>Sarai d’accordo con me.<br>48 anni sono troppo pochi per andar via.<br>Sono una manciata di giorni, di suoni, di sorrisi, di idee, di sofferenza, di addii, di gioia.<br>48 anni.<br>Come se fossi al centro tra i tasti bianchi e i tasti neri.<br>E allora, ti immagino come una melodia bianca.<br>Una nota per ogni anno sofferto, vissuto, odiato, amato.<br>Ma anche qui, i tasti bianchi hanno la meglio.<br><br>Ciao Ezio, ti mando un sorriso.<br>Come facevi sempre tu.<br></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/una-melodia-bianca/">Una melodia bianca</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/una-melodia-bianca/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Storie al telefono</title>
		<link>https://ventiblog.com/storie-al-telefono/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/storie-al-telefono/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 15:54:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=21733</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per avvicinarci gli uni con gli altri avevamo bisogno di tutta questa distanza?Me lo chiedo ormai da 47 giorni circa e più passano i giorni più mi rendo conto che forse si, è vero.“La lontananza sai è come il vento che fa dimenticare chi non s’ama” cantava Domenico Modugno. Ed io sottolineo che ci fa capire l’importanza degli “affetti stabili”. Nasce così, nel silenzio più totale della propria solitudine, il desiderio di voler colmare questa distanza imposta per combattere qualcosa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/storie-al-telefono/">Storie al telefono</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Per avvicinarci gli uni con gli altri avevamo bisogno di tutta questa distanza?<br>Me lo chiedo ormai da 47 giorni circa e più passano i giorni più mi rendo conto che forse si, è vero.<br>“La lontananza sai è come il vento che fa dimenticare chi non s’ama” cantava Domenico Modugno. Ed io sottolineo che ci fa capire l’importanza degli “affetti stabili”. Nasce così, nel silenzio più totale della propria solitudine, il desiderio di voler colmare questa distanza imposta per combattere qualcosa che non riusciamo ancora a credere come reale e tangibile. Percepire sé stesso non più in relazione all’altro ma nell’ottica di identità singola e distaccata dal resto del mondo circostante fa scavare in profondità. Si creano legami necessari, si condividono pensieri, canzoni, per sentirsi meno soli in un mondo abitato da saracinesche abbassate come nel dopo guerra. </p>



<p>È proprio così che la trentaduenne Chiara Magrone, pugliese di nascita ma trapiantata a Bologna, da vita al progetto “storie al telefono”. Anche la cultura e la letteratura è precaria in questo tempo di transizione a causa della sospensione di tutte le attività che vedono il settore culturale senza reddito; e allora cosa c’è di meglio che leggere al telefono per cullare gli animi? Ancora una volta il mondo della cultura si ritrova a reinventarsi per non fermarsi. Viviamo un tempo si complicato ma che, allo stesso tempo, ci fornisce i mezzi per poter far pronte alla paura di un domani che sembra così lontano. “Storie al telefono” ha come principale scopo quello di esorcizzare la paura, che non si sa quando può affacciarsi dalla finestra del nostro cuore. In ogni istante le saracinesche possono abbassarsi. Siamo continuamente bombardati da informazioni, spesso anche non vere, e basta poco per perdere il controllo. </p>



<p>Proprio qui scende in campo una squadra che non ha di certo undici giocatori ma molti di più. Immaginiamo una formazione calcistica con Baricco che, sulla maglia porta il numero 10, da capitano, Gianni Rodari pronto a sostituirlo all’inizio del secondo tempo, Calvino fisso in porta pronto per parare i calci infuocati che provengono dallo stomaco e rischiano di far fare goal all’ansia e agli attacchi di panico.<br>Si cerca di accontentare tutti. Si leggono le poesie di Paolo Villaggio, qualche testo di Woody Allen e dei più svariati autori. </p>



<p>Come fare, allora, per poter ascoltare una storia letta ed interpretata da una voce sempre diversa? Bisogna scaricare Telegram ed iscriversi al canale <em>@storiealtelefono</em>. Una volta entrati all’interno di questo mondo parallelo fatto di parole, versi ed emozioni, si può decidere se condividere una propria storia o ascoltare, semplicemente, le storie di chi ha deciso di leggerle ad alta voce come una mamma che ti rimbocca le coperte prima del sonno della notte. Telegram, inoltre, ha una gestione semplice e garantisce la tutela della privacy. Ogni giorno si caricano dei file nuovi in modo tale da rendere fruibile la compagnia ed è come bere un caffè in compagnia della propria migliore amica. “Storie al telefono” ha riscosso un enorme successo, non solo perché da voce a tutti coloro che si sono ritrovati senza nessuna fonte di reddito principale ma, soprattutto, per offrire una mano concreta a chi trascorre questi giorni completamente da solo. </p>



<p>“Storie al telefono” è oggi disponibile anche sulla piattaforma di&nbsp;<strong><em>DistribuzionidalBasso</em>, </strong>la prima rete distributiva di&nbsp;produzioni indipendenti&nbsp;in Europa che sostiene la circolazione di opere in Creative Commons, attraverso la distribuzione on-demand di tutte le opere presenti nel portale che &nbsp;rispondono all’esigenza di diffondere cultura e informazione, che offre la possibilità di effettuare una donazione libera: i fondi raccolti saranno donati a due Centri Antiviolenza (Bari e Catania) per sostenere le loro attività di supporto psicologico alle donne vittime di violenza domestica. Bisogna andar fieri di iniziative simili perché ci rendono uniti come, forse, non lo siamo mai stati.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/storie-al-telefono/">Storie al telefono</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/storie-al-telefono/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>HomeToHome e i giovani che reinventano la loro arte</title>
		<link>https://ventiblog.com/il-mestierante-raoul-iacometti-e-il-suo-hometohome/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/il-mestierante-raoul-iacometti-e-il-suo-hometohome/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ballo]]></category>
		<category><![CDATA[dance]]></category>
		<category><![CDATA[hometohome]]></category>
		<category><![CDATA[la scala]]></category>
		<category><![CDATA[progetti]]></category>
		<category><![CDATA[raoul iacometti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=21489</guid>

					<description><![CDATA[<p>La cosa che amo dell&#8217;arte è che mi innamoro ogni giorno. Chi sente bruciare dentro l&#8217;arte non sa mai come si sveglia la mattina e come si addormenta la sera. Sa che è vivo. Sa che arriverà quell&#8217;idea, in quel preciso istante. Sa che dovrà trasformarla per renderla comprensibile a chi vive al di fuori della sua mente. Sa che spesso è complicato, che è suscettibile di giudizi, ma c&#8217;è qualcosa dentro che brucia e non si spegne. In questo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/il-mestierante-raoul-iacometti-e-il-suo-hometohome/">HomeToHome e i giovani che reinventano la loro arte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La cosa che amo dell&#8217;arte è che mi innamoro ogni giorno. Chi sente bruciare dentro l&#8217;arte non sa mai come si sveglia la mattina e come si addormenta la sera. Sa che è vivo. Sa che arriverà quell&#8217;idea, in quel preciso istante. Sa che dovrà trasformarla per renderla comprensibile a chi vive al di fuori della sua mente. Sa che spesso è complicato, che è suscettibile di giudizi, ma c&#8217;è qualcosa dentro che brucia e non si spegne. </p>



<p>In questo tempo di totale solitudine fisica l’arte e gli artisti ne hanno risentito in modo amplificato. Chi vive d’arte ha bisogno, per vivere, del contatto con l’altro. Ha reale necessità di guardare negli occhi le persone e di farsi osservare, di comunicare con la propria arte.&nbsp; Musicisti, scrittori, attori, pittori, fotografi hanno dovuto reinventarsi in un mondo che già raramente tende a “proteggerli”. </p>



<p>Così Raul Iacometti dà vita al suo progetto, nato tra le mura di casa: “homeToHome” coinvolge giovani ballerini provenienti da diverse parti del mondo che hanno trasformato la “casa” di Raoul in un “palcoscenico”. </p>



<p><strong>In questo periodo di stasi, in cui tutto è fermo non configura certo la situazione ideale per la fotografia. Non si può viaggiare, non si può passeggiare, non si possono ritrarre volti altrui, non si può immortalare un ballerino in una delle sue coreografie. Eppure, ecco l’idea: HomeToHome. Abbiamo chiesto a Raoul di parlarci di questo progetto.</strong> </p>



<p>&#8220;Poco prima della metà di marzo&#8221;, inizia a raccontare Raoul,&#8221;in un pomeriggio di quarantena, durante un paio di video call con due amiche ballerine, una a Parigi e l’altra a Genova, mentre parlavamo ho fatto qualche Screenshot e in quel preciso istante ho capito cosa NON DOVESSI fare, ciò che non AVREI MAI FATTO! Impersonali, banali e poco interattivi, una situazione che chiunque può replicare. Così ho chiesto a loro di provare a farmi una posa, semplice, intanto presi la fotocamera dalla borsa, ma continuai ad interagire chiedendo loro di assumere una posa piuttosto che un’altra, appoggiai il mio smartphone sul tavolo e cominciai a scattare, senza mai smettere di parlare. </p>



<p>Fantastico, sì, ma ancora c’era qualcosa che mi mancava. Raccontai a loro di questa cosa che avevamo appena fatto, piacque e poco dopo aver chiuso la conversazione, capii qual era la parte mancante importante: il palcoscenico.&nbsp; Decisi così di ritrarre le pose ambientando lo smartphone in luoghi diversi della mia casa, facendoli diventare così degli “stages” in continuo cambiamento e chiesi ai ballerini di scegliere un paio di luoghi nelle loro abitazioni. Poi l’interazione fu una cosa naturale, perché qualsiasi barriera architettonica a quel punto non esisteva più: l&#8217;empatia dei giovani è qualcosa di emozionante. Pensa che con alcuni di loro è stata la prima volta che scattavo. </p>



<p>La loro professionalità, la passione e soprattutto la loro umiltà ha fatto sì che si creassero delle empatie enormi. Sono più di quaranta gli artisti coinvolti, primi ballerini, solisti e ballerini di corpi di ballo di alcuni tra i teatri più importanti dislocati in diversi luoghi nel mondo. Credo di essere uno dei pochi ad aver provato l’ebrezza di un jetlag prolungato senza spostarsi da casa! (<em>ride</em>)&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/04_homeTOhome-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-21490" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/04_homeTOhome-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/04_homeTOhome-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/04_homeTOhome-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/04_homeTOhome-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/04_homeTOhome-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/04_homeTOhome-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/04_homeTOhome.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&#8220;Altra caratteristica fondamentale di questo progetto è che il commento sonoro del video è un brano originale, “<em>Alba Mediterranea</em>”, scritto da due bravissimi musicisti, Renato Greco e Francesco Bonito (entrambi dei Nossa Alma Canta). L&#8217;hanno modellato, editato e registrato in una notte, anch&#8217;essi nelle loro rispettive abitazioni. <br>È nato così #homeTOhome, immaginazione, fantasia, creatività e una fantastica condivisione. Non ci credete? È qui: <a href="https://www.instagram.com/tv/B-wUa7GAqoQ/">IGTV</a> e anche su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iwsBH_YFZlI">YouTube</a>.&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/08_homeTOhome-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-21491" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/08_homeTOhome-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/08_homeTOhome-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/08_homeTOhome-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/08_homeTOhome-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/08_homeTOhome-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/08_homeTOhome-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/08_homeTOhome.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Cosa vorresti trasmettere con le foto del progetto Home to Home? Quale sensazione vorresti che si provasse, osservando gli scatti? &#8220;Bella domanda.- mi risponde- Non so, semplicemente quello che abbiamo provato noi che lo abbiamo realizzato, quello che i ragazzi volevano comunicare ballando da fermi. Nel video ci sono clip che contestualizzano il momento surreale e tragico che stiamo vivendo a livello mondiale, ma credo che il messaggio positivo sia molto più evidente, quello che nonostante le barriere e le distanze, possiamo comunque sentirci uniti, vicini, creare qualcosa insieme. Perché questo è stato il mio pensiero reale e costante, in ogni singolo attimo di questa quarantena, è quello che al di là di ogni muro esistono persone che come noi attendono qualcuno con il quale condividere emozioni e sensazioni.&#8221;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/10_homeTOhome-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-21492" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/10_homeTOhome-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/10_homeTOhome-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/10_homeTOhome-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/10_homeTOhome-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/10_homeTOhome-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/10_homeTOhome-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/10_homeTOhome.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ringrazio Raoul, ringrazio i ballerini, ringrazio l’arte, ringrazio le idee, ringrazio la vita. È così incredibilmente bello tutto ciò che ci circonda che dobbiamo dire grazie agli artisti. <br>A chi ci mette il cuore. <br>A chi ci mette l’anima.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/09_homeTOhome-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-21577" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/09_homeTOhome-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/09_homeTOhome-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/09_homeTOhome-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/09_homeTOhome-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/09_homeTOhome-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/09_homeTOhome-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/09_homeTOhome.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>I danzatori nelle foto sono qui riportati.</p>



<p><br>Samuele Berbenni: Dancer at La Scala Theatre, Milan<br>Denise Gazzo: Dancer at La Scala Theatre, Milan<br>Giulia Lunardi: Dancer at La Scala Theatre, Milan<br>Maria Celeste Losa: Soloist dancer at La Scala Theatre, Milan<br>Patrick Piras: Dancer at Jon Lehrer Dance Company, New York</p>



<p>Non perdetevi il lavoro magistrale di Raoul ai link che seguiranno: <a href="https://www.instagram.com/tv/B-wUa7GAqoQ/">Instagram</a> e <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iwsBH_YFZlI">Youtube</a>.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/il-mestierante-raoul-iacometti-e-il-suo-hometohome/">HomeToHome e i giovani che reinventano la loro arte</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/il-mestierante-raoul-iacometti-e-il-suo-hometohome/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una &#8220;Barriera Relativa&#8221; che non ha bisogno di essere abbattuta ma abbracciata:       i Mimica e il loro esordio</title>
		<link>https://ventiblog.com/una-barriera-relativa-che-non-ha-bisogno-di-essere-abbattuta-ma-abbracciata-i-mimica-e-il-loro-esordio/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/una-barriera-relativa-che-non-ha-bisogno-di-essere-abbattuta-ma-abbracciata-i-mimica-e-il-loro-esordio/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=20779</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chi sono i Mimica?Singolarmente sono Marco Onetti, voce e chitarra, Nicola Mentasti, chitarra, Paolo Biavaschi, basso, Gianluca Rabbiosi alla batteria. &#160;Questa la formazione del gruppo che “nasce” in un paesino della Valtellina. Prima di raggiungere la formazione definitiva passano anni turbolenti, come, del resto, la storia della musica ci insegna, mantenendo, però, una costante: la sonorità del grunge e del rock. Gli anni passano e la formazione si arricchisce fino a diventare definitiva con i quattro membri citati poc’anzi. Eccoli, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/una-barriera-relativa-che-non-ha-bisogno-di-essere-abbattuta-ma-abbracciata-i-mimica-e-il-loro-esordio/">Una &#8220;Barriera Relativa&#8221; che non ha bisogno di essere abbattuta ma abbracciata:       i Mimica e il loro esordio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Chi sono i Mimica?<br>Singolarmente sono Marco Onetti, voce e chitarra, Nicola Mentasti, chitarra, Paolo Biavaschi, basso, Gianluca Rabbiosi alla batteria. &nbsp;Questa la formazione del gruppo che “nasce” in un paesino della Valtellina. Prima di raggiungere la formazione definitiva passano anni turbolenti, come, del resto, la storia della musica ci insegna, mantenendo, però, una costante: la sonorità del grunge e del rock. Gli anni passano e la formazione si arricchisce fino a diventare definitiva con i quattro membri citati poc’anzi. Eccoli, i Mimica all&#8217;esordio del loro primo disco “Barriera Relativa” che dal 30 marzo è disponibile e fruibile sulle varie piattaforme di stream music tra cui Spotify. Spinta dalla mia enorme curiosità, metto le cuffie e faccio partire la sequenza delle loro cinque canzoni. Inizio, però, dal singolo che anticipa l’uscita dell’album: “Incubo” feat. Guzman, rapper italiano acuto e talentuoso. Non nascondo che la canzone riesce a rapirmi subito. Mi basta un primo ascolto. Un testo profondo, mirato, a tratti duro e reale proprio come un incubo. Ma è dal minuto 1.20 che succede qualcosa di magico: le sonorità mi ricordano i primi Muse. Eh no, non esagero. La chitarra si fonde con il basso e la voce del cantante mi ricorda proprio il loro modo di innovare con la musica.</p>



<p><em>“…Occhio che parla e poi riflette, indietreggiare fino alle strette gettarsi avanti in un istante. Per non fermarsi alle scommesse dona a chi vince e toglie a chi perde, dona a chi vince toglie a chi perde perché in realtà non è ciò che serve. È ciò che serve ciò che più mi sfugge”.</em></p>



<p>Si deduce da queste poche righe che “Barriere relative” è un disco che mostra scorci di realtà, che tende a racchiudere momenti che riflettono la quotidianità da una prospettiva sia razionale che emotiva. Ascoltarli è come entrare a pieno in una “giornata tipo” di ognuno di noi.</p>



<p>Quello che mi piace fare è giocare con le parole e, anche in questo caso, lo faccio. I titoli delle canzoni contenute nel disco formano una frase: “<strong><em><u>Come ho sempre fatto</u></em></strong>: è un <strong><em><u>Indelebile</u></em></strong> <strong><em><u>Incubo</u></em></strong> <strong><em><u>Senza fine</u></em></strong>. Tocca a te, <strong><em><u>Scegli il numero</u></em></strong>, giochiamo alla vita che è una roulette. Bello, no? Come se sentissi il disco un po’ mio.</p>



<p>L’album si apre con <strong><u>Senza fine, </u></strong>che presenta sonorità rock estremamente pure, di quelle che non si sentono spesso, soprattutto nell’attuale panorama italiano predominato dalla scena indie. La chitarra graffiante che introduce <strong><u>Scegli il numero</u></strong> accompagnerà il testo attuale e diretto: <em>“sei utilizzato per ciò che qualcuno ha deciso, sei tu ma non lo sai”</em>. Il testo sottolinea come spesso perdiamo di vista l’individualità che ognuno di noi possiede e la voce del cantante ci sussurra, come se fosse un mantra, <em>“ricorda che puoi”.</em></p>



<p>Arriviamo così alla traccia che preferisco in assoluto <strong><u>Come ho sempre fatto</u></strong>. Qui i Mimica mi riportano anni addietro, mentre ho 20 anni ed ascolto i <em>Liquido</em>, band fondata nel 1996 da due membri dei <em>Pyogenesis</em>; resto rapita. Non chiedetemi perché, ma l’intro mi permette di fare questo viaggio. È proprio questo che deve fare la musica, non credete? Farci viaggiare, soprattutto adesso che siamo tutti fermi. Ma, del resto, <em>“è un percorso e ci vuole tempo disposizioni e impegno”.</em> Mi sento sempre più all’interno delle loro barriere relative e arrivo così all’ultimo pezzo <strong><u>Indelebile. </u></strong>Sferrano l’ultimo destro con un brano che fonde batteria, basso e chitarra in un unico strumento arricchito da sonorità elettroniche dei primi anni ’90. I 2:56 del pezzo volgono al termine ed io batto le mani.</p>



<p>Questi sono i Mimica, ascoltateli adesso.</p>



<p>Hanno la capacità di rendere un testo introspettivo ma non rigido, in modo tale che ognuno di noi possa ritrovarci un pezzetto di sé.</p>



<p>Grazie ragazzi, ad maiora!</p>



<figure class="wp-block-embed-spotify alignleft wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-embed-aspect-9-16 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Spotify Embed: Barriera Relativa" width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed/album/39qIplt4A2WjwYmwVL67RO"></iframe>
</div></figure>



<h2>Dopo avere ascoltato l&#8217;album ho fatto quattro chiacchiere con Marco Onetti (voce e chitarra dei Mimica), scoprite tutto a pagina 2!</h2>


<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/una-barriera-relativa-che-non-ha-bisogno-di-essere-abbattuta-ma-abbracciata-i-mimica-e-il-loro-esordio/">Una &#8220;Barriera Relativa&#8221; che non ha bisogno di essere abbattuta ma abbracciata:       i Mimica e il loro esordio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/una-barriera-relativa-che-non-ha-bisogno-di-essere-abbattuta-ma-abbracciata-i-mimica-e-il-loro-esordio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Colazione in quarantena</title>
		<link>https://ventiblog.com/colazione-in-quarantena/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/colazione-in-quarantena/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltriVenti]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=20583</guid>

					<description><![CDATA[<p>Devo chiederti scusa. Si, hai capito bene. Devo porgerti i più sinceri “mi dispiace”. Perdonami, casa, se in questi anni ti ho maltrattata e data per scontata. Si, è proprio a te che chiedo scusa, mentre durante un insolito 25 marzo ascolto la neve scendere e posarsi sul lucernario in cucina. Eh, sì, è strano persino che possa nevicare a marzo, eppure, tutto sembra in rivolta. Le persone, le città, il mondo, il mio cuore. C’è un silenzio così assordante [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/colazione-in-quarantena/">Colazione in quarantena</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote"><p>Devo chiederti scusa. Si, hai capito bene. Devo porgerti i più sinceri “mi dispiace”. Perdonami, casa, se in questi anni ti ho maltrattata e data per scontata. Si, è proprio a te che chiedo scusa, mentre durante un insolito 25 marzo ascolto la neve scendere e posarsi sul lucernario in cucina. Eh, sì, è strano persino che possa nevicare a marzo, eppure, tutto sembra in rivolta. Le persone, le città, il mondo, il mio cuore. C’è un silenzio così assordante che a tratti mi fa paura, mi dico mentre adesso preparo il caffè. Il quinto per l’esattezza. Mi piace il profumo del caffè che si spande per casa. Come mi piace scrivere “mi dico”, che è così grammaticalmente sbagliato ma allo stesso tempo giusto per chi riesce a guardarsi dentro. Ma questa è un’altra storia. Dicevo. È che mi perdo spesso. Anzi, la verità è che mi perdo sempre: mentre sono tra gli altri, mentre sono da sola. È come se dicessi, in silenzio: &#8220;<em>Ho bisogno di essere trovata</em>&#8220;. È troppo facile perdersi. Tra il passato, tra il presente, tra quell&#8217; enorme buco nero che è il futuro. Che poi, il futuro, non è nient&#8217;altro che la somma di ogni presente che passa, quindi di cosa abbiamo paura se ci siamo pur sempre dentro? Non lo so, ma so soltanto che, a volte, basta qualcuno ti prenda per mano, ti riporti sulla retta via e che ti dica &#8220;cento libera tutti&#8221;. Ecco, avete visto? Mi sono persa di nuovo tra le cose che ho da dire. Aspettate ancora un attimo, prima di ritornare al punto di partenza. Sapete che adesso non possiamo più prenderci per mano? Sembra uno scherzo, vero? Eppure, no, non lo è. È una misura restrittiva. Non è vietato solo tenersi per mano, ma anche avvicinarsi, baciarsi e specchiarsi l’uno negli occhi dell’altro. Che brutta punizione, non credete? Però le punizioni servono per imparare, diceva mia nonna. Magari la prossima volta saremo più attenti nel donarci, nell’abbandonarci in quegli abbracci giusti. Forse tutto questo serve per darci una lezione, mi piace vederla così. Per non sottovalutare i gesti fino ad ora scontati. Proprio come abbiamo fatto con le nostre case e con gli inquilini al suo interno: la nostra famiglia. Per questo devo chiedere scusa. Per aver preso sottogamba la fortuna di avere una casa con una famiglia dentro. Mi chiamo Gilda, a novembre compio 30 anni ed ho sempre abitato in questa casa con i miei genitori e le mie due sorelle. Spesso mi sforzo di ricordare attimi della mia infanzia, ma ho ricordi sfuocati, forse perché ho la testa piena zeppa di cose inutili. “<em>Quante cose inutili abbiamo nella testa</em>” cantava Pino Daniele. Ed è proprio così, caro Pino. Me ne sto accorgendo, sai? Quante cose inutili. È come se il mondo, li fuori, si fosse fermato ed io possa guardare il film della mia vita. Avevo quasi dimenticato che in cucina, dietro l’antica dispensa in legno della mia bisnonna, ci fosse un vaso con dentro due racchette ed una pallina. E a casa mia nessuno gioca a tennis. Avevo persino dimenticato il calore del letto dei miei quando una mattina, costretta a svegliarmi presto a causa delle videolezioni di mia sorella, mi sono addormentata al posto di mia madre. Avrò dormito due ore, come quando ero bambina. Non mi ricordavo si dormisse così bene, li. Così come avevo completamente rimosso la cyclette ferma da sedici anni sul balcone. Quante cose ci siamo persi, in queste quattro mura? Perché cerchiamo fuori quello che, probabilmente, abbiamo dentro? Nel frattempo, il caffè borbotta per uscire. Lo verso. Era da un po&#8217; che non riflettevo davanti alla mia tazza di caffè caldo un po&#8217; troppo amaro. Resto seduta, ferma, immobile, con lo sguardo perso e la mente chissà dove. Rifletto, rifletto molto. Penso a come tutti noi abbiamo questa smania di costruire qualcosa, di affrettare tutto perché altrimenti &#8220;<em>sei fuori tempo</em>&#8220;. E adesso che tutti siamo costretti a star fermi per preservare le nostre vite, continuiamo ad essere fuori tempo? Cosa ne è stato di tutte quelle cose che dovevamo fare? &#8220;<em>Costruire</em>&#8221; è l&#8217;opposto della vita stessa proprio perché, in un qualsiasi momento, può venire meno. Proprio come in questo preciso istante. È tutto così labile. Così fragile. Si combatte per la vita restando fermi, immobili. Ognuno al proprio posto. Così dicono alla tv. Ecco perché ho imparato a prendere il caffè amaro, perché le notizie, nella vita, non arrivano dolcemente. È una vita di caffè amari. Di nuvole passeggere ma puntuali. Di sensazioni. Una vita di corsa, arrancando sempre. Ed ora, nessuno corre più. Riesco a sentire il mio respiro. &#8220;<em>La mia voce è sempre sul punto di spezzarsi, ma non si spezza mai</em>&#8220;. Diceva il mio libro preferito. Da quanto tempo è che non leggi?</p><p>Da quanto tempo è che non impari?</p><p>Da quanto tempo è che non piangi?</p><p>Da quanto tempo è che non ridi con le lacrime?</p><p>Il tempo, che concetto astratto. Prima sembrava ne avessi poco mentre adesso un giorno dura tre vite. E allora leggi, impari, piangi, ridi. Tra quelle mura che ti hanno cresciuta, cullata, amata. E allora si, ti chiedo scusa, casa, per tutte quelle volte che ti ho data per scontata. Ogni volta che scrivo questa frase mi accorgo di come sia musicale. Magari scriverò una canzone. Il caffè è finito, poso la tazzina nel lavandino e noto che ci sono tre pezze: una gialla, una verde e una rossa. Peccato, se la gialla fosse stata bianca avrei fatto una bandiera. Vado vicino al camino, la fiamma è calda. Mi siedo, guardo i colori del fuoco. Alzo la testa e ringrazio il cielo. Chissà come sarebbe stato tutto questo se avessimo avuto le bombe fuori a tormentare le nostre notti. Allora il divano non è poi così male, non è un sacrificio così forte. Verso una lacrima, alzo la musica. Scusa casa, iniziamo insieme questo nuovo giorno.</p></blockquote>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/colazione-in-quarantena/">Colazione in quarantena</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/colazione-in-quarantena/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NoN Ce La FaCcIo TrOpPi RiCoRdI</title>
		<link>https://ventiblog.com/non-ce-la-faccio-troppi-ricordi/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/non-ce-la-faccio-troppi-ricordi/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 11:43:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=20821</guid>

					<description><![CDATA[<p>È come quando prepari uno scatolone per portarlo in soffitta: cerchi di fare spazio nel presente, riponi con cura i ricordi sul fondo, li distanzi, li separi, magari hai anche un criterio cronologico per sistemarli. Vedi passarti tra le mani e la mente anni, momenti, sensazioni, sentimenti, lacrime amare e di gioia fino a quando lo scotch non ricopre per bene i quattro lati della scatola. La posi e quasi te ne dimentichi. Finché, un bel giorno qualcosa ti riporta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/non-ce-la-faccio-troppi-ricordi/">NoN Ce La FaCcIo TrOpPi RiCoRdI</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">È come quando prepari uno scatolone per portarlo in soffitta: cerchi di fare spazio nel presente, riponi con cura i ricordi sul fondo, li distanzi, li separi, magari hai anche un criterio cronologico per sistemarli. Vedi passarti tra le mani e la mente anni, momenti, sensazioni, sentimenti, lacrime amare e di gioia fino a quando lo scotch non ricopre per bene i quattro lati della scatola. La posi e quasi te ne dimentichi. Finché, un bel giorno qualcosa ti riporta indietro con una semplice parola: <strong>MSN</strong>.</p>



<p>The Microsoft Network (significato dell’acronimo MSN) fu il primo sistema di messaggistica online che diede la possibilità di muovere i primi passi nelle conversazioni dell’era digitale. Prese piede nel 1995 e si sviluppò negli anni dell’adolescenza della generazione anni ’90 diventando poi Windows Live Messenger. Sentire queste tre lettere consecutivamente (MSN) è come salire in soffitta e aprire lo scatolone dei ricordi. Mi rivedo quindicenne, con lo zaino della Eastpak viola sulle spalle, le Converse scozzesi ai piedi e chissà quanti sogni per la testa. Ho esattamente il doppio dell’età adesso eppure non dimentico il computer fisso, enorme, che faceva parte dell’arredamento in salotto. Non era facile, un tempo, avere la connessione internet, di sicuro non era illimitata e si dovevano rispettare determinati orari per connettersi. Subito dopo pranzo era il momento perfetto: aprivi il computer mezz’ora prima, come quando ti alzi ma prima di svegliarti devi bere tre caffè. Cliccavi la pagina iniziale e speravi che la persona che ti faceva battere il cuore fosse online. Magari all’inizio impostavi la modalità “invisibile”, per sbirciare un po’. Non lo sapevamo affatto che quelli erano i nostri primi passi in un mondo soggetto a cambiamenti alla velocità della luce. Eravamo così ingenui e timidi anche dietro ad uno schermo, anzi, oserei dire che spesso lo eravamo di più. Per sentirci più sicuri scrivevamo CoSì E aNcOrA OgGi NoN RiEsCo A CoMpReNdErNe Il MoTiVo.<br>Ma, se esiste una parola che ha segnato la mia generazione è soltanto una: <em>trillo</em>.<br>Cos’era il trillo? Beh, per alcuni un “incubo”, per altri un “promemoria”, per altri ancora un “sbrigati, ti devo parlare”. Non esiste un significato univoco di “trillo” ma di sicuro appena leggi questa parola un sorriso nasce spontaneo, è inutile che lo nascondi!<br>Ti vedo eh, non sei mica invisibile.<br>Può un semplice sistema di messaggistica renderci così simili? Nostalgici di un tempo così bello e puro? Sì.<br>A riprova di questo, basta porre la domanda:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><br>“<em>Se ti dico MSN cosa ti viene in mente? (aneddoti, sensazioni, ricordi)</em>”.</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap"><br>Ed è qui che avviene la magia. Lo scotch di quello scatolone viene tirato via con veemenza, si svuota di tutti gli attimi trascorsi e ci si abbandona ai ricordi.<br><em>Il liceo e la spensieratezza. Andare ad usare il computer di casa (non avendone ancora uno proprio) nei momenti in cui era libero e litigare con mio fratello per restare a chattare ancora qualche minuto in più. Chattare con compagni di classe e amici con i nomi più strani contorniati da mille emoticon, cercare e aggiungere il tipo che mi piaceva e magari non parlarci mai, essere aggiunti da persone con cui poi si è creata una bellissima amicizia, i blog di MSN, pieni di pensieri, canzoni e immagini assurde.<br></em>Ecco un altro ricordo felice: il blog di MSN.<br>Chi non ha speso ore ed ore a decorare il proprio con foto, colori, racconti di gite scolastiche? Chi non si è sfogato lì sopra scrivendo delle prime delusioni d’amore?<br>Chi non ha raccontato di quando aveva bevuto qualche Bacardi in più un sabato sera e si sentiva un sovversivo?<br>Il blog aveva una sezione apposita per caricare le foto. Sì, le foto. Ma non i selfie. No. Erano quelle foto in cui ci si metteva in posa, quelle foto in cui si faceva a turno per prendere tutti nella stessa. Oltre ad attaccarla al muro in cameretta la si metteva lì, “online”, ma non per smania di mostrarsi. Era una questione di affetto per noi.<br>C’è chi definisce MSN come: <em>Momento della vita nel quale ho vissuto le “prime autentiche emozioni”. Era una continua aspettativa: ti connettevi soltanto per vedere se ti scriveva quella persona.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/FOTO-MSN-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-20826" width="876" height="657" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/FOTO-MSN-1-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/FOTO-MSN-1-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/FOTO-MSN-1-1536x1152.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/FOTO-MSN-1-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/FOTO-MSN-1-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/FOTO-MSN-1-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></figure>



<p>Sorrido mentre leggo le tante risposte alla domanda “Se ti dico MSN” e mi rendo conto di quanto siamo vicini l’uno con l’altro, di quanto siamo simili in un tempo andato.<br>L’8 aprile del 2013 chiude la piattaforma Windows Live Messenger che viene sostituita da Skype e con essa noi non vestiamo più i panni di adolescenti liceali.<br>Quante cose sono cambiate in sette anni? Quante cose ancora cambieranno? In che modo si evolveranno le relazioni? Tutto questo è da vedere, certo. </p>



<p>Ma, nel frattempo oggi, un trillo mi riporta alla mia adolescenza.<br>Uno solo però, che farne più di tre nello stesso minuto è considerato reato!</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/non-ce-la-faccio-troppi-ricordi/">NoN Ce La FaCcIo TrOpPi RiCoRdI</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/non-ce-la-faccio-troppi-ricordi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intervista ad Alessandro Mele</title>
		<link>https://ventiblog.com/intervista-ad-alessandro-mele/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/intervista-ad-alessandro-mele/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 10:15:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[rtl]]></category>
		<category><![CDATA[rtl 102.5]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=20347</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per i giapponesi la parola “crisi” tende ad avere una duplice interpretazione: pericolo ed opportunità. È come se dipendesse sempre dalla prospettiva che si decide di adottare. Vi starete chiedendo cosa c’entra, vero? È che in questo periodo così delicato e particolare di crisi non mi aspettavo di ricevere questa opportunità: intervistare Alessandro Mele. Alessandro si occupa di ricerca e sviluppo per Rtl 102.5 e sentirlo parlare della sua esperienza mi ha donato, oltre che sorrisi sinceri, quella speranza nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/intervista-ad-alessandro-mele/">Intervista ad Alessandro Mele</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Per i giapponesi la parola “crisi” tende ad avere una duplice interpretazione: pericolo ed opportunità. È come se dipendesse sempre dalla prospettiva che si decide di adottare. Vi starete chiedendo cosa c’entra, vero? È che in questo periodo così delicato e particolare di crisi non mi aspettavo di ricevere questa opportunità: intervistare Alessandro Mele. Alessandro si occupa di ricerca e sviluppo per Rtl 102.5 e sentirlo parlare della sua esperienza mi ha donato, oltre che sorrisi sinceri, quella speranza nel “domani” quando è già difficile pensare ad un “oggi”</p>



<p><strong>Ciao Alessandro, iniziamo a conoscerci. &nbsp;Parlaci un po’ di te e, in particolare, della tua esperienza: come ti sei avvicinato al mondo radiofonico?</strong></p>



<p>Sono salentino, vivo a Milano dal 1998. Mi sono avvicinato alla radio quando ero molto giovane grazie a mio fratello che è un dj. Paolo mi portò nella radio di Casarano, la città dove sono nato e cresciuto prima di trasferirmi a Milano. In quel periodo studiavo e nel tempo libero ero sempre in radio. La radio per noi giovani era un punto d’incontro. Potevamo giocare a carte, ascoltare musica, guardare tutti insieme un film e magari mangiare una pizza. Sono stati anni molto importanti quelli passati nella radio locale, dove ho potuto imparare a fare regia e avere un programma tutto mio di musica Ambient. Alcuni miei amici, molti anni dopo, mi confessarono che la sera in cui andava in onda il mio programma, uscivano in macchina con le loro rispettive fidanzate per poi fermarsi in campagna per … a voi la conclusione. Sono molto contento di questo, forse grazie al mio programma sono nati dei bambini.</p>



<p><strong>Sei un noto dj, organizzatore di eventi e sei nel team di Ricerca e sviluppo di Rtl 102.5 (oltre ad occuparti di produzione contenuti). Raccontaci la tua &#8220;gavetta&#8221; prima di arrivare ad oggi.</strong></p>



<p>In realtà non mi considero un noto dj. Ho imparato a mettere i dischi a 14 anni grazie a mio fratello Paolo che mi ha trasmesso la passione per la musica. Ho lavorato tantissimo a Milano, nelle discoteche del Salento in estate e anche all’estero. La serata più importante è stata nel 2013, quando ho lavorato al Marquee di NYC, proprio nel cuore di Manhattan. La mia gavetta è iniziata quando ho terminato gli studi superiori. Da qualche anno frequentavo la radio locale del mio paese, ma volevo molto di più. Il mio sogno era quello di poter lavorare a radio 105 che in quegli anni era la mia radio di riferimento. Ero consapevole che avrei dovuto studiare e che mi sarei dovuto trasferire a Milano. Nel 1998 feci l’iscrizione alla SAE (School of Audio Engineering) il college più prestigioso al mondo per lo studio dell’Audio. Per 2 anni di corso dedicai la mia vita solo a quello, studiando tutto il giorno e facendo pratica. Ricordo che dovevano cacciarmi dalla scuola la sera, perché volevo rimanere sempre in classe a montare su Pro Tools. Diventai molto bravo nella post-produzione audio. In quel periodo incontrai Angelo, un tecnico di RTL 102.5 e diventammo amici. Ci vedevamo ogni tanto perché era amico di un mio compagno di corso della SAE. Io lo guardavo come fosse un alieno su Marte perché lavorava in una radio nazionale. Lui lavorava in post-produzione e quando si liberò un posto in radio, invece di chiamare il suo amico, mio compagno della SAE, chiamò me per fare un colloquio in RTL 102.5. Feci un colloquio con Luca Viscardi, in quel periodo direttore dei programmi di RTL 102.5. Mi disse che ci sarebbe stato un posto libero in post-produzione e mi offrì un contratto a tempo determinato per 1 anno. Mi chiese poi di andare a vedere lo studio di post-produzione al piano di sotto di RTL 102.5. Entrai e mi lasciarono da solo per qualche minuto. In quell’istante entrò Fernando Proce, speaker di punta per tanti anni della radio che doveva registrare un bianco (il bianco è una frase registrata. Lui è salentino come me e quando sentii che lo ero anche io, mi disse in dialetto: <em>Mena ca me naggiu scire, registrame sta uce</em> che tradotto significa: Dai che devo andar via ora, registrami una voce. Io ero lì da solo, e vidi in studio un Mac on Pro Tools, il software che avevo studiato e che conoscevo a memoria. Mi feci coraggio e registrai in cinque minuti tutto. Fernando andò via contento. Poco dopo, tornò a prendermi la persona che era stata incaricata da Luca Viscardi per farmi vedere lo studio e mi chiese cosa avessi fatto. Io gli dissi che avevo registrato Fernando Proce e lui inizialmente non la prese bene perché avevo messo le mani su macchine che non conoscevo. Poi controllando il lavoro, si mise a ridere e mi disse: È perfetto, ora andiamo e lo dico a Luca Viscardi. Tornando in ufficio, il ragazzo raccontò tutto al direttore Luca che dopo aver sentito le sue parole chiamò il proprietario della radio Lorenzo Suraci. Lorenzo, il mio editore, fece strappare il contratto a tempo determinato e mi fece firmare quello a tempo indeterminato. Lavoro in RTL 102.5 dall’ottobre del 1999. Ho passato qualche anno in studio post-produzione, dove registravamo i programmi del weekend. Quando si decise di andare in onda 24h su 24h, mi spostai in redazione dove ho passato tantissimi anni e mi sono occupato della produzione di contenuti audio e video per il nostro giornale orario. Qui ho seguito tutti i maggiori avvenimenti della cronaca degli ultimi 15 anni. &nbsp;Da qualche anno, mentre ero in redazione giornalistica, mi sono appassionato anche dei social e ho studiato per conto mio social media management. Ho curato il canale IGTV di RTL 102.5 ideando e producendo insieme al team social tutti i backstage degli artisti. Ho ideato e prodotto il format Instagram takeover, dove una volta al mese un artista per 24h prende in possesso l’account instagram di RTL 102.5. Insieme al team sviluppo e social abbiamo ideato la Social Room, uno spazio dedicato alla produzione di contenuti audio e video originali.<br>Da settembre 2020 mi è stata data la possibilità di crescere ancora in azienda e lavoro nel team Ricerca e Sviluppo con a capo Eugenio La Teana. Qui non mi occupo solo di social network, ma insieme al team seguo lo sviluppo della tecnologia applicata alla radio. In questo momento il focus è sulla produzione di contenuti di qualità che possano essere indirizzati su multipiattaforma. Smart speaker, sito internet, app, radiovisione e radio e dab e social network. Infine voglio dire che non si smette mai di imparare, in questo momento sono in smart working e sto scrivendo un tutorial per poter imparare ad usare Adobe Premiere 2019. Servirà a me e a tutti i miei colleghi che saranno coinvolti nella produzione di contenuti.</p>



<p><strong>Che consiglio daresti a chi vorrebbe intraprendere una carriera in radio?</strong></p>



<p>Il mio consiglio è la formazione. Non sono uno speaker, ma lavoro dietro le quinte. La radio viene fatta da tanti professionisti e se volete lavorare in radio oggi, dovete poter conoscere tutti gli strumenti che vi consentono di lavorare sia off line che online.<br><br><br><strong>Un&#8217;ultima domanda, incentrata sull&#8217;attuale momento storico. In che modo la radio aiuta ad affrontare questo periodo di quarantena?</strong></p>



<p>La radio non è più solo il mezzo tradizionale che conosciamo. RTL 102.5 si ascolta in macchina, a casa con una radio dab, in radiovisione o tramite uno smart speaker. Potete ascoltare la radio attraverso una app con il vostro cellulare. RTL 102.5 vi darà la possibilità di cercare ovunque il vostro contenuto preferito e farà quello che nessun’altra piattaforma di sola musica propone, vi farà sempre compagnia con i suoi speaker. Viva la radio.</p>



<p>Vi aspettiamo sabato alle 17.30 su Instagram dove faremo una chiacchierata proprio con lui! Seguite l&#8217;account <a href="https://www.instagram.com/ventiblog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">@Ventiblog</a>!</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/intervista-ad-alessandro-mele/">Intervista ad Alessandro Mele</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/intervista-ad-alessandro-mele/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
