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	<title>Federico Sibillano &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Senza diritti nel mondo del diritto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Sibillano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 08:57:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Praticanti avvocati: storia di precarietà all’italiana</p>
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<h2>Praticanti avvocati: storia di precarietà all’italiana</h2>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<p class="has-drop-cap">Che il precariato lavorativo dei giovani fosse un problema in Italia lo si sa già da tempo, ma se per alcune categorie si è cercato di trovare una soluzione, per i praticanti avvocati non sembra esserci questa intenzione.</p>



<p>Sono migliaia, infatti, di giovani di circa 25 anni che dopo la laurea in Giurisprudenza devono affrontare un periodo di tirocinio obbligatorio di 18 mesi per accedere alla prova scritta dell&#8217;esame di abilitazione, che si tiene solitamente nel mese di dicembre.</p>



<p>Un periodo nel quale, tra tasse per l’iscrizione nel registro dei praticanti e corsi di formazione, questi ragazzi diventano merce di un&nbsp;<em>business&nbsp;che coinvolge case editrici per l’acquisto di </em>manuali e codici ed avvocati anziani che li usano come manovalanza a basso costo (o, peggio, a costo zero) per effettuare notifiche di atti giudiziari, fotocopie, iscrizioni di cause a ruolo, depositi o ritiri di documenti: tutte attività meramente tecniche che poco hanno di formativo.</p>



<p>Tutto ciò per partecipare ad un esame anacronistico, con una scarsissima attinenza con la reale professione forense, al quale si accede solo certificato di compiuta pratica (non importa come e se la formazione è stata compiuta), e le cui prove vengono valutate discrezionalmente, lasciando naturalmente spazio a dubbi di varia natura.</p>



<p>Come se non bastasse, la beffa più grande è arrivata durante questo 2020.</p>



<p>Infatti, nell’anno in cui anche il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione contro i tirocini non retribuiti, questa categoria di giovani tirocinanti non solo è stata esclusa dalla distribuzione dei benefici economici legati alla pandemia in corso ma si è vista anche rinviare a data da destinarsi, tramite un post su Facebook di inizio novembre, la prova prevista per questo dicembre.</p>



<p>Insomma un ulteriore sgambetto per migliaia di giovani aspiranti avvocati, mortificati dal dover chiedere sacrifici alle proprie famiglie e stufi di essere costretti a questa forma di caporalato legalizzato.</p>
</div></div>
</div></div>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p></p>
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		<title>Fuorisentiero senza perdersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Sibillano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 10:13:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[escursioni]]></category>
		<category><![CDATA[fuorisentiero]]></category>
		<category><![CDATA[lucania]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista ai ragazzi di Fuorisentiero, per conoscere la Basilicata nella sua naturale bellezza. La Basilicata è una regione diversa dalle altre del sud Italia. Unica regione a doppia denominazione, è un terra dalle antichissime origini dove silenzio, colori, profumi e sapori portano lontano dal frastuono e dallo stress della vita moderna, regalando sensazioni uniche. La denominazione antica &#8220;Lucania&#8221; deriva molto probabilmente dal latino “lucus”, bosco, ed è infatti di boschi&#160;e di foreste che si ricoprono le montagne appenniniche che caratterizzano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2>Intervista ai ragazzi di Fuorisentiero, per conoscere la Basilicata nella sua naturale bellezza.</h2>



<p class="has-drop-cap">La Basilicata è una regione diversa dalle altre del sud Italia.</p>



<p>Unica regione a doppia denominazione, è un terra dalle antichissime origini dove silenzio, colori, profumi e sapori portano lontano dal frastuono e dallo stress della vita moderna, regalando sensazioni uniche.</p>



<p>La denominazione antica &#8220;Lucania&#8221; deriva molto probabilmente dal latino “lucus”, bosco, ed è infatti di boschi&nbsp;e di foreste che si ricoprono le montagne appenniniche che caratterizzano il paesaggio lucano insieme ai piccoli e suggestivi&nbsp;borghi&nbsp;fin sopra i 1000 m di altitudine, dove l’aria pura e le bellezze della natura si uniscono alle testimonianze storiche per soddisfare ogni desiderio di conoscenza.</p>



<p>Ed è proprio di queste sensazioni che un gruppo di ragazzi potentini ha deciso di farsi portavoce e promotore creando “Fuorisentiero”, un’associazione di giovani amanti della montagna e di Guide Ambientali Escursionistiche che ha l&#8217;obiettivo di favorire forme di turismo lento ed ecosostenibile, divulgare una cultura della montagna e di valorizzazione delle aree interne, progettare nuovi percorsi e promuovere esperienze eco-compatibili.</p>



<p>Ne parliamo con Leonardo Galante, uno dei membri di Fuorisentiero, per conoscerli meglio e farci spiegare di cosa si occupano.</p>



<ol type="1"><li><strong>Ciao Leonardo, raccontaci in cosa consiste il vostro progetto.</strong></li></ol>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<p>Fuorisentiero nasce da un gruppo di giovani ragazzi che attraverso la promozione del territorio vogliono trasformare la loro passione per la montagna in una professione. Oggi Fuorisentiero è un&#8217;associazione di Guide Ambientali Escursionistiche che, oltre a promuovere escursioni guidate e trekking in tutta la Basilicata, si occupa di progettazione della sentieristica e di tutela ed educazione ambientale. Da poco è anche un&#8217;agenzia di viaggi ecosostenibili e tour operator incoming in Basilicata.</p>
</div></div>
</div></div>



<ol type="1" start="2"><li><strong>Qual è il vostro bacino di utenza?</strong></li></ol>



<p>Le ricchezze naturalistiche del nostro territorio e la sua varietà consentono di proporre una vasta offerta adatta ad un target molto ampio, che va dai minori agli over 65, dai principianti ai più esperti. Al momento la maggior parte dei nostri utenti proviene dalle regioni limitrofe fino al Lazio, ma uno dei prossimi obiettivi è proprio quello di riuscire a raccogliere un bacino ben più ampio.</p>



<ol type="1" start="3"><li><strong>Durante le vostre attività di studio e di fototrappolaggio avete potuto constatare l’esistenza di specie animali e vegetali di cui si erano perse le tracce in Basilicata. Ve lo aspettavate o no?</strong></li></ol>



<p>Quella del fototrappolaggio è una delle attività che ci sta regalando maggiori soddisfazioni. In collaborazione con Donato Franculli, tecnico faunistico già attivo nel monitoraggio e nello studio della fauna selvatica, abbiamo potuto confermare la presenza di specie quali il gatto selvatico, la lontra, il picchio rosso mezzano, ma anche di specie del tutto inaspettate quali il Tarabusino, un volatile che in Basilicata non si vedeva da tempo.</p>



<ol type="1" start="4"><li><strong>Come hanno risposto le istituzioni al vostro progetto?</strong></li></ol>



<p>Nonostante le difficoltà economiche in cui versano le amministrazioni locali, in alcuni casi abbiamo riscontrato un notevole interesse e voglia di investire nei nostri progetti, sia tramite la concessione di spazi sia di risorse umane ed intellettuali.</p>



<ol type="1" start="5"><li><strong>Il Coronavirus ha influito sulle vostre attività? Come?</strong></li></ol>



<p>Abbiamo deciso di costituirci come tour operator in piena emergenza sanitaria e in periodo di completa crisi del settore turistico. Questo perché siamo consapevoli che la nostra proposta di attività all&#8217;aperto ed ecosostenibili avrebbe riscontrato comunque un notevole interesse. Dopo la stagione estiva possiamo ritenerci soddisfatti.</p>



<ol type="1" start="6"><li><strong>E l’inverno? Come lo affronterete?</strong></li></ol>



<p>Dal mese di luglio come associazione gestiamo il Rifugio La Casermetta di Tito, in provincia di Potenza. Presso questa struttura terremo progetti scolastici ed organizzeremo corsi di formazione per Guide e amatori. Proseguirà inoltre l&#8217;attività di Tour operator e di promozione e presidio del territorio.</p>



<ol type="1" start="7"><li><strong>Idee, ambizioni, progetti per il futuro?</strong></li></ol>



<p>Le idee ed i progetti per il futuro rimangono quelli che ci siamo prefissati sin dall&#8217;inizio: rendere fruibili le zone rurali e le aree interne della Basilicata per valorizzare il suo patrimonio naturalistico e creare una microeconomia e posizioni lavorative legate al turismo lento, culturale ed ecosostenibile.</p>



<p>La Basilicata è una terra meravigliosa, da scoprire con calma, passo dopo passo. E se ad accompagnarvi in questa scoperta sono i ragazzi di Fuorisentiero, vi assicuro che ne rimarrete estasiati.</p>



<p>Potete seguire e scoprire Fuorisentiero su Facebook ed Instagram o sul loro <a href="https://www.fuorisentierotravel.com/">sito</a>.</p>
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		<title>Referendum Costituzionale 2020: Sì o No?</title>
		<link>https://ventiblog.com/referendum-costituzionale-2020-si-o-no/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Sibillano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di diritto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come si è arrivati al referendum? L’iter che ha portato al referendum vede il suo inizio con la prima bozza di riforma costituzionale arrivata ad inizio legislatura a firma del Movimento 5 Stelle. La proposta è stata votata da entrambe le Camere per due volte, come previsto dal procedimento di revisione costituzionale. Tuttavia, non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi degli aventi diritto all’ultima votazione in Senato, si è attivata la possibilità di richiedere un referendum popolare confermativo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<p class="has-drop-cap has-text-align-left">Dalle ore 7 alle 23 di domenica 20 settembre e dalle ore 7 alle 15 di lunedì 21 settembre 2020, in concomitanza con le elezioni amministrative e regionali, si svolgeranno le votazioni per il referendum costituzionale confermativo sul taglio dei parlamentari, fortemente voluto dai parlamentari del Movimento 5 Stelle.</p>



<p class="has-text-align-left">Con questo articolo cercheremo di fare il punto della situazione, dandovi qualche spunto di riflessione su questo tema così dibattuto.</p>
</div></div>



<h3 class="has-text-align-center"><strong>Come si è arrivati al referendum?</strong></h3>



<p class="has-text-align-left">L’iter che ha portato al referendum vede il suo inizio con la prima bozza di riforma costituzionale arrivata ad inizio legislatura a firma del Movimento 5 Stelle. La proposta è stata votata da entrambe le Camere per due volte, come previsto dal procedimento di revisione costituzionale.</p>



<p class="has-text-align-left">Tuttavia, non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi degli aventi diritto all’ultima votazione in Senato, si è attivata la possibilità di richiedere un referendum popolare confermativo ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione. Richiesta che è stata depositata il 10 gennaio di quest’anno presso la Corte di Cassazione da 71 senatori (ne sarebbero bastati 64, ovvero un quinto dei membri dell’Aula).</p>



<p class="has-text-align-left">Dichiarata la richiesta legittima e conforme dalla Consulta, inizialmente era stata individuata come data per il voto quella del 29 marzo solvo poi il rinvio sopraggiunto a causa dell’emergenza Coronavirus, decidendo di votare il 20 e 21 settembre, insieme alle elezioni regionali, amministrative e suppletive.</p>



<h3 class="has-text-align-center"><strong>Qual è il quesito? Esiste un quorum?</strong></h3>



<p class="has-text-align-left">Come da decreto di indizione del Presidente della Repubblica del 17 luglio 2020, il quesito al quale i cittadini dovranno rispondere è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?»</p>



<p class="has-text-align-left">Gli elettori, muniti di tessera elettorale e documento di riconoscimento, dovranno barrare sul <strong>SI </strong>se favorevoli all’approvazione della legge costituzionale nel suo complesso.</p>



<p class="has-text-align-left">La legge prevede una serie di innovazioni al testo costituzionale, tra le quali principalmente una riduzione di circa un terzo dei parlamentari (da 640 a 400 i deputati, da 315 a 200 i senatori; da 12 a 8 i parlamentari destinati alla Camera, da 6 a 4 quelli diretti a Palazzo Madama per le circoscrizioni estere).</p>



<p class="has-text-align-left">Dovrà votare <strong>SÌ</strong> chi è favorevole alla riduzione, <strong>NO</strong> chi predilige l’attuale formazione del Parlamento.</p>



<p class="has-text-align-left">A differenza del referendum abrogativo, per il referendum costituzionale confermativo non è previsto il raggiungimento di un quorum di validità e, pertanto, l’esito referendario sarà valido indipendentemente dalla percentuale degli elettori che parteciperanno alla votazione.</p>



<h2 class="has-text-align-center"><strong>Le ragioni del S</strong>ì</h2>



<p class="has-text-align-left">Chi sostiene le ragioni del <strong>SI</strong> ritiene che una riduzione del numero dei parlamentari sia necessaria sia per ragioni economiche che per dare maggiore efficienza al funzionamento delle due Camere.</p>



<p class="has-text-align-left">Il taglio dei parlamentari porterà a un risparmio di circa 100 milioni di euro l’anno, per un totale di mezzo miliardo a legislatura con una conseguente riduzione dei costi della politica. Inoltre, secondo i favorevoli alla riforma, i quasi mille parlamentari (uno dei numeri più alti in Europa) rendono i lavori più lenti e, pertanto, riducendone il numero, sarà più efficiente anche l’operatività dei due rami del Parlamento, garantendo comunque il bicameralismo perfetto. Altra questione da valutare in seguito sarà la necessità di modificare la parità di funzioni tra Camera e Senato, con una diversa organizzazione dei poteri.</p>



<p class="has-text-align-left">Un minor numero di deputati e senatori, a detta del fronte del si, consentirebbe un maggior controllo sui singoli eletti, spingendoli a lavorare meglio e senza provocare gravi incrinature nella rappresentanza.</p>



<h2 class="has-text-align-center"><strong>Le ragioni del N</strong>O</h2>



<p class="has-text-align-left">Dalla parte del <strong>NO</strong> si sono schierati una considerevole parte dei costituzionalisti, sostenendo che questa riforma non sia organica ma solo di facciata, fatta esclusivamente con l’intento di seguire una malsana voglia di anti-politica e per dare agli elettori l’idea che ci sia un evidente risparmio economico. Contestualmente alla riforma costituzionale, infatti, sarebbe necessaria anche una nuova legge elettorale ed una modifica dei regolamenti parlamentari, così da evitare alterazioni del sistema e disequilibri numerici e funzionali di Commissioni, Giunte e Uffici di Presidenza.</p>



<p class="has-text-align-left">Inoltre, sussiste il rischio di una la polarizzazione dello scontro politico, che potrebbe ad esempio portare la maggioranza di turno a travolgere le minoranze, ad esempio “imponendo” il suo Presidente della Repubblica.</p>



<p class="has-text-align-left">A detta dei sostenitori del NO, la semplice riduzione numerica porterebbe ad un netto calo della rappresentatività mettendola a rischio, con collegi sempre più grandi ed estesi. Un singolo parlamentare rappresenterebbe una fetta di popolazione maggiore e le minoranze sarebbero meno rappresentate (si avrebbe una delle più basse proporzioni tra cittadini e parlamentari). Al Senato, poi, alcune Regioni più piccole verrebbero penalizzate per numero di rappresentanti.</p>



<p class="has-text-align-left">Infine, il risparmio per il taglio dei parlamentari sarà di 57 milioni l’anno (e non di 100 come stimato dai sostenitori del sì), pari solo allo 0,007% della spesa pubblica annua ed in ogni caso ben spesi in quanto a tutela della democrazia (piuttosto si potrebbero ridurre le altissime spese militari). Sarebbe stato più incisiva una riduzione delle indennità piuttosto che il numero degli eletti.</p>



<p><strong>Ad ogni modo, che si opti per il SI o per il NO, occorre ricordare che la democrazia è preziosa e non bisogna darla per scontata. </strong></p>



<p class="has-text-align-left">Il diritto di voto è una delle forme di libertà individuale più importanti che abbiamo e una delle massime forme d’espressione democratica. Dà voce alle nostre idee e garantisce che la nostra voce sia ascoltata. Dobbiamo schierarci fermamente a favore della democrazia, ed il modo migliore per farlo è votare.</p>



<p class="has-text-align-left">Per questo il 21 e 22 settembre armatevi di tessera elettorale e documento di riconoscimento (e mascherina, mi raccomando!) e recatevi al vostro seggio elettorale perché, qualunque sia il risultato finale, la sensazione che si prova dopo aver messo quel segno di matita è straordinaria, ci si sente partecipi, non indifferenti.</p>



<figure class="wp-block-pullquote is-style-default"><blockquote><p><em>&#8220;Ognuno di noi ha più potere di quello che pensa sul mondo. Ognuno di noi porta il suo contributo invisibile ma concreto verso il bene o il male. La cosa più terribile è tirarsi fuori, non andare a votare.&#8221;&nbsp;</em></p><cite><a href="https://www.youtube.com/watch?v=BI63XbI5Vco&amp;t=3s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Roberto benigni</a></cite></blockquote></figure>
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		<title>Il futuro del basket e degli sport di contatto</title>
		<link>https://ventiblog.com/il-futuro-del-basket-e-degli-sport-di-contatto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Sibillano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 04:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT - 24/08/2020]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Difficoltà e modalità per la ripartenza dopo il Covid-19</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2><em>Difficoltà e modalità per la ripartenza dopo il Covid-19</em></h2>



<div class="wp-block-cover" style="background-image:url(http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/07/3-1.png);min-height:330px;background-position:50% 40%"><div class="wp-block-cover__inner-container">
<p class="has-text-align-center has-large-font-size"></p>
</div></div>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<p class="has-drop-cap">Mentre nell’antica Grecia era lo sport, con i giochi Olimpici, a fermare i grandi eventi come le guerre, in questo 2020 la situazione sembra essersi del tutto ribaltata: l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha infatti bloccato tutto il mondo dello sport, facendo rinviare le Olimpiadi e gli Europei di calcio ed annullare campionati e manifestazioni sportive.</p>



<p>A pagare le conseguenze della pandemia, però, sono stati soprattutto gli sport di contatto, per la ripartenza dei quali ancora non si è riuscito a trovare un punto di incontro tra il Ministero dello Sport e quello della Salute, specialmente a causa dell’instabile andamento dei contagi sul tutto il territorio nazionale.</p>



<p>Tuttavia se per il calcio, come sappiamo, si è deciso di ripartire per reggere le varie pressioni derivanti dagli stipendi milionari e dai contratti redditizi con le pay-tv, per altri sport come il basket si è scelto di percorrere una strada diversa.</p>



<p>Riprendere a giocare a luglio come in NBA – che sta proseguendo la stagione 19/20 all’interno della cosiddetta “bolla di Orlando” creata nel parco divertimenti DisnayLand &#8211; non è possibile in Italia, dove la Federazione ha preferito fermarsi e pianificare la nuova stagione senza l&#8217;assillo della ripartenza anche a causa del fatto che circa il 40% dei palasport non ha aria condizionata ed ha spazi molto ridotti.</p>



<p>Il contesto che si è delineato ha posto così il sistema basket di fronte a uno scenario senza precedenti.</p>



<p>Il lockdown ha accentuato le problematiche economiche della pallacanestro italiana, ancora troppo dipendente dalle risorse dei vari presidenti che, con la crisi finanziaria che sta avanzando, avranno sempre più difficoltà a sostenere le spese dei propri club solo con i soldi derivanti dalle proprie aziende e dagli sponsor.</p>



<p>A differenza del calcio, infatti, gli introiti derivanti dai diritti TV pesano solo il 4/5% del budget complessivo, mentre circa l’80% deriva da sponsorizzazioni e ticketing. Visti questi dati è facile intuire che, mancando cessioni milionarie, plusvalenze e valorizzazioni economiche, chi investe in questo sport lo fa principalmente per passione e per un forte legame con il territorio e poco potrà guadagnarci dalle partite a porte chiuse.</p>



<p>Questo discorso vale non solo per il mondo professionistico ma, soprattutto, per quello dilettantistico, principale vittima di questa pandemia nel mondo dello sport.</p>



<p>Il dilettantismo, infatti, costituisce nel nostro paese la base del movimento cestistico e sportivo in generale, svolgendo un ruolo di enorme rilievo non solo sul piano economico ma anche su quello sociale. Questa macchina si regge sull’impegno quotidiano di decine di migliaia di volontari, tecnici sportivi e dirigenti &#8211; che poco o nulla ricavano da questa loro passione – e sull’utilizzo delle palestre per lo più comunali o scolastiche.</p>



<p>I maggiori costi ed ostacoli per la ripresa sono infatti concentrati proprio sulla fruibilità e sulla sanificazione degli impianti. Da un lato la Ministra dell’Istruzione Azzolina ha garantito che da settembre le palestre scolastiche saranno utilizzabili anche per le attività sportive pomeridiane, dall’altro si stanno studiando soluzioni per la sanificazione di spazi molto grandi, per la decontaminazione dei macchinari che dovranno seguire protocolli più rigidi e per risolvere il problema del distanziamento sociale.</p>



<p>Restano dunque ancora aperte le discussioni circa le tempistiche e le modalità di apertura delle palestre così come lo sono ancora quelle riguardo le eventuali responsabilità giuridiche che deriverebbero da un eventuale contagio e riguardo gli aiuti economici alle società e alle associazioni sportive.</p>



<p>Per ora nel Decreto Liquidità sono stati introdotti sistemi di finanziamento per sostenere la liquidità a breve e a lungo termine sopperendo, in tal modo, a quelle risorse che, inevitabilmente, a causa della sospensione delle attività sportive, sono venute a mancare: è stato previsto un ampliamento dell&#8217;ambito di operatività sia del Fondo di Garanzia per l&#8217;impiantistica sportiva che del Fondo speciale per la concessione di contributi in conto interessi istituiti presso l&#8217;Istituto per il Credito Sportivo.</p>



<p>Il Decreto Rilancio ha poi introdotto la possibilità di contributi a fondo perduto per le sole società e di un credito di imposta che appare essere utilizzabile da tutti gli enti del terzo settore, associazioni culturali e sportive, società sportive e cooperative dilettantistiche e imprese sociali mentre molti Comuni italiani hanno previsto la sospensione dei pagamenti degli affitti delle palestre.</p>



<p>Ad oggi quindi la liquidità rimane il problema più grande ed occorre, pertanto, prendere coscienza del fatto che lo sport in generale, e soprattutto quello dilettantistico, necessita urgentemente di aiuti straordinari da parte dello Stato per garantire la sopravvivenza di un movimento che nel suo complesso, compreso l’indotto, influisce per quasi il 4% del PIL nazionale.</p>



<p>È sicuramente un momento storico senza precedenti ma il basket, così come lo sport in generale, dovrà ripartire in quanto forma di aggregazione sociale molto importante. Tuttavia, fare sport significa non solo adrenalina ed emozioni ma anche fare azienda ed è per questo che la nuova stagione si dovrà fondare su un modo diverso di fare e vivere lo sport.</p>



<p>Per via delle numerose misure preventive, saremo costretti a ridurre la capienza dei nostri palazzetti e a usare in maniera diversa gli spazi con un conseguente forte impatto sui bilanci di tutte le società, gli enti e le associazioni sportive italiane ma è proprio per questo che, come ogni situazione che versa nello straordinario, sarà necessario rimboccarsi le maniche e cercare di strutturare dei progetti redditizi e, soprattutto, duraturi.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei Ventenni il 24/08/2020</em></p>
</div></div>



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		<title>La Corte Costituzionale boccia il primo Decreto Sicurezza: sì all&#8217;iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Sibillano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di diritto]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 9 luglio, attraverso un comunicato del proprio Ufficio stampa, la Corte Costituzionale ha reso nota la parziale incostituzionalità del primo decreto Sicurezza (d.l. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito in L. 1 dicembre 2018, n. 132) voluto nel 2018 dall&#8217;allora Ministro dell&#8217;Interno, Matteo Salvini. La Consulta ha accolto le questioni di legittimità sollevate dai Tribunali di Milano, Ancona e Salerno avverso la norma che ha escluso il permesso di soggiorno per richiedenti asilo dai &#8220;titoli&#8221; sufficienti per l&#8217;ottenimento [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Lo scorso 9 luglio, attraverso un comunicato del proprio Ufficio stampa, la Corte Costituzionale ha reso nota la parziale incostituzionalità del primo decreto Sicurezza (d.l. 4 ottobre 2018, n. 113, convertito in L. 1 dicembre 2018, n. 132) voluto nel 2018 dall&#8217;allora Ministro dell&#8217;Interno, Matteo Salvini.</p>



<p><br>La Consulta ha accolto le questioni di legittimità sollevate dai Tribunali di Milano, Ancona e Salerno avverso la norma che ha escluso il permesso di soggiorno per richiedenti asilo dai &#8220;titoli&#8221; sufficienti per l&#8217;ottenimento dell&#8217;iscrizione anagrafica in un comune italiano, precludendo così a numerosi immigrati presenti sul territorio di ottenere la residenza ed il conseguente godimento di taluni diritti da essa discendenti.<br>Si conclude così una diatriba andata avanti per mesi dopo l&#8217;approvazione del primo decreto Sicurezza, con i sindaci di molte città italiane &#8211; per prima il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, seguita poi, tra i tanti, dal sindaco di Milano Beppe Sala e da quello di Palermo Leoluca Orlando &#8211; che avevano deciso autonomamente di reinterpretare la norma attraverso una lettura costituzionalmente orientata che superasse il dato letterale. </p>



<p>Una battaglia che poi si è spostata anche in diverse aule di tribunale &#8211; tra i quali quello di Bologna, Ancona, Lecce, Genova, Milano e Salerno -, permettendo ad alcuni giudici di accogliere le istanze dei richiedenti, obbligando i Comuni ad iscriverli all&#8217;anagrafe, e ad altri di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte.<br>Ma andiamo con ordine.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<h4><strong>Cos&#8217;è la residenza e perché è così importante?</strong></h4>



<p><br>La residenza, insieme a domicilio e dimora, è uno dei criteri giuridici di collegamento tra persone e luoghi.<br>Secondo l&#8217;art. 43 del Codice Civile: <em>«Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale»</em>.<br>Mentre il domicilio costituisce quindi il centro di imputazione di posizioni giuridiche personali per lo più patrimoniali, la residenza coincide con il luogo in cui il soggetto trascorre effettivamente la propria vita, in cui si creano e consolidano gli affetti famigliari e i bisogni primari: per questo motivo, essa ha assunto un ruolo molto significativo venendo a rappresentare un legame non solo giuridico, ma anche politico e sociale, tra il singolo e la comunità territoriale alla quale egli appartiene.<br>In ragione di ciò, nel nostro ordinamento la residenza riveste un ruolo fondamentale per varie ragioni:</p>



<ul><li>da un punto di vista amministrativo, permette di localizzare un soggetto all’interno di un determinato territorio comunale anche in un’ottica di pubblica sicurezza e controllo del territorio;</li><li>in ottica costituzionale, alla residenza è ricollegata la possibilità di esercitare concretamente molti diritti fondamentali riconosciuti e garantiti dalla Costituzione e dalla legge come, ad esempio, iscriversi al Centro per l’impiego e aprire una partita IVA; accedere al gratuito patrocinio; accedere al Servizio Sanitario Nazionale, eleggere un medico di base e usufruire delle esenzioni previste; accedere ai servizi di welfare locale, percepire una pensione sociale o d’invalidità; appartenere ad una circoscrizione elettorale, e quindi votare.</li></ul>



<p>Pertanto, in ragione dell&#8217;importanza che riveste per l&#8217;ordinamento, secondo l&#8217;orientamento consolidato della Corte di Cassazione, la residenza può qualificarsi come un <strong>diritto soggettivo perfetto</strong> nei confronti del quale la Pubblica Amministrazione, nella fase di iscrizione del richiedente nel registro della popolazione residente in un determinato Comune, ha solo un potere di accertamento e nessun margine di discrezionalità.</p>
</div></div>



<h4><strong>E per quanto riguarda l&#8217;iscrizione anagrafica dei cittadini extracomunitari?</strong></h4>



<p><br>La disciplina dell&#8217;iscrizione anagrafica degli stranieri si fonda sul principio generale secondo cui <em>«le iscrizioni e le variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani con le modalità previste dal regolamento di attuazione»</em> (art. 6, co. 8, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, c.d. &#8220;Testo unico sull&#8217;immigrazione&#8221;).<br>Ne consegue che tutti coloro i quali si trovano in possesso di un permesso di soggiorno in corso di validità possono richiedere ed ottenere l&#8217;iscrizione anagrafica presso un qualsiasi Comune italiano alle stesse condizioni dei cittadini italiani.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<h4><strong>La riforma voluta da Salvini e la decisione della Consulta</strong></h4>



<p><br>Tuttavia, come già accennato in precedenza, nell&#8217;ottobre del 2018 l&#8217;ex titolare del Viminale ha previsto una deroga a questo principio, stabilendo che i richiedenti asilo, nonostante il permesso che garantiva loro la regolare presenza su territorio nazionale, non avrebbero potuto ottenuto l&#8217;iscrizione anagrafica nel proprio Comune di residenza. Tale decisione, come si rilevava già dalla relazione tecnica che accompagnava il decreto, era stata giustificata dall&#8217;incertezza circa l&#8217;esito della procedura del permesso per richiesta di asilo.<br>Dopo circa due anni, però, la Corte Costituzionale ha dichiarato l&#8217;incostituzionalità di questa norma, non per contrasto con l&#8217;art. 77, in merito ai requisiti di necessità e di urgenza del decreto, ma per contrasto con l’ art. 3 della Costituzione, sotto un doppio profilo:</p>



<ul><li>per <strong>irrazionalità intrinseca</strong>, in quanto la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio alla base della legge anagrafica e dello stesso decreto sicurezza;</li><li>per <strong>irragionevole disparità di trattamento</strong>, in quanto rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche agli stessi garantiti.</li></ul>
</div></div>



<h4><strong>Le reazioni della politica</strong></h4>



<p><br>Naturalmente la reazione di Matteo Salvini alla decisione della Consulta non si è fatta attendere: <em>&#8220;Anche sui decreti Sicurezza qualche giudice, come accade troppo spesso, decide di fare politica sostituendosi al Parlamento. Un richiedente asilo&#8217; in oltre il 50% dei casi viene riconosciuto come clandestino dalle commissioni prefettizie, senza quindi nessun diritto di rimanere in Italia: secondo la Corte dovremmo quindi premiare chi mente e infrange la legge? La sicurezza e il benessere degli Italiani, degli immigrati perbene e dei veri richiedenti asilo, vengono prima di tutto&#8221;</em>, ha detto ad Affaritaliani.it il segretario della Lega.</p>



<p><br>Di tutt&#8217;altra opinione, ovviamente, sono i rappresentanti di molte altre forze politiche e delle associazioni del terzo settore impegnate sul fronte immigrazione secondo i quali questa pronuncia rappresenta un&#8217;ulteriore conferma della necessità di ripensare, se non eliminare del tutto, i due Decreti Sicurezza.</p>
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		<title>Sulla &#8220;Via degli Dei&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Sibillano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2020 16:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Mi perderò altrove, ad un passo dalla città chissà dove. Mi perderò altrove, senza messaggi e senza le mail” Eugenio in via di Gioia &#8211; Altrove “Che ne dici se andassimo a prendere una schiacciata Dall’Antico Vinaio a piedi?”Sembrerebbe un invito normalissimo che un ragazzo fiorentino rivolge ad un altro suo amico, eppure questa richiesta è stata rivolta a me. Ed io vivo a Bologna.Alcuni potrebbero pensare ad una pazzia nata da una serata alcolica, ma vi assicuro che eravamo [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“Mi perderò altrove, ad un passo dalla città chissà dove. Mi perderò altrove, senza messaggi e senza le mail”   </em></p><cite><em>Eugenio in via di Gioia &#8211; Altrove</em></cite></blockquote>



<p class="has-drop-cap">“Che ne dici se andassimo a prendere una schiacciata Dall’Antico Vinaio a piedi?”<br>Sembrerebbe un invito normalissimo che un ragazzo fiorentino rivolge ad un altro suo amico, eppure questa richiesta è stata rivolta a me. Ed io vivo a Bologna.<br>Alcuni potrebbero pensare ad una pazzia nata da una serata alcolica, ma vi assicuro che eravamo del tutto leciti e come noi lo sono anche tutte quelle persone che nei periodi più caldi dell’anno decidono di avventurarsi lungo la &#8220;<strong>Via Degli Dei</strong>&#8220;, un sentiero dalle vecchie origini che collega Piazza Maggiore a Bologna con Piazza della Signoria a Firenze.<br>Ideata alla fine 1980 da un gruppo di escursionisti bolognesi, ricalca prevalentemente gli antichi tracciati che congiungevano Fiesole con Bononia, lastricati dai romani nel 187 a.C. per volontà del console Caio Flaminio dal quale prende il nome la Flaminia Militare (attualmente, però, il lastricato è quasi interamente coperto da vegetazione). Si estende per un percorso di circa 130 chilometri e deve il suo nome ad alcune delle località che si attraversano che ricordano le antiche divinità romane (Monte Adone, Monzuno, Monte Venere, Monte Luario).<br>Così, equipaggiati di tende, fornellino da campo, sacco a pelo e qualche indumento, partiamo per affrontare cinque giorni di cammino immersi nella natura.</p>



<h2><strong>Giorno 1: Piazza Maggiore-Monte Adone</strong> </h2>



<p>Dopo l’incontro e la classica foto di rito in Piazza Maggiore si parte alla volta di Firenze. Nel cammino verso il santuario della Madonna di San Luca, lungo via Saragozza, ci godiamo gli ultimi sprazzi di civiltà prima di addentrarci nei boschi per i primi due giorni: le auto in strada, il bar-pasticceria Neri, lavoratori e studenti, nonnine che, incuriosite da tutta l’attrezzatura che ci accompagna, domandano se stiamo andando in guerra.<br>Dopo l’Arco del Meloncello comincia la prima parte difficile del cammino, accompagnata dalle prime imprecazioni e dai primi ripensamenti: quasi 3800 metri di portico in salita (il più lungo al mondo) che giunge fino ai piedi del Santuario.<br>Dopo aver raggiunto la cima e aver ricaricato le borracce inizia la discesa che porta al Parco Talon e quindi a Casalecchio. La chiusa di Casalecchio, sul fiume Reno, che si raggiunge nel pomeriggio, è l’opera idraulica in muratura più antica d’Europa tuttora in funzione: instancabile, fa il suo lavoro da ottocento anni, regolando l’afflusso di acqua alla città di Bologna.<br>Da Sasso Marconi è poi quasi tutta salita fino a raggiungere 431 metri s.l.m.. Lungo la strada incontriamo i primi b&amp;b, ma noi abbiamo preferito le tende sia per ragioni economiche sia per vivere il tutto in maniera più wild possibile.</p>



<h2><strong>Giorno 2: Monte Adone – Madonna dei Fornelli </strong></h2>



<p class="has-text-align-left">Solitamente la prima tappa si conclude a Badolo ma noi abbiamo preferito fermarci per la notte su un prato ai piedi del Monte Adone per essere in vantaggio sulla tappa successiva. Dopo un caffè ed un piccolo risveglio muscolare per alleviare i primi acciacchi, tutti in marcia verso la prima vera scalata che ci porterà, non senza fatica, sulla vetta del Monte Adone (600 m.s.l.m.). Una scalata bellissima, dove alla fatica e alla pesantezza delle gambe si affianca una vista pazzesca e la sensazione di essere davvero sospeso nel vuoto.<br>Arrivati in vetta, una croce ci accoglie con un quadernino in cui poter lasciare un pensiero mentre ad di sotto macchine minuscole si muovono lungo un serpente asfaltato che collega Bologna e Firenze.<br>Da Monte Adone scendiamo verso Monzuno, arrivando a destinazione verso ora di pranzo. Dopo uno spuntino leggero, ci inoltriamo nel bosco che ci porta al Monte del Galletto dove troviamo un piccolo “parco eolico” dal quale si apre un ultimo bellissimo tratto di 3 km sulle colline emiliane prima di arrivare a Madonna dei Fornelli. Accompagnati dai colori caldi del tramonto arriviamo in questo bellissimo paesino dove, dopo aver mangiato un panino e bevuto la tipica birra alla castagna, raggiungiamo l’Albergo Poli<br>(scoperto grazie ad un anziano del posto) che ai temerari come noi offre la possibilità di “picchettare” nel giardino privato ed usufruire del bagno (con doccia) a patto di effettuare una consumazione presso il bar-ristorante.</p>



<h2><strong>Giorno 3: Madonna dei Fornelli – Monte di Fo’</strong> </h2>



<p>Questa è non solo la tappa che segna il passaggio dall’Emilia Romagna alla Toscana, ma è anche la più corta (15 km rispetto ai 27 e 28 dei giorni precedenti), ed il motivo lo capiamo subito: un cartello accanto alla fontana della chiesa indica che ci aspetteranno 2 ore di camminata in salita!<br>Superato lo shock iniziale arriviamo in cima, dove si trova il confine tra le due regioni e dove iniziano 5 lunghissime ore nel bosco che conserva i resti della Flaminia Militare e che termina al cimitero militare tedesco, sul Passo della Futa.<br>Tornati così sulla strada, mentre per il fine tappa viene indicato il campeggio de Il Sergente nel comune di Barberino, noi abbiamo deciso di proseguire per altri 4 chilometri in salita fino a raggiungere la vetta del Monte Gazzaro (1118 m). Sembrerebbe una scelta folle, ma vi assicuro che così non è stata: oltre ad avere accorciato di 4 chilometri la tappa del giorno successivo, abbiamo potuto godere di un tramonto davvero unico, caratterizzato da colori molto caldi che ben definivano i contorni delle altre vette che ci circondavano. Un&#8217;unica pecca però… il vento.</p>



<h2><strong>Giorno 4: Monte di Fo&#8217; – San Piero a Sieve</strong> </h2>



<p>Dopo una notte quasi insonne a causa del forte vento, lasciato il consueto messaggio sul “libro vetta”, la nostra quarta giornata inizia subito con il botto.<br>Se c’è qualcosa di peggio della salita, questa è la discesa! Accolti da cartelli che indicavano il sentiero stretto e scivoloso, infatti, dalla cima del monte Gazzaro all’arrivo ci sono 900m di dislivello e le ginocchia, soprattutto quando non si è riposato bene e si hanno zaini pesanti, sono messe a dura prova. Con poca acqua (dal camping de Il Sergente fino a metà della quarta tappa non si incontrano fontane!), tante imprecazioni e dolori, superiamo il Passo dell’Osteria Bruciata (che, secondo la leggenda, deve il suo nome<br>all’osteria data alle fiamme perché il suo proprietario serviva pasti cucinati con la carne dei viaggiatori) ed arriviamo a valle, dove visitiamo il primo borgo toscano, Sant’Agata, e poi, dopo altri sette chilometri su strada, San Piero sulla Sieve.<br>Anche questa volta, impavidi, decidiamo di accorciare sui 33 chilometri previsti per il giorno successivo ed allunghiamo fino al castello di Trebbio, dove Lorenzo de’ Medici trascorse lunghe giornate per le sue battute di caccia, Amerigo Vespucci si rifugiò per sfuggire alla peste di Firenze e, soprattutto, dove 5 giovani escursionisti hanno trovato una gentile signora che ha messo a loro disposizione una piccola casetta attrezzata con letti e doccia per passare la notte.<br>Con la finestra che affaccia su una bellissima collinetta con ruderi e vigneti tipici del paesaggio toscano, carichiamo le batterie per l’ultimo sforzo e già iniziamo a pensare a come condire la nostra schiacciata il giorno successivo.</p>



<h2><strong>Giorno 5: Castello di Trebbio – Firenze</strong> </h2>



<p>L’ultima tappa è forse la più facile: pochi dislivelli, una buona alternanza di sterrato e asfalto, ma soprattutto tanta voglia di arrivare alla fine. La prima volta che vediamo all’orizzonte Firenze sono le 11:00: la distanza è ancora tanta ma la bellezza e l’emozione sono talmente forti che la fatica diventa solo un ricordo. Arrivati a Fiesole nel primo pomeriggio iniziamo ad assaporare il ritorno alla civiltà: se durante il cammino si salutano indistintamente tutte le persone che si incontrano, per le strade di questo paese ognuno guarda dritto davanti a sé o, al massimo, ti guarda stranito per gli indumenti sporchi e gli zaini pieni. A Fiesole molti scelgono di prendere l’autobus per arrivare a Firenze ma vi assicuro che non ci può essere scelta migliore di proseguire a piedi per l’ultima ora e mezza fino a Piazza della Signoria che, alla sol vista, fa improvvisamente aumentare i dolori e la fame.</p>



<p>E così foto di rito e subito tutti all’Antico Vinaio, che è proprio dietro la piazza.</p>



<p>p.s. so che morite dalla voglia di saperlo… la mia schiacciata con capocollo, crema di tartufo, pecorino e pomodori secchi era qualcosa di divino!</p>
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