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	<title>Davide Nappi &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Gianluca Gallo &#8211; E&#8217; capitato che io sia illustratore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 17:39:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Digito il numero, chiamo. Al secondo squillo una voce amichevole e anche un po’ imbarazzata: “Pronto? Ciao!” Ciao Gianluca, come va?  Bando ai convenevoli. Iniziamo. Senti un po’: chi sei? “Sono Gianluca Gallo, vengo da Cosenza, ho 29 anni – quasi trenta – ed è capitato che io sia diventato un illustratore circa un anno fa.” In che senso è capitato? – rido. “Beh si, è capitato. E’ capitato perché, anche se disegno da quando ero piccolo, piccolissimo, l’ho sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Digito il numero, chiamo. Al secondo squillo una voce amichevole e anche un po’ imbarazzata:</p>
<p>“Pronto? Ciao!”</p>
<p><strong>Ciao Gianluca, come va? </strong></p>
<p>Bando ai convenevoli. Iniziamo.</p>
<p><strong>Senti un po’: chi sei?</strong></p>
<p>“Sono <a href="https://www.facebook.com/gianlucagalloillustrazioni/" target="_blank" rel="noopener">Gianluca Gallo</a>, vengo da Cosenza, ho 29 anni – quasi trenta – ed è capitato che io sia diventato un illustratore circa un anno fa.”</p>
<p><strong>In che senso è capitato? – rido.</strong></p>
<p>“Beh si, è capitato. E’ capitato perché, anche se disegno da quando ero piccolo, piccolissimo, l’ho sempre vissuto come un qualcosa di mio, personale, un mezzo per dare sfogo alle cose mie più intime.</p>
<p>Provengo infatti da studi vari, ho studiato filosofia all&#8217;Università, poi mi sono iscritto ad una triennale in Sound Design ed ho vissuto da lì in poi all&#8217;interno di ambienti musicali, ho suonato, ho organizzato concerti, fino a che, ad un certo punto, ho ripreso a disegnare un po’ più seriamente. Sai, alcuni episodi ti spingono a tornare a fare le cose che senti un po’ più tue, e da lì è stato tutto così veloce e casuale.. Perciò dico che è capitato”</p>
<p><strong>E quando è capitato che riprendessi a disegnare, perché proprio questi tuoi soggetti? Cioè perché disegni quello che disegni?</strong></p>
<p>“Mah, un paio d’anni fa in effetti  ho iniziato a disegnare questi due soggetti. Non chiedermi bene perché, so solo che erano il mezzo che ho trovato per mettere su carta quello che provavo, che mi succedeva, come mi sentivo, come ero. Dopodiché, a novembre dell’anno scorso, ho aperto una pagina Facebook.</p>
<p><strong>Cosa ti ha spinto a farlo? Ne sentivi l’esigenza o eri curioso di vedere come sarebbe andata?</strong></p>
<p>“No, in realtà è successo anche questo per caso. Io prima pubblicavo i miei disegni tramite i miei profili social personali, Facebook e Instagram. Un giorno è accaduto che un mio disegno, in cui c’era la frase di una canzone, sia stato condiviso da una pagina di fan del gruppo musicale in questione. L’amministratore della pagina mi ha scritto dicendomi che ero bravo e che secondo lui  avrei dovuto aprire una pagina a parte dove postare la mia arte e così feci. In tre settimane ho raggiunto 20.000 iscritti.”</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Gianluca-Gallo-2.jpg"><img class="aligncenter wp-image-11882" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Gianluca-Gallo-2-300x300.jpg" alt="" width="600" height="600" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Gianluca-Gallo-2-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Gianluca-Gallo-2-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Gianluca-Gallo-2-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Gianluca-Gallo-2.jpg 960w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><strong>Ah però, mica male. Quindi non avevi impostato nessuna strategia social. E’ stato un “successo” derivante dal fatto che le cose che fai piacciono veramente. Ecco, a proposito, che rapporto hai con il mondo Social Network?</strong></p>
<p>“Guarda, devo darti due risposte differenziate. In quanto Gianluca, ragazzo che usa il proprio profilo personale, posso dirti che mi piacciono molto. I Social mi divertono, li ho sempre usati, li uso con frequenza e continuerò ad usarli. In quanto Gianluca Gallo, artista, mi mettono un po’ d’ansia.</p>
<p><strong>Ansia?</strong></p>
<p>“Ansia. Perché mantenere un profilo ben fatto e professionale non è una cosa facile. C’è bisogno di un’attenzione continua, devi postare sempre qualcosa di nuovo ogni giorno o più volte al giorno, devi cercare di essere sempre presente sulle home della tua rete. E’ una fatica e in più  quello che mi piace meno è che a livello artistico mi impone delle tempistiche troppo stressanti. Quello che faccio è molto emotivo quindi non posso stare al passo con la mia ispirazione. I tempi social sono velocissimi, io direi che ho dei tempi che sono lenti anche per il mondo artistico. Metabolizzare una situazione e poi metterla su carta richiede tempo.</p>
<p><strong>E questa situazione dell’artista sui social network a cosa porta secondo te? L’unica soluzione che mi viene in mente è cedere ogni tanto alla banalità dei contenuti in favore della costanza produttiva.</strong></p>
<p>“Si esatto, è triste ma è così. O cedi alla banalità e pubblichi costantemente contenuti o mantieni l’originalità emozionale e decidi che ti va bene essere un po’ fuori dagli schemi social.”</p>
<p><strong>E se io ti chiedessi: Istagram, Facebook o Twitter?</strong></p>
<p>“Assolutamente Istagram. Non solo mi piace di più, ma è anche un po’ più libero. Facebook mette un sacco di restrizioni, si nota che cerca di guadagnare da ogni cosa che fai, anche sulla tua visibilità. Istagram è più aperto e “sincero”, se hai 20.000 followers e posti una foto bene o male avrai 20000 views, o poco meno. Facebook non è così. E’ anche vero però che ciò che faccio non è solo grafico, a volte le didascalie sono più lunghe, e questo funziona meglio su Facebook. Quindi non penso ci sia un social veramente appropriato a ciò che faccio.”</p>
<p><strong>Quindi un Ig-lover nostalgico di Facebook che vorrebbe un mondo social a rilento.</strong></p>
<p><strong>Passando ai contenuti, perché quasi la totalità di ciò che fai trasmette emozioni tristi, negative, nostalgiche? E’ un po’  un cliché dell’animo artistico moderno, ma effettivamente pare che le situazioni negative siano le più prolifiche, no? </strong></p>
<p>“Mah si, perché è un po’ tutto uno sfogo. “Quando sono felice esco” come diceva Tenco, no?. In ogni caso ognuno alla fine interpreta i disegni a modo suo, per me può essere nostalgico, magari per qualcun altro no”.</p>
<p><strong>Si, anche la Nostalgia in realtà può assumere connotazioni positive o negative, dipende da chi interpreta il messaggio. In ogni caso, positive o negative che siano, le emozioni che trasmetti hanno colpito Rizzoli a quanto pare.<img class="wp-image-11885 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Finchè-regge-il-cuore-gianluca-gallo.jpg" alt="" width="460" height="460" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Finchè-regge-il-cuore-gianluca-gallo.jpg 960w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Finchè-regge-il-cuore-gianluca-gallo-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Finchè-regge-il-cuore-gianluca-gallo-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/12/Finchè-regge-il-cuore-gianluca-gallo-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></strong></p>
<p>“Pare proprio di si. Mi hanno contattato da Rizzoli e mi hanno proposto di raccogliere tutti i miei disegni in un libro. 250 pagine di illustrazioni formeranno “<em>Finché regge il cuore</em>”, e devo ammettere di essere molto emozionato. Ci sarà anche una piccola introduzione che ho scritto io, speriamo bene” – ride. “E’ veramente il massimo che potessi aspettarmi.”</p>
<p><strong>E’ già in progetto un tour per presentare il libro nelle maggiori città italiane?</strong></p>
<p>“Si assolutamente, ancora il calendario non è interamente strutturato ma girerò un po’ l’Italia.</p>
<p>In più ho già ricevuto offerte per tenere dei workshop in alcuni istituti d’arte o anche collaborazioni con studi di tatuatori perché &#8211; incredulo &#8211;  non sono pochi i ragazzi che hanno tratto ispirazioni dalle mie illustrazioni per i propri tatuaggi. Insomma, tanti progetti in cantiere.”</p>
<p><strong>Progetti a lungo termine invece? Hai qualche idea che ti piacerebbe sviluppare?</strong></p>
<p>“In futuro non so cosa accadrà. Mi piacerebbe, forse, scrivere un altro libro che però non sia solo una raccolta di illustrazioni ma, pur seguendo lo stile grafico di questo, racconti una storia vera e propria.</p>
<p><strong>Ultima domanda: hai bisogno di un social media manager? Io sono libero in questo periodo! – rido.</strong></p>
<p>Una battuta.</p>
<p>“Ahahah, no per ora cerco di gestirmela da solo, ma non escludo che in un prossimo futuro possa servirmi un aiuto! A presto.” – ride.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><div class="cb-divider clearfix"><span class="cb-title">Qualche illustrazione di Gianluca Gallo</span></div></strong></p>
<p>&nbsp;</p>

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<p>Per vedere tutte le altre bellissime illustrazioni visitate la <a href="https://www.facebook.com/gianlucagalloillustrazioni/" target="_blank" rel="noopener">pagina Facebook</a> di Gianluca!</p>
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		<title>DOVE TROVERETE UN ALTRO PADRE COME IL MIO.  ROSSANA CAMPO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2016 06:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove troverete un altro padre come il mio Rossana Campo Ponte alle Grazie Pagine: 160 Prezzo: 13 euro ‹‹Rossanì, tu non devi avere mai paura di niente nella vita, perché ricordati sempre che sei stata concepita sopra a un tavolo da biliardo!›› Così comincia. “Bello!”, ho pensato. Non per la frase in sé, né tantomeno per l’atmosfera sfacciatamente osé – absit iniuria verbis – a cui rimanda. Bello perché è curioso che qualcuno trovi un nesso causale tra le due [&#8230;]</p>
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Rossana Campo

Ponte alle Grazie

Pagine: 160

Prezzo: 13 euro</pre>
<p style="text-align: justify;">‹‹<em>Rossanì, tu non devi avere mai paura di niente nella vita, perché ricordati sempre che sei stata concepita sopra a un tavolo da biliardo!</em>››</p>
<p style="text-align: justify;">Così comincia.</p>
<p style="text-align: justify;">“Bello!”, ho pensato. Non per la frase in sé, né tantomeno per l’atmosfera sfacciatamente osé – absit iniuria verbis – a cui rimanda.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bello</em> perché è curioso che qualcuno trovi un nesso causale tra le due parti del periodo, quel “perché” che, lasciato lì senza ulteriori spiegazioni, indica che per questo qualcuno l’essere concepito sopra un tavolo da biliardo abbia come conseguenza implicita la possibilità di non dover avere mai paura di nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo qualcuno è Renato. E Renato è morto.</p>
<p style="text-align: justify;">È così che Rossana Campo ci presenta suo padre. Uno che nell’allegria della goliardia più selvaggia trova giustificazioni a capacità sorprendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo chiama mai “papà”, però, se non una o due volte. Sempre “Renato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene da chiedersi se non sia per paura di contaminarne la descrizione: “papà” designa Renato in relazione a Rossana, “Renato” designa Renato e basta. Si, probabile, la spiegazione regge, ma è triste.</p>
<p style="text-align: justify;">La spiegazione, l’incipit, la storia, le descrizioni, tutto volutamente triste.</p>
<p style="text-align: justify;">È un romanzo profondamente spudorato, intimo e personale. Uno di quei lavori che ci si stupisce siano editi. Un diario.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ritratto che Campo dipinge di suo padre, come sempre accade quando si descrive con verità, è estremamente variegato, a volte persino contraddittorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Renato è un guru dell’anti-ipocrisia, un irresponsabile ubriacone, un giovane allegro e ottimista, un violento senza pari, un casinista, uno che si fa i debiti e li fa pagare alla moglie, un terrone che <em>terroneggia</em> sfacciatamente in un Nord che mal lo sopporta. Uno che procrea su un tavolo da biliardo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante tutti gli episodi spiacevoli, poco condivisibili, che la scrittrice enarra del padre, ad ogni modo, l’unica emozione che ci si trova costretti a provare verso quest’uomo è la simpatia. Forse anche un po’ di pena, ma soprattutto la simpatia, perché è così che lo ricorda lei: con simpatia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà forse anche merito della sovversione sintattica e delle rotture grammaticali, un po’ “sporche, storte e scalcagnate”, che tanto ricordano Saramago e che sembrerebbero un manierismo se non fosse che l’autrice le incornicia in una tela di dialettismi meridionali; ma il mix di frasi storte è vero, funziona. Simpatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Campo alterna il ricordo infantile al dolore del presente, dolce nostalgia alla disperazione e allo sconforto, e li impasta con tutto e col contrario di tutto, con la gioia e col dolore, con benedizioni e maledizioni, con pensieri maturi in bambinate stilistiche, partorendo un mélange che commuove, fa piangere, rompe le scatole, poi fa sorridere ed addirittura ridere. Tragicomicità. Agrodolce.</p>
<p style="text-align: justify;">‹‹<em>Tu Renato, con l’alcol devi fare come se non esistesse più sulla faccia della terra, sennò addio, sei un uomo morto! E lui come sempre aveva detto sì sì, grazie dotto’, e dentro lo aveva mandato a farsi fottere, si era toccato le palle, e aveva ripreso la sua solita vita, la vita di Reian, che nessuno gli deve scassare ‘a uallera</em>››.</p>
<p style="text-align: justify;">Il riscatto del sorridere della sofferenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Chichi, la mia storia ad X-factor &#8211; Una ventenne capace di inseguire i propri sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 05:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma – 18 Gennaio. Via Cola di Rienzo è secca, alle 22:00, fredda come poche volte. Sembra cerchi di riscaldarsi con le nuvolette di vapore di chi parla e le luci sparse, invano. “Entriamo da qualche parte?” le chiedo. “No, camminiamo. Almeno vediamo un po’ di gente” risponde. Perché esiste, ho pensato, una certa natura di alcune persone che, anche contro il freddo, trova piacere nell’essere sociale, in tutti i sensi. E non ne fui sorpreso. Francesca Romana Taddeucci, per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma – 18 Gennaio. Via Cola di Rienzo è secca, alle 22:00, fredda come poche volte. Sembra cerchi di riscaldarsi con le nuvolette di vapore di chi parla e le luci sparse, invano.</p>
<p>“Entriamo da qualche parte?” le chiedo. “No, camminiamo. Almeno vediamo un po’ di gente” risponde.</p>
<p>Perché esiste, ho pensato, una certa natura di alcune persone che, anche contro il freddo, trova piacere nell’essere sociale, in tutti i sensi. E non ne fui sorpreso.</p>
<p>Francesca Romana Taddeucci, per tutti “Chichi”, è una ventenne romana che ha fatto della sua passione un lavoro. Sono quattro anni, infatti, che gestisce la parte Social di uno dei format televisivi più seguiti degli ultimi anni: X-factor Italia, curando Instagram e, recentemente, Snapchat.</p>
<p>Ma non è stato facile, dice.</p>
<p><em>Tutto inizia 4 anni fa </em>– racconta – <em>quando per la prima volta mi sono iscritta ad Instagram. Mi piaceva, era diretto, senza fronzoli inutili e tante parole. Solo foto e descrizioni, occasioni di catturare un momento anche insignificante della propria quotidianità  e renderlo, in qualche modo, arte.</em></p>
<p><strong>E come nasce l’dea “X-factor”?</strong></p>
<p><em>Nasce dal fatto che in quel periodo mi sono appassionata molto al programma, anche se non  aveva l’audience televisivo di cui gode oggi. Sono una persona molto curiosa – mi confessa – e mi piace cercare e vedere i retroscena, il backstage e tutto ciò che sta dietro alla spettacolarizzazione del palcoscenico, il lato un po’ meno costruito. Per questo ho iniziato a seguire il programma sui social su cui era presente, ovvero Facebook e Twitter. Perciò, notando che su Instagram mancava un vero e proprio account, ho deciso di aprirne uno io. </em></p>
<p><strong>Avevi già capito che avresti avuto successo o è stata una cosa inaspettata?</strong></p>
<p><em>Ovviamente non avevo nessuna pretesa all’inizio. Prendevo le foto postate sulla pagina ufficiale di Facebook e le riportavo semplicemente su quest’altra piattaforma social, che allora non aveva così tanti iscritti. Il perché? Beh, dato che io la percepivo come una mancanza, ho pensato che anche altri che come me erano appassionati al programma e ad Instagram avrebbero potuto interessarsi alla pagina. E così è stato.</em></p>
<p><strong>Come hai gestito il rapporto con i profili concorrenti? Ce n’erano?</strong></p>
<p><em>No, in realtà non c’erano altri profili dello stesso tipo. O forse c’erano ma erano poco conosciuti. Penso che la mia sia stata la prima pagina dedicata interamente ad X-factor Italia su Instagram; l’ho anche specificato nelle informazioni del profilo. Non potevo scrivere “pagina ufficiale” perché effettivamente non lo era, anche se era sicuramente quella più seguita. </em></p>
<p><strong>Ecco, com’è che sei passata dall’officiosità all’ufficialità? Quale è stato il passo decisivo?</strong></p>
<p><em>Mah, più o meno quando il profilo ha raggiunto i 10.000 followers, e ogni giorno se ne aggiungevano molti, ho deciso di contattare i social media manager del programma</em> (che allora era prodotto da Magnolia). <em>Le prime risposte, però, sono state abbastanza dure, in quanto mi hanno accusato di aver usato il loro nome e il  loro marchio senza autorizzazione e temevo addirittura una qualche denuncia a mio carico. Poi, però, mi hanno detto che gli era piaciuto il modo in cui tenevo il profilo, l’imparzialità nel trattare i concorrenti e la visibilità che nel mio piccolo portavo al programma.</em></p>
<p><strong>Ed hai iniziato a lavorare?</strong></p>
<p><em>No no, non subito, anzi. E’ seguito un periodo anche abbastanza lungo in cui ci scrivevamo via e-mail, durante il quale io chiedevo di poter lavorare con loro ma ricevevo riposte incerte e temporeggiamenti, anche perché ero minorenne. Passato questo periodo – </em>intanto da Mangolia il programma era passato a Freemantle Media<em> – hanno ceduto e mi hanno fatto fare una specie di provino/colloquio, durante il quale ho potuto esprimere la mia visione del fare social media, ovvero, come dicevo prima, rendere pubblici attimi del dietro le quinte, mostrare anche il lato un po’ più umano dei ragazzi e dei giudici, condividere stranezze (nei limiti del consono) che a parer mio creano un legame ancor più forte tra personaggi e</em> pubblico.</p>
<p><strong>E quindi, finalmente, hai iniziato a lavorare?</strong></p>
<p><em>Più o meno</em> – sorride, per la domanda ripetuta. –<em> In realtà mi hanno fatto fare un anno di prova per vedere come avrei lavorato e se questo nuovo modo di intendere Instagram avrebbe avuto successo. </em><em>E dopo un anno, finalmente, mi hanno chiamato a collaborare ufficialmente.</em></p>
<figure id="attachment_7506" aria-describedby="caption-attachment-7506" style="width: 750px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi1.jpg" rel="attachment wp-att-7506"><img class="wp-image-7506 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi1.jpg" alt="Chichi e i concorrenti" width="750" height="606" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi1.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi1-300x242.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7506" class="wp-caption-text">Chichi e i concorrenti</figcaption></figure>
<figure id="attachment_7507" aria-describedby="caption-attachment-7507" style="width: 1434px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi2.jpg" rel="attachment wp-att-7507"><img class="wp-image-7507 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi2.jpg" alt="Chichi e i concorrenti" width="1434" height="1600" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi2.jpg 1434w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi2-269x300.jpg 269w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi2-768x857.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi2-918x1024.jpg 918w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/chichi2-300x335.jpg 300w" sizes="(max-width: 1434px) 100vw, 1434px" /></a><figcaption id="caption-attachment-7507" class="wp-caption-text">Chichi e i concorrenti</figcaption></figure>
<p>I Social come finestre sul dietro le quinte, un modo per girare attorno alla spettacolarizzazione costruita che mostra la televisione per creare un legame più vero con i protagonisti del programma. Una filosofia semplice, quella di Chichi, e allo stesso tempo originale. E’ anche per questo, forse, che per quest’ultima edizione di X-factor ha deciso dii curare anche Snapchat, un social di recente nascita ma che sta già spopolando tra i giovani. Sua caratteristica principale è l’istantaneità e la fugacità delle foto che, dopo 24 ore da quando vengono postate, scompaiono nel nulla. Questo fattore allarga i confini della “postabilità”, così per neologizzare, o ventaglio di ciò che può essere pubblicato. Allo stesso tempo l’essere connessi in tempo reale diventa sempre più una necessità.</p>
<p>Continua Chichi:</p>
<p><em>La cosa che mi piace di questo lavoro è che il pubblico attivo sui  social di un programma del genere è lo stesso che, nel momento del televoto, interviene da casa;  per cui più una volta mi è capitato di fare delle previsioni sui finalisti in base alla loro popolarità sui  social che poi si sono rilevate esatte.</em></p>
<p><strong>Ma questo fatto di avere così tanto seguito non ti spaventa? Cioè, è una cosa che ti diverte o è una sorta di deterrente?</strong></p>
<p><em>Ecco questo è uno degli aspetti più difficili di questo lavoro, perché pensare che nel momento in cui pubblichi una foto e scrivi una didascalia in pochi minuti verrà visualizzata da centinaia di migliaia di persone un po’ ti mette in soggezione, perché non puoi sbagliare. Però è anche molto stimolante, ti fa essere creativo  perché non puoi permetterti di essere banale.</em></p>
<p><strong>Curiosità: quanto tempo passa dallo scatto della foto alla sua pubblicazione?</strong></p>
<p><em>In realtà pochissimo:  scatto, faccio un minimo di editing (sempre usando i filtri e gli strumenti di Instagram) e la pubblico. Diciamo due minuti? Sai cosa, dato che il programma è in diretta, non posso impiegare più di tanto a pubblicare. Anche perché rischierei di perdermi l’esibizione successiva!</em></p>
<p><em> La cosa che mi piace di più è riportare le frasi dei concorrenti nella didascalia, così da rendere le foto ancora più vere.</em></p>
<p><strong>Ultima domanda, a proposito di “vero”: come sono i ragazzi? Hai mai assistito a qualche manifestazione di invidia o a qualche litigio dovuto alla competizione?</strong></p>
<p><em>No, assolutamente! Anzi, una cosa che mi ha colpito molto è che, appunto, ci si potrebbe aspettare che ci siano antipatie o invidie e rancori esacerbati tra i concorrenti, come succede ogni qual volta il premio in palio è così importante; invece i ragazzi sono sempre molto solidali l’uno con l’altro, sempre carini e disponibili. Ovviamente qualcuno è un po’ più chiuso, perché ha un carattere più riservato, ma di solito si creano dei buonissimi rapporti tra i concorrenti che alla fine sfociano quasi sempre in amicizie vere e proprie. </em></p>
<p>Oramai è da un po’ che si chiacchiera, il freddo punge il naso e i piedi, abbiamo macinato qualche chilometro e concordiamo sul fatto che possa bastare così, anche se a malincuore. Perché – e lo notavo durante tutta l’intervista – Chichi non si stanca mai di parlare. Si tratta di capire se sia sintomo di una logorrea  mai curata o manifestazione incontrollata della passione che infonde nel proprio lavoro e quindi nel parlarne. Fatto sta che questa ventenne romana a cui, come molti, piace stare in mezzo alla gente, appassionata, come tutti, di Social network, è forse una dei pochi esempi così palesi che, anche in questa post-modernità dai confini labili e i valori discutibili, inseguire i propri sogni  è ancora una magnifica possibilità.</p>
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		<title>L’ultimo arrivato – Marco Balzano. Premio Campiello 2015</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2015 06:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell&#8217;età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi». Perché con ogni buona probabilità San Cono era davvero un cesso di paese. E il ’59, checché se ne dica, al sud era un cesso di anno. Che se una rondine non fa primavera, un intero stormo si. E se un uomo che si trasferisce non fa “migrazione”, centinaia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell&#8217;età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi».<br />
Perché con ogni buona probabilità San Cono era davvero un cesso di paese.<br />
E il ’59, checché se ne dica, al sud era un cesso di anno. Che se una rondine non fa primavera, un intero stormo si. E se un uomo che si trasferisce non fa “migrazione”, centinaia di uomini e donne si. E, probabilmente, centinaia di bambini dovrebbero fare “allarme nazionale umanitario”, e invece facevano solo “quotidianità”</p>
<p>«Non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr’otto».<br />
Tralasciando che un picciriddu, nel ’59, per fare “quattro e quattro = otto” impiegava probabilmente più di qualche secondo, è vero, un bambino non partiva a cuor leggero. Però partiva e spesso con lo zaino vuoto e le scarpe bucate. Le calze lunghe e rotte e il berretto sporco, sulle ventitrè. I palmi soffici e gli occhi innocenti, unici elementi traditori dell’espressione più comune che ci si immagina un bambino di nove anni abbia, da solo, impaurito, su un treno: quel broncio da cattivo imparato in tanti anni di giochi, maschera di autodifesa.</p>
<p>E’, più o meno, quello che succede a Ninetto detto Pelleossa, che abbandona la Sicilia per un’ignota Milano. Parte, o meglio fugge, lasciando dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione gli tocca una forzata scoperta della vita e di sé, aiutato solo dal ricordo di lezioni scolastiche di qualche anno di scuola elementare e dalla naturale attitudine alla vita che manifesta il piccolo emigrato siciliano. Ninetto si getta a capofitto in quella città che parla in modo così strano, cammina e osserva senza sosta, cerca, chiede, ottiene un lavoro.<br />
E’ la bellezza della prima volta quella sottolineata da Balzano nel descrivere le sue azioni, tutto ciò che gli accade è filtrato da un vetro di freschezza e novità che tendono allo stupore: il viaggio in treno o la corsa sul tram, l’avventurarsi per quartieri e periferie, lo scoprire all’improvviso la bellezza delle donne, l’incontrare nuovi amici, l’esporsi all’inganno di chi si credeva un compagno di strada e poi alla delusione, lo scivolare fatalmente in un gesto violento dalle conseguenze amare.<br />
In questo teatro sorprendente e crudele, col cuore stretto dalla timidezza e dal timore, dall’emozione per l’ignoto, Balzano trova la voce per raccontare una storia al tempo stesso classica e nuova. E questa voce, con la sua immaginazione e la sua personalità, la sua cadenza sbilenca e fantasiosa, diventa quella di un personaggio letterario capace di svelare una realtà caduta nell’oblio, e di renderla di nuovo vera e vitale. Perché emigrare è una cosa strana. Una tragedia da un lato e un’opportunità dall’altro.<br />
Ma ci sono volte in cui ogni ragionamento circa la sua natura ricade nell’insieme dei vaneggi più insignificanti.<br />
Ci sono volte, sempre più spesso, in cui è semplicemente una necessità.</p>
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		<item>
		<title>UN MILIONE IN PIAZZA SAN GIOVANNI, “DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI”. CONTRO COSA SI MANIFESTA?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 08:36:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma – 20 giugno. Oltre un milione di famiglie affolla una gremitissima piazza San Giovanni, con canti, balli e preghiere. A calpestare il suolo fangoso a causa della pioggia sono piedi, piedoni e – soprattutto – piedini. Nessuno, infatti, compresi i numerosissimi bambini, si lascia scoraggiare dal temporale che funesta la capitale. Tutti in piazza «per riaffermare il diritto di mamma e papà ad educare i figli, fermare la colonizzazione ideologica della teoria del Gender nelle scuole e nel Parlamento(DDL [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_5959" aria-describedby="caption-attachment-5959" style="width: 422px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/3.jpg"><img class="  wp-image-5959" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/1-300x200.jpg" alt="Piazza San Giovanni" width="422" height="281" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/1-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/1-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/1.jpg 512w" sizes="(max-width: 422px) 100vw, 422px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5959" class="wp-caption-text">Piazza San Giovanni (RM) &#8211; 20 Giugno 2015</figcaption></figure>
<p>Roma – 20 giugno. Oltre un milione di famiglie affolla una gremitissima piazza San Giovanni, con canti, balli e preghiere. A calpestare il suolo fangoso a causa della pioggia sono piedi, piedoni e – soprattutto – piedini. Nessuno, infatti, compresi i numerosissimi bambini, si lascia scoraggiare dal temporale che funesta la capitale. Tutti in piazza «<em>per riaffermare il diritto di mamma e papà ad educare i figli, fermare la colonizzazione ideologica della teoria del Gender nelle scuole e nel Parlamento(DDL Valeria Fedeli PD) e bloccare sul nascere il DDL Cirinnà (PD) che consentirebbe, in prospettiva, adozione e utero in affitto per le coppie dello stesso sesso</em>», spiegano i promotori del Comitato «Difendiamo i nostri figli», tramite il portavoce e organizzatore, il neurochirurgo bresciano Massimo Gandolfini.</p>
<p>Molti gli interventi, tutti fortemente motivati, segno di un&#8217;adesione composita ed eterogenea, appartenenti – o anche no – alle tante realtà e associazioni presenti in piazza, tra cui il Cammino neocatecumenale, il neonato gruppo dei “parlamentari della famiglia”, le “Sentinelle in piedi”, gli Evangelici, il “Movimento per la vita”, “Manif pour tous”. Anche l’Imam della moschea di Centocelle, in rappresentanza di tutta la comunità islamica, sale sul palco di San Giovanni per dire che il gender “<em>è pericoloso, cattivo per l’umanità</em>”, e sullo stesso solco sono le parole del Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, affidate ad una lettera.</p>
<figure id="attachment_5960" aria-describedby="caption-attachment-5960" style="width: 434px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/2.jpg"><img class=" wp-image-5960" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/2-300x199.jpg" alt="PARIS, FRANCE - APRIL 23" width="434" height="288" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/2-300x199.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/2-768x511.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/2-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/2-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/2.jpg 770w" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" /></a><figcaption id="caption-attachment-5960" class="wp-caption-text">PARIS, FRANCE &#8211; APRIL 23</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma facciamo un passo indietro. Cos’è la Teoria del Gender?</p>
<p>Per “teorie di genere” (“Gender Theory”) si intende un complesso di studi ed opere saggistiche prodotte soprattutto nel mondo anglosassone, a partire dagli anni ’60, in diversi ambiti accademici (psicologia, filosofia, sociologia, linguistica..). Col tempo queste teorie, che intanto vengono fatte proprie dai movimenti gay, arrivano ad immaginare la società ideale come quella in cui l’eguaglianza tra le persone può essere attuata solamente riconoscendo nel “sesso” una mera convenzione sociale, costruita attraverso l’imposizione di regole e norme esterne, che obbliga le persone a vivere “da maschio” o “da femmina”. Negano, dunque, un reale fondamento naturale e ontologico di questi modi d’essere.</p>
<p>L’identità sessuale, fondata sulla realtà biologica psicofisica, è sostituita dall’identità di “genere”, concetto aperto che abbandona il dualismo eterosessuale in favore della più vasta ed arbitraria gamma di auto-rappresentazione di sé. Cinque i generi principali: maschile, femminile, omosessuale, transessuale, ermafrodita, ma il governo australiano ne ha riconosciuti ufficialmente 23, mentre l’edizione americana di Facebook permette di scegliere il proprio genere tra 56 diverse opzioni.</p>
<p>Il disegno di legge Fedeli, depositato a Palazzo Madama il 24 novembre del 2014, ha come obiettivo quello di introdurre l&#8217;educazione sessuale e quella di genere nei programmi didattici delle scuole.</p>
<p>Non sono d&#8217;accordo però coloro che scendono in piazza a Roma, evidenziando come “un’educazione che propone masturbazione precoce e conoscenza – non solo teorica-  degli organi sessuali propri e opposti a bambini con meno di 10 anni di  vita, servita su un vassoio di liquidità identitaria (“da grande tu vuoi essere maschio o femmina?), contribuisca quantomeno a creare forti squilibri e molta confusione a livello psichico”.</p>
<figure id="attachment_5958" aria-describedby="caption-attachment-5958" style="width: 372px" class="wp-caption aligncenter"><img class="  wp-image-5958" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/3-300x200.jpg" alt="Piazza San Giovanni " width="372" height="248" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/3-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/3-768x511.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/3-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/3-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/3.jpg 1000w" sizes="(max-width: 372px) 100vw, 372px" /><figcaption id="caption-attachment-5958" class="wp-caption-text">Piazza San Giovanni (RM) &#8211; 20 Giugno 2015</figcaption></figure>
<p>In controtendenza sembra – ma poi, ad un’analisi seria, neanche troppo – la totale adesione alla manifestazione da parte dell’Associazione di persone amici di persone omosessuali, che boccia la proposta di legge Cirinnà: «Non fa il bene delle persone omosessuali», dice in un messaggio letto dal palco di San Giovanni. «Il matrimonio gay è un non senso sul piano antropologico oltre che un’ingiustizia», aggiunge.</p>
<p>Dopo gli interventi, largo spazio alla musica, e non solo, con Francisco Arguello, detto Kiko, artista laico spagnolo iniziatore del cammino neocatecumenale e fondatore di milioni di comunità nel mondo che ha cantato, accompagnandosi con la chitarra, salmi e brani della Bibbia, tra i quali alcuni estratti dell’Apocalisse, musicati da lui stesso. In seguito, la proclamazione del Kerygma, un annuncio sulla realtà profonda del Vangelo e un&#8217;occasione di riflessione interiore per tutti i presenti. «Il Santo Padre sta con noi. &#8211; ha detto dal palco &#8211; Ho scritto al Santo Padre, dopo aver ricevuto le lettere di alcune famiglie preoccupate per la questione del Gender  e il Papa mi ha risposto quando, domenica scorsa, ha detto che ci sono ideologie che colonizzano le famiglie e contro cui bisogna agire. Qualcuno sbaglia se pensa che non gli piacciano i cortei». Fra gli altri ha parlato anche un rappresentante della comunità africana, accolto sul palco dal giornalista ed ex parlamentare Mario Adinolfi.</p>
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		<title>Fedor Dostoevkij – Memorie dal sottosuolo   </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 09:34:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Davide  Nappi   Ben prima di Svevo e Joyce, prima di Sartre. La prima testimonianza di un ipocondriaco e sofferente flusso di coscienza, di monologo su e con se stessi. Crudele, geniale, cinico, polemico. Un libro non per tutti, ma neanche per molti. “Non metterei le Memorie in mano di chi non è sufficientemente forte per reggere alla loro tensione, o sufficientemente innocente per non restarne avvelenato” – scrive Mirskij. Perché palesemente il libro non fu pensato per piacere. Ma forse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di<a title="DAVIDE NAPPI" href="http://ventiblog.com/2014/05/davide-nappi/"> Davide  Nappi</a>  <img class="aligncenter size-full wp-image-3649" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/Unknown1.jpeg" alt="Unknown" width="142" height="240" /></p>
<p>Ben prima di Svevo e Joyce, prima di Sartre. La prima testimonianza di un ipocondriaco e sofferente flusso di coscienza, di monologo su e con se stessi. Crudele, geniale, cinico, polemico.</p>
<p>Un libro non per tutti, ma neanche per molti. “Non metterei le <em>Memorie</em> in mano di chi non è sufficientemente forte per reggere alla loro tensione, o sufficientemente innocente per non restarne avvelenato” – scrive Mirskij.</p>
<p>Perché palesemente il libro non fu pensato per piacere. Ma forse non fu pensato. E forse non fu un libro.</p>
<p>E’ che le Memorie trascendono da quello che è, ora, e che era, allora, letteratura e arte. Occupano un posto a sé, quel posto riservato alle grandi rivelazioni mistiche dell’umanità.</p>
<p>“Sono un uomo malato&#8230; Sono un uomo cattivo. Un uomo che non ha nulla di attraente.”</p>
<p>Così inizia “<strong>Il Sottosuolo”</strong>, la prima delle due sezioni in cui è diviso il volume. Monologo acuto di critica sociale, mette in ridicolo il sentiero che il positivismo propone come strada maestra per il benessere e la felicità, una malta tra scienza e ragione che inevitabilmente si sgretola sotto il peso del sottile quanto intenso desiderio di sofferenza insito in ogni uomo. Un bramare segreto e inconscio di autoumiliazione e sporcizia che ha a che fare con l’affermare la propria Volontà e non con la Ragione. E’ anzi serenamente irrazionale.</p>
<p>“Mi è venuta voglia di raccontarvi, signori miei, vi piaccia o no ascoltarmi, come mai io non sia riuscito a diventare neppure un insetto. Vi assicuro, con la massima serietà, che molte volte ho desiderato di diventare un insetto. Ma non ho ottenuto neppure questo onore.</p>
<p>Vi giuro, signori miei, che avere una coscienza troppo lucida è una malattia, una vera malattia nel pieno senso della parola.”</p>
<p>E’ la coscienza il suo dramma, il fatto di non riuscire ad evitare l’interiorizzazione della complessità del reale. Di qui la sua mai nascosta inettitudine a vivere in una società che vuole matematizzarlo, società dell’apparenza e del “necessario perché condiviso”, e il suo rifugiarsi <em>nel sottosuolo</em>, intimo cantuccio esistenziale, meccanismo di difesa che gli permette di isolarsi dall’esterno, nauseante. E’ qui che, tra sensi di colpa e livori mal repressi, vive il protagonista, l’unica condizione in cui 2+2 = 4 può e deve essere opinato.</p>
<p>E mentre una neve fradicia e sporca cade a macchie su Pietroburgo, inizia la seconda parte del racconto. “<strong>A proposito della neve fradicia</strong>” è un tuffo nel passato che esige la trasformazione da monologo a racconto in prima persona. Sedici anni prima il protagonista era un impiegato della burocrazia amministrativa del suo paese, già un uomo fortemente tormentato dal senso d’inadeguatezza nei confronti dei suoi colleghi e del mondo in generale. Varie azioni meschine scandiscono la scalata verso l’abiezione dell’uomo del sottosuolo, che raggiunge l’apice – o meglio il fondo – quando conosce una prostituta, Liza, a cui fa credere di essere un benefattore e di provare dei sentimenti reali. Lei gli crede, ma quando tre giorni dopo la ragazza va a trovarlo a casa, perché fiduciosamente convinta che lui le avrebbe davvero cambiato in meglio la vita, lui le fa violenza e le lascia con disprezzo del denaro, che la poverina rifiuta fuggendo in lacrime.</p>
<p>Cattiveria assoluta e gratuita? Si, ma soprattutto no. E’ l’ultimo tentativo di sfogo delle proprie frustrazioni su un soggetto ancor meno integrato nella società da parte di un inetto sveviano a cui, difronte alla consapevolezza della propria diversità, non resta che rifugiarsi nel limbo di irrazionalità, benché di ipersensatezza, intimamente più personale:<br />
<a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/Unknown1.jpeg"><br />
</a>il Sottosuolo.</p>
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		<title>Umberto Eco – Numero zero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 11:05:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Davide Nappi  “Il pendolo di Foucault 3.0”. E’ la prima definizione a cui giungerebbe un qualsiasi “echiano” dopo aver letto la descrizione in copertina. Ma anche uno di quelli che dei suoi titoli conosce solo i celeberrimi. Finalmente si è concluso, questo 9 Gennaio, il tempo d’Avvento in cui versava il mondo letterario italiano per l’ uscita del nuovo romanzo di Umberto Eco, Numero Zero. Un’ avventura grottesca, quantomeno insolita, ma anche sottilmente parodica, di un giornale neonato che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="DAVIDE NAPPI" href="http://ventiblog.com/2014/05/davide-nappi/">Davide Nappi </a></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3116" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/02/Numero-Zero-Eco-Umberto-300x336.jpg" alt="Numero-Zero-Eco-Umberto-300x336" width="300" height="336" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/02/Numero-Zero-Eco-Umberto-300x336.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/02/Numero-Zero-Eco-Umberto-300x336-268x300.jpg 268w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />“Il pendolo di Foucault 3.0”.<br />
E’ la prima definizione a cui giungerebbe un qualsiasi “echiano” dopo aver letto la descrizione in copertina.<br />
Ma anche uno di quelli che dei suoi titoli conosce solo i celeberrimi.<br />
Finalmente si è concluso, questo 9 Gennaio, il tempo d’Avvento in cui versava il mondo letterario italiano per l’ uscita del nuovo romanzo di Umberto Eco, <em>Numero Zero.<br />
</em>Un’ avventura grottesca, quantomeno insolita, ma anche sottilmente parodica, di un giornale neonato che sarebbe meglio definire come neonascente, il <em>Domani</em>. Si perché, come suggerisce il titolo, la redazione del giornale si impegnerà non ad impaginare notizie accadute, bensì a postulare, alla meglio, previsioni ed ipotesi oroscopeggianti su cosa potrà accadere il giorno seguente.<br />
Uno strumento molto potente, insomma, che potrà indirizzare pensieri e comportamenti di molte persone. Nulla di bizzarro, dunque, nello scoprire che i redattori lavoreranno faticosamente per ciò che non sarà altro se non, appunto, un “numero zero”, ovvero (in gergo giornalistico) la simulazione dell’edizione di un giornale prima che vada in edicola e che mai verrà effettivamente pubblicato, da sempre inteso come fine strumento di ricatto. Infatti, a conoscere la realtà dei fatti sono solo il ricco editore, evidentemente incuriosito da esperimenti sociologici singolari incubati artificialmente – cliché – e dal potere che emana il suo giornale (come qualsiasi contratto di ricatto), e Colonna, caporedattore nonché protagonista del romanzo. Un po’ insolito che non sia, questa volta, un pensatore d’acume – vedi Guglielmo da Baskerville – ma uno <em>scribacchino fallito</em> che riceve, dopo aver vissuto mezzo secolo nel grigiume dell’insoddisfazione, la proposta che potrebbe cambiargli la vita.<br />
Ricamate nella cornice d’attesa ( di cambiamento in positivo ) della Milano del 1992, Eco profuma le sue pagine del solito noir con complotti, logge segrete, storie mai raccontate e dietrologie riguardanti gli ultimi anni della storia italiana.<br />
E’ attraverso la bocca di un altro redattore, Braggadocio, che del complotto ha fatto la propria ragione di vita, che Eco propone un “e se” che sa molto di Dan Brown, e quindi molto di sé, dato che Dan Brown è più che probabile creatura del <em>Pendolo di Foucault</em> : e se Mussolini non fosse morto successivamente a quei colpi d’arma da fuoco in quel 28 Aprile di 70 anni fa?<br />
Il paranoico redattore complottista, quindi, ripercorre i fatti pubblici più misteriosi dalla fine della seconda guerra mondiale fino al ’92, quelli più meschini e strani, non prendendoli isolatamente, ma creando un filo per lui cristallinamente coerente di co-implicazione reciproca, facendolo risalire proprio alla non-morte di Mussolini.<br />
Insomma, c’è un po’ di tutto: giornalismo caricaturato , parodistico (ma non troppo), con annesse spiegazioni e denunce dei più comuni artifici editoriali per infangare, smentire chi smente e oliare periodicamente quella macchina del fango che permette di essere, come in molti casi , istituti, più che di divulgazione delle notizie, di disinformazione funzionale; rivisitazioni fini e intriganti di fatti pubblici e politici, una storia d’amore sbiadita tra due personaggi più che pallidi e alla fine, per non sentire la mancanza della solita passata di tinta giallastra, ci scappa pure il morto.<br />
“Hai raccontato questo Paese scegliendo la brevità”, l’ha elogiato Scalfari.<br />
“Un fatto dietro l&#8217;altro, senza perdermi in deviazioni filosofiche. È un romanzo twitter”, ha risposto il Prof.<br />
<a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/02/Numero-Zero-Eco-Umberto-300x336.jpg"><br />
</a>“Il pendolo di Foucault 3.0”, concluderemo noi.</p>
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		<title>“Anno nuovo vita nuova”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 10:44:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Davide Nappi Una sorta di prurigine eccitata travolge il mondo all’avvicinarsi del nuovo anno, un formicolio che nasce dalla consapevole archiviazione di ciò che è stato in favore del crearsi di aspettative tutte nuove, dello stilarsi della lista “cose da fare”, tristemente famosa per non essere mai, o raramente, portata a compimento. E c’è una parte d’eccitazione, forse un po’ più contenuta, che solletica la curiosità di chi da sempre, assieme alle “cose da fare”, stila la sua personalissima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="DAVIDE NAPPI" href="http://ventiblog.com/2014/05/davide-nappi/">Davide Nappi</a></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2910" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/tumblr_muzy8mqugx1qm3oero1_500.jpg" alt="tumblr_muzy8mqugx1qm3oero1_500" width="500" height="500" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/tumblr_muzy8mqugx1qm3oero1_500.jpg 500w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/tumblr_muzy8mqugx1qm3oero1_500-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/tumblr_muzy8mqugx1qm3oero1_500-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/tumblr_muzy8mqugx1qm3oero1_500-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/tumblr_muzy8mqugx1qm3oero1_500-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" />Una sorta di prurigine eccitata travolge il mondo all’avvicinarsi del nuovo anno, un formicolio che nasce dalla consapevole archiviazione di ciò che è stato in favore del crearsi di aspettative tutte nuove, dello stilarsi della lista “cose da fare”, tristemente famosa per non essere mai, o raramente, portata a compimento.<br />
E c’è una parte d’eccitazione, forse un po’ più contenuta, che solletica la curiosità di chi da sempre, assieme alle “cose da fare”, stila la sua personalissima “ da leggere”, contenente i titoli più attesi del nuovo anno. Questa potrebbe esserne un esempio.</p>
<p>Partendo dalla letteratura nostrana, crea sicuramente tanta curiosità il titolo che sancisce il ritorno di <strong>Umberto Eco</strong> sulla scena editoriale, “<strong>Numero zero</strong>”.<br />
Thriller storico che ripercorre le ombre e le controversie del nostro Paese nei primi anni Novanta, è sicuramente più che appetibile per chi è in cerca di una penna colta e tagliente, che racconta il mondo tramite gli artifici stilistici più raffinati.<br />
Si vocifera inoltre di un nuovo <strong>Baricco</strong> per la Feltrinelli in uscita a Febbraio, ma si tratta ancora di ufficiosità, il che non fa che accrescere la curiosità degli amanti dello scrittore torinese.<br />
Oltreoceano è attesissima la nuova uscita di <strong>Jonathan Franzen</strong>, “<strong>Purity</strong>”, che nonostante sia in programma per settembre fa già parlare di se, profumato com’è di seriosità e quotidiano, inoltrandosi nella tematica “rapporti padre-figlio”.<br />
Permeato anch’esso di lunghe ricerche a sfondo “genitorialità perduta”, il nuovo romanzo della scrittrice Premio Nobel <strong>Toni Morrison</strong>, in uscita ad Aprile, titola “<strong>God help the child</strong>”. Non si sa molto sulla trama, ma pare che la protagonista sia una bellissima donna, figlia di una prostituta, costantemente alla ricerca dell’amore materno, perduto.<br />
Per gli amanti del Fantasy, poi, potrebbe essere finita l’attesa, protrattasi ormai per anni, per il nuovo capitolo della saga di “<strong>Game of Thrones</strong>”, del caricaturale <strong>G. R. R. Martin</strong>.<br />
Per molti infatti potrebbe essere l’anno giusto per l’uscita del sesto capitolo “<strong>The Winds of Winter</strong>”, le cui previsioni di vendita sono stellari.<br />
Lo stesso possiamo dire per la nuova opera, in uscita per Bompiani, di <strong>Michel Houellebecq</strong>, “<strong>Sottomissione</strong>”, che trattando di un ipotetico futuro di una Francia in mano al potere islamico, avrà inevitabilmente come triste trampolino di lancio il terribile attentato terroristico alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo.<br />
Infine, il nuovo anno potrebbe portare con sé delle pubblicazioni che avrebbero del clamoroso.<br />
Si perché voci non troppo inaffidabili vorrebbero il 2015 come anno prescelto da <strong>J. D. Salinger</strong> per l’inizio di una pubblicazione postuma di alcuni suoi scritti.<br />
Si è sempre saputo, per ammissione dello stesso scrittore, che nei quaranta anni di inattività editoriale Salinger aveva continuato a scrivere, e un <em>docufilm </em>sulla sua vita anticipava che per suo espresso volere il 2015 sarebbe stato l’anno scelto per l’uscita di cinque suoi lavori inediti.<br />
Ovviamente nulla è ancora sicuro.<br />
Certo è che con questi presupposti l’attenzione verso le novità editoriali del nuovo anno farà fatica a scemare, e non è escluso che per alcuni la lista del “da fare” sia soppiantata da quella del “da leggere”. E non sarebbe poi un gran male, anzi.<br />
Se tutte le anticipazioni si dimostrassero veritiere, potrebbe essere la prima volta che riusciate a spuntare tutte le voci in lista.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Josè Saramago – L’uomo duplicato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 21:10:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Davide Nappi Tertuliano Màximo Alfonso è un professore di storia dal nome inusuale. Conducendo un’esistenza metodica e solitaria, si culla tra le piaghe di un’ovattata indifferenza, nella quale annega ricordi di un più movimentato passato da marito, poi naufragato in un divorzio del quale non ricorda le cause. &#160; Alla costante ricerca di una nuova eclettica arma per ammazzare la noia, finisce per accontentarsi di noleggiare un video di serie B sotto consiglio del suo collega di matematica. Così, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="DAVIDE NAPPI" href="http://ventiblog.com/venti/2014/05/davide-nappi/">Davide Nappi</a></p>
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<p>Tertuliano Màximo Alfonso è un professore di storia dal nome inusuale.<br />
Conducendo un’esistenza metodica e solitaria, si culla tra le piaghe di un’ovattata indifferenza, nella quale annega ricordi di un più movimentato passato da marito, poi naufragato in un divorzio del quale non ricorda le cause.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla costante ricerca di una nuova eclettica arma per ammazzare la noia, finisce per accontentarsi di noleggiare un video di serie B sotto consiglio del suo collega di matematica.<br />
Così, dopo aver lavato le stoviglie e rassettato, essersi seduto sulla poltrona, nel bel mezzo del grigiume che contraddistingue il suo vivere, un’aspettata pennellata di luce: lì, in tv, apparizioni fugaci di se stesso.<br />
E’ lui? No. E’ un attore, qualcosa in più di una semplice comparsa, ma sembra proprio lui. E’ uguale.<br />
Chi è? “Una follia”, “una balordaggine”, “un’assurdità, “una copia”, come verrà definito nel romanzo, ma a noi basta “un duplicato”. Un sosia.</p>
<p>La scoperta sconvolge la vita del professore, la cui volontà impellente di incontrare Antònio Claro – l’attore/sosia – lo spinge ad aprire un varco verso il mondo esterno, a rendersi vulnerabile come mai prima, e inevitabilmente a condurre un viaggio alla scoperta di se stesso e del proprio io.</p>
<p>E’ il 2002 l’anno di pubblicazione ed è un po’ il grande tema d’inizio millennio il problema dell’ “apparire” e il senso della propria immagine; problematica che Saramago affronta, come è solito, partendo da un assurdo, un fatto improbabile fin quasi impossibile. Se la diversità d’aspetto intimorisce, cosa avviene nel caso contrario, in caso, quindi, di totale uguaglianza?<br />
E’ un Io fragile, quasi rotto, quello che ci viene restituito, spogliato delle colonne portanti costitutive e protettive dell’ identità, intesa come giusta compresenza di diversità e somiglianza, cucita secondo le direttive del “socialmente giusto”.<br />
Umoristico al punto giusto, il poeta è sempre presente, al fianco di Tertuliano, per offrirci spunti e riflessioni acute e raffinate sulla vita in quanto “Io in relazione”.</p>
<p>Facile potrebbe apparire il richiamo al “Sosia” di F. M. Dostoevskij, romanzo del 1848 in cui pure il protagonista incontrava, durante un’antonomastica dostoevskiana passeggiata serale pietroburghese, un proprio sosia. D’altro canto, però, le differenze sono evidenti, varie e molteplici, partendo dallo stile a finire alla punteggiatura, scorrevolissima in Saramago.</p>
<p>Insomma, che abbia cittadinanza russa o portoghese, il tema dell’alienità del proprio alter-ego è un paradosso che non stanca mai, perché sempre vero e sempre in dubbio.<br />
Ed è proprio da questo che il romanzo trae la propria forza ipnotica, a partire dal titolo fino all’ultima parola, e forse anche dopo. Perché, si sa, ne viaggio alla scoperta del proprio io, l’ultimo capitolo è sempre il penultimo.</p>
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		<title>Giorgio Fontana – Morte di un uomo felice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Nappi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 22:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Davide Nappi “Eccezioni sempre, errori mai.” Una frase, quattro parole, un motto o anche qualcosa di meno, forse un intercalare che odora di fermezza ma il cui senso intriga perfino lui. Anche perché lui, Giacomo Colnaghi, è proprio questo : ha la fermezza di facciata acquisita grazie alla sua brillante carriera da magistrato, uomo dello Stato, ma sotto l’habitus sociale nasconde un’incertezza che sconfina &#8211; in profondità &#8211; in una curiosità insaziabile. La cornice è una Milano stanca, fiaccata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/giorgio-fontana-morte-di-un-uomo-felice/">Giorgio Fontana – Morte di un uomo felice</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di<a title="DAVIDE NAPPI" href="http://ventiblog.com/2014/05/davide-nappi/"> Davide Nappi</a></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/Giorgio-Fontana-–-Morte-di-un-uomo-felice.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2273" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/Giorgio-Fontana-–-Morte-di-un-uomo-felice-214x300.jpg" alt="Giorgio Fontana – Morte di un uomo felice" width="214" height="300" /></a></p>
<p>“<em>Eccezioni sempre, errori mai.</em>”<br />
Una frase, quattro parole, un motto o anche qualcosa di meno, forse un intercalare che odora di fermezza ma il cui senso intriga perfino lui.<br />
Anche perché lui, Giacomo Colnaghi, è proprio questo : ha la fermezza di facciata acquisita grazie alla sua brillante carriera da magistrato, uomo dello Stato, ma sotto l’habitus sociale nasconde un’incertezza che sconfina &#8211; in profondità &#8211; in una curiosità insaziabile.</p>
<p>La cornice è una Milano stanca, fiaccata da lotte intestine tra rossi e neri, comunisti e fascisti, pericolosi rivoluzionari e oppressori; una Milano che Colnaghi ammira soprattutto a tarda sera, o la notte, o la mattina presto, durante il tragitto tra il proprio monolocale in affitto e il Palazzo di Giustizia, sempre in bicicletta.<br />
Amante delle atmosfere a metà e degli orari incerti, si trova spesso in un bar, lungo la strada, in cui osserva, ascolta e vive racconti passati e presenti di gente comune che, come sempre, non ha nulla di comune.</p>
<p>Fervente cattolico, è sposato, ha due figli, ma la sua vita familiare è ridotta a fugaci incroci della durata massima di un weekend , quando il magistrato riesce a liberarsi dagli impegni lavorativi per tornare a Saronno, tra i venerdì e i lunedì di lavoro obbligatorio.<br />
Ogni tanto passa a trovare la madre, rimasta vedova di Ernesto Colnaghi, partigiano, la cui storia Giacomo insegue da sempre e che si alterna alla sua nelle pagine incalzanti ma mai confuse di Fontana.</p>
<p>Coordinando un trio di inquirenti, indaga senza sosta sull’omicidio irrisolto di un importante democristiano ad opera delle brigate rosse, stemperando la tensione in pomeriggi liberi con i suoi due migliori amici, tanto diversi da essere compatibili in ruoli differenti della sua vita.<br />
Ma la sua non è semplice accademia, non è semplice lavoro. Non si sazia di mettere dietro le sbarre terroristi e assassini, vuole anche capire le cause, indagare gli stati d’animo, instaurare un filo d’empatia anche difronte ai più incalliti, anche a costo di scendere a compromessi col terrore e l’ansia di un costante possibile agguato alla propria vita.<br />
Perché Giacomo Colnaghi è un idealista che ha capito che l’odio non si vince con l’odio, che non c’è giustizia in nessuna delle due parti, che, da sempre, è solo vendetta che chiama vendetta.</p>
<p>E’ la maestria di Fontana, rivivere la fase più tarda del terrorismo italiano immergendosi profondamente in situazioni e ambienti, in idee ed ideologie, in paesaggi grigi e tramonti freschi dipinti con colori vividi e semplici. Fotografa una realtà di per sé confusa attraverso gli occhi attenti di chi non si azzarda a giudicare, pur avendone la possibilità, ma si sforza di penetrare le menti e le anime dei personaggi per arrivare a capire da che parte stia la Giustizia, nel caso essa prenda &#8211; o abbia preso mai – una parte.<br />
Atmosfere cupe, morti e sparatorie vengono stemperate da speranze di innamorati e amori familiari in una danza equilibrata che non ha neanche una sbavatura, non un’incrinatura né un passo di troppo.<br />
Neanche uno.<br />
Eccezioni sempre, errori mai.</p>
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