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Arrivò la fine, ma era solo l’inizio.

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito. (José Saramago, Viaggio in Portogallo)

Arrivare alla fine di un percorso non è mai facile, è un memorandum che dovrò portarmi dietro a vita. Spesso, si ha così tanta fretta di arrivare che non si tiene conto dei passi che si fanno.
Uno, due, tre, quattro..
I miei sono stati moltissimi, a volte ho affrontato salite ripidissime, o discese a caduta libera.
Quando mi sono iscritta all’università, tre anni fa, non avrei mai pensato che terminare questa prima parte sarebbe stato così.. Strano.
Ho vissuto i mesi precedenti alla laurea in uno stato di frenesia e confusione che, adesso, tanto ne sento quasi la mancanza. Gli ultimi esami, la scrittura della tesi, l’infinita burocrazia hanno regolato e assorbito completamente il mio modo di vivere.
Ma sono proprio tutte queste cose che mi hanno portata ad essere soddisfatta di ciò che ho ottenuto e sentirlo mio in tutto e per tutto.
E’ per questo che, esattamente nel momento in cui sono uscita da quell’aula, mi sono sentita smarrita.
E adesso?
Ho avuto questo pensiero in testa per tutto il tempo, anzi, sembrava quasi che io fossi scontenta.
Ma forse ho semplicemente difettato nel dimostrare quanto in realtà fossi piena di emozione.
Anche se avrei voluto che qualcuno mi dicesse che mi sarei potuta sentire così, quasi vuota.
Avevo vissuto in funzione di quel giorno come se non ci fosse nient’altro di importante, forse perché per me è stato davvero così, e per questo, quando tutto è finito, mi sono sentita come se avessi perso qualcosa.
Non sto dicendo che avrei voluto ritardare la laurea, semplicemente avrei dovuto realizzare prima che anche finire non sarebbe stato facile come cominciare.
Quando quella pioggia di coriandoli mi ha avvolta, sulle scale dell’università, ho sentito il cuore stringersi per la gioia e un pizzico di amarezza.
Tutti dicono che la laurea sia uno dei momenti più elettrizzanti, perché è il tassello finale di un percorso individuale, il culmine di anni di studio e sacrifici.
Ma nessuno vi dirà mai quanto ci si possa sentire improvvisamente privi di qualcosa.
Dal momento in cui si segue la prima lezione del primo anno si ha solo un obiettivo : arrivare alla fine, il prima possibile. Così ci barcameniamo tra esami, professori, segreterie, tasse, biblioteche con in testa solo quell’unico pensiero: farcela.
E poi, quando ce la facciamo davvero?
Io non avevo realizzato nulla finché non ho stretto tra le mani la prima copia della mia tesi, ancora calda dalla stampa. Non mi sembrava vera.
L’avrò fissata per un paio di minuti, in silenzio, con addosso una sensazione che non riesco a spiegare.
Per tutto il tempo non avevo fatto altro che aspettare di arrivare a quel punto e poi..
Poi, ci sono state le mille paure, le insicurezze.
E se qualcuno in commissione mi fa una domanda e non so rispondere? Se non riesco ad esporre bene il discorso? E se mi scordo quello che devo dire? E se rimango delusa dal voto, che faccio? E se la mia tesi fa schifo? E se invece piace e mi fanno domande?
L’ansia sarà padrona anche quel giorno, ma in modo diverso.
Sarà un’ansia bella, dovuta all’attesa di un momento che si aspettava da tanto, troppo tempo.
Tutto il percorso universitario è fatto di attese, alcune brevi, altre molto lunghe.
Senza che ce ne rendiamo conto, arriva quel fatidico momento in cui stringi la mano del presidente di commissione e ogni cosa si offusca, sentendo dentro di te un misto di emozioni contrastanti che fanno a pugni. Che strana, la vita.
Ero improvvisamente leggera, quasi come se i piedi non toccassero terra.
Nonostante le mille domande, i dubbi, le insicurezze che ancora mi porto dietro, quel giorno resterà uno dei più belli e intensi che io abbia mai vissuto.
Arrivata alla metà dei miei anni in università, ho molte cose da domandare a me stessa, prima di ripartire.
Che cosa voglio fare? Dove voglio andare? Chi voglio diventare?
Sono davvero pronta?

Ci sono ancora molte cose che devo mettere in ordine, dentro e fuori di me, ma la consapevolezza che a breve dovrò iniziare una nuova avventura mi rende il cuore più leggero, nonostante non abbia ancora una direzione precisa.
E se sbaglio tutto? Che succede se sbaglio tutto?
So bene di non essere ancora pronta a rispondere a tutte le domande, ma adesso, è necessario ricominciare da capo. Funziona così.
Bisogna essere in grado di accettare di essere ormai diventati degli adulti, indietro non si può tornare.
Bisogna uscire dalla comfort zone, darsi una scossa, prefiggersi un obiettivo nuovo.
Bisogna fare un salto, per andare lontano, crescere e ricominciare.
Per questo motivo, credo che sia necessario non sottovalutare mai il valore di una fine, in qualunque caso.
Che si tratti dell’università, di una relazione, di un viaggio.
Accettare ogni sfida, non mollare.
Finire qualcosa è un processo naturale, nulla, ovviamente, è eterno.
Ho imparato che finire qualcosa è altrettanto difficile quanto iniziarla, perché se appena si parte si è carichi di aspettative e pronti ad ogni sfida, quando si arriva alla fine quelle speranze si sono realizzate ed allora che dobbiamo ricominciare a sperare di nuovo.
Anche questi tre anni sono stati un lungo viaggio e so che ci sono alcuni luoghi che non ho visto, emozioni che non ho ancora vissuto.
Ma sto già preparando un bagaglio nuovo, senza lasciarmi quello vecchio alle spalle. Niente sarà superfluo.
Trovare una nuova strada non sarà facile, ma ho le mie buone carte.
L’entusiasmo dell’inizio lo si ritroverà solo a pochi istanti dalla fine, perché nel mezzo c’è un gran traffico (come direbbe Paolo Conte!).

 

Foto di Alessia Visciglia

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