Il 21 gennaio si è svolta la Women’s March, una protesta a favore dei diritti delle donne organizzata dopo l’elezione del presidente americano Donald Trump “per mandare un messaggio alla nuova amministrazione [americana] e al mondo che i diritti delle donne sono i diritti umani”. La protesta è stata molto varia in quanto ha riguardato non solo la difesa del diritto all’aborto ma anche la difesa dell’uguaglianza di genere, dell’ambiente, la difesa dell’Obamacare e dei diritti LGBTQ.

 

La protesta “principale” si è svolta a Washington, ma gli organizzatori hanno affermato che altre 673 marce sono state organizzate in tutto il mondo, rendendo così la protesta globale. Ben 2 milioni di persone hanno marciato tra Washington, Chicago, Los Angeles, New York City e Seattle e neppure un arresto è stato compiuto in quanto la marcia è stata pacifica.
Nel mondo hanno partecipato circa 5 milioni di persone.

Lo storico Michael Kazin, professore alla Georgetown University, ha posto l’accento sulla necessità di una strategia a lungo termine. Ha affermato, infatti: “Se ci si limita a protestare, e la cosa si ferma lì, non si otterrà nulla”. Il punto cruciale è proprio questo: quale futuro per la Women’s March? Marcia Chatelain del Centro di Giustizia Sociale della Georgetown University ha commentato come uno degli obiettivi di una marcia è di ispirare le persone a fare di più.
Perciò è stata lanciata la campagna “10 actions for the first 100 days”, secondo cui ogni 10 giorni verrà lanciata una ‘action’.
La prima ‘action’ consiste nell’inviare una cartolina ufficiale della Women’s March al Senatore rappresentante del proprio territorio, in cui ciascuno può scrivere il proprio pensiero riguardo i diritti delle donne, il diritto all’aborto, i diritti civili, i diritti LGBTQ.

La Women’s March è stata una esemplare dimostrazione di democrazia. Ognuno ha protestato per difendere i diritti in cui crede. Probabilmente la forza della marcia sarà proprio quella di non avere una sola e ben precisa identità e di combattere tutti per motivi differenti ma ugualmente importanti.

(Immagini: womensmarch.com; harpersbazaar.com; nytimes.com)

A proposito dell'autore

Francesca Vardè

Nata nel 1992. Vive a Milano. Ama la musica, il ciclismo e la moda. La appassionano le storie (in ogni loro forma) e vivrebbe leggendo ventiquattro ore al giorno. Ha un debole per l’Inghilterra e Kate Middleton, adora scattare foto e conosce a memoria le battute di “Downton Abbey” e de “Il Signore degli Anelli”.

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