La prima compagna di viaggio che ho incontrato mentre andavo a Stoccolma è stata Patrizia, una signora sveglia e logorroica, dai capelli scurissimi e gli occhi color del ghiaccio.
Patrizia sta andando a Stoccolma per trascorrere un po’ di tempo con sua figlia che, una volta terminata la triennale in ingegneria a Roma, ha deciso di fare le valigie e trasferirsi in Svezia per proseguire lì gli studi.
Mi riferisce che a Stoccolma una fettina di carne costa anche 10 euro – per non parlare del prosciutto..! – e così, ha portato con sé una valigia colma di solo cibo ( contenente anche un mucchio di crackers, perché lì ci sono solo i Tuc!).
Parla per così tanto tempo e ininterottamente che ormai posso ritenermi capace di scrivere la sua biografia ufficiale, specificando il fatto che la notte scorsa ha levato il pantalone del pigiama per dormire a causa del troppo caldo.
Una volta a bordo dell’aereo, chiudo gli occhi con la speranza di recuperare un po’ di sonno, ma per una serie di leggi universali a me ignote, riesco a riposare per la bellezza di una mezz’ora scarsa su tre lunghe ore di volo. Non posso neanche guardare fuori dal finestrino perché ho il posto corridoio. La solita fortuna sfacciata!
Atterriamo all’aeroporto di Stoccolma Skavsta in perfetto orario, ma mi attende ancora un’altra ora e mezza per arrivare in centro città.
Ed è proprio in fila per la navetta che faccio la conoscenza di Gianfranco, un attempato signore dalla faccia simpatica e gioviale, che mi ricorda vagamente Marcello Mastroianni in “Sostiene Pereira“, soprattutto per gli occhiali tondi.
Gianfranco, tramite una serie di gag imbarazzanti, mi permette di fare la conoscenza di Tommaso, un ragazzo poco più grande di me, alto e dagli occhi più blu del mare.
Il mio nuovo ed arzillo amico racconta a me e Tommaso che vive in Svezia da ormai cinquant’anni, in quanto si era trasferito per amore e lì, per questo motivo, è rimasto.
Ci dice anche che “una volta che venite qui per vivere, è qui che mettete il punto”, e poi ci consiglia una serie di posti imperdibili a Stoccolma.
Tommaso, invece, mi racconta con incredibile entusiasmo del suo Erasmus in Olanda, addirittura la definisce l’esperienza più bella sua vita, e a giudicare da come ne parla, sarà sicuramente vero.
Mi parla delle differenze che ha notato tra i due sistemi scolastici, lamentandosi molto di quello italiano, anche se, aggiunge, la formazione che ci forniscono le università italiane è davvero difficile trovarla altrove.
Mentre arriviamo a Stoccolma, dal finestrino del pullman mi si apre un paesaggio quieto e fiabesco, contornato da caldi colori autunnali.
La città mi sembra fin da subito accogliente e piacevole, specie perché non molto grande, e sono davvero impaziente di visitarla.
Anche io, come la mia amica Patrizia, ho preso la via di Stoccolma per fare visita a qualcuno, in particolare, a due dei miei più cari amici che stanno facendo l’Erasmus nella capitale svedese.
Infatti, appena arrivata, vengo accolta calorosamente, e mi sento a casa.
Un po’ forse perché sento di aver portato a loro un pezzo della vita che hanno lasciato in Italia, come se fossi io stessa parte della loro casa.
Quando finiscono di studiare, mi portano subito a vedere la città, che si può facilmente girare con l’ottimo collegamento metropolitano (ma attenzione, una singola corsa in metro vi costerà l’equivalente di cinque euro..!).
Scendiamo alla stazione T-Centralen, punto di snodo cittadino, e percorriamo Vasagatan (una delle vie principali), fino a giungere a Gamla Stan, la parte vecchia della città, che racchiude in sé un’atmosfera che sembra quasi sospesa nel tempo.
Le abitazioni colorate si affacciano l’una dietro l’altra dando l’impressione di trovarsi in un dipinto, specie quando ci si imbatte nelle due caratteristiche casette nella piazza di Stortoget.
Potrete passeggiare per Vasterlanggatan, Lilla Nygatan, Stora Nygatan per ore, senza accorgervi del passare del tempo, specie se vi siederete a bere qualcosa di caldo, rivolgendo il vostro sguardo all’esterno.
Per andare a cena, passiamo per la zona del molo, percorrendo la meravigliosa Strandvagen, arricchita da palazzi eleganti e un viale alberato, che si affaccia sull’acqua.
Inoltre, se avete tempo, vi consiglio di fermarvi a prendere qualcosa ai diversi localini che godono di una vista mozzafiato della città e delle mille luci che si riflettono nelle acque del lago Malaren che incontra il Mar Baltico.

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Le giornate successive sono state dedicate alla visita del Nordiska Museet, che, in un edificio memorabile, presenta le abitudini, usi e costumi del popolo svedese, tramite riproduzioni fedeli di cibi, vestiti, celebrazioni particolari (ad esempio la festa di Santa Lucia); poi l’immancabile Skansen, museo all’aperto e zoo, che mette in mostra la vita scandinava prima che la civiltà industriale si insediasse nel paese.
Devo dire che Skansen riesce a catturare l’interesse di persone di qualunque età, perché ha un fascino quasi primordiale, sembra davvero di vivere in un villaggio di quelli descritti nelle antiche leggende nordiche.
Per la vostra tappa a Stoccolma vi consiglierei di godervi la città in ogni sua sfumatura, di soffermarvi ad osservare ogni piccolo angolo, che sembra nascondere un segreto.
Ovviamente, non perdetevi la vista panoramica da Monteliusvagen, a Sodermalm.
Non vi dirò nulla, solo che apprezzerete il silenzio, godendovi un immenso e meraviglioso spettacolo.

 

Durante questo mio ennesimo viaggio, ho notato quanto le storie di Patrizia, Giancarlo e Tommaso fossero in stretto collegamento con ciò che stanno vivendo i miei amici, Martina e Mario.
Ognuno di loro è accumunato dal desiderio di scoprire, andare oltre.
Per questo, ho chiesto anche a loro di parlarmi un po’ di questa avventura, e quello che mi hanno detto è stato spunto di riflessione, quindi lascio che la loro nuova vita mi parli silenziosamente.
Ancora prima di partire, ci si sente confusi, spaesati, preoccupati. La domanda più frequente è “dove sto andando? Cosa voglio fare?”, si ha la sensazione di non essere adeguati.
Così, la cosa migliore da fare è correre il rischio, buttarsi, seguire il proprio istinto.
Rischiare è difficile, perché non si sa mai a cosa si va incontro, però un’esperienza come l’Erasmus è in grado di plasmare una persona nuova, una nuova mente, un nuovo modo di vivere.
Ci si mette in gioco davvero, da soli, contando sulle proprie forze, privi di indicazioni su come vivere da questo momento in poi.
Eppure, una volta dentro, conosci persone nuove, culture diverse, differenti modi di pensare, e sempre nuovi modi di comunicare gli uni con gli altri. Si conoscono nuove abitudini, si inizia a farle proprie, si cresce ancora di più.
Forse, l’Erasmus è proprio questo, il valore del rischio, il coraggio di buttarsi, la forza di un’esperienza.
Diversamente, mi racconta Giulia, una mia cara amica che in Svezia, ad Uppsala, si è trasferita da due anni per intraprendere gli studi di giurisprudenza.
“Lasciare alle spalle la mia vita precedente, in Italia, è stato sicuramente il passo più difficile.. Quando mi sono trasferita in Svezia non ero ben consapevole di ciò che significa lasciare il proprio paese, famiglia e vecchie abitudini. Ora, con il senno di poi, sono contenta di non aver avuto abbastanza consapevolezza dei rischi a cui andavo incontro, perché non so se sarei mai stata in grado di fare questo grande passo! Mi è sembrato quasi di affrontare questo inizio come un gioco, e così, anche la nuova vita che mi aspettava.
Penso davvero che sia un’esperienza che mi ha cambiata totalmente : prima non avevo un’idea precisa di me stessa, ora invece sono convinta del fatto che le scelte che ho fatto dicano molto su di me. E questa scelta mi ha portato ad essere totalmente indipendente, ad iniziare la mia vita completamente da zero, anche se non è stato per niente facile. Ma i risultati, soprattutto a livello umano, sono davvero tanti. Una cosa a cui penso spesso è se tornerò mai in Italia.. Difficile rispondere, anche poco probabile, ma l’Italia sarà sempre casa mia, e questo non potrà cambiare mai”.

 

Il mio viaggio a Stoccolma è stato come entrare in questo macrocosmo di novità che si intrecciano le une con le altre, e provare a vivere, seppure in minima parte una nuova avventura.
Ricominciare da capo, ma altrove.
Noi giovani siamo affamati, quasi come se una sola vita non ci bastasse.
A grandi passi, attraversiamo il mondo, facendolo nostro ognuno a modo proprio.
Impariamo da culture straniere ad apprezzare la diversità, capendo che i primi a subire dei cambiamenti, siamo proprio noi, con la nostra energia, forza trascinante.
E così ci rendiamo conto che la consapevolezza di correre un rischio e assumersi le proprie responsabilità, comunque vada, è la prima sfida vinta con sé stessi.

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A proposito dell'autore

Maria Letizia Stancati

Nata a Cosenza nel 1994, vive da quasi tre anni a Roma, dove si è trasferita per studiare Lettere Classiche. Non ha idea di cosa farà terminati i suoi studi, perché l’unica aspirazione che ha è quella di affiancare J.K. Rowling nell’harem degli scrittori. Ama la musica, viaggiare, la vita la coinvolge totalmente e vorrebbe scoprire il mondo. La sua passione più longeva è sicuramente la lettura, il primo libro che ha letto è “Giovanna nel Medioevo” e ha pianto senza ritegno dopo aver terminato “La piccola Principessa”. Incapace e negata per ogni tipo di sport (ma è fiera di aver praticato basket per una settimana), ama correre con le cuffie nelle orecchie e camminare per tutta Roma. Introversa, apparentemente timida, molto logorroica, ma pur sempre sincera, leale, solare . Il suo gruppo preferito sono gli Oasis, e mentre spera che tornino insieme, immagina sempre come sarebbe la sua vita se la smettesse di sognare ad occhi aperti.

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