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Gli anni dispari non mi sono mai piaciuti molto, anche solo a pronunciarli mi sembra che abbiano qualcosa di stonato addosso. Duemiladiciannove, che già detto così mette un sacco di paura. Chissà perché, all’inizio di qualsiasi anno nuovo, la gente si riempie la bocca di buoni propositi e belle parole, augurandosi il bene e il meglio per i prossimi trecentosessantacinque giorni. Non so neanche se quest’anno sarà bisestile, ma poco importa, per fortuna non sono nata il 29 febbraio.

Comunque, questi primi giorni non è che siano stati proprio brillanti almeno per me, e diciamo che mi sembra di intravedere tutte le premesse per un anno difficilissimo, per non dire di merda. Paolo Fox preannuncia grandi svolte, soprattutto a maggio (sarà perché sono Toro?), e io mi aspetto qualcosa di incredibilmente stupendo, ma già so che intorno a marzo il buon Paolo inizierà a ritrattare tutto, e allora dovrò buttarmi su Brezsny, che per quanto mi piaccia da morire, fatico a comprendere metà delle cose che ha da dire. Sarà perché poi, di astri non ci capisco un fico secco, li uso più come scusa per legittimare le follie che ho in mente di fare. In fondo, gennaio è il mese transitorio per eccellenza, un po’ come ottobre, messo in mezzo tra l’estate e l’autunno, gennaio è un Giano bifronte che si rivolge verso il vecchio e il nuovo, una bilancia precisissima che non lascia scampo. Inizia l’anno con trentuno lunghissimi giorni, che finché sei universitario sono stupendi, perché hai un giorno in più per studiare poi però dopo finisce la pacchia, e allora quel maledetto giorno in più è un giorno di lavoro che vorresti cancellare dal calendario.

Per me, il 2018 è stato l’anno dell’asimmetria, ricchissimo e complesso, bello e brutto. E’ stato l’anno dei paradossi, delle conquiste e delle perdite, della felicità e del dolore.
Ho terminato l’università dopo due anni di magistrale tanto intensi da farmi venire una crisi di nervi bella e buona ad un passo dalla fine; ho concluso una fantastica esperienza lavorativa che mi ha arricchito umanamente e praticamente; ho conosciuto persone straordinarie, ho consolidato legami, ne ho sciolto altri. Ho comprato un sacco di libri, vestiti e trucchi, ho iniziato a mettere i fiori nei vasi, anche se molto spesso li lascio appassire, e non ho smesso neanche per un secondo di sentire la musica con le cuffiette. Ho macinato un sacco di chilometri, camminando e correndo, ho visitato luoghi stupendi e molto spesso, mi sono sentita sola. Ma del resto, a chi non capita?

Quando chiedo a me stessa cosa mi aspetto dal duemiladiaciannove, non so rispondermi. Ho come l’impressione di non avere affatto un’idea precisa, perché nel mio cuore e nella mia testa c’è un sacco di confusione, e ci penso cipensocipenso ma la verità è che vorrei un anno bello, difficile, triste, allegro e intenso come quello appena trascorso. Vorrei che questi giorni che mi si spalancano davanti mi offrissero tutto il loro meglio e il loro peggio.
Vorrei continuare a tenere gli occhi bene aperti e i piedi ben saldi per terra, perché non c’è niente di più importante. Vorrei continuare a viaggiare, conoscere, esplorare e sentirmi una piccola parte del mondo in cui vivo. Vorrei aprire il mio cuore a tutte le possibilità, di amare e di soffrire, perché privarsi dell’uno o dell’altro non avrebbe senso, e renderebbe il nostro esistere decisamente meno interessante. Del resto, ognuno di noi ha i propri fantasmi e scheletri negli armadi, ma penso che ormai abbiamo imparato ad accettarli e a conviverci. Portiamo a braccetto le nostre paure e facciamo in modo che siano motivo di ricchezza e non di assopimento. Non c’è niente di male a sentirsi spaventati, ma bisogna fare i conti con l’ignoto e smetterla di pensare che possa essere peggio. Non temiamo altri stimoli, piuttosto facciamoli nostri e lasciamo che ci trascinino.

Lasciamo che la passione di esistere, amare, tormentarsi, ridere, gioire e chipiùnehapiùnemetta, ci travolga e faccia la sua parte.
Nel duemiladiciannove vorrei continuare a vedere la vita con occhi sempre curiosi e attenti, come quel famoso fanciullino che ci fanno studiare a scuola. Mi aspetto di diventare più responsabile e adulta, di crescere con i miei valori e farmene portavoce. Vorrei continuare a trascorrere le estati aspettando il tramonto con i miei amici, godere della loro compagnia e del loro affetto, consapevole che sia una dei più grandi tesori della mia vita. Vorrei inciampare e cadere, magari piangere per il ginocchio sbucciato, ma subito dopo alzarmi con un bel cerotto e riprendere da dove avevo interrotto. Voglio anche sentire la paura e farmi prendere dal panico, perché sono umana e non infallibile. Mi auguro solo che il timore non mi privi di niente, perché ho tutta l’intenzione di correre qualsiasi rischio. Pensare di meno, agire di più.

Il mio unico proposito per quest’anno è di avere sufficiente coraggio per: 
– lasciare andare le cose che non vanno più, per quanto faccia star male,
– correre fino a non avere più fiato,
– fare tutte le cose che vorrei fare,
– continuare ad amare la vita con tutte le sue imperfezioni e sbavature.

Buon anno a tutti!



A proposito dell'autore

Maria Letizia Stancati

Nata a Cosenza nel 1994, vive da quasi tre anni a Roma, dove si è trasferita per studiare Lettere Classiche. Non ha idea di cosa farà terminati i suoi studi, perché l’unica aspirazione che ha è quella di affiancare J.K. Rowling nell’harem degli scrittori. Ama la musica, viaggiare, la vita la coinvolge totalmente e vorrebbe scoprire il mondo. La sua passione più longeva è sicuramente la lettura, il primo libro che ha letto è “Giovanna nel Medioevo” e ha pianto senza ritegno dopo aver terminato “La piccola Principessa”. Incapace e negata per ogni tipo di sport (ma è fiera di aver praticato basket per una settimana), ama correre con le cuffie nelle orecchie e camminare per tutta Roma. Introversa, apparentemente timida, molto logorroica, ma pur sempre sincera, leale, solare . Il suo gruppo preferito sono gli Oasis, e mentre spera che tornino insieme, immagina sempre come sarebbe la sua vita se la smettesse di sognare ad occhi aperti.

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