Le associazioni di volontariato in questo periodo svolgono una funzione centrale di sostegno sia morale che fisico per le famiglie che si trovano in difficoltà, divenendo sempre più efficienti. La rete di solidarietà ha intrecciato diverse maglie che collaborano e cooperano per il bene comune.

Il banco alimentare di Montalto in provincia di Cosenza è il punto di riferimento di questa grande rete in cui partecipano anche il comune di Cosenza, i centri per il servizio di volontariato, la protezione civile, la croce rossa e i volontari. Il direttore del Banco Alimentare della Calabria Gianni Romeo spiega il lavoro svolto in questi mesi.

Qual è l’iter che segue alla ricezione delle richieste dei pacchi alimentari?

In questo periodo di emergenza abbiamo avviato un protocollo di intesa firmato dal Comune di Cosenza, Croce Rossa sezione di Cosenza, Csv, Banco Alimentare, Caritas Diocesana e Casa San Francesco. I pacchi sono preparati al banco alimentare, poiché dotato di ampi spazi che ci hanno permesso di osservare al meglio le norme di sicurezza e igiene e successivamente sono portati a destinazione dalla croce rossa, dal banco alimentare e dalla Casa San Francesco.

Questo primo intervento è servito per dare una prima risposta all’emergenza e ha permesso di raggiungere oltre 600 famiglie. Attualmente stiamo estendendo il protocollo ad altre associazioni attive sul territorio concordando nuove modalità per questa seconda fase, seguendo dei criteri di prossimità e di razionalità per intervenire su  famiglie che hanno più bisogno delle altre.

Si stima che sono oltre 298 mila le famiglie che hanno visto calare il proprio reddito a causa del covid-19 e il 25,7% di queste si trova già oggi in una situazione di difficoltà economica, mentre il 24,8% ha ridotto la spesa alimentare.

In che misura sono aumentate le richieste di pacchi alimentari da parte delle famiglie in questi mesi? Ci sono state variazioni dopo la parziale riapertura del 4 maggio?

Rispetto al periodo iniziale, dobbiamo dire che la pressione sociale è un po’ diminuita. Inizialmente c’è stata molta più pressione dovuta anche ad un fattore emotivo di preoccupazione e di paura. La Calabria è fondata anche su un’economia sommersa, e tante famiglie che prima si guadagnavano la giornata andando in giro riuscendo a sbarcare il lunario pur non avendo un reddito fisso, sono state costrette a stare a casa.

Queste famiglie, che prima di questa emergenza non si sarebbero mai rivolte ad un’organizzazione caritativa, sono state “costrette” dalla necessità. Abbiamo registrato un aumento esponenziale di richieste, circa un 40% in più di persone e di famiglie che si rivolgono a noi o ad altre forme di aiuto.

In questi mesi di lock down, molti giovani in tutta Italia hanno risposto positivamente all’appello dei centri di servizio per il volontariato (Csv). Molti sono alla prima esperienza di volontariato, mentre altri sono già attivi sul territorio e fanno parte di organizzazioni e associazioni.

Quanti giovani svolgono attualmente servizio di volontariato presso il banco alimentare di Montalto e com’è articolato il loro lavoro?

In questo periodo circa la metà dei volontari anziani sono rimasti a casa in misura preventiva, ma c’è stato uno zoccolo duro che ha continuato. Inoltre, attraverso il Csv, abbiamo lanciato un appello e tante associazioni hanno risposto positivamente e si sono rese disponibili. Molti cittadini e molti giovani si sono sentiti in dovere di aiutare pur non facendo parte di un’associazione e sono entrati nella catena di preparazione permettendoci di preparare circa 3000 pacchi e raggiungere circa 110 mila persone.

Intanto ci tengo a ringraziare quanto è stato fatto dalla regione e da tutti i rappresentanti che con grande velocità hanno dato un segnale forte alle famiglie calabresi in difficoltà. In attesa della definizione delle pratiche burocratiche e dell’ufficializzazione stiamo lavorando per individuare le modalità con cui spendere questi soldi seguendo uno schema che è già stato perseguito in questi mesi insieme all’assessorato del Welfare e dell’Agricoltura. Ci tengo a sottolineare che gli acquisti di generi di prima necessità quali riso, farina, olio e passata di pomodoro sono stati fatti in Calabria proprio per dare un incentivo all’economia locale.

Inoltre devo ringraziare il buon cuore delle persone che hanno donato finora e soprattutto le aziende calabresi che, in un momento non facile neanche per loro, hanno fornito diversi generi alimentari di prima necessità settimanalmente, ad esempio il latte che stiamo distribuendo alle comunità o alle case famiglia dove ci sono più bambini. Sono tante le iniziative di questo periodo che coinvolgono anche imprenditori locali o le squadre di calcio calabresi e denota il fatto che il banco alimentare si presta all’aiuto di tutti divenendo un ponte tra il profit e il non profit, affinché, come dice il Papa, nessuno venga lasciato solo.

La collaborazione tra regione, Csv, protezione civile, banco alimentare è stata fondamentale per gestire un’emergenza di tale portata

È auspicabile in un futuro post covid che tale collaborazione continui?

Abbiamo individuato un percorso virtuoso e abbiamo la responsabilità che questo progetto continui e diventi un modello stabile, poiché la crisi sarà lunga. La presenza del banco alimentare sul territorio è attiva dal 1996 ed è una presenza radicata e consolidata che può essere potenziata e arricchita di nuovi servizi. È inoltre necessario per un progetto futuro, intessere rapporti più stretti ed incisivi con la catena della grande distribuzione per reperire le risorse sempre più richieste. La collaborazione tra pubblico e privato è un modello da perseguire in ogni contesto sociale.

Infine, ringraziandola per la piacevole intervista, mi piacerebbe chiederle una curiosità: come si può arginare, se non abbattere del tutto la piaga dello spreco alimentare?

Per questo problema bisogna intervenire su due aspetti. Il primo riguarda le persone che dovrebbero fare una spesa razionale e intelligente. Generalmente, escludendo il periodo attuale, si può andare al supermercato ogni giorno, e quindi bisognerebbe comprare il necessario senza riempirsi il frigo. Inoltre, è necessaria una maggiore educazione e consapevolezza del consumatore che dovrebbe essere attento alle scadenze dei cibi.

Bisogna distinguere quei prodotti con la dicitura “da consumarsi preferibilmente il” che potrebbero essere consumati anche dopo la data riportata poiché mantengono inalterate le proprietà, ad esempio i biscotti, da quelli invece che devono essere consumati tassativamente entro quella data di scadenza, come la carne o il pesce.

Il secondo aspetto riguarda la grande distribuzione dove cominciano gli sprechi di tutta la catena agro-alimentare. Le aziende della grande distribuzione dovrebbero essere più veloci, e dovrebbero intervenire tempestivamente avvalendosi delle tecnologie attualmente a disposizione. In questo modo si possono ridurre al minimo gli sprechi e i prodotti possono essere velocemente selezionati.

Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’AltraVoce dell’Italia di lunedì 01/06/2020

A proposito dell'autore

Denise Mele

Laureata in Farmacia all'università della Calabria, classe 1990. Impallidisce all'idea di compiere 30 anni da qui a breve. Per il momento combatte la noia e il Covid-19 stando a casa e dando sfogo alla sua fantasia attraverso la scrittura e facendo dolci, la sua nuova passione. Ama il cinema, la natura e la Sila, il trash in tv e viaggiare. Sogna un giorno di fare la divulgatrice scientifica o quantomeno incontrare dal vivo Alberto Angela. Sensibile, socievole, permalosa e abbastanza indecisa, dà la colpa del suo cattivo carattere al suo segno zodiacale: GEMELLI

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