Seta, A. Baricco, 1996.

“E dove sarebbe, di preciso, questo Giappone? 
B. alzó la canna del suo bastone puntandola oltre i tetti di Saint- August. 
– Sempre dritti di là.
Disse.
Fino alla fine del mondo.

Si chiamava H. J., era mercante di bachi da seta. Ogni anno raggiungeva il Giappone, ogni anno ritornava.

Nei suoi viaggi, si leggeva l’ideogramma di una passione silenziosa, rubata al rumore del mondo.

D’un tratto 
senza muoversi minimamente, 
quella ragazzina,
aprì gli occhi.

H. J. non smise di parlare ma abbassó istintivamente lo sguardo su di lei e quel che vide, senza smettere di parlare, fu che quegli occhi non avevano un taglio orientale, e che erano puntati, con un’intensità sconcertante su di lui: come se dall’inizio non avessero fatto altro, da sotto le palpebre. 

Per mille volte cercò gli occhi di lei e per mille volte lei trovò i suoi.
Era una specie di triste danza, segreta e impotente.
H. J. la ballò fino a tarda notte, poi si alzò, disse qualcosa in francese per scusarsi, si liberò in qualche modo della donna che aveva deciso di accompagnarlo e facendosi largo tra nuvole di fumo e uomini che lo apostrofavano in quella loro lingua incomprensibile, se ne andò. Prima di uscire dalla stanza, guardò un’ultima volta verso di lei. Lo stava guardando, con occhi perfettamente muti, lontani secoli.

Created with RNI Films app. Preset ‘Agfacolor 40’s Aged’

È uno strano dolore.
Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.
Qualcuno diceva: ha qualcosa addosso, come una specie di infelicità.

Created with RNI Films app. Preset ‘Agfacolor 40’s Aged’

“È sempre difficile resistere alla tentazione di tornare, non è vero?”

E se tornassi?

13.02.2014
Il ritorno
(secondo me)

Quel viaggio verso la fine del mondo era stato estenuante.
I piedi erano pieni di graffi e sfregi, gli occhi stanchi più che mai, il cuore seviziato da quella ragazza bianca dai tratti non orientali: il Giappone mi aveva risucchiato completamente, e distrutto lentamente.
Che poi non è neanche detto che distruzione non possa essere sinonimo di rinascita.
Effettivamente è la prima cosa che ci viene in mente quando qualcosa si rompe: cerchiamo di rimettere tutti i pezzi al loro posto; è naturale, fisiologico, capita.

Ero distrutto ma allo stesso tempo pieno di forze, tornate o morirò.
E io sono tornato.

Sulla strada l’unico pensiero che risiedeva, padrone, nella mia mente era Lei; Lei che non mi aveva detto niente; Lei che se ne stava seduta lì, con le sue gambe incrociate, dritta sulla schiena; Lei che sembrava finta per quanto fosse bella; Lei che profumava di pulito e di domenica mattina; Lei che aveva le labbra del colore dei fiori.

Il mio amico mi disse che non dovevo farmi brutte illusioni e che dovevo evitare di fantasticare sulla nostra inesistente storia d’amore, ma a volte è così che vanno le cose: l’amore vero tace, l’amore vero vive nel silenzio, e in esso cresce e in esso si consuma, sempre.  

Non avevamo bisogno di parlarci e di stringerci, l’amavo in un modo così intenso che mi bastava uno sguardo per trasmetterle ogni mio recondito desiderio; mi amava in un modo così intenso che se solo, per sbaglio, mi avesse mai sfiorato, sarei morto.

Dovevo tornare nella mia fine del mondo.

Non dovevo dimostrare niente a nessuno, né a Birkins, né a mia moglie, né a me stesso. 
Non ero stato infedele verso Silda, non l’avevo tradita: non c’è mai stato niente di fisico tra me e Lei, il nostro era quell’amore platonico, un surrogato di magia e imperfezioni, di grida disperate, di ricerche mai concluse, di assenze che non si facevano sentire e di battiti di ciglia – era così che noi facevamo l’amore, guardandoci negli occhi per quei pochissimi istanti.

Tornate o morirò.

Fino a quando riusciamo ad aspettare? “Tornate ” scrisse: si, ma quando? Fino a quando mi avrebbe aspettato? Dovevo fare in fretta? Oppure il nostro amore avrebbe vissuto a lungo da riuscire ad aspettare?

Tornate o morirò.
(戻ってくるか死ぬ).

Sei ancora viva, vero amore mio? Sto arrivando, senti la mia voce? Non mollare, non demordere, non arrenderti.

L’attesa è ciò che nutre l’amore più vero, lo rafforza e lo rende sempiterno.

Aspettami, perché sto arrivando.
Io lo so, mi dai il tempo che serve, non mi dai fretta, sai che arriverò: per questo tu vivrai, vivrai finché il nostro amore ti darà la vita.

Raggio di sole, luce, vita sarai allora per me: non aspettarmi più, eccomi. 

A proposito dell'autore

Avatar

Martina, sempre la più piccola dell’annata ‘94, laureata LUISS in Giurisprudenza, si definiva ad otto anni “simpatica, anche se i miei fratelli dicono che parlo troppo. Sono una persona responsabile, riflessiva, apprensiva, equilibrata, e molto sensibile, ma soprattutto un po’ pettegola. Sono allegra, divertente e socievole, mi piace stare in compagnia per scherzare, giocare e raccontare barzellette.” Da allora le cose non sono cambiate: parla sempre tanto, pensa sempre troppo e rimane la solita rompi scatole.Va sempre di corsa, non sa stare ferma e forse mostra troppi denti quando sorride.Ama emozionarsi con le piccole cose e cerca in ogni momento un motivo per sorprendersi.E’ un’inguaribile romantica e a volte, a furia di stare con la testa fra le nuvole, rischia di cadere in qualche burrone, dal quale però, trova sempre la forza di rialzarsi!

Post correlati