Fin da piccoli siamo confrontati con la realtà di cosa sia la battaglia tra presente e futuro, quello che possiamo fare adesso e quello che potremo fare domani.

“Mamma, posso avere un biscotto?”

“Aspetta, tra poco sarà ora di cena.”

“Ma io ho fame adesso!”

2c840831fce1c7bcf15f1fa47cb881bfea924a3a_800x600Di recente mi sono imbattuta in un Ted Talk in un cui l’economista Daniel Goldstein parla proprio della battaglia impari tra quello che siamo e i nostri bisogni nel presente contro quello che saremo e  i nostri bisogni nel lungo termine.

Goldstein fa un esempio molto evocativo per spiegare questa battaglia.

Vi ricordate Ulisse che passa davanti alle Sirene? Sapeva che il canto delle sirene l’avrebbe chiamato ad abbandonare la rotta, per questo dice ai suoi marinai di tapparsi le orecchie e lega se stesso all’albero della nave, ordinandogli di non liberarlo qualsiasi implorazione e preghiera avrebbe fatto loro.

“Legarsi all’albero maestro” è una specie di “commitment to vices”, cioè del modo in cui creiamo delle costrizioni che ci impediscano di compiere qualcosa che potrebbe danneggiarci in futuro, ma darci piacere nel presente.

Un esempio calzante: non compriamo dolci o li teniamo sullo scaffale più alto della cucina per non mangiarli. Perché oggi sicuramente avremmo piacere a mangiare una merendina, ma tra qualche tempo forse no se la nostra dieta avrà fallito.

È la battaglia tra quello che siamo oggi e quello che saremo domani. È come se fossimo due persone distinte: vediamo come siamo noi oggi, con i nostri bisogni e la possibilità di una gratificazione immediata, e poi ci siamo noi nel futuro. Un’idea più che un qualcosa di reale. Per alcune persone è difficile immaginarsi tra dieci, quindici anni, figurarsi immaginarsi la gratificazione che potremo avere allora. È una battaglia più che iniqua, perché di solito quello che siamo adesso prevale e quindi mangiamo la merendina, fumiamo quella sigaretta, tradiamo i nostri partner e compriamo tutte quelle cose che ci danno gratificazione immediata.

E alla fine? Alla fine ci troviamo senza avere i risparmi adeguati, senza poter comprare una macchina, senza poter fare il viaggio che desideravamo fare.

marchio_g5Da italiani siamo sempre stati grandi risparmiatori, solo che ci accontentiamo di tenere i soldi “sotto un materasso”, senza alcun rendimento, privandoci del valore di qualcosa oggi che potrebbe avere addirittura meno valore in futuro – vedi inflazione – e il secondo è che per prenderli banalmente basta “alzare il materasso”. Se pensiamo alla battaglia tra presente e futuro, vediamo come sia molto probabile farsi tentare e spendere i soldi per qualcosa di futile e che può darci gratificazione immediata.

Ma dopo che abbiamo riconosciuto il problema, come possiamo iniziare a risparmiare e ad esercitare questo muscolo che è la disciplina e diventare più forti?

Prima di tutto dobbiamo imparare a pensare in ottica di lungo termine: fissare degli obiettivi di risparmio e per continuare ad aderire al piano e non “sgarrare”.

All’evento organizzato da Nebula Talent qualche settimana fa, i ragazzi di Gimme5 hanno presentato uno strumento semplice da capire e facilmente accessibile per tutti. Hanno anche raccontato di come esista una “soglia psicologica” sulla cifra da investire – le persone credono servano cifre esorbitanti per accedere ai fondi di investimento – e poi delle vere e proprie barriere fisiche, perché crediamo di dover andare in banca, fare file infinite, firmare  mille carte etc… Gimme5 nasce da un smart_5progetto di AcomeA, una società di gestione del risparmio indipendente, che ha come mission quella di facilitare gli investimenti e rendere gli investitori più consapevoli di dove vanno a depositare i loro soldi. È un’app che possiamo scaricare sui nostri telefoni, sia che essi siano iPhone o Android o Windows phone. Basta iscriversi e iniziare a risparmiare, anche partendo da cinque euro. I versamenti possono essere fatti tramite bonifico o RID bancario.

Si può scegliere anche il profilo di rischio che volete per il vostro risparmio, Prudente, Dinamico o Aggressivo, e se avete bisogno di smobilizzare il denaro i costi per uscire dal fondo sono molto competitivi: solo un 1€. Anche i costi di gestione sono tra i più bassi del mercato – tra lo 0,3% e il 2,25%, a seconda del fondo.

I soldi di certo non compreranno la felicità, ma essere “intelligenti” riguardo a come li spendiamo o li gestiamo di certo può portare tranquillità alle persone che saremo nel futuro e a riuscire a toglierci qualche sfizio in più.

A proposito dell'autore

Giovanna Cataldo

Nata nel 1991 in Calabria, università a Milano (secondo anno di specialistica in Economics and Management of Innovation and Technology). Cittadina del mondo, curiosa e con mille interessi. La routine la annoia, stare sempre nello stesso posto non fa per lei. Scappa dalle responsabilità da adulti (che prima o poi la raggiungeranno). Appassionata di tutto ciò che è imprenditorialità, tecnologia, innovazione, made in Italy etc etc etc.

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