Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!”.

“Chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l’uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi. Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché – vivi germi – ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l’eternità!”

Luigi Pirandello

Tutti hanno un amico d’infanzia. E anche chi non lo frequenta più, sono sicura saprebbe figurarselo nella mente e dargli un nome e un’identità. Ma sono casi rari: la maggior parte delle amicizie d’infanzia, dura tutta la vita.

Questo perché, quando si è bambini, si stringono le amicizie più pure, sincere, incondizionate e disinteressate: credo che sia un tipo di legame molto vicino all’amore.

Io non so perché da piccola scelsi le persone che ho scelto, per far parte delle mie giornate. Sarà nata una sorta di simpatia, di tenerezza empatica, tra di noi. Si dice che da bambini  la capacità di comprendere lo stato d’animo altrui, che si tratti di gioia o di dolore – l’empatia quindi – sia particolarmente sviluppata.

Wikipedia spiega che “empatia significa «sentire dentro», ad esempio «mettersi nei panni dell’altro», ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale.”

In effetti fino ad una certa età, siamo empaticamente portati a riconoscere il bene negli altri, o almeno a far prevalere la buona fede, sulla cattiva.

Poi, non si sa cosa accade, forse a causa di qualche brutta esperienza, o di qualche – per così dire – trauma, iniziamo a diffidare di chiunque e a non credere alla sincerità delle parole e alla purezza dei sentimenti, ai gesti incondizionati e disinteressati. E’ allora che, per volere bene a qualcuno, per fidarsi di qualcuno, servono prove e certezze. E quelli che riescono a resistere alle prove, ma soprattutto agli anni che passano rendendoci sempre più timorosi – e più aridi, tipicamente diventano i nostri amici più cari.

E siamo convinti che nessuno ci conosca bene come i nostri migliori amici: certo, dopo tutto quello che hanno dovuto sopportare per conquistarci. Sicuramente loro conoscono tutti i nostri difetti, le paturnie e ciò che non ci piace.

L’amico d’infanzia, invece, più passa il tempo e più ci sembra solo un bel ricordo di momenti felici e spensierati, ma poco reali e attuali. Lui non sa chi siamo adesso, sa solo (o forse sapeva) chi eravamo.

L’amico d’infanzia, però, è l’unico che continua a vedere solo il buono di noi. Lui forse non conoscerà i nostri lati peggiori, non avrà condiviso con noi, giorno per giorno, tutte le storie che abbiamo vissuto e che ci hanno sconvolto. Ma lui sa, e lo sa senza bisogno di prove, quale sia la nostra vera essenza, cosa ci muove interiormente.

Ed è così, perché anche noi gli vogliamo bene e basta, senza alcuna spiegazione logica. E, nonostante il tempo possa allontanarli, gli amici d’infanzia si perdoneranno sempre e si difenderanno da tutti.

L’amico d’infanzia è unico, perché mette le radici nella nostra intimità sin da quando l’intimità (e intendo quella dell’anima) non è ancora la cosa più rara che abbiamo. E lì rimane per sempre.

Lui è anche l’unico che sarà orgoglioso davvero di voi, senza invidia o malizia, per ogni successo o felicità raggiunta.

Molto spesso, sono proprio loro che ci danno il coraggio di spingere in alto le nostre ambizioni.

Secondo me c’è un motivo se da bambini ci insegnano a chiamarli amici del cuore.

“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino.” […] “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.” “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” “E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…”, sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa.” – Il Piccolo Principe

A proposito dell'autore

Martina Tagliavia

Nata nel 1991 a Palermo, dal 2009 vive a Milano; ha trascorso l’ultimo anno in giro per il mondo, spostando il suo domicilio da New York a Vienna. Laureata in Economia Aziendale all’Università Bocconi, sta per terminare un percorso di laurea specialistica in Management presso lo stesso ateneo. Curiosa e frenetica, si descriverebbe con il famoso detto “Chi si ferma è perduto”. Ama viaggiare, non vivrebbe nello stesso posto per più di sei mesi consecutivi. Costantemente in equilibrio tra l’ossessione di pianificare ogni singolo istante della sua vita, e la continua ricerca di libertà e avventura che la contraddistingue.

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