Inutilmente retorico sarebbe ribadire l’entità dei danni patiti dall’economia italiana che è andata ad aggiungersi – ovviamente – alla comune sofferenza di tutti coloro la cui vita ha subito un drastico mutamento.

Sotto questo versante, “la questione scuola” ha, sin dall’inizio, rappresentato un notevole dilemma meritevole di una seria riflessione. Nonostante la didattica a distanza – meglio conosciuta come DAD – sia stata l’unica soluzione concretamente adottabile, tuttavia essa ha inevitabilmente portato con sé degli strascichi che hanno negativamente inficiato, tra le tante cose, l’efficacia dell’educazione pedagogica dei più piccoli dimostrandosi, infine, uno strumento non perfettamente inclusivo.

Per tutte queste ragioni, il principale tema che sta definendosi in questo clima di fiduciosa ripresa è uno ed uno soltanto: la riapertura delle scuole.

Lucia Azzolina, attuale Ministro dell’Istruzione, ha sempre rassicurato l’intera popolazione italiana circa il ritorno alla normalità entro, e non oltre, l’inizio del nuovo anno scolastico 2020/2021. Se da un lato il desiderio è forte, immediatamente si profila l’altra faccia della medaglia: alla luce della presente situazione economico\emergenziale, questa possibilità è realmente attuabile?

A fine giugno erano cominciati i lavori ministeriali, mediante la presentazione delle Linee Guida, ovvero le indicazioni anticovid da seguire in ambito scolastico.

“A settembre si torna a scuola in presenza e in sicurezza. Le Linee guida sono il frutto di un lungo confronto e di una condivisione con gli attori del mondo della scuola, comprese famiglie e studenti, con le Regioni, gli Enti locali, e ci consentono di fare un lavoro che non guarda solo alla riapertura, ma anche al futuro della scuola. Abbiamo le risorse economiche, gli strumenti, possiamo far sì che la ripartenza sia anche volano di innovazione” affermò la Ministra Azzolina nel giorno della sua pubblicazione.

Distanziamento di 1 metro fra ciascun alunno, obbligo di mascherina per tutti, turni differenziati in base all’età degli studenti, organizzazione funzionale ingresso e uscita degli alunni. Questi, fatta eccezione per le scuole dell’infanzia, sono i principali punti che ogni Istituzione Scolastica deve rispettare a partire dal 14 settembre, data ufficiale di riapertura.

A Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Covid e amministratore delegato di Invitalia, è stato affidato il delicato compito di rendere possibile quanto nelle intenzioni del Ministero dell’Istruzione.

Due milioni di test sierologici da acquistare e fare entro il 10 agosto. E poi un 50% dei banchi da comprare e un fabbisogno quotidiano di dieci milioni di mascherine mentre ancora troppo pochi hanno scaricato la App Immuni per il tracciamento del virus e dei contagi”. Queste le sue parole a due giorni dal conferimento dell’incarico.

Notevoli e numerose sono state le critiche: tutte riguardano proprio le scelte “azzardate” prese dal Commissario Arcuri. In primo luogo, le accuse sono cadute sui test sierologici, appositamente previsti per tutto il personale scolastico (docente e ATA) a partire dal 20 agosto.

Sottovalutando la gravità e la complessità della situazione, accusa l’Onorevole Aprea, è stato fatto un passo indietro rispetto a quelle che erano le intenzioni originarie: i test non più obbligatori su tutto il personale presente sul territorio nazionale, ma su base volontaria per tutti coloro lo richiedano.

Non è convinto nemmeno il Sindacato Medici Italiani, secondo il quale ciò non garantirebbe l’opportunità di monitorare efficacemente il quadro epidemiologico presente.

In secondo luogo, la “questione banchi”: si tratta di un ingente investimento avente ad oggetto l’acquisto di circa 2,5 milioni di banchi monoposto, dotati ciascuno di ruote girevoli, che andranno a sostituire i più datati banchi a due posti. Considerata la notevole spesa (fino a 300 euro per postazione), rapide e numerosissime sono state le polemiche provenienti da più fronti.

Nonostante la promessa del Ministro circa la messa a disposizione della totalità dei banchi entro e non oltre la prima settimana di settembre, i ritardi verificatisi e la proroga dei termini di scadenza del relativo bando hanno provocato un apprezzabile slittamento delle tempistiche: entro fine ottobre la finitura delle consegne.

Visto e considerato che il periodo emergenziale, salvo imprevisti, si riterrà concluso il 31 ottobre, può essere questa considerata la scelta maggiormente economica ed efficace?

Senza considerare un’ulteriore problematica, riguardante gli spazi necessari – e non sempre disponibili – perché le scuole possano accogliere l’intera popolazione studentesca. Ai Dirigenti Scolastici spetta quest’incombenza: a poco meno di una settimana dalle riaperture, sono tuttora impegnati nella fibrillante ricerca di spazi idonei ed ulteriori che rendano possibile tutto ciò. Teatri, hotel, bed&breakfast, perfino appartamenti singoli: tutto va bene per lo scopo. I tempi, tuttavia, sono troppo stretti e i soldi sono troppo pochi. La Regione Calabria tenta di arginare le difficoltà rimandando la ripartenza al 24 settembre, dieci giorni dopo la data nazionale, ma si suppone che nemmeno questo sia sufficiente.

Alla luce di quanto considerato, secondo una personale considerazione, si è trattato di una serie di decisioni sbagliate: si, è vero, non esiste una ricetta perfetta per risolvere la vicenda, ma ciò che è certo sta nel fatto che pensare ad una qualunque strategia a meno di tre mesi non sia stata una mossa saggia e ragionevole, considerata la relativa importanza.

Secondo le più recenti stime del CTS, si ritiene come, allo stato attuale, non sia possibile – in tutte le scuole – assicurare il distanziamento il quale può essere, nei primi mesi, eluso indossando le mascherine, in ogni caso obbligatorie.

Ormai il dado è tratto, i giochi sono fatti. Nonostante la confusione sia tanta, i soldi sono stati spesi ed il conto alla rovescia è iniziato: rimaniamo quindi in attesa di ulteriori sviluppi e speriamo che da ciò non scaturiscano ulteriori difficoltà.


Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dell’italia di lunedì 07/09/2020

A proposito dell'autore

Oscar Lico

ventotto anni, nato e tuttora residente a Vibo Valentia, nella sua amata Calabria. Laureato in Giurisprudenza, dopo una gratificante esperienza lavorativa nella Procura della sua città, sta proseguendo gli studi per ambire al massimo ottenibile: il ruolo da magistrato. Le sue due più forti passioni sono il canto e la scrittura. Proprio quest'ultimo amore lo spinse a scrivere un libro che attualmente è in campagna crowdfunding.

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