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Ogni anno l’industria agrumicola italiana produce più di 700.000 tonnellate di scarti e sottoprodotti. Una quantità enorme e un grande spreco, soprattutto se si pensa alle grandi potenzialità derivanti da questi agrumi.
Partendo da questi dati, per ridurre gli sprechi, Adriana Santanocito ed Enrica Arena, due giovani visionarie siciliane, hanno avuto la brillante idea di riconvertire gli scarti degli agrumi in un tessuto vitaminico, ricco di oli essenziali che rilasciano vitamine A, C ed E sulla pelle. E’ nata così Orange Fiber, connubio perfetto tra sostenibilità ambientale e innovazione nel settore tessile e nella moda.

Qual è la vostra storia?
Orange Fiber nasce dalla voglia di trasformare uno scarto della nostra terra in un prodotto innovativo che unisca due eccellenze italiane: gli agrumi e il tessile.
La nostra avventura è iniziata più o meno due anni fa a Milano, quando stavamo ultimando gli studi e condividevamo un appartamento e sogni. Adriana voleva diventare una fashion designer specializzata in tessile e sostenibilità e io volevo un lavoro che avesse a che fare con l’imprenditoria sociale e la sostenibilità. Tra un’ipotesi e l’altra, l’idea di Adriana: e se potessimo utilizzare gli agrumi per creare un tessuto sostenibile e vitaminico? Adriana studiava moda e tessuti innovativi ed è stata colpita dalla crisi del settore agrumicolo siciliano, e ha iniziato a studiare i processi di trasformazione delle biomasse in tessuti per la sua tesi. Ha sviluppato un’ipotesi di fattibilità che ha poi verificato e depositato come domanda di brevetto ad agosto 2013 insieme al Politecnico di Milano e che quest’anno è stata estesa come PCT internazionale.

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Come avviene il processo di trasformazione dall’agrume al tessuto? Oltre all’Italia, il processo produttivo è distribuito anche in Spagna…
Il processo di trasformazione si divide in tante fasi, dall’estrazione della cellulosa alla filatura passando per la tessitura. Una parte di questa, per la realizzazione del primo prototipo [ndr. il prototipo è stato presentato in anteprima all’Expo Gate di Milano, il giorno della Vogue Fashion Night Out, nelle varianti raso tinta unita e pizzo] è stata realizzata in Spagna perché non ci sono in Italia impianti in grado di farlo e abbiamo trovato grande disponibilità e voglia di fare, così come con le aziende con cui collaboriamo in Italia, sia per la produzione che per la tessitura.

Avete ottenuto importanti riconoscimenti, ma com’è stato il percorso intrapreso, dal momento dell’ideazione fino ad oggi?
Dall’ideazione al prototipo sono passati circa due anni, all’inizio la voglia di mettere alla prova l’idea è stata supportata dalle opportunità di competition presenti a Milano, grazie anche all’accompagnamento da parte dell’amministrazione pubblica e delle professoresse che hanno affiancato Adriana. Per trasformarla in impresa, gli snodi più importanti riguardano la vincita di diversi premi e il relativo ingresso a percorsi di incubazione ed accelerazione di start-up che ci hanno molto aiutate a definire l’idea stessa e a strutturarla in modo imprenditoriale. Mi riferisco a Changemakers for EXPO, il programma di accelerazione riservato alle 10 idee imprenditoriali sostenibili da sviluppare in vista di EXPO2015, al percorso Alimenta2Talent sostenuto dal Parco Tecnologico Padano e dal Comune di Milano e a Working Capital di Telecom Italia, presso l’acceleratore di Catania e ancora il supporto dell’associazione 3040. Dopo la fase di strutturazione dell’idea imprenditoriale e di analisi del fabbisogno, è subentrata la fase di raccolta fondi che ci ha portate ad essere finanziate da Trentino Sviluppo, con il bando Seed Money, ammesse al finanziamento da Start&Smart di Invitalia e all’ingresso nel capitale sociale di due business angel e di un avvocato in work for equity.

Orange Fiber LogoQual è l’obiettivo di Orange Fiber e quanto avete già raggiunto?
Il nostro obiettivo oggi è di arrivare sul mercato al più presto possibile con un prodotto bello e di alta qualità, che venga scelto da un brand di moda per realizzare una prima collezione. Abbiamo realizzato il primo prototipo di tessuto dagli agrumi e incontrato un po’ di aziende interessate al tessuto, ora stiamo lavorando all’industrializzazione del processo per poter soddisfare le loro richieste in termini quantitativi e qualitativi.

Come vi state preparando per l’Expo?
Prima di tutto industrializzando il processo per arrivare pronte con dei nuovi tessuti, e poi stiamo lavorando sodo per preparare una serie di progetti che ci permettano di essere presenti in modo creativo.

Quali sono i progetti futuri? Avete recentemente avviato una campagna di crowdfunding, volete parlarcene?
In questo momento è online la campagna “orange is the new green” (link http://bit.ly/wearOrange) di reward based crowdfunding – letteralmente raccolta fondi a fronte di ricompense – per raccogliere risorse per finanziare la ricerca e lo sviluppo di un nuovo processo che consenta di affinare la tecnica di finissaggio vitaminico su tessuto, prolungando la durata dei suoi effetti cosmetici sulla pelle. Tra i reward sono presenti anche i campioni del primo prototipo di tessuto da agrumi al mondo! Il nostro sogno è di rendere al più presto disponibile per i brand di moda alla ricerca di innovazione e sostenibilità il primo cosmetotessile dagli agrumi Made in Italy. E per riuscirci, abbiamo bisogno del sostegno di ognuno di voi, per saperne di più, visitate http://bit.ly/wearOrange

Se doveste descrive Orange Fiber in 3 aggettivi, quali sarebbero?
Orange Fiber è un progetto sostenibile, perché si ispira al riuso di uno scarto agroalimentare che altrimenti andrebbe smaltito, è funzionale al benessere di chi lo indossa sia dal punto di vista cosmetico che etico, proprio perché attento alla natura ed è innovativo.
Orange Fiber in poco tempo ha già ottenuto riconoscimenti e premi: si è, infatti, classificata tra le tre migliori start-up italiane ai Macchianera Italian Awards, ha vinto il premio Gaetano Marzotto e inoltre Adriana ed Enrica hanno tenuto un discorso sulla sostenibilità ambientale e sociale d’impresa al New York Stock Exchange.
Da un po’ circolano indiscrezioni sui possibili progetti futuri di Orange Fiber, che potrebbero coinvolgere gli scarti industriali di altri due frutti, l’uva e le mele.
Sebbene il settore cosmetotessile e il tessile sostenibile non siano, per il momento, molto affermati e conosciuti tra il grande pubblico, è convinzione diffusa che rappresenteranno il mercato tessile del futuro. Ci fa quindi piacere sapere che tra i precursori di tale tendenza c’è una start up tutta italiana.

A proposito dell'autore

Elvira Scarnati
Presidente - Founder

Classe 1991. Cosentina di nascita e milanese d'adozione. E' testarda e orgogliosa, maniaca della perfezione e del controllo. Laureata in economia, le piace pianificare e organizzare qualsiasi cosa. Curiosa, creativa e amante di tutto ciò che è nuovo e innovativo, ha creato questo piccolo contenitore virtuale di pensieri e idee. Adora i dolci, l’estate e ascoltare Cesare Cremonini…magari in spiaggia, sotto il sole della sua Calabria.

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