Buonasera, volevo sapere se è ancora disponibile il monolocale in Corso Buenos Aires”.

Inizia più o meno così la mia ricerca disperata di un tetto a Milano. Tutti i miei amici che vivono in questa città mi avevano avvertita: cercare casa a Milano non si augura nemmeno al peggior nemico. E dopo la mia ricerca sottoscrivo.

Nella mia “to do list” per la ricerca di un alloggio a Milano, su suggerimento dei miei conoscenti, rientrano i gruppi Facebook, i famosi siti web Idealista ed Immobiliare, l’app DoveVivo ed il classico metodo dell’agenzia immobiliare, nella quale ti rechi personalmente sperando che possano tirarti fuori dal cappello magico la casa perfetta ad un prezzo perfetto.

Non è tutto. Il vero divertimento è iniziato con le visite delle case che avevo trovato girando sul web. Prezzi improponibili per metrature invivibili: una sola stanza nella quale la cucina era posizionata talmente vicina al divano letto da potersi preparare la cena comodamente distesi e da cui poter dare sfogo agli spuntini di mezzanotte allungando semplicemente il braccio. Case del tutto fatiscenti a prezzi folli e proprietari che, nonostante le pessime condizioni degli immobili, si premurano di richiedere fideiussioni bancarie e garanzie di ogni tipo per essere certi della regolarità nel pagamento dell’affitto.

Ho visto annunci di ogni tipo: garage adibiti ad abitazioni; posti letto in stanze doppie nelle quali bisognava condividere un solo misero letto con un perfetto sconosciuto; addirittura un divano in un bilocale di appena 40 mq da affittare come fosse una stanza della Reggia di Caserta.

L’aspetto più sconvolgente è che questi annunci dopo una manciata di giorni non erano neanche più disponibili.

Durante la mia estenuante ricerca di un’abitazione che potesse vagamente ricordarmi le sembianze di una casa, mi sono imbattuta in un recente report del 2019 redatto dall’Agenzia delle Entrate sugli immobili in Italia, nel quale vengono analizzati i valori delle abitazioni nelle 12 maggiori città italiane, tra cui anche Milano.

I dati sono sconvolgenti: nel centro storico di Milano il costo di acquisto di un’abitazione media di 114 metri quadri si assesta attorno ai 900 mila euro, per un valore al metro quadro di circa 8.000 euro.  In periferia, il valore di acquisto scende notevolmente fino a toccare 175 mila euro per immobili di circa 80 metri quadri.

Questi i prezzi per chi decidesse di acquistare una casa a Milano.

Per chi, come me, è alla disperata ricerca di una casa in affitto la situazione non è certamente migliore.

Infatti, i portali Immobiliare.it e Mioaffitto hanno registrato un aumento dal 2015 pari al 5,8%, prevedendo in media un affitto mensile pari a quasi 1.300 euro al mese per un bilocale.

Non finisce qui. Infatti, se trovare casa a Milano è difficile, lo è altrettanto restare impassibili di fronte alle agenzie immobiliari che richiedono provvigioni tra il 15% ed il 20% sul canone annuo. Si tratta di percentuali decisamente più alte rispetto alla media delle altre città italiane, tra cui Roma in cui la provvigione media si assesta attorno al 10-12%.  Tutti costi aggiuntivi che inevitabilmente incidono sulla spesa che i lavoratori o gli studenti devono sostenere. 

La causa di tutto questo? L’aumento smisurato della domanda in un mercato in forte crescita nella attuale Milano, una delle poche città in grado di offrire opportunità lavorative di spessore. Infatti, la domanda è aumentata del 4,2% nell’ultimo semestre, in confronto all’esigua percentuale dello 0,8% registrato nelle altre grandi città italiane.

Una ulteriore conferma del boom economico e demografico che ha travolto la città di Milano negli ultimi anni si evince anche da altri dati. In particolare, secondo una recente statistica del Sole 24 Ore, Milano risulta essere la città italiana con la migliore qualità di vita nel 2019, confermando il primato conquistato nel 2018. 

Tutti dati coerenti con la crescita economica che il capoluogo lombardo ha vissuto a partire dal 2014, anno di ripresa della città.  Infatti, nel quadriennio dal 2014 al 2017, il Pil stimato di Milano è cresciuto del 6,2%, ossia quasi due volte il ritmo medio dell’Italia, secondo l’analisi del centro studi di Assolombarda. Si tratta di una crescita che ha coinvolto tutti: non solo le grandi multinazionali che, sempre più frequentemente stabiliscono nel capoluogo la sede delle proprie società italiane, ma anche le piccole imprese.

Tale miglioramento ha, di conseguenza, comportato un rafforzamento del mercato del lavoro. Le statistiche riportano un tasso di occupazione pari a circa il 67%. Percentuali sconvolgenti se si considera la crisi economica che ha travolto l’intera Italia negli ultimi anni.

Si tratta di dati che vengono confermati anche nel piccolo dalla mia personale esperienza. Gli ultimi sette anni ho vissuto a Roma, caput mundi, un museo a cielo aperto per antonomasia. Ho studiato ed ho mosso i miei primi passi nel mondo del lavoro lì. Ho trovato amici e ne ho persi altri. Negli ultimi due anni, soprattutto, da quando la mia annata si è affacciata al mondo del lavoro, la maggior parte dei miei colleghi di università si è trasferita a Milano. Tanti, tantissimi hanno reciso ogni legame con la città eterna per un posto di lavoro al Nord, dove la metro funziona e le strade sono pulite.

Quando mi sono trovata anche io di fronte a questa scelta, la voglia di iniziare un’esperienza lavorativa ed una vita nuova c’era, così come la voglia di riunirmi ad alcuni cari amici emigrati al Nord. Milano funziona, è bella ed offre tanto a livello lavorativo e culturale.

L’unica problema è trovare casa, come già ampiamente spiegato.

Però una casa alla fine l’ho trovata, pur alzando il mio budget di spesa. Quindi non demordete, spiegate le vele e navigate con il vento in poppa.

A proposito dell'autore

Marialuisa Inchingolo

Marialuisa, annata ’93, laureata LUISS in giurisprudenza, pugliese di nascita ma romana di adozione da tanti, troppi anni. Ha sempre condiviso con suo padre, il suo primo fautore, due grandi passioni: il diritto e la lettura. Con il tempo, per dare sfogo ai suoi pensieri più intimi, ha cominciato a scrivere alcuni racconti brevi, caratterizzati dal filo conduttore della malinconia. Ama viaggiare perché si sente libera ed ama il mare perché si sente serena. Si definisce mentalmente sempre in movimento, agitata ed alla costante ricerca di risposte alle innumerevoli domande che si pone. Scrivere è l’unico mezzo per placare la sua inquietudine interiore.

Post correlati