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Caro amico ti scrivo…(di nuovo!)
Quanto tempo è passato dall’ultima volta? Già anni fa intrapresi questa tradizione di rivolgermi a te per raccontare l’anno appena finito, per tirare le somme e delineare i nuovi propositi per l’anno che verrà.
Tante, troppe cose sono accadute dall’ultima lettera!
Eppure eccomi ancora qui, concentrata a scriverti.
Questa volta non più dalla mia stanza, seduta ai piedi del letto con il cane che mi richiama al gioco, bensì seduta al 28F, volo Il Cario direzione Dubai, con una ballata araba nelle orecchie e la solita frenesia nei piedi.
Mi riesce così bene sfogarmi con te ed è per questo che ancora una volta ho deciso di importi come mio interlocutore.
Ebbene, tu mi conosci e sai il valore che do a ciò che penso e quindi a ciò che sto scrivendo.
In questo lasso di tempo – anni formativi e impegnativi, eccitanti e sconvolgenti sotto qualsiasi punto di vista – ho imparato che ognuno di noi nella propria vita ha degli scopi, dei punti cardinali, delle passioni che si impongono minacciosamente e poi in maniera materna nelle nostre menti.
Io ne ho tre: la famiglia, l’arte, la passione del viaggio.
Tutte e tre hanno dei caratteri comuni, sebbene a prima vista non sembri: niente riesce ad emozionarmi come quando torno a casa, come quando i miei genitori mi guardano con occhi fieri, come quando rido a crepapelle con i miei fratelli e come insieme risolviamo ogni ostacolo; niente mi apre la mente e mi trasporta in luoghi e tempi inanimati e da me interpretati come un buon libro, una canzone, due parole messe in fila accompagnate da una nota anche se un po’ stonata; e niente mi meraviglia come scoprire quanto si possa essere lontani da casa ma sentirsi comunque e incredibilmente a casa in qualsiasi parte del mondo, con tutte le differenze e le diverse latitudini, lingue e tradizioni.
Questi anni mi hanno dato tanto: andando alla scoperta di cose sempre nuove, sia con la testa e l’immaginazione sia con i piedi e la valigia sempre pronta, ho imparato quello che è diventato il pilastro a cui mi aggrappo appena scorgo l’eventualità di cadere.
Sai cosa?
Ho imparato ad avere dei limiti, ho imparato a superarli, come superarli e soprattutto quando è bene superarli.
I limiti non sono una cosa per forza brutta, a volte ti impongono la sosta, ti costringono a riprendere il fiato, ti aiutano a ricominciare e a farlo in meglio, ti palesano chi ti vuole bene veramente e chi è pronto a superarli insieme a te.
La storia dei limiti in questi anni è stata incredibilmente stimolante perché grazie ad essi non ho capito cosa voglio ma cosa non voglio e cosa sono disposta a superare e/o a non accettare per ottenerlo.
Dicevano che il 2017 sarebbe stato un anno di sfortunati eventi…
Effettivamente è stato un anno complesso, fatto di corse continue ma fregiato di altrettante continue vittorie e soddisfazioni sebbene sia stato pungente sotto altri punti di vista. Però anche le cose che hanno fatto male hanno insegnato tanto, hanno lasciato tanto, e hanno plasmato il mio percorso personale e “professionale”.
Mi sono riscoperta ambiziosa (ma al punto giusto), curiosa (forse troppo) e ho imparato a lasciare andare e perdonare senza rimorsi, senza dispiaceri e senza rimpianti.
Qualche giorno fa ero con il Pandino, fedele compagno di viaggio, in autostrada e improvvisamente, finito il diluvio universale, vedo comparire  l’arcolbeleno.
Quei colori mi rapiscono.
In quello stesso momento radio Kisskiss trasmette “It takes a fool to remain sane”.

Sento il sangue circolare ad una velocità pazzesca nelle vene.
Sorrido!
Mi sento piena di vita, penso fra me e me.
Ho costruito piccoli tasselli però di un materiale più forte e resistente delle altre volte: li ho riempiti d’amore, quello indistruttibile, l’amore per la vita, per la gioia.
Tasselli pain-free, che non accettano rabbia, gelosie, invidie, inutili timori.
Nessun rancore.
Ogni tanto mi capita di passeggiare sola per strade diverse in luoghi diversi con culture diverse.
Mi piace immaginare che tutti siano felici, che tutti si sentano parte di una gioia comune.
Perché comunque sia , anche quando la vita ci mette di fronte a problemi, sventure, difficoltà, basta poco per trovare dentro di noi quella pulsione che ci spinge ad andare avanti.
Per continuare questo cammino incredibile, instabile e per questo meraviglioso.
Ed è per questo che ti scrivo, caro amico.
Perché anni fa ero più piccola e avevo più paura.
Oggi ho fatto della paura la mia migliore amica e l’ho chiamata curiosità.
Volevo dirtelo!
Volevo dirti che chiunque può imparare a sorridere in questo modo facendosi del male alla mascella, rischiando di non avere più gli occhi tanto che li strizza.
Perché questa vita è un viaggio meraviglioso, e non mi stancherò mai di partire.
Mi auguro che l’anno che verrà possa essere non migliore di quello appena finito, ma possa darmi e lasciarmi le stesse sensazioni di questo.
I miei buoni propositi?
Continuare ad assorbire tutto quello che il futuro mi riserverà, accontentandomi quando devo, rischiando quando posso e sperimentando il più possibile nuove esperienze.
Prendere tutto ciò che questo nuovo anno avrà da darmi!
Spero, fra 365 giorni, di poter chiudere gli occhi, ritornare magari con la testa ad oggi, e ripensare a quante cose – seppur cambiate – mi siano rimaste dentro.
Perché anche l’anno se ne va, ma nel cuore (in un cuore che batte) tutto resta.

A proposito dell'autore

Martina, sempre la più piccola dell’annata ‘94, laureata LUISS in Giurisprudenza, si definiva ad otto anni “simpatica, anche se i miei fratelli dicono che parlo troppo. Sono una persona responsabile, riflessiva, apprensiva, equilibrata, e molto sensibile, ma soprattutto un po’ pettegola. Sono allegra, divertente e socievole, mi piace stare in compagnia per scherzare, giocare e raccontare barzellette.” Da allora le cose non sono cambiate: parla sempre tanto, pensa sempre troppo e rimane la solita rompi scatole.Va sempre di corsa, non sa stare ferma e forse mostra troppi denti quando sorride.Ama emozionarsi con le piccole cose e cerca in ogni momento un motivo per sorprendersi.E’ un’inguaribile romantica e a volte, a furia di stare con la testa fra le nuvole, rischia di cadere in qualche burrone, dal quale però, trova sempre la forza di rialzarsi!

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