Di Monica Salvatore


immagine articolo Monica aprileMigliaia i migranti che dall’inizio dell’anno hanno affrontato il viaggio di una vita, quello verso l’Europa, stipati in barconi fatiscenti e pescherecci troppo piccoli per contenerli tutti. Dall’inizio del 2015 sono morte più di 1.500 persone a cui dobbiamo aggiungere i 700 migranti morti affogati dell’ultima tragedia che ha avuto luogo nelle acque del Mediterraneo la notte di domenica 19 aprile.
Sembrano solo tanti numeri, che si sommano in un conto senza fine di vite perse e vite salvate, sullo sfondo della tragedia gli uomini, che affrontano questo viaggio senza la certezza di un futuro migliore di quello che avrebbero avuto in patria, ma con la speranza che qualcosa di meglio ci sia oltre il mare, oltre quei confini, oltre quei barconi.

Molti muoiono in mare, affogati, con le loro speranze e i loro sogni, vengono classificati solo come numeri, senza nome e senza identità, morti nelle acque gelide che avrebbero dovuto portarli verso un mondo e una vita migliore.

Per salvare queste persone, da un mare tanto bello quanto crudele a volte, dopo l’ennesima tragedia con la morte di più di 300 persona, l’Italia aveva organizzato nel 2013 l’operazione Mare Nostrum che aveva lo scopo di pattugliare le coste italiane e spingersi fino ai confini africani per operazioni di soccorso e di salvataggio ai migranti.

Mare Nostrum è stata una operazione della marina militare italiana che ha permesso di salvare più di 150.000 persone dalle acque del Mediterraneo, impiegando centinaia di mezzi e uomini per far fronte allo stato di emergenza umanitaria in cui si trovava la Sicilia, interessata da un eccezionale flusso di migranti. L’operazione della marina si è conclusa però ad ottobre 2014 con l’inizio dell’operazione Triton di Frontex( l’agenzia Europa per il controllo delle frontiere). L’operazione europea però ha uno scopo diverso da quella italiana, infatti si prefigge il solo controllo delle frontiere del mar Mediterraneo, senza alcuna volontà di soccorso e aiuto ai migranti, tranne che in casi di emergenza.

L’Italia quindi si è trovata nuovamente sola a dover affrontare il salvataggio di centinaia di persone che continuano a spingersi in mare, in un viaggio della speranza che forse definire odissea è riduttivo. Gli scafisti che portano in mare queste centinaia di vite sono senza scrupoli, chiedono di essere pagati fino a 10.000 euro a persona e con l’arrivo dell’estate sicuramente aumenteranno le loro attività, senza dare certezze, e spesso senza averne essi stessi, sull’esito positivo della traversata.

E l’Europa cosa fa di fronte alle tragedie che ormai si consumano quotidianamente nelle acque italiane? I politici di qualsiasi schieramento cosa hanno da dire? Di fronte all’ultima tragedia di oltre 700 morti nelle acque fredde del Mediterraneo cosa si può fare? Non ci sono abbastanza parole per descrivere il sentimento di impotenza di tutti di fronte a qualcosa di così grande da non riuscire più a controllare. Rabbia e dolore si alternano quando si sentono notizie di sbarchi e di morti in mare, talmente quotidiane ormai che solo una tragedia da 700 vite umane riesce finalmente a smuovere la coscienza degli italiani e soprattutto l’interesse dell’Europa? Molte sono le domande che ci si pone, ma le risposte, da parte di chi potrebbe fare qualcosa oggi, sono ancora troppo poche.

C’è bisogno di un impegno serio da parte dell’Europa per affrontare l’emergenza quotidiana dei migranti, Triton non basta più ( se mai sia bastato) a sorvegliare le coste e le frontiere europee, i mezzi impiegati sono pochi e si limitano ad operazioni di sorveglianza e non di soccorso e i soldi stanziati (circa 2,9 milioni di euro al mese) sono inferiori di due terzi rispetto a quelli stanziati per Mare Nostrum. L’Europa deve fare di più, impiegare più mezzi, più uomini e più soldi, deve raggruppare le forze degli stati membri delle zone del Mediterraneo, altrimenti le tragedie continueranno a succedere e noi continueremo a stupirci di come possano essere accadute, assistendo impotenti.

Non c’è più posto per il cordoglio ipocrita di chi avrebbe dovuto fare qualcosa, di chi è rimasto a guardare lavandosi le mani, di chi è rimasto a guardare senza agire, di chi non ha saputo prendere posizioni e decisioni scomode. Non c’è posto per nulla di fronte alla morte.

Ora c’è solo il silenzio.

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A proposito dell'autore

Monica Salvatore

Nata a Potenza nel 1992, studia giurisprudenza a Milano e spera un giorno di lavorare per organizzazioni non governative e riuscire a portare la pace nel mondo. Ama gli Stati Uniti e ci ha lasciato un po’ del suo cuore, ma si consola guardando serie tv americane. Adora il cibo e scoprire nuove cucine, è attratta dal mondo vegano e vegetariano, anche se non riesce a rinunciare ai piatti tipici della sua regione. La letteratura inglese e quella classica sono il suo rifugio dal mondo moderno.

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