“Negli anni 60 – 70 in Inghilterra nascevano i Genesis, i Pink Floyd, i Deep Purple… contemporaneamente in Italia nascevano… i Cugini di Campagna […] la domanda è…perchè?!”
Cit. Carmine Faraco – Comico

E’sordiva così nei suoi show il comico napoletano, evidenziando la scarsezza e la banalità di alcune delle storiche “hit made in Italy”.
Certo, posta cosi fa molto ridere, ma basta rifletterci giusto un po’ per rendersi conto di quanto la produzione musicale italiana di quegli anni abbia avuto lacune profonde e molte volte si sia trovata per niente al passo coi tempi.
Non è colpa nostra se molti tra i generi musicali più importanti non siano nati qui e le motivazioni sono anche di tipo storico, etnico e culturale.
Il rock, ad esempio, affonda le radici nel blues che a sua volta nasce dai canti degli schiavi nei campi dove coltivavano caffè o cotone. Si potrebbe dire quindi, che il rock sia un surrogato del caffè!
In Italia siamo però riusciti a prendere molto dai grandi gruppi rock e pop d’oltreoceano e lo facciamo ancora; le cover di grandi classici o canzoni meno conosciute, riproposte in lingua italiana, fanno parte ormai (e continuano a farlo) di una delle tradizioni della scena musicale italiana.
Basti pensare a gruppi come i Corvi con la cover “I Ain’t No Miracle Worker” dei The Brogues, o molti altri che ne hanno seguito l’esempio fino ai nostri giorni, riscontrando un esito decisamente negativo come accadde per Marco Masini e la sua versione di “Nothing Else Matters” dei Metallica. Anche l’immortale Vasco Rossi si è rivelato promotore di questa tradizione con “Gli Spari Sopra” (“Celebrate” – An Emotional Fish) e “Ad Ogni Costo” (“Creep” – Radiohead ), o Ligabue e la cover di “It’s the End of the World as We Know It (And I Feel Fine)” dei REM (“A che ora è la fine del mondo?”).

CANTAUTORATO

Poche realtà musicali prendevano piede quindi, ma una in particolare ha da sempre contraddistinto il modo di fare, scrivere e concepire la musica nel bel paese: il cantautorato, forse l’unica tradizione che col tempo ha mantenuto vita nuova, trasformandosi e adattandosi alle esigenze compositive delle nuove generazioni.
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Abbiamo avuto forse i più grandi cantautori al mondo ma anche band di livello (PFM per dirne una), ci basti pensare a Modugno, Battiato, Gaber, De Andrè, De Gregori e… e perdonatemi ma sono davvero così tanti che il solo cercare di citarli tutti trasformerebbe questo articolo in una smisurata lista di nomi.
Il cantautore italiano, cinico, romantico e quasi sempre impegnato a fare la sua rivoluzione con la chitarra in mano, è un ottimo spunto per affrontare la questione della scena musicale odierna in Italia.

LA NUOVA MUSICA ITALIANA

Ci tengo a precisare che il mio pensiero, in queste righe, si tiene ben alla larga dai talent televisivi e vuole offrire una panoramica veloce sulla situazione musicale FUORI dal grande schermo.
Nobraino
Nomi sempre nuovi e progetti interessanti di stravaganti cantautori e band che sperimentano cercando sempre la novità tra influenze punk, blues, cantautorali, folk, rock, indie
Ultimamente sto trovando davvero di tutto ascoltando cosa vien fuori dalla “porta sul retro della musica italiana” e la mia reazione a tutto ciò è un gran sorriso e la convinzione che nonostante i media e i talent- show facciano apparire il contrario, si può fare della buona musica senza per forza farla apparire in televisione.
Mi sembra giusto citare qualche nome: Management Del Dolore Post Operatorio, una gran bella scoperta e a mio avviso uno dei migliori gruppi sulla scena italiana; allo stesso modo Lo Stato Sociale, o il cantautore di Latina Calcutta… Come non citare I Cani e gli amatissimi/odiatissimi Nobraino? Ma anche Ministri e band ormai entrate nella storia della musica indipendente italiana come I Tre Allegri Ragazzi Morti, Verdena o Il Teatro Degli Orrori. Progetti solisti di membri di grandi band come Meg (ex 99 Posse) e Appino (Zen Circus). Anche qui la lista di nomi sarebbe sconfinata.

https://www.youtube.com/watch?v=NVi82wB1_Is%20
Dai centri sociali ai Festival indipendenti, dai piccoli ai grandi palchi, dalle location più assurde ai club fino ai teatri. Queste band, assieme ad un numero sconfinato di nomi ancora poco conosciuti rappresentano la nuova, o se vogliamo “l’altra” musica italiana, quella partita dal basso.
Una bella realtà, ancora forse in fase embrionale nonostante alcuni gruppi siano “operativi” da anni, ma la mia impressione dopo aver ascoltato molto di questa nuova linea fra rassegne musicali, club o semplicemente su YouTube, è che possiamo essere fieri di quello che è oggi il panorama musicale italiano.


Il mio consiglio (modesto, modestissimo) e l’intento di questo mio articolo è quello di stimolare la curiosità, di spegnere la tv, andare ai concerti, cercare sempre musica nuova (le vie del web sono infinite) soffermarsi sui testi delle canzoni, carpire la novità (se c’è).
Negli anni 60/70 in Italia la musica non era proprio un granché… di quella di oggi che ve ne pare?

 

 

A proposito dell'autore

Diego Cosentino

Nato nel 1990 e cresciuto a pane e rock’n’roll, aromatizzato con un pizzico di blues e insalata reggae.. alimenta la sua “prostituzione musicale” negli anni suonando con varie band e scrivendo canzoni fissando i tramonti sul mare di Diamante. Studia Comunicazione & Dams all’Università della Calabria. Ama il profumo della pioggia di fine estate, le canzoni in LA minore, Breaking Bad, i film francesi, le loro colonne sonore manouche e la scrittura dannata di Charles Bukowsky. Odia chi odia perchè infondo si sente un pò hippie anche se odia ammetterlo (ma una macchina del tempo che lo porti indietro negli anni ‘60 è il suo vero sogno), e parlare di se in terza persona che lo imbarazza molto.

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