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Secondo il Global Youth Development Index and Report del 2016, l’Australia è al terzo posto come meta preferita dai giovani per un’esperienza di viaggio che sia anche formativa dal punto di vista lavorativo. Per capire il perché di questa preferenza, abbiamo intervistato Nicoletta Foti, 25 anni e laureanda in Beni Culturali, che ha tratto il meglio dalla sua breve esperienza e saputo raccontarci le bellezze e le difficoltà che si incontrano nella Terra dei Canguri.

Raccontaci un po’. Per quanto tempo hai vissuto in Australia?

Ho vissuto in Australia per 6 mesi. Quattro mesi l’ho trascorsi a Melbourne (città che è stata nominata per cinque anni consecutivi “città più vivibile al mondo” secondo la speciale classifica stilata da The Economist) dove ho lavorato, i mesi restanti invece l’ho spesi viaggiando. Quest’ultima parte rimarrà sempre impressa nel mio cuore ed è infatti l’esperienza che mi ha insegnato e regalato tante emozioni mai conosciute fino ad allora. Come molti ragazzi che vivono l’esperienza australiana, ho viaggiato anche io all’interno di un Camperavan da Melbourne a Cairns. Di quel mezzo di trasporto ne ho fatto la mia casa dimenticando, anche se solo per un paio di mesi, tutte quelle comodità alle quali siamo abituati. Chilometri dopo chilometri ho scoperto posti indimenticabili e un po’ di me stessa, conoscendo una parte di me e una capacità di adattamento che probabilmente non avrei mai scoperto. L’esperienza lavorativa a Melbourne è stata sicuramente positiva, mi ha permesso di entrare in contatto con ambienti per me stimolanti e, cosa molto importante, mi ha dato la possibilità di mettere tranquillamente i soldi da parte per il viaggio. In Australia infatti hai l’opportunità di lavorare, viaggiare e imparare una lingua, per farlo basta semplicemente richiedere un visto specifico (il WHV è un visto australiano della durata di un anno che permette a chi lo possiede di lavorare in Australia legalmente). È possibile rinnovare il visto per un secondo anno se si rispettano alcune condizioni. L’intento di questo visto è quello di permettere ai giovani di diverse nazionalità di venire in Australia per viaggiare, scoprire il continente e pagarsi le spese lavorando.

Qual era il tuo impiego?

Lavoravo all’interno della State Library of Victoria. Principalmente la mia mansione era alla cassa, all’occorrenza davo una mano anche come cameriera. In più sono entrata in contatto con delle realtà artistiche indipendenti che organizzavano nei vari edifici della città delle esposizioni. Lavorare mi ha fatto guadagnare molto a settimana. Pur non “spaccandomi la schiena” la mia paga mensile era molto elevata, tanto da poter pagarmi l’affitto e soprattutto intraprendere un lungo viaggio.

Quando si parla di lavoro, quali sono le principali differenze tra Italia e Australia?

Dalla mia esperienza posso dire che ci sono molte differenze riguardo la vita lavorativa in Italia e all’estero.                              In Italia molti ragazzi non sono facilitati a costruirsi il lavoro che vogliono e spesso sono costretti a cambiare rotta o paese pur di trovarlo. Invece all’estero è molto più facile trovare un lavoro che non sia un compromesso e che possa darti la motivazione e aiutarti a realizzare quello che vuoi. Ad esempio in Australia vige la meritocrazia, se fai un buon lavoro vieni ripagato e se un giorno decidessi di ritornare da uno dei tuoi precedenti impieghi le porte per te saranno sempre aperte. Un fattore sociologico che influisce sul mondo lavorativo italiano è questo clima di insoddisfazione che incombe e che tutti, anche chi non si impegna, hanno convertito in luogo comune pericoloso e incoerente.

Cosa mi dici, invece, dello stile di vita? È molto diverso rispetto alla penisola?

La domanda principale a cui ho dovuto dare più e più volte una risposta è: sì, okay, ti pagavano molto, ma è tutto proporzionato alla qualità di vita, vero? La mia risposta è no, non proprio. Gli affitti che sono più alti di Roma ma meno di Milano, ad esempio. La spesa costa leggermente di più. Fondamentalmente i vizi si fanno pagare tanto, le sigarette costano, un drink costa più di 20 aud. Anche andare a cena fuori costa molto. Ma comunque con gli stipendi che ricevi puoi sicuramente condurre una vita di qualità.

E infine, ora che sei tornata, hai pensato se preferiresti ritornare o rimanere qui?

Ci ritornerei volentieri magari a rifare un’esperienza anche più lunga, ma a viverci per sempre no, non è il paese che preferisco ma sicuramente è un paese vivibilissimo che ti offre tante opportunità data la sua grandezza e ricchezza. è anche un paese pieno di contraddizioni, la gente a volte è molto superficiale o solo di passaggio, è un posto dove ti senti bene e al posto giusto ma non ti senti mai a casa proprio perché la cultura australiana vive di influenze e mescola molte culture diverse. L’unica forma di cultura australiana autentica è quella aborigena, ma si percepisce poco.

A proposito dell'autore

Chiara Allevato
Consigliere - Caporedattore

Nasce a Cosenza nel 1993. Laureata in Scienze Politiche, convive con una memoria straordinaria per fatti assolutamente irrilevanti. Ha un account attivo su ogni social, da brava millenial; perfino su musical.ly, ma quello proprio non lo sa usare.

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