Non ci facciamo più molto caso ma viviamo all’interno di un contesto sociale popolato da migliaia e migliaia di giovani i quali, a conclusione del lungo periodo d’istruzione scolastica, si ritrovano ad avere nulla tra le mani se non un foglio di carta chiamato diploma ed una miriade di incertezze su quello che sarà il proprio futuro nella comunità da cittadino e da lavoratore.

Il più delle volte ciò accade per colpa delle istituzioni scolastiche le quali, nonostante siano co-responsabili del processo educativo e formativo, finiscono per non dimostrarsi all’altezza nel portare a termine un unico ed indispensabile obiettivo: trasmettere tutte quelle competenze trasversali tali da insegnare a vivere, offrendo tutti gli strumenti per affrontare consapevolmente le durezze del mondo esterno.

Junior Achievement, esportando i suoi svariati progetti tecnologici ed innovativi all’interno delle scuole, offre un deciso supporto ai docenti oltreché agli studenti di tutte le età (a partire dai bambini di cinque anni fino ad arrivare agli adolescenti pronti a concludere il secondo ciclo d’istruzione). È stato grazie all’esperienza decennale in ambito socio-imprenditoriale di Miriam Cresta, CEO di JA Italia, che siamo riusciti ad assistere ad un’implementazione dei programmi didattici di economia, imprenditoria e finanza nelle scuole, così da garantire la crescita dell’ecosistema edu-imprenditoriale nazionale.

Miriam Cresta, Chief Executive Officer di JA Italia

Ho avuto il piacere, la fortuna e l’onore di poterla intervistare con il diretto scopo di scoprire tutte le caratteristiche e le novità introdotte nel nostro Paese da Junior Achievement Italia la quale, dal suo avvio ad oggi, ha raggiunto più di 350.000 studenti e coinvolto 5.600 volontari d’azienda.

  • Come è nata Ja Italia e qual è il suo obiettivo?

JA Italia è nata diciotto anni fa, siamo appena diventati maggiorenni. A quel tempo seguivo un differente progetto di responsabilità sociale d’impresa, intrapreso da un’azienda – “City” – che attualmente è uno dei principali sostenitori di JA Italia a livello internazionale. Sebbene nelle intenzioni di questa azienda vi fosse la volontà di investire in ambito di educazione, si trovò spiazzata nello scontrarsi con un una realtà, come quella Italiana, che ancora non era pronta.  

Dopo aver conosciuto i progetti sostenuti a livello globale da Junior Achievement, l’azienda per la quale collaboravo chiese il mio aiuto perché il suo modello venisse esportato in Italia. L’obiettivo era chiaro: eliminare le tante criticità presenti a partire dal tradizionale approccio frontale e poco partecipativo al quale, tuttora, molti insegnanti risultano ancorati.

  • Cosa devono fare le scuole per mettersi in contatto con JA Italia? In che modo l’associazione opera al loro interno?

Le scuole devono, molto semplicemente, iscriversi accedendo alla nostra piattaforma online e chiedendo di iscriversi ai progetti offerti, esistenti per ogni fascia scolastica: è sufficiente pertanto compilare una banalissima scheda di adesione.

I programmi sono assolutamente gratuiti per le scuole; la cosa più importante è che, nel momento in cui si decide di inserire la classe in un progetto di Junior Achievement, l’associazione offre, insieme ai contenuti, anche altri elementi: anzitutto formazione agli insegnanti in quanto, per attivare una didattica di tipo diverso è necessario che i docenti ne apprendano le caratteristiche; la messa a disposizione, per ogni classe, di un esperto di azienda, vale a dire un volontario il quale, in riferimento ai progetti più importanti di imprenditorialità presenti per le scuole superiori, viene definito “dream coach”.

Questa persona ha lo specifico compito di trasferire ai ragazzi la sua esperienza acquisita nei contesti aziendali, organizzativi, di imprenditorialità. Accanto alle competenze più tecniche, è importante anche occuparsi di potenziare quelle che sono le competenze sociali, utili per tutto il corso della vita.

  • Cosa è dovuto cambiare e come si è comportata JA Italia nel corso dell’ancora attuale emergenza sanitaria?

Non ti nascondo che, naturalmente, per chi come noi crede moltissimo nel project-working e nella metodologia esperienziale e dell’imparare facendo, il distanziamento e quindi la mancanza di fisicità rappresentino elementi assolutamente critici. In ogni caso, la fortuna di essere tecno-attivisti e di avere a disposizione dei progetti molto collaudati a livello internazionale ci ha permesso di aver reagito in tempo reale mediante l’applicazione di soluzioni che ci sono state offerte anche da colleghi provenienti dal resto dell’Europa e del mondo dove l’emergenza si manifesta con più forza. Sono seimila le persone che lavorano in giro per il mondo mantenendo attivi i progetti di Junior Achievement: ognuna di loro rappresenta per noi una risorsa preziosissima.

Per quanto riguarda JA Italia, la primissima cosa su cui ci siamo adoperati è stato potenziare le piattaforme digitali a nostra disposizione alle quali le scuole potevano accedere. Con cadenza settimanale, abbiamo organizzato ed attivato tantissimi workshop e webinar che solevamo definire “Coffe Break con gli insegnanti”.

Ogni settimana abbiamo incontrato i docenti assistendoli, passo dopo passo, nell’utilizzo dello strumento informatico. Successivamente, abbiamo fatto in modo che anche gli esperti di azienda entrassero in classe: per ottenere ciò, abbiamo abilitato una piattaforma denominata “Maratona dell’orientamento” nella quale, tramite una serie di incontri, masterclass e webinar siamo riusciti a coinvolgere contestualmente fino a 700 ragazzi. Agli studenti veniva offerta, quindi, l’opportunità di conoscere un nuovo mondo, quello imprenditoriale: collegandosi avevano, ad esempio, la possibilità di intervistare il responsabile produzione di Coca Cola piuttosto che la persona che segue tutti i progetti di Cyber Security.

Prima dell’emergenza sanitaria eravamo impegnati in tantissimi eventi sui territori e, grazie alla partecipazione attiva dei ragazzi intenti a sviluppare e presentare i propri progetti imprenditoriali, riempivamo piazze su piazze.

Al momento questa dimensione è venuta meno, anche se è stata prontamente sostituita da una startup, ideata da un giovane ragazzo siciliano, che prende il nome di CoderBlock. In poco meno di due settimane costui è riuscito a creare un ambiente virtuale all’interno del quale ogni studente, così come ogni persona dell’azienda, disponeva di un avatar per mezzo del quale si è data vita ad un’esperienza molto piacevole che ha accompagnato gli studenti sino al termine del relativo periodo di istruzione scolastico. Di questo siamo molto fieri in quanto la suddetta piattaforma è stata successivamente utilizzata dai nostri colleghi in Europa, così rappresentando un modello di riferimento.

  • Fra le offerte proposte per le scuole secondarie di secondo grado c’è “Imprese in azione”. Interessante la metodologia applicata, consistente nel tramutare il gruppo classe in una mini-impresa: cosa significa?

Questo è sicuramente il progetto più complesso di cui disponiamo nonché quello più diffuso in Europa: sono ottocentomila i ragazzi in Europa a seguire questo progetto, di cui sessantamila sono studenti italiani. Si tratta di una vera e propria palestra che permette, da un lato, di sviluppare le competenze trasversali, mentre dall’altro di entrare in azione con il mondo esterno oltreché con la dimensione internazionale. Ultimo, ma non ultimo, obiettivo l’integrazione ovvero l’inserimento nelle scuole superiori di talune discipline, come diritto ed economia.

Quel che si offre a tali ragazzi è la possibilità di terminare questo percorso avendo allenato le competenze trasversali (lavoro di gruppo, cooperazione, problem solving, rispetto delle scadenze) assieme a una dimensione appartenente alla componente innovativa e che fa uso della creatività – partire da un’idea per trasformarla in un prodotto concreto.

Tutto questo avviene attraverso un percorso, definito da una road map di riferimento, durante il quale trasformiamo la classe in una mini-impresa. Si tratta di un processo articolato su più passaggi: inizialmente vi è una fase creativa durante la quale i ragazzi devono ragionare su un prodotto o servizio che possa rispondere ad un bisogno della comunità (scolastica, territoriale, regione, nazionale o globale); il passaggio successivo consiste nel creare le condizioni perché questa idea possa trasformarsi in qualcosa di concreto.

Tutto avviene quindi a piccoli step: i ragazzi si danno l’organizzazione e si dividono i ruoli; verificano la fattibilità del prodotto\servizio domandandosi pertanto cosa debbano fare per riuscire a produrlo correttamente; a ciò segue la presentazione al pubblico della loro mini-impresa e dei risultati raggiunti; ultima fase è la vendita.

  • Quali sono i limiti dell’alternanza scuola-lavoro?

Beh, credo che il limite fondamentale sia di aver inserito l’alternanza scuola-lavoro all’interno di un contesto, come quello italiano, dove la scuola e il mondo dell’impresa non vivono un dialogo collaudato e continuativo, se non in alcuni specifici contesti territoriali.

Un altro elemento critico è stato l’introduzione di un numero, forse eccessivo, di ore non soltanto negli istituti tecnici, che già da quindici anni impiegano l’alternanza, ma anche nei licei, il cui contesto prevalente è dato da uno studio più concettuale e teorico più che di carattere pratico o esperienziale. Nonostante ciò, credo che per cambiare e migliorare la cultura occorra talvolta innestare percorsi innovativi e rivoluzionari di tal natura.

Un ulteriore elemento critico è dato dall’aver applicato, nell’alternanza scuola-lavoro, il modello duale tedesco laddove si prevede che i ragazzi che decidano di fare un’esperienza di avvicinamento al mondo dell’impresa debbano necessariamente andare in azienda e svolgere un tirocinio.

Se, tuttavia, consideriamo i modelli italiani di piccole e medie imprese, è chiaro che questo schema risulti disfunzionale: laddove infatti vi sono imprese con non più di 10-11 addetti, è evidente la difficoltà, da parte degli imprenditori, nell’avviare una relazione con la scuola e nell’avviare un percorso interno per lo studente: si tratta di una dinamica troppo complessa specie per una piccola impresa.

A proposito dell'autore

Oscar Lico

ventotto anni, nato e tuttora residente a Vibo Valentia, nella sua amata Calabria. Laureato in Giurisprudenza, dopo una gratificante esperienza lavorativa nella Procura della sua città, sta proseguendo gli studi per ambire al massimo ottenibile: il ruolo da magistrato. Le sue due più forti passioni sono il canto e la scrittura. Proprio quest'ultimo amore lo spinse a scrivere un libro che attualmente è in campagna crowdfunding.

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