Il sesso ai tempi del coronavirus

Gli amori a distanza e la tecnologia

William Shakespeare in quarantena per la peste scrisse Re Lear, ma è anche vero che non possedeva tutti i mezzi di intrattenimento di cui disponiamo noi adesso e se è vero che come non mai il digitale ci sta aiutando a condividere le nostre esperienze e riducendo le distanze, rimaniamo corpo e carne ed è dura rinunciare all’istinto più forte dopo il dormire e il mangiare.

Per la nostra sicurezza e la nostra salute è stato dichiarato fin da subito: “Nessun contatto”.

Se vale per gli abbracci, figuriamoci per gli incontri amorosi. Il centro AISPS sessuologia di Roma afferma che il Coronavirus è un virus respiratorio, per cui sappiamo per certo che il contagio avviene primariamente attraverso la saliva e in particolare attraverso le goccioline che vengono espulse attraverso il respiro delle persone infette, la tosse e gli starnuti. La trasmissione avviene, quindi, attraverso il bacio e la prossimità corporea, certamente inevitabile in un rapporto sessuale.

La limitazione dei contatti sociali, necessaria alla prevenzione del contagio, implica a maggior ragione l’astensione da rapporti sessuali occasionali e l’intimità fisica in nuovi incontri e conoscenze.

Questo cosa ha comportato?

Dall’inizio della quarantena, che ormai dura da più di una settimana in tutta la Penisola e dieci giorni almeno per le regioni del nord dichiarate subito zona rossa, i numeri riportati dallo studio della AvantGrade, società di web marketing, parlano di una diminuzione dell’uso delle app di incontri e un aumento delle ricerche di app di web meeting, utili per lunghe chiacchiere a distanza, ma soprattutto per lo smart working.

Come riportato da Leggo, sono aumentate del cinque mila per cento le ricerche di applicazioni come Skype e Zoom e del quattro cento cinquanta per Meet Hangout, a riprova che questo isolamento è stato preso molto sul serio. Le coppie sposate e/o conviventi potrebbero mettere a dura prova il loro rapporto, specie se la fase di luna di miele è terminata da tempo e specie se viene ormai azzerata la distanza tra casa e lavoro, comportando un notevole aumento dello stress giornaliero oltre che del carico lavorativo.

Sembra, infatti, che nonostante il lavoro da remoto sia stato concesso a molte aziende e professionisti, la mancanza di una routine impedisca di separare i due “mondi”, finendo per rendere impossibile trovare un momento di decompressione tra vita lavorativa e privata che permetta di vivere con serenità la seconda. Tuttavia, se l’organizzazione familiare è efficiente, si ha la possibilità di coltivare il proprio rapporto e perfino di migliorarlo.

Cambia la storia, invece, per le altre relazioni. Questa necessità di vivere gli “amori a distanza” ha inevitabilmente portato a episodi esilaranti che sono stati prontamente riportati sui social: ragazze che dopo mesi di ricerche hanno trovato il ragazzo perfetto, salvo poterci uscire solo due volte prima di dovergli dire addio fino al termine della quarantena, non conviventi chiusi in case diverse che possono incontrarsi solo al supermercato- e solo mantenendo un metro di distanza l’uno dall’altro- amanti che non possono contattarsi, single che possono solo ripromettersi di uscire più spesso dopo l’isolamento forzato, o approfittare della situazione per “riscoprire” se stessi con l’autoerotismo.

Episodi in cui a farla da padrone è la tecnologia e le aziende che facilitano la comunicazione a distanza: tra le offerte previste per gli italiani in quarantena spicca la proposta di Pornhub, che regalando tre mesi di abbonamento premium ci ha reso il popolo d’Occidente più invidiato al mondo.

Viene registrato un notevole aumento delle iscrizioni alle applicazioni di messaggistica istantanea che permettono la cancellazione immediata dei messaggi (Telegram e Snapchat), a riprova che in mancanza del contatto fisico in molti stiano provando- o intensificando- il sexting, ossia la pratica di inviare messaggi e fotografie con contenuto sessuale esplicito.

Soprattutto in vista della sua diffusione, però, è bene essere prudenti e tutelarsi. Sono, infatti aumentati i casi di revenge porn e sono molti gli accorgimenti che possono proteggere la nostra privacy: è necessario concordare col partner da subito e prima di iniziare i termini dello scambio, cosa ci mette a disagio e che tipo di materiale si vuole ricevere, la piattaforma in cui sentirsi e richiedere esplicitamente che il materiale non venga diffuso.

Questo perché, nel caso spiacevole in cui comincino a girare foto e video legate alla propria persona- azione per cui è perseguibile e responsabile sempre chi diffonde, mai la vittima– si può denunciare il reato alle autorità.

In questo periodo si parla molto di sicurezza, ma si rende quantomai necessario ripetere anche che non c’è sesso se non è sesso sicuro, sia che riguardi lo scambio di fluidi corporei sia lo scambio di immagini esplicite nelle chat.


Pubblicato su Il Quotidiano del Sud- l’Altravoce dei Ventenni il 16 marzo 2020