Dal 6 ottobre è tornato in onda su Real Time una tra le trasmissioni più discusse e per certi versi contestate del piccolo schermo: “Matrimonio a prima vista Italia”, giunto quest’anno alla quinta edizione (la seconda per la rete di Discovery, dopo le prime tre per Sky Uno). 

Il programma si basa su un format ormai consolidato a livello internazionale: un team di esperti esamina i profili personali dei candidati e cerca di trovare, per ciascuno, l’anima gemella. Dopo una serie di colloqui e di scremature, gli esperti selezionano le tre coppie con il maggior grado di affinità, che dovranno sposarsi “al buio”, senza conoscersi.

I concorrenti di ciascuna coppia si incontreranno infatti per la prima volta il giorno del proprio matrimonio, organizzato con l’intervento della produzione. La trasmissione li seguirà durante il lieto giorno, il viaggio di nozze e le prime settimane di unione matrimoniale. Alla fine, gli esperti incontreranno le coppie per valutare le impressioni dei partecipanti e verificare se intendono proseguire nella relazione.

Bisogna specificare che – a quanto si apprende dalla stampa – il matrimonio “a prima vista” tra i concorrenti abbinati dagli esperti non è affatto una messinscena: si tratta di una celebrazione legalmente valida a tutti gli effetti. Sicché le coppie che decidono di non proseguire saranno costrette a divorziare, nelle forme e con i tempi dell’ordinamento. 

Si tratta quindi di un reality davvero molto “real” e certamente fuori dall’ordinario. Normalmente, infatti, i concorrenti dei reality vengono trasferiti in una realtà artificiale per la sola durata del programma (una casa, un’isola, una fattoria), ma alla fine delle riprese tornano beatamente alle proprie vite. La differenza, con Matrimonio a prima vista, è che l’esperimento antropologico degli esperti cambia proprio la vita dei concorrenti, se tutto va bene per sempre.

Veniamo alla quinta edizione appena iniziata. Ancora una volta, gli esperti incaricati di formare le coppie sono il sociologo Mario Abis, la sessuologa Nada Loffredi e lo psicoterapeuta Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma. Rispetto agli anni passati, questa edizione ha irrimediabilmente subito gli effetti dell’emergenza sanitaria, che ha obbligato la produzione a ripensare le modalità organizzative dell’esperimento. 

Anzitutto, una tra le future spose scelte dagli esperti lavorava in ambito sanitario e ha – giustamente – rinunciato all’esperimento. La coppia è stata quindi sostituita in corsa.

A un certo punto, le riprese sono state messe in stand by per l’impossibilità di celebrare i matrimoni, superata nella fase due dell’emergenza. I matrimoni si sono quindi tenuti alla fine, seppur in una inedita versione naif: all’aperto, alla presenza dei soli testimoni, senza invitati e sfarzi particolari. 

Potrebbe pensarsi che questa diversa modalità organizzativa abbia penalizzato la riuscita del programma, dato che l’evento nodale, più seguito dagli spettatori, è proprio la celebrazione del matrimonio. L’interesse del pubblico, concentrato sulla cerimonia, le impressioni dei parenti, il banchetto nuziale, ha dovuto quest’anno fare i conti con l’epidemia, che ha costretto tutti a ripensare la socialità sotto tanti punti di vista. 

Ebbene, il risultato è stato comunque gradevole. La celebrazione è stata più intima, vissuta, emozionale. Sono state sfrondate dall’evento nuziale tutte quelle sovrastrutture pompose e spettacolari che normalmente attirano l’attenzione, distogliendola dagli sposi. Per la prima volta, le coppie sono quindi state al centro assoluto dei riflettori, senza fronzoli.

Si tratta di tre coppie davvero interessanti. Luca, un ragazzo che ha vissuto esperienze difficili in passato, è stato associato a Giorgia, insegnante di educazione fisica che afferma di non aver mai provato il vero amore. La coppia per ora funziona: i due si piacciono e stanno vivendo al meglio l’esperienza. Ne siamo felici perché entrambi suscitano empatia nel pubblico.

Nicole, una esuberante contabile, è stata associata ad Andrea, un ristoratore pesarese non troppo soddisfatto – almeno all’inizio – dell’esperimento. Nicole migliora però di puntata in puntata e sta diventando una compagna interessante, simpatica e coinvolgente. 

Sitara, cassiera romana, e Gianluca, concept artist, sono la coppia più esplosiva. Già all’inizio, hanno avuto qualche piccolo attrito. Eppure, rispetto alle altre coppie – la prima un po’ tanto “rose e fiori”, la seconda troppo “sì, ma” – sono l’unione più energica e vitale. 

Quest’anno sembrano quindi quindi esserci tutte le carte in regola per il buon esito della trasmissione e dell’esperimento. 

Sulla riuscita del programma pesa però un’eredità scomoda: l’insuccesso delle precedenti edizioni, le cui coppie si sono (quasi) tutte irrimediabilmente disciolte. Basti pensare al pessimo debutto della prima stagione, in cui tutte le coppie decisero di divorziare già alla fine del programma, esperienza ripetutasi nella terza edizione. Nella quarta una sola coppia accettò di continuare l’esperienza dopo la fine della trasmissione, ma divorziò nei primi  sei mesi. Soltanto nella seconda edizione ben due coppie risultarono superstiti al programma e una, per quanto risulta, è rimasta integra. Ad oggi, soltanto quest’ultima coppia sembra aver avuto coronato il sogno d’amore per un tempo ragionevole, su dodici.

È quindi abbastanza evidente che le complesse indagini scientifiche degli esperti, purtroppo, hanno trovato un limite nelle imprevedibili vicende amorose degli sposi a prima vista, quasi sempre senza lieto fine. Questo insuccesso dimostra probabilmente che è davvero difficile determinare e prevedere i sentimenti (e in particolare l’amore) attraverso calcoli e “abbinamenti” basati su studi scientifici. 

Su questo stesso argomento, di recente, si è cimentata la bella puntata di “Black Mirror” intitolata “Hang the dj”, ambientata in un mondo in cui ogni decisione è presa sulla base di calcoli e test svolti con un algoritmo, anche le decisioni sulla scelta dell’anima gemella. L’episodio si conclude con una grande lezione: la persona giusta è quella per la quale si è disposti a rinunciare a calcoli, test, previsioni, perfino alla perfezione, per “andare oltre”.

Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dell’Italia di lunedì 19/10/2020

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Caporedattore Pillole di Diritto

Davide Gambetta è Ph.D. Researcher in Scienze Giuridiche e Politiche a Roma. Si è abilitato alla professione di avvocato presso la Corte d’Appello capitolina, dopo esperienze da giudice arbitro in un tribunale arbitrale e da redattore in varie riviste giuridiche. È autore di un volume in materia di istruzione probatoria in arbitrato, di oltre cinquanta articoli in materia giuridica, nonché di un editoriale in lingua inglese per la NEU – Newsletter for the European Union. Oggi si interessa di diritto amministrativo e in particolare di ottimizzazione dei procedimenti amministrativi, di decision making pubblico, di forme consensuali per l'esercizio dell’azione amministrativa e di sussidiarietà orizzontale, collaborando anche con un’Amministrazione locale in materia di valorizzazione e tutela giuridica di beni culturali di carattere etnologico.

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