L’ultima volta che i francesi avevano battuto i tedeschi (allora Germania Ovest) in un torneo, fu nel 1958, nella gelida città portuale di Göteborg. Allora, a rendere spettacolare la partita, fu Just Fontaine, attaccante franco-marocchino, molto più “leone berbero”, che “galletto tricolore”.

L’altra sera, invece, ci ha pensato un altro che con la Francia ha poco a che fare: Antoine Griezmann, il piccolo diavolo. Nato nella Borgogna, discendente di Amaro Lopes -pioniere del Paços de Ferreira, storica squadra portoghese- ed emigrato in Spagna. Non è un bambino prodigio, pare sia destinato a far parte di quella massa indistinguibile di ragazzini che provano, senza fortuna, a entrare nel mondo del pallone. Troppo gracile, troppo timido. Il provino con il Montpellier, forse, è la sua ultima possibilità. E’ così. Ma a beneficiarne non sono i francesi, ma dei baschi, osservatori della Real Sociedad, società di San Sebastian. Hanno visto qualcosa in più in quel ragazzo piccolo, ma rapido, debole, ma tenace.

I baschi, gente dura e facilmente suscettibile, decidono di portarselo in patria. I francesi dello staff lo prendono in cura: vive con loro, può imparare lo spagnolo con calma, studia appena oltre confine, a Bayonne. Investono molto tempo, ma sanno che, prima o poi, Antoine saprà ripagarli. Giovanili, primavera e, infine, prima squadra. Duecentodue presenze, cinquantadue goal e un assegno di trenta milioni. L’assegno è firmato “Atletico Madrid”, club famoso per i suoi attaccanti: Baltazar, Manolo, Vieri, Torres, Forlan, Aguero, Falcao, Diego Costa e, appunto, Antoine Griezmann.

Arriva anche la Nazionale. Didier Deschamps lo vuole nella sua nuova Francia, che deve ripartire dai disastri di Domenech e Blanc. E’ la punta di diamante della formazione pirenaica a questi Europei. Si arriva alla semifinale Francia-Germania, nel caotico e passionale stadio di Marsiglia. Rigore per la Francia, batte Griezmann. Insacca, spiazzando completamente Neuer. Mentre la folla esplode in un boato, Antoine urla a pieni polmoni: “Vamos!”, il grido di esultanza spagnolo. Esulterà una seconda volta, con un tocco da rapinatore d’area.

Ha sulle spalle una responsabilità enorme: essere determinante nella finale di un Europeo, giocato in casa, al cospetto di Cristiano Ronaldo. Francia contro Portogallo, un derby per il sangue di Griezmann.

Curioso come, nella situazione politica europea attuale, dove le fazioni nazionaliste stanno crescendo a vista d’occhio, il Campionato Europeo stia avendo come protagonista un piccolo francese, di origini portoghesi, che parla e pensa in spagnolo. Per un attimo pure i nazionalisti chiudono gli occhi. Al diavolo la purezza, al diavolo il populismo, al diavolo l’euroscetticismo. Tieniamoci stretto il nostro petit diable, Antoine Griezmann, l’europeo che non conosce confini.

Antoine Griezmann

Antoine Griezmann

A proposito dell'autore

Paolo Claudio Ratti

Nato a Torino, cresciuto ammirando personaggi sportivi e le loro imprese: il pirata Pantani a Courchevel, il “fallo” di Iuliano su Ronaldo o il sorpasso sul “cavatappi” del Dottor Rossi, solo per citarne alcuni. E’ un buongustaio, nonostante non sappia cucinare; ama i film impegnati, eppure non disdegna i peggiori B-Movies statunitensi; si considera un poliglotta: parla, infatti, correttamente, Italiano e Piemontese; i paradossi, come si sarà capito, sono il suo forte. Il suo motto: “Be careful of the cat. Don’t say you have the cat in the sack when you don’t have the cat in the sack”

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