I tre goal del Sassuolo all’ Athletic bilbao vanno oltre al semplice risultato. Il “Lirola-Defrel-Politano” non è un tabellino marcatori qualunque. Dietro questa partita c’è molto di più, c’è una storia, sarebbe sbagliato chiamarla “favola”, nel suo pieno svolgimento.
Partiamo dall’inizio. Giorgio Squinzi, imprenditore lombardo dai modi molto schietti rileva la societá calcistica di Sassuolo. È un acquisto voluto dal fiuto. Si dice spesso “nel calcio o si fanno i risultati o si fanno i soldi”. Non questa volta, non con Squinzi. Le due cose posso essere coniugate.

Si parte dal basso, come la societá di famiglia, la Mapei. Serie C2 per quattro anni, prima della promozione. Ma il Sassuolo sogna e va di fretta: promozione in B dopo due anni. Alla guida della squadra c’è Allegri, non uno qualunque. Stagioni altanelanti, il timone cambia spesso padrone. Fino al 2012, quando arriva Eusebio Di Francesco, anche lui in cerca di riscatto. La promozione in Serie A arriva al primo colpo. La festa è grande nel comune che non ama troppo i riflettori.

La prima stagione è con i brividi. Di Francesco va via e poi ritorna, un miracolo riesce a tenere il Sasòl nella massima serie. Il calcio dei neroverdi è un calcio di provincia. È vero, Di Francesco è allievo del sempre eversivo Zeman, ma i punti faticano ad arrivare. Urgono cambiamenti: italiani, giovani e motivati. Uno spot sentito troppe volte per essere preso sul serio. Invece Squinzi mantiene la parola. Berardi, Zaza, Sansone, Trotta, Falcinelli, Consigli, Ariaudo, Antei, Mazzitelli, Sensi e molti altri. Scartati dalle grandi squadre, provenienti dalle serie minori, prestiti. Non importa, il mantra rimane lo stesso: giovani, italiani e motivati.

Giorgio Squinzi, proprietario del Sassuolo

Giorgio Squinzi

Arrivano anche degli stranieri, certo. Non si tratta di autarchia, ma di uno zoccolo italiano che non abbia bisogno di tante parole per giocare. Quello neroverde è uno spogliatoio egualitario. Si gioca insieme, nessuno prevale sugli altri. Due sono i ruoli che fanno da eccezione: il capitano Magnanelli, al Sassuolo dal 2005, dalla C2 all’Europa sempre da protagonista, l’italiano piú motivato; il primus inter pares, Berardi, il giovane italiano con piú talento.

Di Francesco parla poco, a tratti anche in modo antipatico e arrogante. Gli piace giocarsela apertamente, senza troppi alibi. È rimasto al Sassuolo, nonostante diverse occasioni per fare la valigia. Voleva costruire qualcosa di significativo. Ci è riuscito, oggi il Sassuolo è una delle migliori dieci del nostro campionato. Ed è destinato a migliorarsi ancora.

Dicevo, all’inizio, di non chiamarla favola, qui è tutto reale. Non chiamiamola neanche avventura, tutto questo non durerá come una folle notte in discoteca. Il 3-0 al Bilbao è un segno. Anzi, il segno, quello che i tifosi e Squinzi aspettavano da tanto tempo. A Sassuolo non si gioca piú da provinciale, ma da europea. Giovani, italiani e motivati. Chapeau.

A proposito dell'autore

Paolo Claudio Ratti

Nato a Torino, cresciuto ammirando personaggi sportivi e le loro imprese: il pirata Pantani a Courchevel, il “fallo” di Iuliano su Ronaldo o il sorpasso sul “cavatappi” del Dottor Rossi, solo per citarne alcuni. E’ un buongustaio, nonostante non sappia cucinare; ama i film impegnati, eppure non disdegna i peggiori B-Movies statunitensi; si considera un poliglotta: parla, infatti, correttamente, Italiano e Piemontese; i paradossi, come si sarà capito, sono il suo forte. Il suo motto: “Be careful of the cat. Don’t say you have the cat in the sack when you don’t have the cat in the sack”

Post correlati