Non so se vi siate mai soffermati ad ammirare ciò che vi circonda. Tante volte non riusciamo ad alzare lo sguardo dal nostro smartphone, dalla nostra fretta, dal fissare le punte dei nostri piedi e ci perdiamo le grandi bellezze in cui potremmo regolarmente imbatterci, se solo facessimo un po’ di attenzione. Così nasce questo incontro con GAIA, una nuova ed elegante realtà cosentina, risultato di un vento di cambiamento che questa città in crescita dovrebbe sempre più abbracciare fortemente.

GAIA, Galleria Arte Indipendente Autogestita, è il frutto di un grande sforzo effettuato da chi di arte e ricerca ha riempito i propri studi ed ogni minuto della sua vita. Nel bel gruppo di persone che ne fanno parte, Maddalena Santostefano, guida turistica e archeologa, ha risposto alle mie domande, mostrando quell’entusiasmo che solo chi mette il cuore in ciò che fa, può realmente condividere.

“Come nasce GAIA?”

“Gaia nasce dall’idea collettiva di creare uno spazio che si occupasse di arte, bellezza e di cura all’interno del centro storico di Cosenza”.

Quella bellezza che spesso non riusciamo a vedere, infatti, viene meticolosamente riportata nelle mura di Palazzo Cosentini, “Casa di quartiere” con scopo abitativo, in via Galeazzo di Tarsia 22, nel pieno centro storico di Cosenza, luogo in cui GAIA trova dimora, tra palazzi antichi e realtà quotidiane che sembrano essere lontane dal trambusto giornaliero di automobili e traffico costante.

“Ci siamo sempre chiesti quale poteva essere il nostro contributo in termini sociali”. Un bisogno che questo gruppo di professionisti ha elevato ad obiettivo da raggiungere in questo territorio così bello ed allo stesso tempo difficile. Dare il proprio contributo per la crescita di questo centro storico è elemento chiave di crescita, poiché la “cura che il concetto di arte presuppone, è il giusto punto da cui partire”.

GAIA presuppone un’apertura, una di quelle che permette di sentirsi accolti e avvolti da un’atmosfera unica nel suo genere, tra chi rende artistica la propria vita e chi, con curiosità, si approccia per la prima volta a questo mondo. “Cerchiamo di creare uno spazio di arte pubblica e fruibile a tutti”, perché è questo il valore dell’arte: arricchire.

“Secondo la tua opinione, il territorio cosentino è meritevole di un progetto del genere?

“Il nostro territorio merita tutto il nostro sforzo”, incalza con sicurezza. Si intravede chiaramente quella voglia di richiamare l’attenzione e aumentare il bacino di partecipazione; già dopo poco tempo “tantissime persone ci hanno chiesto di collaborare, di creare azioni collettive che riguardano l’arte e tanto altro. Proprio questo ci fa pensare che siamo sulla strada giusta”. Il centro storico se lo augura fortemente.

“Ma GAIA da che idea nasce? Cosa stavate cercando? Ed ora, cosa state cercando?”

“Gaia è un tentativo di riportare persone e artisti a frequentare il centro della città antica”.

Riempire. Riportare. Ri-conoscere, un paese pieno di storia e cultura, ma non profondamente apprezzato. C’è impegno nel tono di Maddalena.

Mi spingo oltre, cercando di conoscere sempre più a fondo questa realtà in crescita: “Quali sono gli obiettivi del progetto? Solitamente sono ciò che spingono e aumentano la passione..”

“Il progetto ha come obiettivo quello di avvicinare l’arte alle persone, attraverso diversi strumenti. Quelli da noi proposti fin’ora, riguardano due mostre permanenti che sono il risultato di due processi partecipati di costruzione”. L’arte si muove. Questo sforzo deve essere ricambiato dal nostro interesse, dalla voglia di migliorare questa zona della città bruzia e dalla voglia di migliorarsi, attraverso ciò che l’arte stessa muove dentro noi.

Due, infatti, sono le mostre permanenti, risultato di processi di costruzione. La prima mostra è pensata per i bambini e si chiama “Giochi di Luce”, un laboratorio di fotografia innovativa, guidato da Diego Mazzei, che permette la partecipazione attiva dei ragazzi e un nuovo metodo di apprendimento, che collega le capacità visive e sensoriali. Diviene perciò modo per “coinvolgere i più piccoli avvicinandoli all’espressione artistica dell’immagine”.

Seconda mostra permanente in GAIA, prende il nome di “Archeologia del Presente”; quest’ultima, utilizza il metodo archeologico, ma documentando oggetti della vita quotidiana, che vogliono “raccontarci le piccole storie della parte più antica della città”.

Due metodi effettivi, efficaci e soprattutto efficienti per la crescita di una parte del territorio che spesso viene dimenticata, pur presentando degli elementi unici nel suo genere e di grandissima bellezza.

Ma non finisce qui, perché vi sono anche delle esposizioni temporanee, tra cui troviamo: “Dimore di Memorie”, in cui Giuseppe Apollonio riprende la sua ricerca iniziata anni fa nella capitale e riporta nel nostro presente la combinazione tra “il vissuto e la percezione dei luoghi”; Stanza 408, di Giacomo Greco, invece, mostra l’emergenza abitativa nel territorio e prende il nome dal numero della stanza di albergo dove l’artista stesso ha alloggiato per 4 mesi per provare sulla sua pelle le condizioni di disagio che si vivono nelle occupazioni della città di Cosenza.

Infine, ma reputo sia la domanda fondamentale: “ho visto che ci sono vari eventi in programma! Come conoscerli e di cosa si tratta?”;

“La nostra pagina Facebook la utilizziamo proprio per i nostri eventi”. Con semplicità, perciò, con un click, abbiamo la possibilità di curiosare sugli eventi, le realtà e le iniziative di un progetto nuovo e di crescita, che ci permetterà di vivere l’arte in maniera innovativa, ma ad un passo da casa. GAIA rimane una realtà su cui investire, con la promessa che il nostro territorio possa essere fertile e che possa fruttare nuova arte e nuova bellezza.

Come dice lo stesso Manifesto:

“GAIA vede che l’arte vive in mezzo alla gente, tra le case, nelle piccole stanze e a volte è troppo solitaria. Vorremmo, invece, che l’arte fosse condivisa, vista, toccata, annusata, ascoltata, maneggiata”.

Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei ventenni di lunedì 6 gennaio 2020

A proposito dell'autore

Luigi Sprovieri

Un ragazzo quasi trentenne, dal sapore adolescenziale ed una vita piena di sogni e immaginazione. Concretezza ritrovata negli studi in legge, ma stemperati dalla voglia di esplorare il mondo del marketing e dei social media. Instagram addicted, produttore convulsivo di storie, grande ascoltatore ma ancor di più, grande parlatore. Cresciuto a libri classici e America's Next Top Model, appassionato di Harry Potter e fan sfegatato dei consigli della Volpe del Piccolo Principe. È un mix tra sarcasmo e serietà, tanto da non essere sicuri di quello che stia succedendo. Ha studiato e lavorato negli Stati Uniti e sottolinea, sempre, che non vedeva l'ora di tornare in Italia.

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