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Decido di andare al primo evento organizzato da queste associazioni studentesche. Si chiama “Speed friend”, una sorta di speed date americano, ma con l’obiettivo di stringere l’amicizia, piuttosto che trovare un partner sessuale o uno psicopatico che a cinquant’anni vive ancora con la madre.

Entro nel locale e mi dirigo subito verso il bancone. Non so cosa mi potrebbe riservare la serata e l’alcol, quasi sempre, è la migliore soluzione per camminare a passo, quasi sempre, sicuro verso l’ignoto.

La birra annacquata

Una birra media costa due euro. La Barcellona che mi piace, penso subito. Senonché, al primo sorso, mi accorgo che il livello di annacquamento è tale da non farmi neanche provare l’ebbrezza del sapore amarognolo del luppolo.

L’attività inizia e, ogni quattro minuti, io e la mia birra annacquata dobbiamo cambiare posto. Passano le birre e passano anche i ragazzi e le ragazze che, mano a mano, conosco. Una vera e propria babele, in cui l’alcol ben presto inizia a dettare l’inquinamento acustico e il livello delle risate sguaiate.

La Babele

Colombiane, cilene, finlandesi, olandesi, inglesi contrari alla Brexit, inglesi favorevoli alla Brexit (lo sapete che siete in Erasmus, progetto finanziato dall’Unione Europea, vero?), belgi che parlano italiano e italiani che parlano cinese, tedeschi che parlano solo tedesco e una russa che vive in Germania, parla spagnolo, ma ragiona come un’abruzzese, un croato che rimpiange Tito e un certo Salvatore che vive a Roma, ma ha l’accento trevigiano.

Inizio ad avere giramenti di testa.

Poi si presenta lui: etnia asiatica, alto, probabilmente di origine nipponica. Si chiama Ping ed è tedesco, di Monaco. Beve vino rosso e si vergogna a dire che segue il calcio, perché ritiene un banale cliché un tedesco che tifa calcio. Ricapitolando: hai gli occhi a mandorla, sei tedesco, ti chiami Ping, bevi vino rosso e ti preoccupi di dire che segui il calcio? Ti prego dimmi che è la mia quinta birra annacquata a farmi capire male.

Invece no, avevo capito tutto bene. Mi guardo attorno e, mentre mi approprio dell’ennesima acqua al sapore di birra, ripenso alle parole di Clooney in “Tra le nuvole”:

“Sono come mia madre: uso gli stereotipi, si fa prima”.

A proposito dell'autore

Paolo Claudio Ratti

Nato a Torino, cresciuto ammirando personaggi sportivi e le loro imprese: il pirata Pantani a Courchevel, il “fallo” di Iuliano su Ronaldo o il sorpasso sul “cavatappi” del Dottor Rossi, solo per citarne alcuni. E’ un buongustaio, nonostante non sappia cucinare; ama i film impegnati, eppure non disdegna i peggiori B-Movies statunitensi; si considera un poliglotta: parla, infatti, correttamente, Italiano e Piemontese; i paradossi, come si sarà capito, sono il suo forte. Il suo motto: “Be careful of the cat. Don’t say you have the cat in the sack when you don’t have the cat in the sack”

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