Roma – 18 Gennaio. Via Cola di Rienzo è secca, alle 22:00, fredda come poche volte. Sembra cerchi di riscaldarsi con le nuvolette di vapore di chi parla e le luci sparse, invano.

“Entriamo da qualche parte?” le chiedo. “No, camminiamo. Almeno vediamo un po’ di gente” risponde.

Perché esiste, ho pensato, una certa natura di alcune persone che, anche contro il freddo, trova piacere nell’essere sociale, in tutti i sensi. E non ne fui sorpreso.

Francesca Romana Taddeucci, per tutti “Chichi”, è una ventenne romana che ha fatto della sua passione un lavoro. Sono quattro anni, infatti, che gestisce la parte Social di uno dei format televisivi più seguiti degli ultimi anni: X-factor Italia, curando Instagram e, recentemente, Snapchat.

Ma non è stato facile, dice.

Tutto inizia 4 anni fa – racconta – quando per la prima volta mi sono iscritta ad Instagram. Mi piaceva, era diretto, senza fronzoli inutili e tante parole. Solo foto e descrizioni, occasioni di catturare un momento anche insignificante della propria quotidianità  e renderlo, in qualche modo, arte.

E come nasce l’dea “X-factor”?

Nasce dal fatto che in quel periodo mi sono appassionata molto al programma, anche se non  aveva l’audience televisivo di cui gode oggi. Sono una persona molto curiosa – mi confessa – e mi piace cercare e vedere i retroscena, il backstage e tutto ciò che sta dietro alla spettacolarizzazione del palcoscenico, il lato un po’ meno costruito. Per questo ho iniziato a seguire il programma sui social su cui era presente, ovvero Facebook e Twitter. Perciò, notando che su Instagram mancava un vero e proprio account, ho deciso di aprirne uno io.

Avevi già capito che avresti avuto successo o è stata una cosa inaspettata?

Ovviamente non avevo nessuna pretesa all’inizio. Prendevo le foto postate sulla pagina ufficiale di Facebook e le riportavo semplicemente su quest’altra piattaforma social, che allora non aveva così tanti iscritti. Il perché? Beh, dato che io la percepivo come una mancanza, ho pensato che anche altri che come me erano appassionati al programma e ad Instagram avrebbero potuto interessarsi alla pagina. E così è stato.

Come hai gestito il rapporto con i profili concorrenti? Ce n’erano?

No, in realtà non c’erano altri profili dello stesso tipo. O forse c’erano ma erano poco conosciuti. Penso che la mia sia stata la prima pagina dedicata interamente ad X-factor Italia su Instagram; l’ho anche specificato nelle informazioni del profilo. Non potevo scrivere “pagina ufficiale” perché effettivamente non lo era, anche se era sicuramente quella più seguita.

Ecco, com’è che sei passata dall’officiosità all’ufficialità? Quale è stato il passo decisivo?

Mah, più o meno quando il profilo ha raggiunto i 10.000 followers, e ogni giorno se ne aggiungevano molti, ho deciso di contattare i social media manager del programma (che allora era prodotto da Magnolia). Le prime risposte, però, sono state abbastanza dure, in quanto mi hanno accusato di aver usato il loro nome e il  loro marchio senza autorizzazione e temevo addirittura una qualche denuncia a mio carico. Poi, però, mi hanno detto che gli era piaciuto il modo in cui tenevo il profilo, l’imparzialità nel trattare i concorrenti e la visibilità che nel mio piccolo portavo al programma.

Ed hai iniziato a lavorare?

No no, non subito, anzi. E’ seguito un periodo anche abbastanza lungo in cui ci scrivevamo via e-mail, durante il quale io chiedevo di poter lavorare con loro ma ricevevo riposte incerte e temporeggiamenti, anche perché ero minorenne. Passato questo periodo – intanto da Mangolia il programma era passato a Freemantle Media – hanno ceduto e mi hanno fatto fare una specie di provino/colloquio, durante il quale ho potuto esprimere la mia visione del fare social media, ovvero, come dicevo prima, rendere pubblici attimi del dietro le quinte, mostrare anche il lato un po’ più umano dei ragazzi e dei giudici, condividere stranezze (nei limiti del consono) che a parer mio creano un legame ancor più forte tra personaggi e pubblico.

E quindi, finalmente, hai iniziato a lavorare?

Più o meno – sorride, per la domanda ripetuta. – In realtà mi hanno fatto fare un anno di prova per vedere come avrei lavorato e se questo nuovo modo di intendere Instagram avrebbe avuto successo. E dopo un anno, finalmente, mi hanno chiamato a collaborare ufficialmente.

Chichi e i concorrenti

Chichi e i concorrenti

Chichi e i concorrenti

Chichi e i concorrenti

I Social come finestre sul dietro le quinte, un modo per girare attorno alla spettacolarizzazione costruita che mostra la televisione per creare un legame più vero con i protagonisti del programma. Una filosofia semplice, quella di Chichi, e allo stesso tempo originale. E’ anche per questo, forse, che per quest’ultima edizione di X-factor ha deciso dii curare anche Snapchat, un social di recente nascita ma che sta già spopolando tra i giovani. Sua caratteristica principale è l’istantaneità e la fugacità delle foto che, dopo 24 ore da quando vengono postate, scompaiono nel nulla. Questo fattore allarga i confini della “postabilità”, così per neologizzare, o ventaglio di ciò che può essere pubblicato. Allo stesso tempo l’essere connessi in tempo reale diventa sempre più una necessità.

Continua Chichi:

La cosa che mi piace di questo lavoro è che il pubblico attivo sui  social di un programma del genere è lo stesso che, nel momento del televoto, interviene da casa;  per cui più una volta mi è capitato di fare delle previsioni sui finalisti in base alla loro popolarità sui  social che poi si sono rilevate esatte.

Ma questo fatto di avere così tanto seguito non ti spaventa? Cioè, è una cosa che ti diverte o è una sorta di deterrente?

Ecco questo è uno degli aspetti più difficili di questo lavoro, perché pensare che nel momento in cui pubblichi una foto e scrivi una didascalia in pochi minuti verrà visualizzata da centinaia di migliaia di persone un po’ ti mette in soggezione, perché non puoi sbagliare. Però è anche molto stimolante, ti fa essere creativo  perché non puoi permetterti di essere banale.

Curiosità: quanto tempo passa dallo scatto della foto alla sua pubblicazione?

In realtà pochissimo:  scatto, faccio un minimo di editing (sempre usando i filtri e gli strumenti di Instagram) e la pubblico. Diciamo due minuti? Sai cosa, dato che il programma è in diretta, non posso impiegare più di tanto a pubblicare. Anche perché rischierei di perdermi l’esibizione successiva!

 La cosa che mi piace di più è riportare le frasi dei concorrenti nella didascalia, così da rendere le foto ancora più vere.

Ultima domanda, a proposito di “vero”: come sono i ragazzi? Hai mai assistito a qualche manifestazione di invidia o a qualche litigio dovuto alla competizione?

No, assolutamente! Anzi, una cosa che mi ha colpito molto è che, appunto, ci si potrebbe aspettare che ci siano antipatie o invidie e rancori esacerbati tra i concorrenti, come succede ogni qual volta il premio in palio è così importante; invece i ragazzi sono sempre molto solidali l’uno con l’altro, sempre carini e disponibili. Ovviamente qualcuno è un po’ più chiuso, perché ha un carattere più riservato, ma di solito si creano dei buonissimi rapporti tra i concorrenti che alla fine sfociano quasi sempre in amicizie vere e proprie.

Oramai è da un po’ che si chiacchiera, il freddo punge il naso e i piedi, abbiamo macinato qualche chilometro e concordiamo sul fatto che possa bastare così, anche se a malincuore. Perché – e lo notavo durante tutta l’intervista – Chichi non si stanca mai di parlare. Si tratta di capire se sia sintomo di una logorrea  mai curata o manifestazione incontrollata della passione che infonde nel proprio lavoro e quindi nel parlarne. Fatto sta che questa ventenne romana a cui, come molti, piace stare in mezzo alla gente, appassionata, come tutti, di Social network, è forse una dei pochi esempi così palesi che, anche in questa post-modernità dai confini labili e i valori discutibili, inseguire i propri sogni  è ancora una magnifica possibilità.

A proposito dell'autore

Davide Nappi

Calabrese, 21 anni. Sempre occupato in estenuanti ricerche per scoprire se l’infatuazione che prova verso la carta stampata sia stata già catalogata come vera e propria patologia sotto qualche voce terminante in “-ite acuta”, cresce nell’era “ Tutti pazzi per la Rowling” e scansa per poco quella “ Amo Edward Cullen”. Melanconico irrecuperabile, frequenta “il circolo dell’allegria” che vede militanti Leopardi, Schopenhauer e Zygmunt Bauman prima di Saramago e Calvino, ma non contento s’innamora della celeberrima soavità della lingua russa : Tolstoj, Turgenev e, soprattutto, Dostoevkij, a cui concede un 10 nella sua scala da 1 a 5. “All’ombra delle fanciulle in fiore” conosce Proust , ed abbattuto da una perfezione stilistica che mai raggiugerà sfoga la sua frustrazione sul pianoforte, a volte a testate a volte a suon d’ Yiruma. Ama il Mc Donalds e la pallavolo, odia la virgola tra soggetto e predicato e la falsità. Ora vive a Roma.

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