Subito dopo pranzo iniziano a muoversi i primi torinesi. Destinazione Piazza Vittorio, la Gran Madre, il parco del Valentino, luoghi simbolo della città sabauda. E’ tutto pronto dai giorni precedenti, si attende solo il suo arrivo, quello dello Squalo dello Stretto, quello di Vincenzo Nibali. Siciliano di modeste origini, sa cosa vuol dire essere umili, avere la testa bassa e continuare a pedalare. Sempre, anche quando il mondo sembra crollare. E’ successo a questo Giro, l’edizione 99. Attacchi falliti, sbuffi, insofferenza. Poi il momento tragico: il lutto avvolge il giovanissimo Rosario Costa, ciclista che Vincenzo aveva preso sotto la sua ala. Muore in un incidente come tanti altri, dove è difficile trovare colpevoli e parole. La perdita colpisce lo Squalo. Il dolore è forte.

Arrivano i momenti bui, nelle salite più semplici. Nibali pare aver perso smalto. La cronoscalata dipinge un quadro cupo. Succede di tutto: fatica, gambe che non girano, catena della bici che cade a terra, come il morale di chi è in sella. Si mormora già di un ritiro imminente, il distacco è troppo grande per essere ribaltato. Forse troppo grande per un uomo solo. Ma Nibali non lo è: c’è Michele Scarponi, L’Aquila di Filottrano, il gregario per eccellenza. Il resto è cronaca: le Alpi, la vittoria di tappa e la vittoria all’ultima salita dell’ultima montagna. Capolavoro.

Ma ritorniamo ad oggi. I torinesi iniziano ad affollare le vie del centro. Hanno tirato fuori dagli armadi qualunque capo avesse un minimo di attinenza. Dalla polo rosa shocking del sottoscritto alle borsette rosa salmone delle madame cinquantenni alle maglie azzurro puffo, colore della kazaka Astana, regali dell’insopportabile suocera di turno. Le transenne iniziano ad affollarsi. Si aspetta solo lui, il capitano dell’Astana, con il rosa a coprire il tricolore sul petto.

Si sente l’eccitazione, che dalla lontananza si avvicina velocemente. Sta arrivando. Si alzano le macchine fotografiche, gli smartphone, le urla. Eccolo, curvo sulla bici. Il viso è provato, affilato dal vento e dal dolore. Eppure sorride. Ha fatto l’impresa della vita e se ne sa rendendo conto durante la passerella nella città sabauda, nella quale, almeno per oggi, la pioggia e l’umidità passano indifferenti. Gli occhi sono solo per lui e la sua divisa rosa che lo esalta tra il gruppo.

Scarponi, il giovane Rosario, la sofferenza, la caduta e la rinascita. Semplicemente Vincenzo Nibali. Il cielo è rosa sopra Torino.

Vincenzo Nibali

Vincenzo Nibali

A proposito dell'autore

Paolo Claudio Ratti

Nato a Torino, cresciuto ammirando personaggi sportivi e le loro imprese: il pirata Pantani a Courchevel, il “fallo” di Iuliano su Ronaldo o il sorpasso sul “cavatappi” del Dottor Rossi, solo per citarne alcuni. E’ un buongustaio, nonostante non sappia cucinare; ama i film impegnati, eppure non disdegna i peggiori B-Movies statunitensi; si considera un poliglotta: parla, infatti, correttamente, Italiano e Piemontese; i paradossi, come si sarà capito, sono il suo forte. Il suo motto: “Be careful of the cat. Don’t say you have the cat in the sack when you don’t have the cat in the sack”

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