Intervista a Martina e Erika creatrici della pagina “Le perle degli omofobi”

Due ragazze si incontrano, si innamorano e decidono di vivere la loro storia d’amore alla luce del sole, come qualsiasi giovane innamorato dovrebbe fare. Purtroppo, però, per le persone che non rientrano nei canoni binari e nei ruoli di genere rigidamente stabiliti dalla società, amarsi è ancora un lusso.
E’ da poco trascorso il mese del Pride, ma l’orgoglio per ciò che siamo non deve passare mai.

Abbiamo deciso di intervistare due ragazze splendide, Martina e Erika, che per rivendicare il loro lecito diritto ad amarsi, hanno escogitato un modo creativo per esorcizzare gli insulti e le minacce di quelli che si oppongono alla loro storia.
Nasce così “Le perle degli omofobi”, una pagina divertente e intelligente, che prende un po’ in giro i commenti carchi di odio che le ragazze ricevono quotidianamente.

Cominciamo dalle basi. Parlateci un po’ di voi: come vi siete conosciute?

Ci siamo conosciute nel 2017, a Furore, un programma sulla RAI, dove entrambe facevamo le figuranti ballerine. È stato amore a prima vista, anche se per accettarlo e coltivarlo c’è voluto un sacco di tempo. Io (Martina) ho corteggiato Erika per mesi, prima che lei “cedesse” e ammettesse (soprattutto a sé stessa) di essersi innamorata di me. Sono stati mesi travagliati, soprattutto i primi, dove ci siamo lasciate più volte perché non accettavamo la situazione. Avevamo paura che le cose non sarebbero state semplici, ed effettivamente, poi, è stato così. Ma ne è valsa la pena.

Come è nata l’idea di aprire la vostra pagina?

La pagina è nata a seguito di un’ondata di insulti che abbiamo ricevuto sotto una nostra foto che ci ritraeva in un bacio a stampo in riva al mare. Nulla di che. Ma per gli odiatori del web, quella foto è stata pane per i propri denti. Ci hanno vomitato addosso di tutto. Insulti, offese, auguri di morte. È nata la pagina. Volevamo mostrare che l’omofobia esiste, che non facevamo le vittime, ma allo stesso tempo volevamo, in qualche modo, impoverire quegli insulti e togliergli la possibilità di ferire qualcuno (anche se è parzialmente impossibile), utilizzando l’ironia.

Secondo la vostra esperienza con l’apertura della pagina siete riuscite un po’ a “educare” alla tolleranza le persone che vi seguono, oppure si sono triplicati gli insulti?

Con la creazione della pagina, e la successiva visibilità, ovviamente si è tutto triplicato. Sia gli insulti, che la solidarietà (per fortuna). Però, secondo noi, qualcosa di buono lo stiamo facendo. C’è capitato di ricevere messaggi da parte di persone che, anche grazie alla pagina, hanno “cambiato idea” e capito che l’omosessualità è una cosa estremamente normale e naturale.

Ci sono stati dei momenti della vostra vita in cui avete avuto paura per la vostra incolumità?

Una volta una persona ci ha scritto che ci avrebbe voluto stuprare e sgozzare. Sul momento siamo rimaste pietrificate. Era la prima volta che ci capitava. Non sapevamo chi fosse, quanti anni avesse, se ci conoscesse e se sapesse dove vivevamo, o se fosse semplicemente uno che voleva fare uno scherzo per nulla simpatico.

Riuscireste a tracciare un profilo dell’omofobo medio che vi scrive gli insulti?

Non esiste un identikit dell’omofobo tipo. Ci arrivano insulti da ragazzi e ragazze giovani, così come da adulti e persone anziane. Diciamo che l’età media è 40 anni. Uomo e donna si dividono perfettamente a metà. Si differenziano nelle cose che dicono, però: l’uomo è più solito utilizzare insulti e dichiarazioni a sfondo sessuale, mentre le donne invocano più la morale, la dignità ecc.

Secondo voi da dove trae origine l’omofobia e cosa si può fare per arginarla?

L’omofobia è ignoranza, nel senso che le persone non conoscono fino in fondo la cosa e quindi lasciano che i propri pensieri (spesso cresciuti a seguito di una certa educazione, di una certa imposizione sociale, ecc) prendano il sopravvento. Ma ci vuole ben poco per far capire che l’omosessualità (così come tutti gli altri orientamenti sessuali) non è una cosa anormale o della quale avere paura. La gente dovrebbe iniziare a immaginare i gay come si immagina la gente bionda, piuttosto che mora. L’omosessualità dovrebbe essere considerata solo una caratteristica, nulla di più. Qualcosa della persona che, per nessun motivo, attacca gli altri o condiziona/limita/ferisce qualcuno. Gli omosessuali sono persone come tutti. Peggiori e migliori di nessuno. Stessi pro e stessi contro. Pieni di pregi e pieni di difetti.
Questo possiamo fare per contrastare questo odio: mostrare, educare, insegnare, Amare.

Parole stupende da prendere alla lettera. Love is Love.

Martina ed Erika sono state nostre ospiti in live su Instagram, potete rivedere la diretta qui:

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Intervista a Martina ed Erika di @leperledegliomofobi

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A proposito dell'autore

Rosamaria Trunzo

Assistente sociale, sognatrice incallita, idealista per nascita ed irriverente per vocazione. Ama leggere, guardare le maratone di Mentana su la7, i telefilm, il cinema, le arance amare e la politica. Dai posteri verrà ricordata per l'autoironia e la propensione alle battute a doppio senso.

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