Iniziare una carriera nel mondo delle organizzazioni internazionali è estenuante: una posizione “entry-level” richiede generalmente più esperienza (2+ anni) di quanta ne sia necessaria in altri settori. Per chi (come me) è restio nell’intraprendere un anno di volontariato full-time, uno stage è un ottimo modo per accumulare esperienza e arricchire il curriculum. Unione Europea e ONU sono due delle tantissime opzioni che si hanno di fronte.

Premessa – Uno stage nell’Unione Europea non potrà mai e in nessun caso condurre ad un lavoro nel Parlamento o nella Commissione. Uno stage non pagato nelle Nazioni Unite (con buona pace della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani “Everyone who works has the right to just and favourable remuneration…”) non darà mai accesso ad un lavoro nelle Nazioni Unite.

EP

Cosa accomuna i due stage? Ben poco. Non potrei mai paragonare la mia esperienza al Parlamento Europeo a Bruxelles con quella alle Nazioni Unite nella Commissione Economica e Sociale per l’Asia e il Pacifico a Bangkok. Per ognuno di questi stage si dovrebbero contestualizzare il tipo di organizzazione, il ruolo ricoperto e la collocazione geografica. Tuttavia, ci sono 3 aspetti chiave che si applicano perfettamente ad entrambi gli stage:

1) Selezione

Visti l’altissimo numero di candidature da tutto il mondo e il relativamente basso numero di posti disponibili, ho sempre pensato (e continuo a farlo) che ottenere uno stage sia per larga parte legato ad una serie di circostanze tale per cui, riassumendo un discorso altrimenti complesso e noioso, 1) il CV inviato cada tra le mani della persona interessata a quel determinato profilo e 2) quel profilo venga scelto tra quelli di mille altri. In altre parole, la selezione richiede una non indifferente quantità di fortuna.

Tuttavia, dato il numero impressionante di candidature (per il Parlamento Europeo 25,000 candidature per 600 posizioni), non è sorprendente che una prima scrematura avvenga per Università di provenienza. La maggior parte dei miei colleghi proveniva da una stretta cerchia di Università. Sebbene questa pratica sia ben oliata nel settore privato, è indubbio che sia contemplata in organizzazioni come le Nazioni Unite fondate su principi di equità e pari opportunità. Inoltre, alcune Università hanno canali privilegiati che permettono ai propri studenti di ottenere stage sia alla Commissione Europea che alle Nazioni Unite tramite una selezione che è interna all’Università. Tutto questo ancora una volta, in nome dell’ equità e delle pari opportunità.

2) Esperienza acquisita

Uno stage nel Parlamento Europeo significa partecipare alle conferenze di Mario Draghi durante gli incontri tra la BCE e il Parlamento Europeo. Uno stage nelle Nazioni Unite a Bangkok significa assistere all’annuale meeting in cui i capi di governo discutono i problemi più pressanti del Sud-Est Asiatico. In entrambi i casi sarà difficile non sentirsi al centro del Mondo. Sono pochi gli stage e in genere i luoghi di lavoro che offrono un’esposizione così ampia a idee e culture diversissime tra loro. Probabilmente uno stage di pochi mesi non cambierà la vostra vita, ma la renderà decisamente più piena e interessante.

3) Supervisor

Poter partecipare ad eventi, andare in missione in altri Paesi, pubblicare un articolo o presentare il proprio lavoro ad altre agenzie dipenderà molto dal supervisor assegnato. Anche il più volenteroso e proattivo degli stagisti può essere stroncato da un supervisor negligente. Il supervisor è la porta di accesso al mondo delle organizzazioni internazionali e non solo. E’ difficile pensare che qualche mese trascorso in un’agenzia delle Nazioni Unite o nel Parlamento Europeo sia sufficiente per ottenere un lavoro.

Tuttavia, lettere di raccomandazione da un ufficiale delle Nazioni Unite così come pubblicazioni con il brand “EP” o “UN” possono sicuramente facilitare l’accesso al mercato del lavoro.

Sarebbero necessarie ben più pagine per descrivere i due stage. Di certo, non si può non rimanere affascinati da ambienti così carichi di fermento, tensione e idee. Uno stage nell’ONU o nell’Unione Europea è anche questo: un modo intelligente di viaggiare e scoprire qualcosa di più su cose, persone e se stessi.

A proposito dell'autore

Marco Scagliusi

Laureato in Svezia, lavora in Liberia per una organizzazione non governativa degli Stati Uniti. E’ fortemente convinto che con una valigia carica di caffè sia possibile partire verso qualsiasi luogo nel Mondo. Legge moderatamente, fa attività fisica regolarmente e ama viaggiare.

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