20enni nel mondo

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Dalle nostre statistiche

Come sono i ventenni nel mondo? Quali sono le caratteristiche comuni tra noi ventenni di Milano, Roma o Siracusa e i ventenni di Bangkok, Honolulu, Antananarivo, Mosca o New York? E quali le differenze?
E se volessimo ascoltare le loro storie?
Sono queste alcune delle domande che ci hanno spinto a creare la nuova rubrica 20enni nel mondo, di cui 20enni (italiani) nel mondo rappresenta l’avvio.
La curiosità di scoprire e poter raccontare come sono i vent’anni e i ventenni del 2015, in tutto il mondo, ci ha spinto ad essere, forse, un po’ ambiziosi, puntando a quest’ottica internazionale che fino ad oggi abbiamo più che altro tenuto “dietro le quinte” del blog, quando dalle statistiche vedevamo il numero sempre più alto di visualizzazioni dall’estero.
Così, con questa rubrica, speriamo anche di dare qualcosa in più a voi che ci seguite, da Calgary a Sidney, per citare qualche città.
Presto speriamo di pubblicare anche il primo articolo di 20enni (del mondo) in Italia, in cui la parola passa ai nostri coetanei stranieri approdati, per qualsiasi motivo, nel Bel Paese, e di cui siamo immensamente curiosi di conoscere le storie e le impressioni.

Intanto, iniziamo a scoprire i 20enni (italiani) nel mondo.


Di italiani sparsi nel mondo ce ne sono a bizzeffe, soprattutto di giovani, partiti per piacere o per necessità, alla ricerca di quelle possibilità che spesso non si riescono a trovare qui in Italia.
Con questa nuova rubrica vogliamo dare ai ventenni italiani nel mondo un nome, un volto e uno spazio in cui far sentire la loro voce. Vogliamo ascoltare e riportare i loro racconti. Siamo curiosi di scoprire a quali nuovi usi e costumi si sono adattati nel loro paese d’adozione. Vogliamo conoscere quali sono le difficoltà che affrontano, qual è la loro giornata tipo, quali differenze ci sono con la vita in Italia. Vogliamo viaggiare anche noi, tramite le loro storie, immedesimandoci nelle loro vite, alla scoperta della quotidianità dei ventenni nel mondo.

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Questo primo capitolo della rubrica ci porta in California, a Los Angeles, luogo che nell’immaginario della nostra generazione credo si ricolleghi immediatamente ai film e ai telefilm americani con cui siamo cresciuti, da Beverly Hills a The O.C.
A parlarci è Filomena (Memy, per gli amici), ventitreenne cosentina che da aprile, per concludere il suo percorso universitario, si è trasferita, appunto, a L.A., e con molta allegria ci ha trasportato nella sua vita californiana.
Dunque, come cantano i Phantom Planet: “California, here we come!”

  1. Memy, per quanto tempo resterai all’estero?
    Purtroppo per soli 6 mesi, fino ad Ottobre.
  2. Ma cosa fai a Los Angeles?
    Grazie alla vincita di un borsa di studio ho avuto la possibilitá di sviluppare il mio progetto di ricerca per la tesi in chimica farmaceutica presso la University of Southern California.11998553_10206673395287030_2119952823_n
  3. Perché hai scelto proprio ‘La città degli angeli’ ?È stato più che altro consequenziale. Mi spiego meglio: innanzitutto, nel programma, bisognava scegliere il Paese e, sebbene anche il Giappone mi tentasse, l’ ’American dream’ che sotto sotto è dentro ognuno di noi, ha prevalso. Tra tutte le universitá contattate quelle piú vicine al mio ambito di ricerca erano la USC a L.A. e la UCSD a San Diego, quindi la California non è stata propriamente una scelta (ma non mi sono mica lamentata, eh!). Infine, la mia relatrice mi ha indirizzata verso la USC, istituto con cui lei stessa collaborò anni fa.
  4. In precedenza, sei già stata all’estero per lunghi periodi? Credi che le esperienze precedenti ti abbiano spronata a partire di nuovo?
    Sì, un’altra borsa di studio nel 2011 mi ha permesso di spendere 4 mesi nella mia città del cuore, Londra. Ma da sempre, e a maggior ragione dopo quell’esperienza, tutto il mio percorso universitario è stato proiettato alla prossima partenza.
  1. Hai avuto paura e ansia prima di partire?
    Avevo quel mix di emozioni che si provano prima di ogni grande esperienza di vita: eccitazione frammista a terrore puro!
  1. Descrivici qual è stato il primo impatto che hai avuto: cos’hai pensato quando hai sceso le scalette dell’aereo appena atterrata?
    Oh, quante palme!” (con un bel “sorriso da ebete”).
  1. Qual è la principale differenza che hai riscontrato tra la vita in Italia e quella negli USA? E a livello lavorativo/universitario?
    Qui il mondo è letteralmente ai tuoi piedi. Tutto ciò che tu possa desiderare di avere, che sia una pietanza esotica, un nuovissimo gadget tecnologico, un trattamento di bellezza innovativo… qualsiasi cosa, puoi averla! E lo stesso discorso vale per quello che desideri essere. Qui puoi!
    In universitá è tutto diverso. Non è prevista la discussione di una tesi alla fine del percorso di studi, se non per il dottorato, quindi per i docenti è difficile capire l’importanza della mia ricerca in termini puramente didattici. In Italia sarei stata pedissequamente seguita nella sintesi delle mie molecole, qui, invece, è stato piú un “il progetto è tuo, sbrigatela da sola!“. Questa non curanza, nonchè questo carico di responsabilità sono stati inaspettati e difficili da gestire.
  1. E quali sono le maggiori difficoltà che stai riscontrando?
    Come giá detto, le maggiori difficoltà sono state e sono in ambito didattico. Riuscire a confrontarsi con un diverso sistema è sempre un’impresa.
  1. Ma, sinceramente, vivere a in California è proprio come si vede nei vari film e telefilm?
    Purtroppo non c’è un Sandy Cohen pronto ad adottarti dietro ogni angolo! Ahah Scherzi a parte, credo che la “vita californiana” così come i media ci fanno credere, fatta di passeggiate in riva all’oceano, surf e pelle abbronzata, non sia quella di L.A., una megalopoli cosmopolita dove traffico ed impegni rendono le gite in spiaggia quasi un miraggio.11998327_10206673391246929_914640284_n
  1. Raccontaci un po’ di esperienze che hai fatto e posti particolari che hai visto.
    Sei stata a Las Vegas? Hai vissuto anche tu “una notte da leoni”?
    Ho avuto la fortuna di incontrare persone del posto che oltre ad indirizzarmi verso i tipici luoghi turistici (Hollywood, Beverly Hills, ecc.), mi hanno mostrato le bellezze non convenzionali della Southern California. Alcuni esempi sono le Escondido Falls a Malibu o Torrey Pines a San Diego, panorama mozzafiato e meta prediletta dai deltaplanisti.
    E con il Messico a sole 3 ore di distanza, una capatina a Tijuana non poteva mancare! Così come una visita ad una delle sette Meraviglie del Mondo: il Grand Canyon.
    Infine, sí, sono stata a Las Vegas, ma non dirò altro perchè si sa che “What happens in Vegas, stays in Vegas“!12007029_10206673392406958_1599719024_n
  1. Qual è invece la cosa più strana/inusuale per un italiano che hai fatto da quando sei lì?
    Bere una birra con gli amici al parco.
    Ti sembra strano? Beh, qui bere in pubblico è vietato, quindi riformulo: bere una birra al parco sentendosi dei fuorilegge. Questo si che è inusuale!
  2. Cosa ti manca di più della tua città?
    Cosa preferisci di LA o degli USA in generale? Cosa invece non ti piace? E a cosa proprio non ti abituerai mai?
    Della mia città non mi manca molto in realtà, se non gli affetti.
    Degli USA mi piace quella che io amo definire “la mentalitá why not?“. Proprio per il concetto che qui se vuoi, puoi, la loro risposta a qualunque quesito è “perchè no?“. Vorrei entrare in quest’ottica anche io!
    Al contrario, ciò che si respira qui e che non mi piace sono la superficialitá e l’egocentrismo. Il bene del singolo, soprattutto se bello (magari grazie alla tanto in voga chirurgia plastica!), prevale. Mi è stato detto, però, che questo avviene soprattutto a L.A… Siamo pur sempre nella cittá delle star!11950859_10206673389606888_809499223_n
  1. Qual è la tua giornata tipo?
    Non ho orari stabiliti, quindi la sveglia varia in base agli impegni. Una volta pronta, carico in spalla il mio Eastpack azzurro (si, vado a lavoro con lo zaino. Sono un chimico non un’impiegata! Ahah) e prendo ben 3 mezzi di trasporto per raggiungere il campus. Mi dimeno tra provette e reazioni fino al pomeriggio, con l’aiuto provvidenziale dei caffè di Starbucks. A volte, dopo l’Università, vado a danza (ho trovato un paio di strutture ottime) ed una volta rientrata a casa, io e la mia collega, anche lei italiana, ci sbizzarriamo in cucina per deliziare gli amici a cena.
    Può seguire un giro per locali, ma queste sono cose che generalmente si riservano ai weekend.
  2. Cosa stai imparando da questa esperienza?
    In Italia frequento l’Università della mia cittá, Cosenza, quindi vivo con la mia famiglia. Questa è la giusta occasione per imparare a cavarmela da sola.
  1. Metaforicamente parlando, cosa vorresti portare con te in valigia quando dovrai tornare in Italia? E cosa invece porterai di sicuro?
    In California sono tutti molto “chill” e “laid back“, rilassati, per intenderci. Dovunque tu vada c’è qualcuno disposto a regalarti un sorriso e/o un complimento. Porterei sicuramente con me quest’atmosfera.
    Ciò che invece cercherò di portare sicuramente è un bel po’ di guacamole. È diventata una vera droga!
  2. Come sono i ventenni californiani? Quali sono le differenze rispetto a noi ventenni italiani?
    I ventenni californiani vantano l’indipendenza economica ed affettiva.
    Sará per la situazione attuale del nostro Paese, sará per i genitori iperprotettivi (“cuore di mamma ancora è piccolo/a“, ti suona familiare?), noi italiani e, soprattutto, noi meridionali, abbiamo difficoltà a lasciare il “nido”. Qui si inizia a lavorare da sedicenni e, a prescindere dall’ambito, il curriculum cresce tanto da riuscire ad avere una buona posizione giá a 22 – 23 anni. E non importa mica se per una promozione devi trasferirti lontano da “mammá”!
  1. Appena dici “I’m italian” cosa ti dicono? Quali sono gli stereotipi sugli italiani che hai potuto constatare?
    E gli stereotipi/pregiudizi che abbiamo noi sui californiani sono veri?
    La prima cosa che mi dicono è: “Can you cook?“. A conferma che il nostro cibo è sempre tra i più apprezzati al mondo.
    Per quanto riguarda loro, il fitness è un’ossessione, i denti sono così brillanti da accecare, flip flop e shorts sono un must, SUV anzichè utilitarie… sì, direi che è tutto abbastanza veritiero.
  1. Cosa ti senti di dire ai tuoi coetanei italiani che sono titubanti se prendere una valigia e partire?
    Tenetevi strette le vostre radici, ma viaggiate, viaggiate e viaggiate!
    Apre la mente ed il cuore. Non vedo altro modo in cui io vorrei spendere il mio tempo, le mie forze ed il mio denaro se non in esperienze di vita simili.
  1. C’è qualcosa che vuoi assolutamente dirci che noi non ti abbiamo chiesto?
    Negli USA si ingrassa, non c’è via di fuga. Accettatelo.
  1. Per finire, dicci qualcosa (un saluto) nella lingua locale.
    Yo, dude! West Coast, Best Coast!11945013_10206673389766892_784934313_n
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Se anche tu vivi all’estero e vuoi raccontare la tua esperienza, rispondendo alle nostre domande o scrivendo una vera e propria pagina di diario sulla tua vita da fuorisede nel mondo, scrivi qui sotto un commento o inviaci un’email all’indirizzo 20venti@20venti.org. Saremo più che felici di conoscerti e far conoscere la tua storia.

A proposito dell'autore

Elvira Scarnati
Presidente - Founder

Classe 1991. Cosentina di nascita e milanese d'adozione. E' testarda e orgogliosa, maniaca della perfezione e del controllo. Laureata in economia, le piace pianificare e organizzare qualsiasi cosa. Curiosa, creativa e amante di tutto ciò che è nuovo e innovativo, ha creato questo piccolo contenitore virtuale di pensieri e idee. Adora i dolci, l’estate e ascoltare Cesare Cremonini…magari in spiaggia, sotto il sole della sua Calabria.

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